nel silenzio pietroso del taciuto volo
Note di valzer vibrano dal violino gitano
hanno nelle pieghe il vagito del mondo
l’agonia recisa del mattino nell’assolo lontano.
Farfalle rincorrono il riannodato verso
ne intarsiano il cielo dall’altrove incendiato
si disputano il cuore deposto nel fosso
l’esploso diniego dal perdono sventrato .
Piantona l’elemosina nel diluire il fosco
l’andatura dolente col dentro avvolto
occhio riverso di sublime risorto .
Sfregiano la bellezza con labbra gonfie di vele
travolgendo l’oltre sulla diga della resa
memore d’inneggiante bandiera bianca
bruciata la speranza nell’oblio che arranca.
L’eternità ha il cuore trasceso nel lutto
un tempo gelato nel candore d’ultimo furto .
L’anima decora i fianchi ascesi all’ansa
con prati di colori sull’onde del cielo
e ancora e ancora e ancora
prega l’anima all’infantile memoria
cullando la storia dall’intima fuga
come madre pietosa febbricitante
tra sonno e ragione.
In vita unica e vera ferita è la cecità
lo sconforto in balia del male
l’irrisolto corso.
Al poeta non chieder mai d’esser cera
ma fuoco o raggio d’amore disciolto nel vuoto.
Sarà che la pioggia
non ha colore
e che una nuvola
s'asciuga al sole.
Saranno ragazzi
di oggi e di ieri
resistono al vento
se soffia impetuoso.
Le stelle nel cielo
son sempre le stesse
puoi contarle e dormire
tranquillamente.
Sarà che le storie
quelle più belle
son dure a morire
e se c'è tempo
diventano eterne.
Saranno i ragazzi
a scrivere i muri
non ci sarà pioggia
che potrà cancellare.
Le stelle,la notte,
poi c'è l'amore,
puoi solo viverlo
ma senza inventarlo
e poi c'è il cuore
che è senza frontiere
da un pò son cadute
le distese barriere.
Saranno ragazzi
di oggi e di ieri
a parlare nel sole
raccontando l'amore...
entri nella mia casa
sul mio divano ti sdrai
atteggiata a gran diva
Sei bella, eterea
di bianco vestita,
danzi leggera sulle note
di una musica dolce e triste
emanando delicato profumo di rose
Nulla ti offro da bere,
già ti disseti delle lacrime
che scivolano dalle mie ciglia,
ti nutri dell'essenza del mio cuore
Mi sorridi dolce posando
una leggera carezza sul mio viso
dietro quel sorriso leggo
la tua vittoria di cui orgogliosa sei …
Si per un momento
ti sei impadronita di me,
un momento lungo giorni e notti,
ingenua Signora Solitudine
tenuto conto non hai dell'amore
che batte nell'anima mia,
in ogni fibra della mia pelle
Seppur stanco il corpo
seppur sofferente la mente,
mai sarai mia padrona per sempre,
un sorriso mi sgorga dal cuore
raggio luminoso illumina il buio
a te intorno e ti dissolvi
nel vento sconfitta
dalla speranza, dalla fede
dalla forza trasfusa in me
per la voglia di vivere
che mai mi abbandona ….
Non avevo chiesto
che un soave sospiro
con cui avvolgere la mia anima
e donartela.
Perché mi dai la notte?
Non volevo che una stella,
una piccola stella
dove appendere i miei ricordi sgualciti.
Perché mi dai la mano?
Non volevi forse fuggire?
Ma anche fuggendo, fino agli estremi
di ogni pensiero desolato,
nella pesantezza di ogni vita vissuta,
tu sarai il mio baricentro.
Di mio padre ricordo il lavoro
le mani sporche, unte e callose
di mio padre ricordo il silenzio
ma anche le poche parole
che le portava via il vento.
Di mio padre ricordo il dolore
il sangue che colava dal naso
di mio padre ricordo il racconto
che ripeteva sul bordo del cielo.
Di mio padre ricordo il mistero
quando di notte varcava la porta
fuori pioveva ed io piangevo
e tutto questo adesso mi manca.
Di mio padre ricordo il coraggio
di essere padre e di essere uomo
ma ricordo anche le sue paure
avvolte nel fumo e nelle dita ingiallite
Di mio padre ricordo le carte
l'asso di spade e il due di coppe
e quando capì che il gioco è illusione
era troppo tardi per darmi ragione.
E ricordo bene quel giorno
che mi strinse forte al suo cuore
moriva senza darlo a vedere
e mi disse:”tranquillo è tutto a posto”.
