E'la quercia a dare ombra
al tuo canto di dolcezza,
piccole memorie
narrano la vallata.
E ti ritrovi cosi
ad ammirare l'azzurro del cielo
fuggendo le abitudini,
l'assenza, la distanza.
Prigioniero di un pensiero
segui il fiume,
scavi i suoi percorsi,
ingurgiti parole,
inciampi le rughe,
sollevi la polvere,
fili d'argento ai capelli
hanno il suo parlare e
per non dimenticare ...racconti,
racconti anche al mare .
Poi appoggiandomi gli occhi
sulla guancia assaporo un bacio...
e dolcemente sussurro...
Grazie, papà...
ma qualcosa mi lega ancora la dove sei tu, papà.
Dove ho avuto gioia e dolore
dove ho conosciuto l’amore,
dove ho lasciato la mia
spensieratezza.
Quante parole non dette
quanti abbracci mai dati.
Avrei voluto
guardarti negli occhi
e dirti le parole che solo ora
posso dire,
avrei voluto raccontarti
le mie gioie,
le mie tristezze,
in fondo al cuore so
che mi avresti ascoltata,
capita,
ora che sono grande ...
sono io che ti dico
ti voglio bene papà.
“L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.”
Amore mio
puoi dormire tranquilla tu,
che persino in questo sogno strano,
a 1642 metri sotto il livello del lago,
nella cripta depressa del Bajkal,
ho veduto dischiudersi
un piccolo fiore.
Giallo-rosa,
mi ha parlato
con le tinte sbiadite
del “ti ricordo sempre”,
per restituire ai poveri sensi
gli innumerevoli propositi andati;
che erano effluvi d’infanzia, prima,
ma che da tempo si sono diluiti
con l’acqua sporca
di superficie.
Non si capiva
se quel fiore eri tu,
se quella terra dormiente
sorvegliata dal vento di sarma
mi avrebbe mai destato dal sogno.
Un pensiero soltanto volteggiava
in quel fluido cupo e immobile
che per il fiore (forse)
è ghiaccio sciolto,
mentre per me
è inchiostro
blu.
per trascenderla, per oltrepassare il dove è fitto il buio,
terribile al di là di ogni possibile pensiero:
i veri viaggiatori inseguono la stella fuggitiva:
sono loro i veritieri, i vivi: i vivi per davvero: veri e vivi,
nel posto giusto e in nessun luogo:
i veri viaggiatori appartengono al fuori del tempo,
dove ogni attimo del tempo non ha fine nell'infinito
viaggio che comincia e ricomincia:
che sembra toccare la sua fine, che non finisce mai
di finirsi, di essere finito dall'infinità del tempo,
infinitamente: indefinitamente: senza mentire:
i veri viaggiatori sono fantasmi veri: ombre
della loro apparizione, spiriti in movimento,
tormentati,visibili per un istante, per l'attimo
che il compimento del viaggio ricomincia,
interminabile incessante, doloroso, grande:
con la sua intima, tenera, personale dismisura:
solco primitivo avvolto da spire in ansia
fino a giungere all’essere anima a casa
vincolo ansante di profondità indifesa
verità di verità con lo sguardo avaro
e il patteggiamento divenuto caro.
L’oltre dove il nulla è tutto e il tutto è oltre
e il lutto trama il tratto all’essere.
Sonnecchia la speranza sul filo al dubbio
tra picchi di gorgheggi e intarsi d’aghi
dissacrante gioco nell’inseguire nuvole
nidi di parole al torchio arroventate e sole
che tentano di riconoscersi sconosciute
appena appena giusto al contratto punto
solo per chiedere d’esser figlie del vissuto.
Se non sarò, cosa sarà di me l’ardimentosa poesia
vigneto d’ombre dall’ampia fantasia
lungo il senso intrapreso e già perduto.
Di te cos'è rimasto?
Il profumo di una mamma,
il letto disfatto,
un pianto confuso,
aria... nell'aria.
Avanza fermo
il finire della sera
una stella ora ha
la tua Primavera.
I fiori vestono
nuovi racconti
oltre la luce
stringerai altre mani,
parlerai ad altri occhi,
ascolterai
altre parole.
Se puoi
nei luoghi silenziosi che
attraverserai,
in un cielo sparpagliato di colori ,
nella melodia del vento,
una carezza ...
ogni tanto...
per sentirti accanto
insieme
alla mamma mia.
perché la staticità maligna dell'essere
è una zavorra insopportabile,
salpo perché queste aurore
hanno il colore oscuro della malinconia e dell'odio,
con tutto quel sapore di sangue essiccato
sull'altare di dèi informi e tenebrosi,
vestigia incoffessabili di una coscienza
che sconvolge e attraversa
tutte le galassie con la velocità
del desiderio di potenza.
Salpo, senza bussola,
guidato dal cuore e
dal gioco lieto delle correnti marine
di tutti i sorrisi dispersi di questo mondo.
« Tu, ottimo uomo, poiché sei ateniese, cittadino della Polis più grande e più famosa per sapienza e potenza, non ti vergogni di occuparti delle ricchezze, per guadagnarne il più possibile, e della fama e dell'onore, e invece non ti occupi e non ti dai pensiero della saggezza, della verità, e della tua anima, perché diventi il più possibile buona? »
(Apologia di Socrate)
Eccoci qua,
ancora una volta a casa,
nel tiepido chiuso di una stretta
che quando era sciolta e slacciata
lasciava nell’aria il sapore della cicuta.
