E' un implosione di luci e colori,
un emozione che agita il petto,
i tuoi occhi accolgono il cielo ed esplodono
in una gioia improvvisa 
che sa di mare calmo poi di tempesta,
di brezza di mare ,
poi di tramontana,
che scuote e altera le onde in frange schiumose.
Un fulmine rapido si tuffa fin dentro al cuore
come una lancia che spacca!
Poi improvvisamente ...un lungo raggio di sole spezza
e il cielo singhiozzando inghiotte
e prelude senza più nuvole il sereno!

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Del simigliar fame ignorante,
accogliesti quel mio priego,
Tu, che fuor dal tuo solente,
risvegliasti me, alter ego,
luce d'alba d'una mente,
polo opposto a ciò che nego.
Basta, patetico Di Luccio
rientra e chiudi il pozzo
per cui nascea il tuo cruccio,
di que' sogni, e'l tuo singhiozzo,
languido,"toccante" braccio
d'amore, inganno rozzo.
Sparisci inutile metà
pervasa da tuoi affanni,
petal arso d'altrui pietà
ove t'appaghi e trovi panni
onde fu orto. Ecco verità
ch'offuscò la vista e li anni.
MUORI! MUORI insulso insetto
e codardo, eunùco e falso,
sbiadito immàgo del tuo petto,
leon che tuba, a ruggir scarso,
sai bruciare in un "bacetto".
Nudo augello d'ali falso.
Hai "amato", ed or sei franto,
ma di frattur beffarda e vota,
amor immerita'l tuo pianto
perch'è "virtù" che zero quota
che s'avvia in geniale incanto
e in terremoto poi si rota.
Oh l'amore, oh si, l'amore! 
Acclamata ed osannata
nella luce e nel torpore
dei secoli e cantata
ed eterna di tremore
fonte e cercata e riamata
madre adottiva d'ogni core
voto di calcoli e di canti
e di passioni debitore.
Son solo vesti, a tanti
ha "regalato" il bel dolore
per cui ancora sono affranti
e delusi quei tuoi tratti
parenti vecchi più del mondo.
Giunge sì d'attesi fatti,
e per cui da questo fondo
il più temuto e a cor intatti
per me, va' via, la terra sondo.
Parvente maturato frutto,
credesti allor a quella polpa
e alla gol che giace in lutto
sì cedendo per tua colpa
alla promessa di quel tutto
che da tutto si discolpa.
Spirto cupo, spirto teco
ermo morituro, la cagion
che intonò quel fatal eco,
ossia l'"amore", tua ragion,
portasti alto e fiero, cieco,
sott'ora lo verbo e le stagion,
ove cadi innocuo e spento,
della lama più affilata
e disarmato. Dal vento
vien di vita abbandonata,
rivelante dell'"Io mento",
luce finora ben placata,
esta lignea gabbia aurata.
E nell'afferrar tu gramo
quell'ingrata grave grata
resistente men d'un ramo
in infame cadi ornata
scheggia d'odio d'un ricamo.
E per ciò che non esiste,
per ciò ch'è morto e che mai nacque
piangi or gemma in cui persiste
l'impuro VER che finor tacque
di vizio e gioco qui mai viste,
sensual piacer che move l'acque.
 
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Profilo Autore: Alorian  

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Mi arrischio. Vedo dentro me il vischio bianco d'un letto sfatto
 
il cuscino di sogni è da un'altra parte of course - 
 
ja, statemi lontano tragedie della realtà con sofferenza in gocce -
 
coniato dai nanetti rifulge di già il mio bicchierino
 
d'amaro in organza di veleno
 
e bevo e lo spacco poi contro il camino
 
o d'un balenìo sott'acqua o tutto d'un fiato
 
davanti a Lei che casualmente queste sciocchezze legge.


 
 
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Profilo Autore: Alberto Automa  

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Fu un lento
ed improvviso
spegnersi in
se stessi...

Il buio ed il dolore
svanirono in una
confortevole luce.

Voci confuse
sussurrarono il
mio nome,
e tutto fu sogno,
nulla più.

Fu un viaggio,
ma ciò che vidi
sfugge alla
memoria.

Fu pace,
ma non fu
il momento...
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Profilo Autore: IAN  

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Un uomo non accetta mai una fine.