« Ratti e topi non sono considerati in generale animali di compagnia ma animali nocivi, e ci sono quindi poche persone che si diano la pena di difenderli. Eppure il dolore che prova un ratto o un topo è altrettanto reale di quello provato da uno dei nostri amici a quattro zampe. Nei laboratori essi soffrono, come ben sa chiunque li abbia sentiti lamentarsi, piangere, uggiolare e persino gridare. Gli scienziati dissimulano su tutto questo, sostenendo che i loro animali sperimentali stanno semplicemente vocalizzando. Siamo ancora a Descartes. »
Topolini di campagna,
voi siete solo piccoli poeti.
Voi siete i lieti artisti di strada
che si crogiolano dolcemente
sotto la traiettoria evocativa
di un bramato primo sole.
In attesa di una qualsiasi
forma d’espressione,
anche io ora riposo:
finalmente lontano
dal cuore della città,
dal distretto dei teatri,
dalle suggestive lanterne
del vecchio borgo dell’Arbat,
e dagli agglomerati artistici,
gli ostelli dei finti creativi.
Non durerà un’altra vita,
Apodemus amico mio,
io credo che tornerò
al soffocamento,
all’asfissia, al nulla,
alla strana schiavitù
di una realtà fugace,
dove ci si sente veri,
sulla via del riscatto,
quand’anche si sia
già mezzi morti.
Rubo un pestello
ed un mortaio
quattro zolle di terra
la rugiada lunare
farfuglio parole
e Rea mi ascolterà.
La fiuto nel vento
che sta per arrivare!
Anche se il cielo è
impregnato di silenzio ,
anche se i campi sono
spogli di papaveri,
anche se un ricamo
delicato di brina
sposa ancora i rami nudi
degli alberi ed i cespugli
sono vuoti di ronzii.
Rea arriverà...
Ubertosa di rinascita e fertilità .
Un bambinetto addormentato sul prato
occhi di danzante alchimia in sogno
immagine nata dalla dolce malinconia
lasciata annichilire lungo l’ascetica via
sul respiro d’un fiore che non beve cielo
una carezza sulle note del pensiero
un addio lieve dal gentile inchino.
La paura misericordiosa d’amare
la perdita dal dolore redivivo
lame su rime ad intelletto ferito e schivo
che s’apre a scelta per imparare il senso
il cammino stanco tra l’uno e l’altro
distruggendo il tempo ad ogni nesso
nella speranza abile dal mestiere perverso.
Fissità d’estasi, orizzonti tersi e calmi
in missione di devota desertificazione.
Nel chiostro un raggio di luce
così simile alla mia solitudine.
- per dedicarti un solo minuto, bisogna aver vissuto
molta vita: con te l'approccio non è incontro:
sei miserabile dentro e fuori non hai nessuna forma
realizzata:
è voglia di sangue,
il suono che ripete il tuo comportamento, quando
batte la campana grossa:
la carnage è in corso:
ti sei impossessata, troppo presto, della coscienza
di perire: non hai lasciato il tempo di stendersi,
sul letto, di aspettarti nell'intimità dell'ultimo
momento:
sei rapida, veloce, nel tuo gioco estremo:
- non sono come sono, sono come mi vuole il mondo:
lo dimostra che gli uomini, e non tutti, mi ritengono
una punizione: fossi io, fuggirei io stessa da me,
da loro e mi nasconderei nella mia sparizione:
la mano dell'uomo mi snatura, riducendomi
alla pazza che incombe, che non perdona:
- c'è un luogo in cui ti sentiamo avvicinare
e uno che gli occhi ti vedono lontana:
mai ti consideriamo estranea, banale
con il tuo passo leggero di pantofole
tirate sul pavimento lucido di cera:
e c'è un altro luogo ancora, dove tu
non sei amica, familiare: arrivi da un
punto estraneo degradata, violenta,
delinquente, volgare:
- dopotutto, non è difficile capire che morire, in sè,
non conta molto: conta ciò che mi sta dietro, che
mi alimenta o mi contrasta:
se non mi aspetti mi tratterai da estranea, distratto:
se mi temi, ti sembrerò spaventosa, vuota e con la maschera:
- che ne possiamo dire, intrigante filosofa e unica
immortale, se non ammettere che arrivi con mille
definizioni: se non uccidi il corpo, fai morire l'anima,
trattenendola a te, nella tua vita, priva di vita:
- va da sè che un siffatto volermi commentare
e non volermi identificare con la falce lunga
che porto nella mano, alza la gravità del tema:
che gli uomini sono destinati a rimanere mortali
invece che qualcosa di più che tali uomini:
- dunque uomini che vivono per poter morire,
che traggono questo potere da un rapporto
anticipato con la morte?
e la morte nel rispetto della vita, dei vivi,
come renderla attiva e con la sua libertà
di affermarsi, renderla possibile?
