Da che 'll'omo cammina eretto
er riposo è no sconquasso
nun c'è ancora er letto
'ndo trova er materasso
finché camminava su quattro zampe
la quistione nun era importante
st'omo qui nun cià alcova
s'appisola bene dovunque se trova
er progresso è qualla cosa
che te fa sembrà necessaria
pure la cosa lussuosa
basta un pò de tera
e du gambe pe 'll'aria
pe' quello che s'ariposa.
del silenzio,
disteso nel sibilo
ricordo di un’estate
persa dai
geli dell’inverno.
Varchi innevati
si prostrano sui
veli ornati di
profumi d’autunno,
che assopiscono i
briosi sapori
dell’innamorata primavera.Rapito dall’ombra
del silenzio,
disteso nel sibilo
ricordo di un’estate
persa dai
geli dell’inverno.
Varchi innevati
si prostrano sui
veli ornati di
profumi d’autunno,
che assopiscono i
briosi sapori
dell’innamorata primavera.
Fu solo un'estate in cui tutti eravamo svegli,
più svegli che mai nonostante il relax.
Erano svegli pure gli occhi degli ulivi intorno,
quei guardoni che ci spiano mentre ci toccavamo.
Le radio facevano gargarismi nelle vecchie corti,
gli zingari fumavano su sedie di plastica a torso nudo
e noi nudi in un solco d'orto, dove non c'era niente.
Si pensava di seminare lì qualche bambino.
La vettura da letto del mio treno!
Lasciami sulla sponda i soldati passano composti!
Coi nostri sogni zoppi
coi diapason che non ho mai visto per davvero
eccomi nell'onda provvisoria del sereno
è come dire che sono stato salvato
in extremis - per fantasie -
me le ha portate un bicchierino di grappa.
Pensi
Le serate a chiacchierare
La tempesta,
Un fulmine è piombato dentro di me
il sole pare fermarsi in mezzo al cielo
e le argille si spaccano per l’arsura.
Nelle fessure della terra assetata
s’annidano le serpi.
Grilli e cicale
graffiano il cielo.
La calura arrostisce le pietre
e dardeggia sulla terra,
tostando i fieni appena tagliati.
E rovescia sulle spalle delle colline
barili di carboni ardenti.
e ciò du' mani
in un batter de cija
una dà l'artra pija,
una onesta una canaja,
una t'oscura una t'abbaja,
una te veste una te spoja,
una t'accarezza una te mitraja,
una lavora a maja
una è 'r rovescio de la medaja,
una ci'azzezza una sbaja,
una rubba una dona,
una minaccia una perdona,
una è guasta una funziona,
una canta una sona,
una straniera una romana,
avè du' mani è quistione d'anatomia
e nun esiste terapia
pe 'sta c..zo d'anomalia
e si nun vanno in sintonia
nun poi dì ch'è corpa mia.
ci voleva una lirica, ho pensato,
ed allora io mi sono preparato
una cosa niente triste, niente fosca;
una cosa che sprizzasse l’allegria
dal sorriso dalla bocca dalla luce
che traspare dai suoi versi e che traduce
la sua vita in esaltante poesia,
questa mia vuole essere un omaggio
alla festa della dolce poetessa
elegante come una principessa
nei suoi versi traboccanti di coraggio;
tanti auguri di un gioioso compleanno
in salute buonumore ed allegria
confidando all’invincibile poesia
tutto quello che le favole non sanno
di bellezza floreale e di colore
del tuo mare dei sapori profumati
dei tuoi monti delle valli dei tuoi prati
delle tenere speranze dell’amore.
Dall'oblò nel cielo azzurro
gli abbracci delle nuvole
confondono l'arcipelago meraviglioso
che tanto ti ha incantato,
con le sue spiagge bianche e rocciose,
le acque limpide e trasparenti,
le barche colorate dai colori vivaci,
le grotte, le scogliere,
i giochi magnifici di luce,
le finestre di pietra,
i balconcini arabeggianti
i sapori speziati,
e gli amici quelli nuovi e spensierati
delle tue lunghe giornate!
Emozioni ridestate da una goccia che cade
e un sorriso in tasca !
a Martina con affetto
e lieve soffia di coscienza e lambe
le fronde. Non t'affliggere alma stagna
nell'ira folle ch'orbi ti fa l'ambe
due occhi del veder il ben di parte.