Ti volevo salvare io, se la terra tremava,
e volevo condurti a cavallo del nespolo,
per lasciarti seguire la scia del mio sogno
e sperare con me in una pesca migliore.
Ma c’era solo miseria al di là dell’onda,
e se sia stata una sorte maligna
o la salda presa dell’ostrica,
io allora non potevo
avvertirlo;
Per me
si trattava soltanto
dell’insidia del gambero:
e meno male che c’eri tu lì,
a ricordo della mia piccolezza,
perché dopo aver visto l’ignoto,
nient’altro che te potevo
realmente bramare.
« È giunto ormai il tempo di andare, o giudici, io per morire, voi per continuare a vivere. Chi di noi vada verso una sorte migliore, è oscuro a tutti, tranne che al Dio. »
(Apologia di Socrate)
in una giacca stinta da portiere di un albergo
sull'Alster, che pascola tutto il giorno i cigni nei suoi occhi.
All'altra darò in regalo invece quelle ali,
di frusoni che non vogliono andarsene
ma restare, davanti alla credenza e al pane caldo.
Muta musa di settembre
(per Edoardo Sanguineti)
...la tresca..
per la tua estate (inesistente) volevo scrivere un giardino
di parole (con tanti due punti, virgole, parentesi):
volevo (appunto) scriverlo (in lingua viva) un cantico
(con tanto d'appendice, corollario, note): e ci volevo mettere
(così com'è che è) la tresca delle nostre anime:
e l'urgenza dell'acqua sopra i fiori: e i fiori nell'acqua
dei tuoi occhi (senza metafore, senza digressioni):
per la tua estenuante estate, volevo poetare un'estasi
(con estetiche ed estese strofe) a cui volevo aggiungere
un abbraccio forte (alla disperazione) e la delicata risorsa delle lacrime:
volevo solo questo, per la tua (triste) estate (d'afa, fatiche e affanni):
***
...il desiderio...
mi espongo (qui davanti a tutti: mi spingo oltre) e te le espongo
(esposizione e impaginazione a cura dell'autore) intensamente pensandoti
le mie seghe compositive, le mie disturbazioni e macerazioni mentali:
(oggi, martedi 7, stanza 121, pausa telemetria): riassumendo,
brevemente (appunto): per dirtelo: mettere in luce: a che punto
scatta (invece) per me, il desiderio (pratica che seguo e inseguo
solo teoricamente, puntualmente, a puntino, da qualche tempo per te):
mi svergogno (qui, davanti a tutti): schiocco le mani,
richiamo l'attenzione e grido (forte): -Desidero sentire la tua voce!-
***
...la copula...
ti sono (mi sei) accanto, tanto (con la dialettica della mia mente:
con i miei elaborati erotici): senza sottintesi: senza:
ci siamo accanto ( in copula poetica: tra asindeti e aferesi)
tu con il tuo silenzio, io con qualche dubbio:
ti sono: in modo molto semantico e romantico
(tra il dialogico e il non logico): ti sono (molto: troppo, forse)
nell'involucro di un testo metafisico (nel mio ridicolo fisico,
praticamente evanescente, etereo: tra il presente e l'assente):
ti sono accanto, con le mie parole, con il mio pianto
(tu di lato, io di fianco: in un prato, in un cespuglio
a letto, su un tappeto: e lì ti sciolgo un fiocco, con due dita:
***
...la colpa...
la mia colpa è la sincerità: la mia tacca, la mia pecca,
il mio peccato: non ammettere che fingere è la salvezza:
devo dimessamente (e incoscientemente) ammettere
(un po' per convenienza) che la colpa in questione mi accusa
e mi incolpa: (la cosa è molto chiara: così come è chiaro
che mi prendo anche la colpa): e che il medesimo stesso errore,
mio, di me medesimo stesso, è un errore di distrazione
non di giudizio: un errore di vecchiaia (che già mi fu
di gioventù, probabilmente):
la mia colpa sono le mie bugie:
e rimani ombreggiato
da tanti e troppi venti
che sferzano i tuoi petali
sole che stai dentro
e rimani gelato
dai tanti e troppi tuoni
che legano i tuoi raggi
è difficile proteggersi
è difficile rimanere
ancorati alla propria terra
è difficile non scivolare
via
sono state ore
sono state stagioni
che hanno girato velocemente
quelle pagine
ed ora voltarsi indietro
cercare di mantenere
ancora lo sguardo
fino a quell’orizzonte
è difficile proteggersi
è difficile rimanere
ancorati al propria terra
è difficile non scivolare
via
sature di buio e crepe
le parole rimbalzano sui muri
flagellando il cuore
come saette taglienti
e polvere diventeranno
cordoni ridotti
in fili sottili
pronte a spezzarsi
E la luna
resta a guardare
accarezza quel sorriso spezzato
e lega una stella accesa
per ogni lacrima
caduta
La mente è in viaggio
un lungo viaggio
verso la vita
così lontano dal buio
e sposta pianeti e mondi
sotto i passi
da percorrere
... respirerò