- dominarmi, essere arbitro di me stessa, rendere sobrie
e dolci le agonie, non è piacere che mi è riservato quando
è l'uomo, e mi ripeto, a violentare il potere di morire:
egli riesce a fare di me una possibilità sua:
annettere alla sua incoscienza la scomparsa della mia coscienza
e alla sua coscienza la scomparsa della coscienza:
un immondo privilegio che non supera il limite di essere mortale:
- ma il senso di sconfitta rimane: ci disorienta
la morte che resta estranea ad ogni decisione:
andare a questa morte, che non è quella che
si vorrebbe a disposizione, che non ha nulla
di intenzionale e verso la quale non si è diretti,
evidenzia meglio la natura che ti lega ai morti:
Plumbeo il cielo.
Il gelo del vetro
sul mio viso
Lacrime in gocce
scivolano,
filano il vetro
come percorsi di vita.
Con la mano
disegno strade,
mai conosciute.
Se per amarti devo un po' morire...
Mi vestiro' di viola
quando andando via
porterai con te
il mio ricordo.
Mi vestiro' di nero
perche' ho dietro di me
il tuo ricordo.
Come spugna in un' onda
cancello i miei sogni.
Anche oggi la magia si e' compiuta
di fresco vegetato
tra morbidi declivi
e pendii scoscesi
e di pascoli ampie distese
e me ne riempio gli occhi.
Nuova euforia mi prende
che di energia mi accende
che non riesco a sfogare.
Per le pietrose
vie e ai cigli delle strade
ecco,
orgogliose,
spuntare
margheritine bianche,
arancio e gialle
e violacciocche
e rosee campanelle
e cespugli di biancospino
e turgide ginestre
e altri fiori di campo
che,
nel vigore giovanile,
sfidano le folate
di aprile
e non si piegano neanche
alla tardiva bufera
perché tempo è, ormai, di Primavera.
Dal letto caldo della terra già lievitata
sboccia, come d’incanto,
tutto un mosaico di forme
e di colori
e di fragranze mediterranee
che avvolgono la mente nell’atmosfera
di melodie lontane
e arcane ballate.
La terra più non dorme:
ora vive!
Tutto intorno è un rifiorire!
E tra variopinti foulard,
olezzi,
argentini suoni,
delicati tepori,
al prato rubo i colori
e me ne riempio gli occhi.
Il meteo è improponibile ed ogni centimetri di te, ti dice di non andare.
Ma chissà perchè spesso non ci si ascolta.
La montagna è una donna/fata/amica/strega/madre/sorella potente e suadente.
Per lei ti svegli quando gli altri si coricano
Questa domenica, un incidente in montagna, mentre scalavo con un caro amico ha fatto affiorare questi pensieri.
Momenti difficili e drammatici. Ma con un lieto fine. Fortuna?"
Insaziabile fame d'avventura verticale
dolorante insonnia
frenetica smania di esistere
canta l'Anguana
obnubilata volontà
senza scampo cediamo al suo richiamo
invano gracchiano i corvi
lugubri baci portati dal vento
come neri sussurri
aruspici in contorte viscere
sordi brontolii
greve aria di bianco chiazzata
crono si concede un'altra mano
rimescola pigro le carte, le sorti
stasi temporale
audaci, bando agli indugi
fredda insensibile morsa
un sibilo un tonfo un grido
schianto di ossa
accompagna il silenzio
mentre un tenue ticchettio
calpesta il tempo
e le stelle piano spariscono
lasciando il posto
al nuovo giorno.
Così apro gli occhi
e incontro il tuo viso
ed è musica il tuo respiro
non oso disturbare il tuo riposo
e beandomi della tua presenza
mi arricchisco
come un ramo a primavera
e il cuore osanna
le lievi carezze d'amore.
il corpo non bada alla violenza ricevuta,
non appartiene all'intimità, lacerata, della carne:
alla fine, esce fuori da ogni poro, per fare,
di quella presenza, l'allontanamento che ignora
la sua vicinanza, che avvicina la lontananza
interiore, il velo di luce sulla pelle che fa
del corpo il capolavoro:
sofferenza e dolore prendono la forma della donna,
del luminoso spirito di carne, delle spine ficcate
dentro il marmo:
ancora e sempre il fiorire di un fiore rifiorente:
la bellezza non si sottomette alla furia delle mani:
non è fatta, a partire dalla carne, con ingredienti
materiali, non si afferma con materia adatta
alla sua forma:
il sole ha seppellito il sonno, veglia sulle braccia,
sul velluto dei petali più esposti: la luce è un fiore
adagiato sulla schiena: i fianchi nascondono
la notte: il petto, i seni sono troppo santi
per dormire: il corpo della donna è come l'arte:
non accetta leggi, ripudia ogni potere:
la sovranità è il suo genio:











