Vivevi comoda nella tua bella città.
Vagavi serena fra i giardini pensili,
fra i tanti, tanti, una schiera
di lillà bianchi.
Il colosso di Rodi
non permetteva che qualcuno
violasse la tua città;
con te parlava,
s'offriva come scudo di marmo,
con te discuteva.
Potevi pregare
i tuoi avi e nessun
nemico si sarebbe inoltrato.
Mausolo, il suo spirito,
avrebbe protetto la tua città.
La tua stessa Agrotera
non difendeva i cacciatori di donne:
ella fondava il suo tempio nella tua città.
E, così come si schierò coi troiani violati,
non permetteva a nessun greco
d'invadere la tua città.
La tua città s'apriva ai mercanti,
ai mercatini, il suq.
Ma si spegneva il Faro alessandrino
quando s'avvicinavano al porto
le drakkar di pirati crapuloni.
E nessun Caligola
riusciva a portar via
la Statua di Zeus a Olimpia
che campeggiava nelle tue piazze.
Riuscivi a testimoniare
la funzione funebre delle piramidi:
a differenza di Cheope
nessuno avrebbe violato l'oro
del tuo riposo!
Ma non fu così...
Un giorno sfondò i cancelli l'ariete barbaro,
gli uomini seminudi penetrarono
e saccheggiarono
la tua bella città, la razziarono i ribaldi,
e non volesti più ascoltare il Colosso,
qualcuno deflorò i lillà bianchi dei Giardini,
dimenticasti Mausolo,
Artemide tornò a proteggere i cacciatori,
si frantumò la lampada del Faro,
Caligola l'ebbe vinta sulla Statua
e anche la tua piramide fu violata.
Quanti petali di lillà bianchi
volano nel vento ora
deflorati e illividiti.
Non sei più vergine
e come di tutte le città
non restano che delle belle rovine.
Col tempo succede sempre così.
sò solo no specchio,
sto tra 'r novo e 'r vecchio,
co' li versi drent' a 'n secchio
smucino odio e amore,
l'eternità e ll'ore,
la gioia e 'r dolore,
de fronte a 'r mistero
o ar buio nero
me sento così cojone
che nun ciò definizzione.
Sargo a ogni stazzione,
quella de 'r giorno e de la notte,
de le carezze e de le botte,
ciò sempre le tasche vote
e na lacrima su le gote.
Drento de me se riflette l'uno e l'universale,
c'è 'r bene c'è 'r male,
c'è 'r peccato origginale,
c'è l'inizio c'è 'r finale,
er santo e 'r criminale,
er casto e 'r maniaco sessuale,
tutte le maschere c'ho indossato
de l'amante, de l'amato,
de la vittima, der condannato,
der beato, der dannato,
der giovane, der vecchio
nun te scordà nun sò 'n poeta
sò solo 'no specchio
che riflette drenta 'n verso
tutti li perché de l'universo.
Tamburellano nella mente le parole
mentre i giochi si fanno memoria
tra le carezze che alleviarono il pianto.
E poi l’arroganza, le baldorie della scuola
e il rubar gocce di cioccolato
condite dal primo bacio
al sapor di vita
e sotto la luna l'intesa della carne
che guardava volar i giorni
tra ciel sereni e attimi in tempesta.
E dall’amore fiorì
novella vita
cosi piccina tra le giganti mani
bagnata di felicità in ogni sguardo
e il dolore messo in cornice
di chi caro se ne va.
E ritrovarsi infine
vecchio e solo
nella malinconia che si avventa
girando le spalle allo specchio
sigillando il tempo nei cassetti
cercando invano di non far cader foglia
per non trovarsi chiuso in trappola
a saziarsi di gocce amare di cioccolato
prigioniero del nulla.
sa come farsi amare. Su un carretto
sotto una tettoia appartata
era lì con un ragnetto bianco
a pensarmi
le toglie i petali avvizziti una ragazza
le lascia i grossi cuori
con affetto
a pesare di notte le mie comete
in fondo al gambo.

Un fiore crea il Sole ogni mattinale forma,
cos’altro saprebbe un petalo
se non che l’esempio di luc
fu il suo dono al mondo,
vuoi giudicare questo volto
che mai deruba il tuo istintivo gesto?
Ogni corpo ha della sua orma una definita immensità.
Ma il Presidente quanto si è sbattuto?