Mostrati quella ignudo infin le gambe
più del coverto piagner di tua arte.
L'inveir è sputare Amor che truona.
Somma voglia è l'odiar omai in disparte
della vita, e amar contra persona.
Non sdegnar, alma lacera, di cui
c'è fiato l'esser vero ch'entro suona.
Io son colui che t'alza poi che rùi.
Io son colui che per gran tempo fosti.
Colui che paga per l'errori tui.
I mal ch'al tuo voler fuggon ascosti
schifi oltraggiata come iroso in pena,
perché non sa del vin ch'ignora i mosti.
Ritorna a tua matèr che in te si scena,
pensa ciò che t'imbocca'l primo autore.
E' l'or che tua memòr ti rieda plena.
Amor artiglia lesto 'l gentil core
com'aquila suol far con la sua preda,
e 'l trofeo non molla pria che more.
Amor sostène e abissa sanza meda,
di luce tigne i giorni o di tempesta,
per fato questi il pasce o li depreda.
Amor da cenre dolce si ridesta
come in aer maestosa la fenice
e volando soave il mondo assesta.
Il tuo penser ch'a Lui lo svago addice
è pellegrin che va per fioco viaggio,
ma questo metro a te e in eterno dice:
"Elli è folle, ma in chi ne fa un oltraggio
rifiutasi di porre sua radice.
Nel fiacco non divampa, in chi ha coraggio! ".
il desiderio
in questo momento diluito e comune
facendo breccia
come una bolla di sapone, nell'aria circostante
Sento il suo pulsare, come eco fra i ghiacci
invitante e caldo
affogarmi e portarmi con sè
Le mie forze lasciano fare
si abbandonano alla sua forza prestante
Ritorno come folgore
senza proferire suoni
senza riuscire nei movimenti
Mi ritrovo vagante e calmo, come quiete dopo la paura
Nello sparire, non nasconde il suo ultimo anelito
si avvicina come adulatore
e fissa con lo sguardo
Sorrido, con esplosiva felicità
sobbalzo pensando già al suo ritorno
pregando che mi resti amico.
Mi trovo smarrito da tanto splendore,
Non so cosa dire ne quale colore
Mi devo inventare per due fantasie
Ove poi con le stesse rimate canzoni
Che tutti cantiamo con note stonate
Da flauti chitarre o da corde scordate
Ci portano alfine alle stesse emozioni.
A volte leggendo le nostre poesie
Mi trovo davvero in un mondo fatato
Che pulsa leggero ed in modo immediato
Immerso nel gioco di dolci armonie.
Che bello a rileggere i vostri lavori
Ripieni di senso o di pianti sinceri
All’anima sembrano sempre più veri
Pieni di semplici amabili onori;
Grazie poeti di questo onorare
Tanta poesia che fa bene al cuore
Forse lenisce un qualunque dolore
Che ci permette comunque di amare.
da casa sua a lo sprofonno,
era un pensatore stravagante
studiava omini animali e piante
Un giorno l’ucelletti, l’acciuga,
‘n artro l’iguana, la tartaruga,
un giorno le bufale , le cavalle,
‘n artro le begonie e le betulle.
In una schicchera d’esartazzione
sputò fori la teoria de l’evoluzzione
e se convinse co ‘n atto de fede
ch’ogni spece viè da quella che la precede
Sembrava allora na bestemmia,
l’omo inghingherato vià da la scimmia,
mò chi va a raccontà sta fiabba
che semo tutti fiji de l’amebba?
Da l’arto niscosto su de ‘n arbero
no scimmione ch’era curioso,
e su sta teoria assai dubbioso,
volle fa pure lui lo scrupoloso
e guardando da lontano
se mise a osservà st’essere umano,
così avanzato e progredito,
ma quann è buio se nisconne dietro ‘n dito.
Annotò tutto quanto su un taccuino
er progresso , la vita nostra e sto casino,
che si pe noi è normale,
chi sà a lui come j’appare.
Pure lo scimmione dopo tutta st’osservazzione
ebbe a la fine un lampo d’illuminazzione
sto collega mio umano è ito certo fori binario
st’evoluzzione ecco come che funziona: ar contrario.






