Belle facili e armoniose
Come fossero le rose
Di un prato di armonie,
Ma di tutte non so dire
Quale fosse la più bella
So soltanto che l’ardire
Dello sguardo di una stella
Suggerisce che l’amore
È la parte della vita
Che da luce nel colore
Alla disputa infinita
Della dolce poesia
Che risplende di armonia
E per questo in quella stella
Do un augurio ad Antonella.
Buon compleanno
Nanni
Non ho altro da offrirmi
che questo vento fortunale;
spacca i rami,
forse spacca e basta.
Chiudo allora gli occhi,
non li riapro.
Non ho altro da offrirmi
che la sua rabbia,
che gratta via le nubi
da un termosifone arrugginito.
Mi dice di tacere.
E' lui la mia voce ora.
Tutte le parole
che non ho saputo dire agli uccelli
le sta sputando in alto.
Mi addormento al suo urlo pulito.
Barzellette imprecise
passano da ogni fessura marcia.
E' la guerra che mi voglio meritare.
inerte, impassibile, tranquilla,
incorruttibile,
dolcemente e lentamente
levigata dalla carezza
dell’acqua corrente e piovana,
dai sospiri degli innamorati
che mi incrociano nel cammino,
dal sangue dei soldati
che si uccidono per conquistare
altre pietre,
dal sudore dei contadini
immobili al sole tiepido
in attesa di un'altra primavera.
Vorrei essere una pietra
con lo sguardo lungo e
immobile delle stelle,
rubare le preghiere
degli eremiti e dei passanti
e avvicinarmi così all’origine del granito,
del sogno,
dell’impassibilità.
solo spigoli e piante carnivore, restano oggi a far da sponda
a segnar il percorso, che fu di lana e paglia
sotto suole dure, lise, ma decise
Il vento indaffarato nei boschi, si rifiuta di seguirlo
su dirupi, pietre, scaglie e polvere
rotolano, si dileguano scivolando
Pazzi echi, si sgretolano fra grotte
alberi e rocce stropicciate, che abitano qui
Sei inciampata sulla via che era facile e vicina
per i tuoi rossetti colorati, per la tua età debole e scellerata
i tuoi passi ubriachi e barcollanti
Hai ospitato il gatto e la volpe, che hanno visto l'affare
Compromesso è stato il percorso
ed irta la strada abbandonata
Hai lasciato che i tuoi pensieri diventassero amici di altri
infausti e ladri
e se ne andassero a braccio, verso un faro diamante
Ti ho preso per i capelli, lavato il corpo
ricomposta la mente, raddrizzato il viso e parlato soavemente
con gli occhi di un tempo, con le stesse intenzioni
Il tendone del circo, è vicino al tuo indirizzo
è sempre in attesa di una tua esibizione
del tuo arrivo
pigrizia, come se mi fossi già stancato di respirare.
Penso di fare una cosa, poi mi dico: a che pro?
Così ci ripenso e lascio stare.
Guardo i giovani senza invidia.
In mezzo a tanto dolore nel mondo,
so di essere stato più fortunato di molti di loro.
Ma anche a me, alla fine, non resterà nulla.
Non mi pongo nemmeno più la domanda
del perché mi sono ritrovato su questa Terra,
perché almeno una cosa l'ho capita,
che la risposta è al di fuori della nostra portata.
Il testamento, per quel poco che ho,
l'ho già scritto e messo nel cassetto.
Ho anche disposto di essere cremato,
sarà più semplice trovare posto al cimitero.
M'accorgo che chiudo sempre più spesso gli occhi,
come a voler fare esperienza del buio eterno che m'aspetta.
