Dio bussò alle porte del sole

La fiamma non aprì.

“Io sono il creatore del cielo e della terra”

Disse Dio,

ma la fiamma non aprì.


 

La luna pianse per questo

e si nascose dietro il monte Olimpo.

Il pastore vagò nel buio e maledisse Dio

tutte le sue pecore erano perdute.


 

Il sole chiese all’uomo di dove venisse

“sono creatura di Dio, l’Onnipotente”

disse l’uomo.

E il sole a lui “l’Onnipotente non varcherà le mie porte”

L’immenso cielo si fece scuro

a celare la lotta degli Dei .

 

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Profilo Autore: Vittorio  

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saprò che c'è e che non c'è:
che c'è quando non si vede,
che non c'è se non si palesa:
la luna si vede e non si vede:
 
mi abituerò a pensare l'uno e l'altro,
saperla dietro le nubi e vederla a fronte,
a tenermi il conflitto e a rinunciarvi:
la ragione sorveglia, lo spirito sconvolge:
 
saprò che lo saprò per non saperlo mai,
che saperlo è la conferma dell'ignoto,
che il dubbio è pieno di significato:
 
perciò saprò che c'è e che non c'è,
che si rivela quando non appare
e quando c'è mostra la sparizione:
 
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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

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Il mio tempo, il solo prigioniero
gabbia, la pelle rugginosa assetata d’eterno
luce sul dorso lieve nel riverbero
deforme mutante argine d’essere.
Il pallore colto di mille ortensie
imbianca la malinconica preghiera
funambolico filo dal perduto sentiero .
Depone l’affanno ceduto al futile
l’indulto sogna l’approdo al fine
battezza lo spirito dal bianco destino.
Si fa premio il morire e la franchigia
a cenni chiede scusa all’incauto slancio
addenta l’arroganza dalle umide ciglia
e poco importa se incalza il fato al pianto.
E’ pena d’amore, sviene lo scheggiato intero
l’eterno torreggiare sulle reliquie vive.
Che siano quartetti d’arco armati
i nostri astri, violini di dolore tatuati
ascesi all’amore senza senso
e i nostri cuori fiori di campo
nel pianto del tempo.
Poco importa il fluire distratto
non ha memoria
ma Lei la nutrita, la rinunciataria dal pacato gesto
lei la sola in risposta al falso solco
perdona il cedimento.
E’ speranza d’anelito orfano
libra in excelsis Deo marosi imponenti
e coni d’ombra dai turbati fermenti .
Là dove s’intreccia l’espianto soffocato
è messa a dimora l’emozione scissa
là il colpo secco vibra, vivo di spettacolo arso.
E non rimane che popolare d’urla le gesta
immerse nel subbuglio d’imperituro evaso
perpetuo paladino del risorto.
Recide l’anima l’ombra e le mostra la nuca
adagia il cuore arreso al sospeso
sull’intimo foglio danzante distacco,
in poesia chiamata destino, l’ultimo divino.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Coinvolgenti sentori
da flaconi d'arte e forme
vagano nel camerino polveroso di specchi e ciprie
su tende spiegazzate e socchiuse
dietro la poltrona nonna negli arredi
Pur dalla porta di compensato
arrivano i reclami della platea
per il tuo fluttuare, per i tuoi volteggi
da poco, solo segni fra luci e palco
Il delicato trucco, scudo dalla realtà
è stato tolto
lo rimetterai domani
devi mostrarti, ti chiamano
Sulle punte, provi a lanciarti verso il buio del corridoio
che finisce nell'abbraccio della gente
che ferma ti aspetta, senza stancarsi
solo per te, senza false intenzioni
Si riapre il sipario, ritorni nel piroettare imparato
negli inchini dovuti
nel ringraziare grazioso
Qualche lacrima nascosta dalle ombre, ti scivola senza volerlo
Fuori da lì, non ci saranno solo applausi e grida
fischi e complimenti
Le tue punte dovranno pungere
i tuoi balzi superare
Come ti spiegai, appena avesti la voce
l'udito e la comprensione.
 

