Vive coi cadaveri convinto che riaprano gli occhi,

con giocattoli senza più veli di sogno,

tostapane rotti che quando avrà tempo farà aggiustare;

vive con vecchi appunti in scatoloni

convinto che un giorno gli torneranno utili.

Vive con le vecchie foto perché domani, forse,

un ritorno acuirà l'urgenza di strapparle;

vive con le vecchie pagelle per ricordarsi che era bravo,

anche se ora è un sasso che non si distingue fra i sassi.

Un uomo vive con i morti nel cuore.

Nel disseppellirli ci rimette la dignità;

vive cercando d'immaginare che i film

abbiano un seguito con una vendetta.

Vive convinto che il sole sia eterno

e lascia le uova in frigo convinto che non marciranno.

Vive convinto che il progresso scaccerà la morte,

come chi scalcia una lattina sulla strada

un passo più avanti mentre cammina

ed è convinto che non avrà fine

questa fine definitiva della Storia.

Non srotola lo spago per scoprirne il nocciolo scheletrico

e nemmeno la carta igienica gli giocherà un brutto tiro.

Prima di morire, amletico, alza gli occhi al cielo

e lancia un cenno d'intesa ad alture sconfinate.

Guarda il portafogli: potrà pagarsi un altro biglietto

per la stessa giostra e, lavorando ancora e ancora,

avrà soldi e forze per giri infiniti.

Crede. Crede che a niente ci sia una fine.

Se non lo credesse sarebbe finito.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

Questo autore ha pubblicato 544 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Danzerà
chiedendo i frutti di maggio
sospirerà 
portando i semi di settembre
crescerà
insieme ai profumi
insieme ai colori

nascosto
dietro aranceti
seduto
in riva al mare
rifletterà
la luce della notte
il calore delle stelle

danzerà
sopra le note del corpo
sospirerà
dentro le magie della mente
crescerà
insieme agli occhi
insieme alle labbra

nascosto
vicino a te
seduto
al tuo fianco
rifletterà
viso del mondo
sorriso della gente

danzerà
ancora dopo il tramonto
tenendo strette
le tue mani
alzandole
alla luna e al sole


 
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Profilo Autore: Giuseppe Casazza  

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Attendo invano il tuo ritorno
in un respiro leggero.
Attendo invano di guardare il tuo viso scolpito, 
assottigliato dai lamenti
che ancora vibrano come note la mia anima
quando vorrei  solo stringerti forte tanto forte
e stringo solo parole!
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Ora che il tempo
oramai è passato.
La spensierata gioventù
mai più ritorna.
Vecchi ricordi di un cuore
a volte ingannato.
Ora i fiori colorano i prati,
le verdi foglie
 fanno da cornice,
ad un’estate così fresca
come non lo è mai stata,
poco rimane di un amore
perso nel tempo.
Troppe volte le tue mani
l’han cercato,
volevano solamente far sentire
quel calore,
la tenerezza…
per farne una cornice
dentro il cuore.


 
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

Questo autore ha pubblicato 720 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Giorni da vivere con gioia 
e liberazione. 

Stanchezza 
stress, corse, fatiche. 

Ma poi arrivava 
il riposo del guerriero. 

Senza pensare che la vita 
gioca brutti scherzi. 

La gioia si è trasformata 
in angoscia, ansia, solitudine, dolore.  

Non poterti più vedere, parlare 
è devastante.

La tua assenza 
lascia un vuoto profondo. 

Non sei qua 
ma è come se ci sei. 

Nella mente 
il pensiero va sempre a te. 

Ho paura di affrontare 
tutto questo malessere. 

Io che tutti pensano sia una roccia 
invece sono un essere umano. 

La tua assenza 
pesa come un macigno. 

Mi manchi.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Potrei restare nel nero delle sagome
spina dei silenzi in te mi affino
Odore di rauche brezze e giglio
il fianco ondulato
dove poggi il capo e sempre
estirpi il tempo, estirpi
i nodi della terra
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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Ritrovo immagini perdute

tra le nuvole che oscurano il cielo

e riaffiorano i pensieri

spietati come il soffio del vento

 

Sento ancora freddo

e scorrono i sogni e i rimpianti

mentre il sangue scorre

su questa scomoda solitudine

 

Rivoglio il vento calmo

e il sonno che mi lascia un sorriso

nelle attese che non sanno di sale

e il tuo viso che illuminava le ore

 

ma sento ancora freddo

su questa sabbia che scotta

mentre il cuore si riempie d'angoscia

e beve il veleno del tempo

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Profilo Autore: CALOGERO PETTINEO  

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Nell'infinito Cosmo
di Luce il gran respiro
pervade ed attraversa
lo spazio temporale.
All'occhio un tremolìo
di candelina appare:
della rivoluzione
il centro dell'ellittica
virtuosa dei pianeti!
Nel sideral silenzio
l'eterno musicale
accompagna perpetuo
la danza delle Sfere!

