Stanotte siete forse li a sognare
Qualcosa che vi faccia poetare,
Oppure si potrebbe o si potesse
Cambiare questa notte misteriosa
Di luna che si alza nella sera
In questa tormentata primavera
Di poco o dei romantici noiosa,
O stelle che vi brillano nel cuore
Facendovi stormire nel sussulto
Di un sogno come un tenero virgulto
Svegliandovi a forza e malincuore
Da poca liberante poesia
Che dorme nello spirito sopito
Qual petalo di fiore rattrappito
Che manca di recondita armonia;
Stanotte dove siete ameni vati
Che fatte respirare i sogni veri
Perché ci siete stati fino a ieri
Ed ora ve ne siete tutti andati.
Vola nella gaia selva del cuore
la libellula che mi hai donato
posandosi su cespugli di bambù
con soffici mosse
guarendomi dai graffi
di spine logore e dimentiche
Vola
come hai voluto, come hai saputo
nel credo del tuo andare
nell’insistenza del tuo fare
nella potenza del volere
Vola, mai doma
negli anfratti più bui
in sfuggenti angoli del cuore
che da tempo lontano, lascio senza chiavi
senza guardiani
senza recinzioni
il tempo passa.
Il tuo ricordo è sempre
come il primo giorno che ci hai lasciati.
A volte guardo il cielo
forse cerco una stella cometa.
Che ci segua...
ci guidi.
Non ci diamo pace
tutti dicono...
Era troppo buono ! !
e io mi chiedo allora.
Perchè
non ci sei più?
Il tuo sorriso
sarà sempre nei nostri ricordi.
Una luce
brilla nel cielo.
La stella cometa
ci accompagnerà sempre.
La sera
guardando il tramonto.
Penso... a quella terra lontana
che adesso è la tua casa.
lontana
da noi.
PER LA PREMATURA SCOMPARSA DI MIO COGNATO MARIO, UN FRATELLO PER TUTTI NOI, NON TI DIMENTICHEREMO MAI, SARAI SEMPRE PRESENTE DA LASSU', COME LO ERI QUANDO ERI CON NOI, MANCHI TANTISSIMO A TUTTI.
Oltre la luce
c'è un respiro
che nasce
e veloce
si nasconde
fra rive
di un tempo
che giudica
ma non conosce
cosa si respira
in quell'aria silenziosa
inseguita da pregiudizi
dolorosi, che indeboliscono
il cuore, e lo mettono
a macerare, con la testa abbassata
negli occhi spenti, dei tramonti bucati
Forse la credevi una vincita a non so quale lotteria,
dimmelo un po' tu;
ti sentivi risorgere guardando
quegli svanimenti delle stelle spacciate per stelle
non so da chi o per quale motivo.
Ora sai di che si tratta:
le scie, per te vita genericamente,
portano borracce,
portano la metà dell'opera
contesa sul divano in certi pomeriggi.
Non ci credevo
o meglio non in questo modo
e avevo ragione,
aspettavo solo di crederci
a sessantanni luce da qui!
Eppure,
ti tenevo per mano mentre ti accucciavi:
oscura e a me fin troppo chiara.
Forse sono troppo freddo
per darti una passata alla chioma,
non temere perciò di ripassare ogni tanto
con la tua scia finalmente orgogliosa.
qualcuno nel Divino ha minacciato
nell’Eden del Principio consacrato
inizio della vita e della fonte,
ma poi quel sudore nella storia
ha fatto devastanti iniquità
nel senso che ha diviso alla metà
le genti per quel poco di memoria
che ora stanno qui nel sacrificio
di essere sin qui disoccupati
o miseri oppure macellati
da tanta ipocrisia d’un Ufficio
che allora del sudore della guancia
si fa pericolosa la tornata
per dire che non sempre sembra fatta
la gioia del riempire la sua pancia
e intanto con la fame tanta gente
convive ogni giorno nel sudore
di vivere nel buio e nel dolore
col poco o tristemente con il niente.
Chiusi cornicioni in pezzi cadono
la carrozza non se n'è nemmeno accorta
come del resto la scatola di latta coi re di Danimarca
dipinti sopra
che si ritrova nella sabbia
spostata solo di qualche centimetro
siamo tutti più lontani dal tetto della lampada gialla.
Se mi impunto finirà che davvero piango
fermando lo sguardo
sulle punte di un caro forbicione grigio,
a che serve starmi accanto...
Sogna pure, tanto sono fogli di carta.
La carta si può riciclare, strappare,
si può colorare, ci si possono fare
barche o aeroplani.
Sogna pure tu, di fogli ne ho a bizzeffe
e te ne posso regalare almeno una cinquantina.