Quand'era sporco era più pulito
Oggi Camera parlamentare
ieri camerata e casolare
Il Presidente era un partigiano,
aveva un eskimo e una pistola in mano
Forse un cappello da cowboy e un fazzoletto
Oggi solo una cravatta ed un giacchetto
Ma il Presidente quanto ha ucciso?
l'amnistia gli ha fatto un dolce viso
Aveva solo qualche lira in tasca
oggi è miliardario e non gli basta
L'hanno messo fra i cavalli di una casta
Non vuole che si tocchi la regina
ma ogni pedone l'ha lasciato in prima linea
Il Presidente era un eroe da cinepresa
Così dissero quando tornò vincitore a casa
uno di quelli che leggi solo nei fumetti
oggi sono solo vignette vuote sopra tutti
in arto mare co 'll'equipaggio,
poi parlà quarsiasi linguaggio,
ricordete che semo tutti de passaggio,
la vita ar di là è 'n miraggio
perciò navigamo co' tutto er coraggio
qua cìè na brutta atmosfera
er mare 'n tempesta 'a bufera
passerà 'sta notte nera
cor core 'n mano la mente sincera
'sta vita è na crociera
pò esse lunga o corta
bella o brutta
vivemola tutta,
poi esse colto o anarfabeta,
diavolo o asceta,
segui 'a rotta der poeta :
pe arivà sicuro a la meta
l'amore è l'unica stella cometa
OGGI, IL PASSATO DI DOMANI
QUEST'ORA, IL PRESENTE
IL PASSATO DEI SUOI MINUTI
REMOTO PER I SECONDI
OGNI ISTANTE DEL TEMPO, E' IL SEGNO
DEL FUTURO CHE VERRA'
DEL PASSATO DI ALTRI ISTANTI
L'INTENSITA' DI QUANTO FATTO, VISSUTO
E' LA MISURA
IERI, OGGI, ADESSO, DOMANI
E RESTARE VIVO
PERDENDOMI SOLO QUALCHE VOLTA.
E’ il primo a guidarci ma il primo a perdersi;
classico amico: a casa nostra per i porno e le carte.
Nessuno seppe dello sfaglio familiare
o delle sue grandi riprese sotto il lago.
Gira ben vestito con gli amici il sabato sera
pensando di realizzare una vita che nemmeno conosce
e bacia quella mora un po’ per piacere, un po’ per vanto;
perché ascolti sempre il coro?
Quel coro consenziente di amici
che canta il tuo spartito, ma lui
fa sempre di testa loro e così
ne nasce fuori un canto isolato.
Danza con le sue babbucce per il Fillungo
felice e forse stronzo, per poi ronzare come un’ape
e la faccia da calabrone su quell’Aprilia scassato.
Una branco di cani che abbaia ma non morde,
oche in fila indiana che starnazzano senza ali
e che non ci sanno fare con le solite matasse!
Vestiti bene e sguazza nel profumo,
firma senza guardare, dissetati con l’alcool blu,
di’ come sempre che la tradirai per farci contenti.
Ma tanto non cambi; impari solo a sorprenderti.
Su lei in posa
come statua di Afrodite
un ramo di ciliegio riposa
e par le sue gote essere accudite
indugia un raggio
ove non seppi condurmi,
per suo innato coraggio
sulle labbra come a indicarmi
l’orizzonte oltre cui s’affanna
il dilaniato universo
che confonde ed inganna
facendo d’ogni uomo un animale disperso,
m’indicò altro raggio d’adagiarmi
su di esso per istinto millenario
ma io nel rifiutarmi
additai colei per cui fui così contrario,
ancor luce che sul suo viso inclina
per poi gettarsi incosciente su altri esemplari
ma nessuna natura le si avvicina
e son stanco di placare piaceri immaginari.
un mattino d'estate
con il sole
vidi la luce
e il sorriso benigno
di tutti...
Splende la vita
nei sogni perpetui
lacrime amare
dolore profondo
splende la vita
in giorni gioiosi.
Luna brillante
antichi son gli anni
ma il vecchio è distante
e' lontano dal cuore.
Speciale l'incanto
nello splendore
d'estate
dove l'anima sosta
e lo spirito divaga
e gli anni passano
ma il tuo io rimane.
Sono nata sono
viva stinto è il passato...
presente il futuro...
e una speranza cammina
dentro un raggio di sole...









