zampilli come goccia alla cascata
tu
con i tuoi occhi che sanno di ghaiccio
e il tuo corpo d'estate
forse mi sto innamorando di te
di quei tuoi modi gentili
e di quell'arcobaleno
che mischia
emozioni e colori
al mio stare immobile
mentre cammino
Tu
goccia di goccia
nel mondo
nel fiume
nei miei pensieri
ed io nei tuoi
in silenzio.
Aldilà delle distese infinite
e delle colline variopinte,
odo gli stessi dolori
gli stessi colori…
E petali malformi
e foglie putride
e lacrime che piovono.
E’ la solitudine infinta del fiore
che muore.
Vana la gloria,
inutile la grandezza
se fatale è il contatto!
Rimane solo la tristezza:
la perfetta sofferenza,
del fiore
delicato,
dall’affetto isolato
malnutrito d’amore.
chissà la notte 'ndo sò volato
combatte contr'i fantasmi de la mente
è l'impresa più ardua e imponente,
ecco perché m'arzo tutto demente,
affronto l'impeto de 'sto torente
'ndo la realta se confonne cor gnente,
tu me dirai 'ndo cavolo vai,
ma nun vedi che sò bordellain?
Sta mente è causa de tutti li mali,
er ripostjio de paure ancestrali,
quanno eravamo ancora animali,
accucciati sotto tera come minerali,
de notte m'aritrovo pe' certi viali
pieni de 'nsidie e assarti frontali,
mostri, paure, incubbi astrali.
Questa è la lotta più insidiosa
io e 'r nemico semo la stessa cosa,
sò io l'attacco e la difesa,
sò er diavolo e la chiesa,
sò la salita e la discesa,
ogni notte è 'na sorpresa.
Così quanno che viè sera
sta vita diventa 'na porveriera,
tra lei e la morte nun c'è bariera,
c'è 'na vita parallela
così ar risvejio nun sò più
qual'è quella vera.
è stato allora
il precipizio.
No, non il viso tzigano del pianista o
il tocco armeno sui pinnacoli
sebbene in estasi da crema di Mozart.
Ma il corpicino
cadavere
di una vespa.
Eravamo qui - ho detto tra me e me -
da almeno due notti,
un ventaglietto
dimenticato sotto le seggiole.
C'erano tutti, ricordi?
Erano tutti testimoni di un contratto.
Finché morte non ci separi, per sempre.
Nella gioia e nel dolore
come se il dolore fosse una leggenda metropolitana;
in salute e in malattia come se ci fosse un vaccino per tutto.
Riempisti quello spazio bianco con una firma, come se nulla fosse.
Quanta leggerezza, parenti e amici sorridenti.
Facile promettere mentre tutti mangiano e cantano,
invece un giorno arrivarono i risultati dell'analisi.
Mentre mi consolavi, con l'occhio cercavi una via di fuga.
Aspettavi il momento giusto, furba da non lasciarti fregare.
Mentre il mio corpo decadeva, decadeva la tua morale.
Evidentemente il diventare forti è un privilegio di pochi:
in pochi si addormentano abbracciati
senza sapere se passeranno la notte,
se ritroveranno un mucchio di ossa incatenate
contro migliaia di occasioni che offrì la libertà.
Se la polizia della morte venne ad ammanettarmi,
tu dovevi costituirti come complice di tutti i miei reati.
Venire a trovare un condannato da un vetro, ogni tanto:
questo non c'era sul contratto.
Eppure lo sapevi bene a quell'esame di Legge.
fra tuoni lampi e pioggia
abbiamo accompagnato
al sacro cimitero
le spoglie di un ragazzo;
il prete ha detto quanto
Gesù poteva dire
ma il babbo che ascoltava
riusciva a non capire,
la mamma non aveva
da un po perché l’è morta
e adesso pure lui
è andato ad incontrarla.
Le lacrime di tutti
non sciolgono il mistero
di questa nostra vita
che passa in un sentiero
di pianto e di amarezze,
di candide carezze
donate all’occasione;
è morto quel ragazzo
e noi nel frastornato
siam qui a non pensare
il turno che ci aspetta.
mesà ch'ar mio je rode
cià puro du code,
la matina me frega la colazzione
m'è capitato er custode buffone,
a vorte lo farebbe scappà co' n bastone
ma dopo così lunga unione
provo pe' lui tanta affezzione,
ogni tanto me dà 'n tocco de punzone
ma lo fà solo p'attira l'attenzione.
C'è chi ce ll'ha bello zuccone
e je fà storie p'ogni quistione,
c'è chi ce ll'ha attento, chi beato
p' evità ar protetto de finì dannato,
er mio me segue da quanno sò nato,
è distratto puro un pò svojato,
je sfugge più de 'n peccato,
ma ormai me sò abbituato,
tra noi due sò io er più scaltro
però st'angelo mio
nun lo scambio co nisun artro.
piovosa, bagnata, uggiosa.
È l’estate che desideravo
fresca, trasparente, ventosa.
E’ l’estate che placa la carne
il sangue, le viscere, la mente
è l’estate che aspettavo
come la luna aspetta il coyote
come il mare aspetta il fiume
come il sole l’ombra delle dune.
Oh estate dalle nuvole nere
spegni adesso il cratere
ho cenere negli occhi
lapilli nelle pieghe
fuoco nelle vene
ustioni e preghiere
sulla lingua e sui fianchi
tra le unghie i filamenti
di inutili orgasmi.
E’ l’estate che aspettavo
l’estate senza ragione
dipinta di colori surreali
l’estate che spacca il cuore.
In questa estate agognata
m’inchino al cielo
nell'unico spiraglio d’azzurro
da dove traspare il volto
di me, di lei,
un raggio di sole che perfora l'anima
sciolta, avvolta e travolta
dal tornado di un’estate che volevo
di un’estate che aspettavo.
Mi viene da parlare dello stupido androide del caffè;
non chiedetemi il motivo:
alcune macchine non funzionano mai.
Accartocciano i bicchieri,
sputano lo zucchero a vuoto;
Sollevano la rabbia meccanica di cosmogonie
e di indecisioni.
Oggi le ho chiesto
se domani potrà evitare di fregarmi:
mi ha detto "No, ci vuole anche uno scherzo”.
Eppure chi distingue più quel che è reale?
La solita storia alla solita ora:
la snervante routine che non fa poi così male,
la solita idea che forse qualcuno sfiora.
Ci stavo cascando e mi ha salvato
dalle sabbie mobili dei pensieri ripetitivi:
il rumore di un bicchiere accartocciato
mi ha riportato nel mondo dei vivi!
dopo la notte d'incessante pioggia,
cammino.
Come sei bella...
rivivo scorci nitidi:
un giardino, una villa ottocentesca,
la panchina, ricordo di un bacio a mezzanotte,
il castello sullo sfondo....
Un percorso fatto e rifatto mille volte.
Ti ho amata,
fanciulla aperta e avida di conoscenza,
ti odio,
troppo chiusa e gretta per me ora,
ma il mio sguardo si perde ancora nella tua bellezza,
pungente nostalgia,
mai comunque indifferenza.
Se solo se io
picchietto il gomito
se con un dito lo provoco,
martelletto
che poco più che silenzio
creo una parata di formichine
che davanti alla stuoia della porta
poi si varca,
se mi inchino se a cogliere
un fioricello magenta tutto spennato
se inezia, l'inezia è sovrana di ogni mio passo.







