Cosa sentivi nelle tue mani
mai nessuno l'ha saputo;
nemmeno tu.
Così ti sfuggì dal finestrino
la pagina accartocciata di un giornale:
una supplica che si dileguò come i caffè amari
dentro i negozi, il finto gioco dell'instabilità.
Mezza quotidianità
ma in realtà vagiti di nastri incompresi,
gatti indifferenti su zerbini strusciati a sproposito;
la tua fine fu la tua opera più grande:
sbuffi di accompagnatori trascinati per strada,
fangosi sospiri di sindacalisti
raschiati nel loro fondo
e bastonate date con un manico di scopa rubato in casa.
Se il più oscuro dei beni imparasse a luccicare
una calca disillusa gli affonderebbe la faccia nella sabbia
e gli infilerebbe le scarpe.
dalle croste degli antichi parassiti.
Vulcano esplode e bombarda
di lava nuvole serene,
appassite nella loro quiete
plastica, ormai cremata.
La neve cade a blocchi
e stupra l'amianto,
succhia il midollo a tetti arrugginiti
riparo per gli schiavi, da decenni.
Luna intrepida aizza
maree strazianti contro
le capitali del potere.
Impotenti.
Umanità in bilico.
Terra in rivolta.
a comincià dar capitan Schettino
è 'n via vai de moine e ammiccamenti
e sà tutti felici e contenti.
Fà l'inchino la nave da crociera
davanti quarche città costiera,
se 'nchina e fà 'r baciamano
er politico quann'entra ar vaticano,
se 'nchinano e abbasseno le sottane
tanti prostituti e cortiggiane
pe rimedià 'no straccio de lavoro,
'sto paese nin cià più decoro.
Se fà a gara a chi è più adulatore
pe riceve 'n cambio quarche favore.
Tutto ciò me lascia dubbioso
ce s'accapija davanti ar vip famoso,
e si tanto me dà tanto,
nun è poi così curioso
si a vorte puro er santo
se 'nchina sotto casa der mafioso.
Mesà ch'avemo toccato er fonno,
io nun capisco più 'sto monno.
Vabbè che l'omo è derelitto
che farebbe de fronte ar faraone d'Egitto?
ma 'ndo sta lo stato de diritto?
Basta co 'sta moda, regà,
ricamminamo cor collo dritto.
guarda annoiato
e taciturno il panorama
che si adorna, nei giorni chiari,
della vista lontana del mare.
Spicca da lontano
una gigantesca torre
che sovrasta il diroccato
castello feudale,
palesando l’antichità del villaggio.
Sui due campanili del borgo
e sui merli della torre
una vivida brezza pomeridiana
trascina nugoli di rondini.
all'università
un giornalaio
con ovvia barba crespa
mi mostra
questo giornale
con in titolo
COMUNISMO
e qualche altra parola
vicina
gli dico
che non sono
interessato
perchè parlare
di comunismo
nel dannato 2012
mi sembra sensato
come ciò
che ci sta
dannando
"e allora
preferisci
Berlusconi?"
"oddio
ma siete bendati?
i tempi
sono cambiati
siamo ai tempi
del Bieldemberg
disvelato da internet
siamo ai tempi
delle lobby
della bugia europea
e ancora parlate
di Berlusconi-Satana
con timore
quasi religioso
io mi trovo
con Paolo Barnard
lo conosci?"
"no
ma dovresti informarti
e poi decidere"
e mentre lo dice
mi passa in mano il giornale
"ti ho detto
che non mi
interessa!"
"sono 3 euro
prezzo che equivale
a un'offerta
per sostenere
il giornale"
così apro il
portafoglio
caccio i 3 euro
e tenendoli in mano
gli faccio
"ti ripeto
che questo genere di cose
non mi interessa
ora se vuoi
i soldi
tieniteli
ma il giornale
che parla di
comunismi del 2012
non lo voglio!"
mentre finisco
di dire
si prende i soldi
sorridendo
e per coerenza
alla sua barba crespa
mi lascia
il giornale
con la faccia
di chi ci ha saputo
fare
"grazie
facci sapere che ne pensi!"
gli do le spalle
faccio due metri
per arrivare
al secchio dei rifiuti
più vicino
così accartoccio
veloce
le pagine
e butto nel secchio
il giornale
3 euro
e la dignità
di noi
tutti
Trastullando i canguri
Muore la gente
Senza giorni futuri,
Intascano quattrini
Intanto che bambini
O grandi licenziati
Come orsi disperati
Affrontano la fame.
Seguendo queste trame
Di pianto e di miseria,
Perché la cosa è seria,
Scriviamo almeno noi
Perché i canguri poi
Non saltino più in alto.
linfa che scorre e cambia
ogni volta che
il mio sole è presente
Ricordo l'allegria
affascinante indovina
plagio di fotografie, vissute
Parlo d'allegria
del facile, del gradevole
di quando segnò il trovarsi
forse, di quanto segnerà
Ti cerco in ogni fiato
musa consolatrice
m'illudo che tu m'accompagnerai
soave mitigatrice
Se fossi distaccato
a guardare da lontano
assente corrimano
di un tempo trapassato,
direi di un matrimonio
con tante belle donne
che con le corte gonne
crearon pandemonio.
I tacchi a super spillo
profondi decolté
confusero per me
le papere da strillo;
mi venne il capogiro
da emerito imbecille
col cuore in corsa a mille
mancandomi il respiro:
non so se son normale
ma tanto ben di dio
lo vedo solo io
o e tutto naturale?