 
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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 28-02-2024

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Dietro quei sorrisi, 
gentilezze, educazione, 
si nascondeva un disagio. 
Un peso dentro di te, 
ti ha costretta 
a dire basta.

Sentirsi trafitti 
da mille lame 
ognuna taglia un pezzo di te. 
Giorni e giorni di agonia
continuando a ridere, 
a lavorare a divertirti. 

Ogni giorno 
se ne andava un pezzo di te 
facendoti mancare 
la terra sotto i piedi. 
Nessuno si rendeva conto 
del tuo malessere. 

Improvvisamente un giorno, seduti in quel tavolino 
davanti ad un dolce e un caffè 
mi dici. 
Ce l’ho fatta, sono guarita, tutto è tornato a posto, 
le lame non tagliano più, sono stata forte,
quel peso dentro lo stomaco è diventato leggero. 

La mattina dopo...
scopro
che è stata forte 
quella trave... 
con la corda 
a penzoloni.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Qui sento sempre suonar

campane a morto.

I toni non sono mai gioiosi,

i cuori dei giovani son mesti;

la gente sorride spesso a forza,

celando ciò che sente veramente.

Paese mio,

qui il passaggio é rapido,

sperare é vano ed anche poco saggio.

Tanti del tutto un po' non hanno,

così a malincuore se ne vanno;

un po' del tutto ad ognuno toccherebbe,

magari sol perché qui nacque e crebbe.

Qui i leoni fan la loro parte,

tenendo i più deboli in disparte.

Paese mio,

ma chi sono i leoni,così forti,

e i deboli dai cervelli corti?

Come colui che sa che dire nuoce,

mesto mi rispose a bassa voce:

"I primi son politicanti e mafiosi,

nonché furbi clericali verniciati,

che insieme han gli ordini corrosi,

i secondi sono onesti cittadini,

che vengono dai primi raggirati

con false promesse ed occhiolini".

Inchinatevi,o falsi re,ai vostri servi,

implorate,pentiti,il lor perdono,

ridate tutto quanto a lor sottratto,

perché possano lenire i loro stenti

e rendere lieti i lor pensieri foschi.

Un uomo muore,perché così vuol l'altro,

credendosi più uomo,perché scaltro.

Un uomo piange e se non ha speranza

sarà assoldato dalla delinquenza,

arrecando così un grave danno

anche a chi siede nello scanno.

Paese mio,

di nero parata vedo la tua piazza,

camera ardente,

in cui s'attende il morto,

circondata da vecchi ceri spenti,

perché le giovani candele

sono ai venti.
 

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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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           Scivolano le parole,
           non sono acqua,      
           come punte incidono  la pelle
           ferendo il piu' profondo sentimento.
   
            L'istintivo desiderio di coprirsi
            per non sentire,
            il suono delle parole,
            che come schiaffi
            portano via
            il sincero e candido amore.
         
            Come fiori appassiti
            a pezzi cadono,
            le speranze.

            Raccogliere con disillusione
            i frammenti di un mosaico,
            di una primavera 
            che tarda ad arrivare.
   
            Andare oltre con sguardo
            e con un battito di ciglia,
            ricominciare a vivere.

 
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Profilo Autore: Eleonora  

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Sono nata!
Non posso dire non lo volevo,
perché non esistevo.
Di rosa, verde, arancio, giallo,
mi sono decorata;
ora vesto di nero,
non per lutto,
perché la saggezza è anche mistero!
Intrecci di conquiste e affanni
ho nei capelli;
negli occhi la mia terra.
Si alternano le note sulle scale
seguendo il ritmo dettato
dal registro del tempo.
Intorno, fresco vociare di bimbi:
nuova primavera;
inarrestabile energia!
Respiro aria pulita
e mi stringo in un abbraccio

