Gerbido mondo, prendo di petto i tentativi fatti
di condividere qualcosa
e la magia di capirci, è la risposta
I tuoi suoni acuti e le note gravi
dividono i nostri esseri dalla nascita
mentre continuiamo a prendere appunti
per quando dovremo vivere veramente
E proseguiamo nel lodevole tentativo
di dare la forma a qualche risposta
Il tentativo dev’essere la risposta
Nelle burrasche dei tuoi mari
ci stendiamo come selvatici animali dopo la corsa
come requie consolatorio
per il delirio ormai diffuso
Onnubilato, ci dispensi schiaffi come sveglia
per non farci franare nella banalità
di tutto il resto
Gerbido mondo
la tua magia ancorché soffocante
si prende i nostri corpi
ma libera i nostri offuscati cuori.
guancia contro guancia
il tempo scivola via
al ritmo di onde del mare
profumano le labbra
in perfetta policromia
l’aria leggera
cade su anima intensa
al battito del cuore
sfiora il profumo di salsedine
gambe che con eleganza
incrociano figure
divisi dalle ombre
ed ancora controluce
tango nella notte
ancora un passo
gli occhi volano
oltre l’orizzonte
calore delle mani
arde e brucia
desiderio ed immaginazione
simmetrica eleganza
in trasparente densità
bacia il cielo
seta ed organza
velluto e raso
su corpi energici
divisi dalle ombre
ed ancora controluce
tango nella notte
l’alba disegna
compiuta sintonia
tango nella notte
Era un mattino ai primi del secolo, e c'era tanta fame,
un contadino stava lavorando, come solito era fare.
All'alba la massaia sul letto in fin di vita, ma nessuno la guardò,
da sotto il bifolco urlò: - E' morto un capo del bestiame!-
Una vacca per ogni famiglia, era parte di quel mestiere,
un capo da latte che sfamava l'intero meridione.
Una madre stava morendo, tutti indifferenti alla sua agonia,
tutti stavano piangendo l'unica vacca della fattoria!
Il Capoccia stava urlando dalla rabbia, senza denti e senza soldi,
un figlio fuggito per far fortuna, la sua voce tra i ricordi.
Le zie zitelle da mantenere, poca legna per il focolare,
un prete grasso diceva -Non temere, un dio ti verrà a salvare!-
Cinque figli, "forza lavoro" che vale più dell'oro,
un vecchio casolare in pietra, vino aspro ed il bicchiere vuoto
in notti fonde solo al tavolo, disperato, senza saper come andare avanti,
senza vacca e senza cibo, per sfamare impresa e fanti.
E al mattino di venerdì...
Poi il buffone del paese cantò insieme al gallo, si alzava un ferroviere,
il sole da viola diventava giallo, e nessuno riempiva il paniere:
che fine avrà fatto tua moglie, nessuno lavora il pane, i fiori dell'orto
stanno appassendo, l'avete lasciata morire sola come un cane
in un maledetto giorno d'aprile...
Una donna maltrattata e ingrassata per tutta la sua vita,
ignorato quello che provava finché non la vide finita.
Ma c'era da sopravvivere, lasciarsi andare significava morte certa,
l'inverno era ancora lungo, non lasciarsi andare significava morte acerba!
Sotterrata con la maggese, tra l'odore dei limoni e altri agrumi,
il prete affollava il cielo spargendo i suoi sacri fumi,
le sorelle acide leggevano il testamento, ridevano nello sgomento
di quel mattino, di un vecchio paese siciliano.
Lui le prese e le riscaldò inutilmente quella sua fredda mano,
gli occhi di un solido e celeste cristallo, sembravano ignorare il mondo.
Ci sarà una carestia, un altro figlio vuole scappare
e il secolo si evolve; un contadino ha toccato il fondo!
Intanto i contadini posavano falci, trebbie e sacche,
prendevano martelli, stantuffi e macchinari da industria,
avevano bisogno di soldi per comprare nuove vacche;
migliaia di operai, a costo di farsi toccare con la frusta!
