il corpo non bada alla violenza ricevuta,
non appartiene all'intimità, lacerata, della carne:
alla fine, esce fuori da ogni poro, per fare,
di quella presenza, l'allontanamento che ignora
la sua vicinanza, che avvicina la lontananza
interiore, il velo di luce sulla pelle che fa
del corpo il capolavoro:
sofferenza e dolore prendono la forma della donna,
del luminoso spirito di carne, delle spine ficcate
dentro il marmo:
ancora e sempre il fiorire di un fiore rifiorente:
la bellezza non si sottomette alla furia delle mani:
non è fatta, a partire dalla carne, con ingredienti
materiali, non si afferma con materia adatta
alla sua forma:
il sole ha seppellito il sonno, veglia sulle braccia,
sul velluto dei petali più esposti: la luce è un fiore
adagiato sulla schiena: i fianchi nascondono
la notte: il petto, i seni sono troppo santi
per dormire: il corpo della donna è come l'arte:
non accetta leggi, ripudia ogni potere:
la sovranità è il suo genio:

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come una dea madre.
Il rispetto da tributare ad essa