la gioia d'esser nonna
che nuovi colori
regala alla mia vita.
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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Un delicato respiro
e nuova vita si affaccia
sulla via del cammino
pronta a raccogliere colori
a dispensare sorrisi
spalancando ogni cuore
e illuminando volti.
La lieta notizia
è stata come un nuovo giorno
come un seme appena nato
che si culla tra le braccia
un piccolo bimbetto
dal nome che fa rima con naso.
Che tu sia sempre l'allegria di chi ti ama
pronto a concedere emozioni
io cercherò sempre
di seguire ogni tuo passo
e nel mio piccolo
poter dare un po di luce
alla tua via
in cambio di un abbraccio.

(a mio nipote Tommaso, appena nato)
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Profilo Autore: CALOGERO PETTINEO  

Questo autore ha pubblicato 331 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Svegliai i miei pensieri
col sole già alto,
riflesso all'orizzonte
in un angolo di mare.
Assorto e come un gatto
mi misi a curiosare.
Era bellissimo
il mare,il cielo,
da panorama pittoresco
ed uno spicchio di sole
accecava i miei occhi.
Le piccole barche di pescatori
avevan già salpato l'ancora
lasciando il paese ancora dormiente.
Era tutto fantastico
un mondo apparente,
ma ad un tratto reso invisibile
dalla foschia della mente.
Svegliai il mio sogno
ch'era già l'alba,
il cielo,il mare...
Un sogno dentro un sogno.
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

Questo autore ha pubblicato 720 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
 
Rimane 
la mia ombra riflessa
lungo la salita pietrata
fantasma di stelle e di voci
sotto il brivido 
dell'ultimo Inverno.

Profuma il silenzio 
nelle porte chiuse assenti di luci,
poco più in la un rumore  
stringe il ricordo.

Mancano ...
 I giochi spensierati,
 i gessetti polverosi, 
gli aquiloni di carta,
i vichi  di urla e di risate.

Sui gradini di pietra
l' armonia antica
di giunco e vimini intrecciata
e affaccendati mani di pizzo, 
uncinetto e fantasia.

Restano... Muri smunti e  ragnatele
imperlinate  di rugiada,
parole  incastrate e sfuggite
senza eco.

Di pane, olio  e zucchero
l'ultima carezza. 



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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 966 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Desiderami
mi disse accarezzandomi
sui luoghi del paradiso,
desiderami
diceva con voce suadente
ovattata e piano
mentre scrutava nei miei occhi
il piacere ancestrale
dell’estasi donata.
Desiderami
diceva sfiorando con le labbra
l’erba della mia pelle
nei posti più nascosti del mio essere suo,
e capiva e scrutava
ogni minimo sussulto
della carne infuocata,
lei, che l’accendeva con parole d’amore,
desiderami
ripeteva accarezzandomi ancora
mentre io finivo
nel vortice del suo abbraccio
che infinito mi stringeva.


 
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Profilo Autore: nabrunindu  

Questo autore ha pubblicato 368 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Non fui compreso
non fui reo di questo,
ostinai al destino la beffa
abbandonandovi il pretesto.
Vaneggiamento in fieri,
cuore a sé disgiunto
nell’arrancare  ultimo
all’amato patimento.  
Non fui compreso
ma fu poi tanto vero?
Soffocato  l’addio
ne ammutolii il perdono
e il cuore incoraggiai
oh sì lo incoraggiai al credo.
Percorsi ad occhi chiusi
la via ammutolita ai resi
e nutrii il cor di pianto
annichilito nel ricordo
al suo eterno incanto.


