mentre la vita ti scivola via, sprecata
vorresti esser altrove
giaci avvolto dal monotono chiacchericcio del mondo
nero mantello di mosche sul cadavere di uno stambecco
filamenti di polvere danzano sulle tue pupille
turbine di abacinanti riflessi
immutevole monotonia
scacci a calci la rabbia che ti scuote e soffoca
gialle pagine ammuffite, chiazzate di noia
indolente trascuratezza
voltati di scatto
fallo ora
l'Averla gioca con le sue prede
impalate tra i rovi
Rispetto a ieri
siete un filo meno rossigne,
viste così ad una certa distanza,
sulla buccia ossidata del ferro
a quest'ora bella
tremola l'ombra -
quasi conchigliette, acini giapponesi, sedute sugli alberi direi,
se posso permettermi, senza recare offesa,
ma pensate, credete, confidate che il cielo
faccia poi così bene?
Io non so se ancora -
io non sopporterei, quel fiorire ogni giorno di più,
mentre il peso avanza,
dei petali
il vostro.
in questa nuova prospettiva,
quando per rivolgermi al monte
mi privo della vista del mio mare.
e vaga spensierata e imprudente
su e giù per il caule dell’ulivo,
fra le sequenze anulari
e le fronde storte,
fino a te, amore,
che sei per me
drupa globosa.
Al gelo i pensieri a labbra serrate
La fine incattivita annienta sé stessa
sottrae l’inumato al destino
rovista nelle tasche dei ricordi
e morde l’assenza rinunciataria
Le chiede l’origine in delirio
col pretesto di ricucire il danno
ma la cenere ha ali di vento.
S’allontana vagando a specchio d’anima
la grazia della morte in silenzio
con il suo bimbo tra le braccia
Ha solo una coperta di parole sulle spalle.
che fanno il rumore del click articolare.
Una genialata ogni tanto sorge per fortuna
ed è una piuma che sprofonda nel vuoto.
Insofferenze varie e presunte Prove
e nel frattempo sono qualcosa di più anche per l'Illinois.
Odore di cloro e piscine sporche,
una torpediniera morde e fugge.
Qualcosa di sano ed insano, aggraziato e virale,
si muove nelle ore incontaminate.
I riscatti vengono giù come i cappotti ammucchiati sul trespolo
nel momento in cui il freddo
non sa più da che parte scappare.
Vi abbraccio Piccole
Velate cerulee
Denti cariati
Un verde nastro ci separa
Ma il lento passo non mi spinge oltre
Tre morti paracarri come
storte bramose dita
Un bianco gelido disco
Nascosto tra le nubi
Fresca brezza di marzo
Mi confondi
Sussurrando cose ora incomprensibili
Ma dagli odori inconfondibili
ferite e malridotte in voli
spesso troppo coraggiosi
celati da un velo
di sicurezza e durevolezza
Cammino a passi stanchi
sulla terra a riposo
che non sento di voler coltivare
per ora no
osservo il desolato panorama
che il sole scalda
ma ritraggo le mani
e abbraccio silenzio e pensieri
Curerò le ali
aspettando il nuovo giorno
che si ripete atono
senza forza
senza inganni
guardando a fondo nello spettro
di quest' anima dolente
e silenziosa
Non cerco niente
spinta al limite dell' osservare
attendo e respiro
per vedere e capire
quando arriverà il momento giusto
e senza fretta
senza timori
immagino
di spiccare di nuovo
il volo
rubo pensieri al cuore
avvolgendo e stravolgendo versi.
Raggomitolata ...
Ti cerco in una notte che sa di miele,
mi arrendo sul mio fianco destro
e accartoccio i sogni.
Poi....Un sospiro intreccia una carezza.
Mi affretto cosi
ad ascoltarti occhi di cielo,
quanto amore tra queste mani
e nell'ombra mi scivoli l'anima.
Occhi immensi
Un peso
Ad illuminare

Fatti con lo stampino,
belli perfetti senza difetti
vagliati da impietose mani
esaminati da accurati sensori
sondati nelle più piccole imperfezioni
granello di sabbia chartreuse
è finita
lì nella pila degli scarti
ricomincia un ciclico balletto
Da mesi ti penso non salto un giorno
sui tuoi occhi tremendi con lo sguardo ritorno
perche'
Mi perdo mentre ti ascolto
tremo ,di rabbia mi mordo
con le mia braccia ti stringerei
con la mia voce ti canterei
Fulmine che spacchi il mio cielo ,magica immagine
che dalla sera alla mattina picchia come grandine
perche'
ti vedo e ti voglio
con gli occhi ti spoglio
in quei capelli la mano passerei
su quelle labbra io mi fermerei
Ne ho viste tante come te nessuna
fatti amare un giorno ,andiamo sulla luna .
che ho aperto nel tuo cuore
per colmarlo
lasciandomi redimere
pentendomi
di tutto
di troppo
Guidami nell'andare cadente dei giorni
senza motivi
per riparare i guasti insensati
di parole arrabbiate
urla lanciate
Tienimi nel tuo libro
come fiore appassito
mi basterà per credere che
qualche volta lo aprirai
La luce che mi apparirà
sarà la penitenza
senza vederti.
« I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked, dragging themselves through the negro streets at dawn looking for an angry fix, Angel-headed hipsters burning for the ancient heavenly connection to the starry dynamo in the machinery of night. » Allen Ginsberg
La primavera, lì a San Francisco,
è un poeta in procinto di acrobazie,
è amore appena in stato embrionale,
è una breve scossa che decide la vita.
Ma se vi affacciaste al di là della baia,
se affrettaste l’occhio oltre l’oceano
verso i panorami della mia infanzia,
l’affanno si farebbe quiescente,
l’idea muterebbe in maturità,
e lo spirito si smarrirebbe
in un incomunicabile
stato allucinatorio.
La nostra realtà,
la suggestione,
il walzer, la poesia:
il miasma della pazzia
o la rinascita del respiro.