Sono spazi bianchi, sforzati almeno un po'.
Tanto sono leggeri, tanto è la misura dei tuoi disegni
a risparmiare lo spazio.
Su quei fogli ho scritto lettere d'amore,
lettere ignorate dal sindaco,
indirizzi a cui spedirle,
manifesti popolari, scarabocchi sovrappensiero,
discorsi più o meno importanti.
Si notano poco i fogli,
ma non lasciarli ingiallire nei cassetti della scrivania.
A volte, per errore, ne butti uno buono nel tritacarte
al posto di uno ormai inutile con cui l'avevi confuso.
Non ci piangere mai sopra un foglio:
la carta bagnata è pesante e si strappa facilmente.
Non preoccuparti se si stropicciano un po' in tasca
o se a volte restano addirittura in bianco.
Il miglior foglio è quello che aspetta il suo disegno.
Il miglior disegno è di chi non è pittore.
amami anche per una sola notte
o per un istante
oppure quanto tu vorrai.
Amami
accoglimi nel tuo seno
in quel paradiso
che accende in me il desiderio
fammi entrare
in quello spazio libero
in quella voragine
dove non esiste il tempo
dove la carne diventa spirito
e per un attimo sarò uomo- uccello.
Amami
e senza indugi stringimi
in un peccaminoso Valzer
amami e sfiniscimi
disorientami
annullami
esaltami
feriscimi.
Amami
t’aspetterò sul bordo di un arcobaleno
e sulla coda di una nota
come in una giostra
girerò intorno all’infinito.
Amami
e ingoia il mio cuore
dissetati
e ubriacati
di veleno d’amore.
Amami
e poi uccidimi
morirò esangue
come muore un sogno
alle prime luci del mattino
e tra le labbra il tuo nome.
Come non siamo
l'hai detto
annegando l'iride nel fumo
In qualche orbita saremmo altri
chissà dove, un'offerta perenne
una lanterna magica
Ora: frusciano giallastre le foglie
le carte, i nomi
ristagna la mente
con una maschera curiosa
per cuscino
che il mondo fosse diverso
da oggi,
vorrei che Israele
non odiasse i Palestinesi
e che la Palestina tornasse ad essere
il luogo della Natività;
vorrei che Gesù
tornasse il Galilea
e rifacesse la strada
con i discepoli di Emmaus,
vorrei domani sentire che i ragazzi
non muoiono più
e le mamme non piangano
per la morte dei loro figli,
vorrei domani che il sole
davvero sorgesse per tutti,
perché in fondo siamo fragili
ed esposti al respiro del destino.
Che avrà visto il cieco quando mi vide?
Passai di lì e mi vide davvero.
Pensai fosse ancora la solita frode,
ma tutto il suo buio era sincero.
Aveva gli occhi come lumini lontani dal vento,
qualche folata forse dalle processioni intorno,
ma in fondo quel fuoco chi l'ha mai spento?
Nonostante l'orecchio non vorrebbe star fermo.
Che vide quel cieco quando mi vide?
Io lo vedo passare ma ci vedo meno di lui;
vede dell'altro, ecco perché sorride;
sorride perché sono balle i giorni più bui.
che il tempo ti possa dare
per farti innamorare
e sperare che un giorno nuovo
torni a sbocciare in te
anche se non hai avuto
la fortuna di vivere la vita
con la gioia nel cuore
come volevi tu
Parli, perchè speri di ritrovare
quel tempo perso, e prenderlo
per mano, senza lasciarlo più
e cancellare quello che ti ha fatto
stare male, sulla soglia di un portone
che ha raccolto, la tua desolata storia
il respiro della vita
l'anima cogli
Un sorso d'aria
sotto gli alberi
carezzevoli
e gioie simili
Ninfa fuggitiva
specchio innocente
sempre in affanno
a provare vere gioie
In quali istanti
incontrerai prati
di calle selvatiche
rifugio di spiriti affini.
Lucià, lo conosco quel rumore dei baci a vuoto.
E' come chiamare un gatto,
sapendo però che i gatti si stanno accoppiando sui tetti;
è come strofinare le labbra sovrappensiero,
ma senza far caso al fatto che si contorcano in astinenza.
Lucià, questi rumori riecheggiano violenti nelle stanze.
Lo senti quando qualcuno prova il primo bacio da solo,
quando quel rumore fa surf sulle onde dello stereo,
quando qualcuno sembra idiota in questa testardaggine.
Lucià, quando le labbra toccano così il fondo
aprono barattoli di parole e li mangiano col cucchiaio in cucina.
Da sole. Sempre con quello stesso rumore.