Non posso più dormire
non posso più guardare
mi sento sopraffare
e rischio di svenire.
Ringrazio la natura
di tanto deliziarmi
e corro addormentarmi
sognando un’avventura.
scherzosa ma non troppo.
per costruire il tuo occhio
splendido di rapace
che ghermisce le mie notti,
ho salito mille gradini
per precipitare nell'oblìo dolce
delle tue gote,
nel tuo effimero rosa di labbra
e di dita che lambiscono sospiri
e ritratti in bianco e nero.
Ti vorrei rapire quando siedi
di fronte a me
e portarti nei mondi lontani
e sconosciuti di un lieve calore,
nei sogni avvinghiati degli amanti,
nei sospiri delle nubili,
nei gorgheggi di torrenti in primavera.
Sei un punto fisso
dove appendere quadri
di rose e sudore,
dove levitano i miei
lontani mondi d'amore.
Ti amo nel sonno
perché sei un cuscino,
ti amo nella veglia
perché mi ricordi il dolce brusio
delle rondini fuori la vetrata,
ti amo nei freddi pomeriggi invernali
perchè indosso il tuo pensiero
come stivali,
non chiedermi dove, quando, come
ma vivrò nei meandri del tuo odore
di gitana in festa,
consumerò tutti i miei sguardi
per costruire la tua immagine perfetta,
per donarti le ombre e le luci
di cui hai bisogno
quando siedi di fronte a me,
come nel sogno,
nel grande sogno.
Conoscevo un prete
che dava della puttana alla puttana,
del corrotto al politico
e dell'imbecille a Dio.
Non diresse mai una funzione,
eppure ogni sera tornava con un occhio nero
perché diceva di aver fatto a cazzotti con Dio.
Non so se Dio le avesse anche prese,
di certo gliene dava secche al prete.
Diceva che ogni sera, dopo l'ennesima rissa,
si fermavano da qualche parte a bere insieme
per fare la pace.
Non era un prete in quanto pregasse, lui non pregava.
Lo era in quanto per fare a cazzotti con Dio
doveva pur crederci!
sempre inconsueti problemi aristocratici.
Tra sobrie negligenze,senza cuori impavidi.
Ombreggiature dissuadenti da effimere trasformazioni.
Slealtà tra abbracci e strette di mani appariscenti
scarni di rispetto e di stima reciproca.
Di spettri dispersi,appannati dalla pioggia incessante.
Tiepide carezze,aspettando un valico
che si estende verso confini illuminati dal colore rosa perla.
Apri le ali del cuore e sprigiona armonia,
ama,e non finire mai di amare.
La stanchezza che ti porta via
come un gabbiano che vaga
ad alta cima in piena libertà.
Finalmente una nuova luce è tornata
a splendere con tutta la sua vivacità.
Vedo lupi urbani ai margini delle vie negre, feroci, in erezione, ubriachi.
Bestie feroci, incappucciate ingabbiate dai loro stracci scintillanti,
abusando di tutto, e di sé stessi di brutto.
Vino assassino / madonna / peccato
Tutto rilegato da pellicce candide e calici trasparenti.
Strazio
percepisco la festa dell’assurdo,
e me ne compiaccio.
Altro non sono che l’ennesimo ingranaggio.
Diversità precompressa
nelle strade, fra le idee, sulla pelle.
A noi l’occhio critico:
Questa giungla esistenziale barbara, animale : è falsa!
Quanto disonesti i nostri sorrisi marci scialacquati ogni giorno ad ogni moltitudine –immeritati-?
Quanto erranti i nostri discorsi sul dolce caro nulla,
che guardiamo a strapiombo negli occhi ogni secondo?
E la farsa si ravviva mentre sorrido consenziente,
e sorseggio stanco, acquavite stanca d’esser mia compagna,
di morte e di piagnistei.
E non ignoro logoro, che la realtà si palpa con gli occhi.
Siam al limite di una vita di vertigine
grattugiati e maciullati dalla più nera solitudine.
a rispondere a Nicola
perché la sua parola
immensa la ritrovo,
e voglio scomodare
di Giove e di Minerva
il mondo che riserva
sorprese a tutto andare.
Lo so che le mie rime
son semplici e scontate
che sono insoddisfatte
dalle ultime alle prime;
però la mitologica
sequela di rovine
che fanno da confine
all’isola Nuragica
di misteriose pietre
sepolte dai Romani
per rendere più vani
i secoli con tetre
immagini di storie
disperse nelle mura,
riportano in natura
gironi di memorie.
Le vergini saranno
città dal volto nuovo
sbucate da quell’uovo
chiamato nuovo anno,
ma noi non ci saremo,
e chiudo questo verso
pensando a un Universo
che forse abiteremo.
non può essere un buon posto, nel pensarti
Questa stanza, nei rumori di motori accesi che scivolano sotto le finestre
non può essere un buon sottofondo, per pensarti
Questo trascinarmi, in un nuovo interrogativo viaggio
non può essere l'evento più importante di ogni altra cosa, nel pensarti
Il freddo acuto e penetrante che si muove, non può essere ciò che sento, nel pensarti
Il silenzio mi ostacola, ma non può essere una difficoltà, nel pensarti
Non può essere che tu non sei qui
Non è così, nel pensarti