I figli videro in un mattino di domenica, dopo la messa,
il padre inginocchiato al vespro, poi correre di fretta,
si allontanava all'orizzonte, per cercar fortuna lontano;
sudava la sua fronte: salutò a malapena
quel vecchio paesino siciliano.
Con la suola
Con la scarpa..."
Se apro il coperchio di macramé
qualche passo s'avvicina,
fino a un certo punto -
credevo non ci fosse più nessuno
ma poi ho sentito chiamare. Oh, che dire
il male stava per arrivare
nero come un telefono belga, sàssone, moràvo,
un grappolo che cadeva aggrovigliato
alveare del mondo che pareva morto
od oramai
malato,
a partire dai tuoi piccoli fiori.
tra le pieghe del nostro tempo,
tra il passare delle nostre giornate,
tra il passato e il presente...
Lascia che porti sabbia
tra le nostre mani unite
e tra i nostri abbracci...
Lascia che continui
a non esserci confine
fra il blu del mare
e il blu del cielo,
tra le nostre parole
e il nostro cuore...
Lascia che
ancora il mare s’insinui quando,
ancora,
non ci sarà nulla
a dividere cielo e mare
dalle mie parole
d’amore...
Meno male che mi sono commosso,
e che per fortuna c’eri tu lì con me,
mentre traballavo incerto e scosso
come la fiamma della candela bianca,
o come l’effetto del whiskey di segale.
Tu puoi sentirla quella quasi musica?
Io la vedo mentre accarezza la tela
con il soffio dell’ansia e della serenità,
e la trattengo fra i granelli della clessidra,
fra i pigmenti del giallo cromo, il sole,
e del blu di Prussia, il mare all’orizzonte.
Ci sono note che sanno di bianco di zinco,
e sono le nuvole, e la schiuma dell’onda,
arpeggi e scale che mi allontanano da te,
che mi dicono che sono l’uomo nell’universo,
e che lo spazio è qui, nel cerchio della vita.
Ascolta con me la melodia, la rifrazione,
il pensiero e la sua eco che diventano colore:
e il mio vuoto quando riesce a farsi musica,
come la sinfonia del silenzio nel pentagramma.
Come questa mia decade che si chiude
con interrogativi esistenziali senza risposta;
che sono già ricordi, un po’ rossi e un po’ verde,
che sono il mio io che risuona nei tuoi sogni.
era bella e dolce,
la sua finestra illuminata mi aspettava
ed io saltavo
ma solo per un bacio,
un bacio solo
e poi parlava con voce angelica
mentre io consumavo
i miei vent’anni
all’ombra del suo amore
mai concluso
indefinito e platonico
come i giorni di quell’età sublime.
asciugherò le lacrime
e laverò il volto.
Chissà se questo è il mio vero volto
o solo una maschera che porto!
È una maschera, sì!
L'ho cucita su di me...
e così inganno il mondo!
Ma dentro sto morendo...
quest'anima in tormento
tra poco brucerà o diverrà pietra
se non scappo via da questo purgatorio...
Devo scegliere:
paradiso o inferno...
Sono un'anima dannata...
una maschera cucita...
Ora voglio un vero volto
per buttar via
quello che porto!
con la terapia del dolore
che riappare nel tramonto
di un sogno normale
costellato di semplici auree
in giorni che vorrebbero spegnersi
senza soffrire troppo
prima che quel corpo voli via
verso una terra finita
uccisa da illusioni velenose
incastrate nei sentimenti
senza emozioni e ritorni
infiniti, nelle dimore, di tempi
passati
fra i dolci canneti del delta del Po,
nelle acque del Lago Costanza
ove il Reno acquista speranza,
alle fonti del fiume Zambesi
nell’Africa nera dei tropici accesi,
oppure al Niagara d’immensa cascata
immerso nel fumo di nebbia bagnata;
vorrei navigare nel calmo Danubio
ma senza paure e palpabile dubbio,
sul Nilo sul Volga sul Rio Colorado
fra rapide ed oltre mi sa che non vado;
fra i monti del Kenia così maestosi
che fanno paura perché misteriosi,
fin su all’Himalaya di bianchi nevai
vicini all’eterno che udire non sai,
vorrei cavalcare le nubi di maggio
ma credo che in fondo mi manca il coraggio,
la pioggia la neve la grandine pura
che scende dal cielo diritta e sicura:
vorrei ma non posso perché non riesco
a dare ristoro e un pochino di fresco
a questa passione che brucia nel cuore
sapendo che manca soltanto un amore.