Ascolto con sottile masochismo il Requiem di Fauré,
e m'arrabbio con chi non è venuto al mio funerale
Tutte le donne nel Rap sono pezzi di carne
con le ossa graffiate e i figli morti di fame
Sai le donne del Rap si sono già emancipate
col rossetto alle labbra ma due palle quadrate
Le trovi marchiate con tatuaggi sulla pelle
si truccano gli occhi ma non raccontano balle
danno schiaffi agli amanti contro le scritte sui muri
altre hanno case d'inverno ma loro restano fuori
Senza ideali vendono caro il loro corpo
ma solo quando si buttano e sferrano un colpo
sono macchine rifatte senza il bisogno di un antifurto
A forza di rime combattono un Occidente contorto
Tutte le donne nel Rap sono le donne del capo
sono l'accessorio serale di un gioco malato
Ma le donne del Rap hanno strappato a morsi il guinzaglio
e non erano cani, a qualcuno hanno creato scompiglio
Tengono testa a testate a qualche testa di cazzo virile
ma quando t'accarezzano c'è tutta la forza femminile
C'è ancora qualcuno che ha interpretato male la natura
hanno morso le sbarre e sono uscite da un'altra galera
Era quel carcere in cui i mariti violenti buttavano le chiavi
Erano rari i pentimenti di chi aveva gli occhi più nuovi
e brave che vestono l'anima con quel che vogliono vestire
Le modelle sono troppo svilite per potersi cambiare
Sono ancora in poche ad aver conquistato un locale
le donne del Rap girano sole e nessuno le può stuprare
o ti castrano a mano e ti fanno capire cos'è il male
e un'ora dopo le trovi sotto le stelle a farsi marchiare
sta davanti ar focherello,
passà sto tempo così bello,
pensi a la giovinezza che se n'è annata
veloce come da matina a la serata,
come na breve passeggiata,
te la sei bevuta tutta de 'n sorzo
poi te rimane er rimorzo,
si er monno è 'n discorzo
noi semo na virgoletta,
tante anzie sempre de fretta,
ma nun sai che t'aspetta
la vita è 'n foco deggenere
se ne va l'anonimo e 'r celebbre
tutto va a finì come la cenere,
brucia l'anni, li dolori, le passioni,
l'abbracci, le rotture de cojoni,
quà nun c'è amnistia.
li sorisi, li scazzi, l'allegria
tutto viè portato via,
nun rimane gnente e nisuno,
tanto la vita viè da 'n grumo,
poi a la fime na fiammetta e 'n pò de fumo.
polvere e fango.
Meditazioni indefinite
s’ annullano nella magnificenza
di una disprezzata penombra.
Solitudine immobile
attraversata da nuvole.
Colori umbratili ed evanescenti
come i toni di un paesaggio
disperso in nostalgici sorrisi.
L’aria è fredda
e il vento sibila
tra le foglie secche,
affastellate in impalpabili paludi.
Rumore di mulinelli
fra mura ingrigite
e scrosci irregolari di pioggia.
Sulle onde fiacche
di un lago diafano,
tra stanchezza di palpebre
e indifferenza di gesti,
si spegne la mia sete di verità.
Fuori dell’uscio di casa
suoni tristi e rabbiosi
avvolgono la disperazione dell’anima
con parole assenti di anonima protesta.
Maledetto il vivere con un senso;
già: quello più distorto.
Maledetto tutto ciò che penso.
Non ha paura chi è già morto.
Maledette le bastarde coincidenze,
l'unica via per una volta solitaria.
Tutti gli insulti alle scemenze,
il bruciore di una processionaria.
Maledetta questa vita a digiuno,
ma dal digiuno il sangue porta al cervello
ciò che non può capire nessuno:
non capire niente è così bello!
Maledette le sorprese a tarda notte,
gli incontri che ha voluto il destino,
ogni singola serpe che ti fotte,
il prezzo della resa non lo riporta il listino.
Ti amo piccolo dolce mattatoio:
questa lenta morte mi tiene compagnia:
non il taglio netto di un rasoio,
ma la morte che lenta mi porta via.
Mi porta via senza l'inganno degli stili;
senza lo scrupolo della punteggiatura.
Senza neppure tagliare i fili,
senza neppure farmi una puntura.
Ora che si incrociano i destini
voglio lasciarmici schiacciare contro
e per i palati più sopraffini
mi ci lascerò spazzare dentro.
Aveva un amante la scienza,
così pure l'amore ma non la crudeltà.
Ho un banchino solitario in una stanza:
l'unico sfuggito alla realtà!