 
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

Questo autore ha pubblicato 442 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Passo silenzioso
sguardo infinito
sei stato promessa
sei stato amore
sei stato parola
sei stato arcobaleno

dubbio o certezza
specchio o cristallo
sei stato sincero
sei stato giusto
sei stato vero
sei stato aperto

ed ora che mi sono innamorato
stai volando via
senza neppure voltarti

ed ora che mi sono vestito
di te e delle tue stranezze
mi stai scivolando via

caro sogno
lasciami ancora fiatare
fammi sentire
ancora vicino a te

caro sogno
allungami la mano
non farmi cadere
tienimi stretto ancora
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Profilo Autore: Giuseppe Casazza  

Questo autore ha pubblicato 425 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

(variazione su: Consolazione alla madre-Seneca)


I)
Mi sono incontrato subito, con lui: prima l’ho assecondato, in un rapporto in qualche modo preliminare, astrattamente e accanitamente preparatorio a un dolore più vivo, più sostanziale di cui, a un certo punto, ho cominciato a sentire, quasi fisicamente, dentro l’anima, la mancanza, a desiderare l’intendimento di andargli incontro di più e provare la gioia che arriva tramite l’amore del dolore: ed ho compiuto il compito, senza misura, dell’anima fedele che non sa cosa dire, cosa fare davanti ad un dolore che mostra la sua sovranità, la sovrabbondanza di tormento sulla ruota dell’insaziabile ripetizione: per questa opera d’amore ho messo in opera le sottili, e un poco patetiche, risorse della poesia: le uniche che avevo e che sempre si ostinano a parlare stretto ma che pretendono di allontanare i fumi densi e pigri dell’inutile sofferenza: ho avuto le parole dell’anima, le uniche che potevano dare l’immagine della mia presenza, la forma del mio mondo rovesciato delle mie miserie, angustie e limitazioni del corpo e della carne: e per irregolari e limitate che siano state, inquietanti anche, non lo sono state mai, comunque, a specchio di realtà nascoste, di secondi fini: mi sono state belle per conto loro, per la loro affermazione di alterità, di altro del mondo, per la loro vocazione ad esistere, a resistere nella visibilmente presenza del dolore: sono la mia presenza, la presenza del pensiero, nel senso proprio di mente e non di pensamento, solamente.



II)
Il pensiero non si chiede perchè non concede sostanza e realtà alla conversione del dolore per farlo diventare canto, tradurlo nel linguaggio che assomiglia all’esistente:
non se lo chiede, per questo resta fuori: non può entrare e uscire a suo piacere: non se lo chiede perché il dolore non si ama solo la domenica, perché il pensiero è egli stesso, spesso, anonimo, un pensiero qualunque, sebbene trasparente e unico: non aggiunge il proprio nome alla sofferenza, ma cancella, se mai, ogni altro nome, con la sua anonima presenza, con il suo insignificante sguardo, al quale il dolore si affaccia in lontananza:
povero illuso di poter essere il possibile, ogni volta, ad ogni occasione: povero sciocco che non si chiede se il dolore abbisogna d’altro, altre attenzioni, altre persone, qualcosa d’altro che l’appartenere al semplice pensiero:
i dubbi della mezzanotte sono qua, dentro il pensiero che sente di morire nella sua certezza, nella sua vuota esaltazione:
si ucciderebbe: ucciderebbe la sua pretesa di salvazione: e ucciderebbe il dolore, ignorando la sua esistenza, solamente.




III)
Misero pensiero, non si fida nemmeno di se stesso, non crede al moto del suo stesso movimento:
contempla se medesimo e si annulla davanti allo specchio della nullità: non si oltrepassa per andare più lontano: è tale l’apparenza:
dietro quell’incertezza, dietro quel sottrarsi ad ogni certezza, alla certezza del talento che gli è proprio , si cela l’esperienza infinita di ciò che non deve nemmeno essere cercato, la prova di ciò che non va provato:
ebbene sì: quando ha il piglio giusto, quello che è suo, che rasenta proprio la follia, quando non è azione, con inaspettata medianica grandezza, avvolto nella solitudine, quasi dentro la sua sordità, nella disfatta dei suoi stessi sensi, diventa creazione, il mormorio dell’anima che non può smettere di lavorare in quello stato disperato di pensiero vivo che lavora.

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

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