saturo d'amore per te, come foglie spostate di continuo da un vento
che mi avvolge e sussurra alle mie orecchie che un giorno amerai con me...
Guardando indietro, rivedo in te la piacevole causa del mio passato...
Osservando nel presente, scruto stupefatto la ragione del mio essere ancora in vita,
in una vita che ormai porta solo il tuo nome...
Fantasticando sul futuro invece, sogno te nei panni di una porta,
l'ingresso di un cammino da percorrere insieme fino a quando
il rumore di un geranio verde smeraldo che si frantuma su un pavimento di cristallo di un castello mai esistito
sarà avvertito da un sordo e guardato da un cieco...Ovvero sia, IN ETERNO!...
Ma per ora e fino ad ora, ho solo due certezze...
Sono tanto certo che tutto ciò accadrà nei minimi dettagli, quanto sono certo che
se tutto ciò non dovesse in futuro accadere,
il mio sentimento sopravvivrà impavido per tutto l'eterno che avevo promesso di donarti...
Più di dimenticarti cercherò, più senza saperlo ti amerò...
Anche se in fondo, impossibilitato ad amarti, resterò sempre e tremendamente da solo...!
e si schianta sul fondo,
e la pioggia la uccide
e non resta più nulla...
solo la nostalgia di essa!
Ecco, forse è così la felicità:
arriva all'improvviso,
ti fa scoppiare il cuore...
È un'intensità eterna
ma di durata effimera...
e non ti resta che il ricordo!
Nell’ora che precede la sera
sei tu femmina il soffio divino
afferri i miei pensieri;
concupisci e brami , nel corpo mio migri .
Tu incorporeo enigma
viaggi a velocità del suono !
Esanime di purezza e spirituale ampiezza,
di incenso profumi ,la tua essenza emani;
con riserva l’anima mia accogli .
Anima in viaggio sospesa fremi !
Su panchine vuote tedi i giorni ,
sublime l’amore si spezza nelle vene .
Anima coraggiosa conquisti la paura
affronti la gustosa melodia,
la vita diventa luce ;
sul tuo volto c’è una porta che si apre .
Sei tu dunque l’anima che viaggi nel mio cuore ?
Mi dai speranza o forse è solo attesa …
nasci in me oggi ,domani è la fine ,
è l’attimo che fugge , insicuro il desiderio ;
è come un soffio che passeggia in ogni nuvola .
Anima, anima mia perché ti struggi ?
Già mi illudi nel sentire bramosie ,
ascolti il cuore di un poeta narratore ;
ascolti la pietà , di un pensante senza storia .
Da ciò che poteva, dai nostri ingorghi, da adesso
Sento dal tuo respiro, che sei esausta
Te ne vai, non avrei creduto
Te ne vai, lasciando i vestiti come prima
Nel silenzio, torna il solo ticchettio
Mi saluti con un cenno, abbandonandomi al profumo di
bianche lenzuola
Non sai quanto fa male, tutto questo
Ho perso senza merito
Non c’è dolcezza che può combattere, questo amaro
Te ne vai, non ci sono rumori
Te ne vai, tristemente, inesorabilmente, senza appello
Finisce l’avventura, come dicesti al primo sole, tempo fa
Te ne vai, trafiggendomi
Te ne vai, non lo sopporto e non mi fa dormire
Qualche minuto fa, nello stesso posto, eravamo noi
Gelido, sono qui, mentre tu
te ne sei andata