 

 
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Profilo Autore: catilo*   Sostenitrice del Club Poetico dal 15-12-2025

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Piove nei cuori delle persone
sorride il destino usuraio 
l' occhio non regge la vista del sole 

l' umano si specchia in una pozzanghera 
l' orgoglio è più duro e fragile dell' acciaio
e sempre più gente mormora a vanvera 

vinti accasciati sopra le ali 
cuori comprati da un alabastraio 
siam' anime perse in sentimenti banali.
 
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Profilo Autore: saci  

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Suono di campane in lontananza
giungono a me avvolte dal vento
di pace riempiono il cuore
Il mio cuore travagliato da spasmi
d'angoscia, da sensazioni dolorose
come frecce di veleno imbevuto,
il sapore sale in bocca amaro come fiele
Assaporo questa musica dolce
la mia mente una lavagna bianca
dove incidere versi d'amore
per te amore, mio dolce amore,
per Dio fonte di questa melodia angelica,
per tutti coloro che amo
Sdraiata sull'erba assaporo
il contatto magico con Madre Terra,
si uniscono al suono delle campane
voci di gabbiani, l'infrangersi delle onde sulla scogliera
Un' emozione così bella da far male mi invade,
l'anima mia si squarcia ingoio la luce del sole,
un fuoco benefico infiamma ogni più piccola parte di me
Godo all'ennesima potenza l'orgasmo spirituale
penetrata da un'armonia nobile,
una soave stanchezza mi coglie
sprofondo nel sonno
con il sorriso sereno di un bambino a nuova vita,
perchè a nuova vita sono risorta











 
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Profilo Autore: Cristina Biga  

Questo autore ha pubblicato 504 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

L'amore non ha sempre vissuto ai tempi del colera.

Una mattina, nell' '82, risuonava la canzone dell'aeroplano

che forse piaceva a qualche ufficiale, ovviamente in incognito.

Qualcuno era lì per dovere, alcuni per obbligo giovanile,

altri perché non rinunciavano all'idea di buttarsi in picchiata

e sentirsi i re del mondo.

 

Alcuni sapevano che i paracadute leggeri,

pur portando ad un atterraggio morbido sui talloni,

non sarebbero serviti in una qualsiasi guerra;

alcuni sapevano che le linee di ponte

se non atterrano velocemente

vengono mitragliate dalle controffensive.

Sapevano che servivano delle ali di piombo

e l'atterraggio era sempre violento

e c'erano quelli che ogni tanto si troncavano una gamba.

 

I cadetti passavano ore a pulire i cessi,

prendere sacchi di merda in faccia dai veterani

e si ritrovavano insudiciate le uniformi

e guai a loro se avessero avuto il coraggio di ribellarsi.

A sera le scarpe allineate ai piedi del letto,

le lenzuola pulite e qualcuno passava a chiudere alle dieci.

 

Per questo un lancio a capofitto era la libertà;

a mille metri nessuno diceva loro cosa fare,

quale posizione assumere, quali gesti, cosa indossare;

nessuno li schiaffeggiava nel sonno

e nessuno che ordinasse loro di pulire la merda.

C'era solo un pacco d'aria e l'attesa di un impatto.

Chissà se si sarebbe spiegato il paracadute.

 

A quei tempi scrivevano ancora sulla carta.

C'erano quelli che via lettera si dichiaravano a qualche ragazza

e dovevano attendere tre settimane la risposta a un "ti amo".

Doveva essere quella la vera prova di resistenza dei militari.

Oggi in due minuti c'è il tempo di fare, disfare, rifare, dire, ricredersi,

amare, scordarsi, crescere, regredire.

Ma a quei tempi anche solo per annullare un sentimento

dovevi avere la fortuna di trovare gli uffici postali aperti.

 

E aspettare le risposte alle lettere d'amore

era come lanciarsi e aspettare l'impatto col suolo

o l'apertura di un vecchio paracadute.

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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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