Tra le umbratili forme della metafora,
mi muovo sperduto nei meandri di motti poetici.
Spuntano d'intorno fiori d'immagini,
felci odorose e letali.
Gorgheggia la rima, con voce d'usignolo.
Bramisce il cervo maestoso, un'antica canzone.
Non uscirò da questa selva incantata
se tu Poesia, non mi mostrerai la via.
La tua voce
perpendicolare
sulla brace
Quanta luce calda
senza cognizione di raggiungersi
tra zigomi e oro
e gravitazioni
Le mie sillabe tonde
sul verde del sofà
senza mai atterrare,
e domani le parole saranno
moltitudine scomparsa
descrivendo forme di bastoncelli
Domani è porta girevole
sulle orme
Oltre il vetro
l'inconsistente volo
di una piuma
immagino
aspetto
ancora il tuo profumo
disegno
osservo
inspiro
ancora i tuoi occhi
scivola
il tuo passo
davanti alle ombre
dentro il sole
passo dopo passo
raggiungi il mio sguardo
posi le tue labbra
ed il mondo si chiude
dietro a noi
conto
soffio
scrivo
ancora la tua estate
assaporo
disseto
coloro
ancora il tuo vento
passo dopo passo
raggiungi le mie mani
posi i tuoi seni
e il giorno diventa
infinito
foglio bianco o a righe non è lo stesso?
gesti perfetti
burocrazia in tortuosi corridoi caotici
modulo ventinove allegato diciassette
giochi dispotici
tempi d'attesa
vite sprecate nella lunga coda dell'inutile
ne vale la spesa?
propaganda progresso
Ufficio Complicazione Pratiche Semplici
scopri il nesso
la mente grida e si contorce nelle infinite spire del nulla
sussurra alla vita e nell'animo
del cantore un dolore si
avverte.
Il battito accelera e serve
una nota, sente crescere
l’amore e con slancio ferma
il silenzio.
La nota lascia una pena,
segnato nel viso di intensa
tristezza,
ora un cappotto copre quel
viso ma chi conforta il lento
cammino.
Non smettere di articolar parole
mentre abbraccia il silenzio,
ci vuole una stretta di mano
per placare quel freddo.
Un gioco di fiamme con lieve
desio, ecco che sente il calore,
copre quel corpo ancora dolente
mentre il freddo si fa pungente.
Un dolore nascosto,
il subbuglio dell'anima,
il rumore di una poesia,
il vento fresco della sera,
l'aurora sulla pelle,
i rintocchi delle ore confuse,
la neve che cade,
l'assenza che tace,
gli angoli di un profumo,
una carezza,
un foglio bianco d'attese,
un eterno istante che
scivola la vita.
Gli occhi !
Gli occchi abitano fluidi
le emozioni,
i pensieri ,
le debolezze,
accolgono la tristezza,
la fragilità,
l'umanità,
il battito del cuore
che non soffoca,
il volto di ogni stagione
racchiuso
in uno sguardo muto
quando d'aria hanno
certi silenzi .
labile volto adagiato in su le spoglie
al tremante cuore abdicante il vero.
Fluttuante anello di vita sulla riva
appena il bacio sorge dal delicato innesto
di chi si volta per ritrovar la via
nella carezza al pianto d’un addio risorto.
non ha nulla a che vedere
con quello che invece poi leggerò,
io pensava a un interruttore da abat-jour,
o a un'analogia con la deportazione,
allontanamento forzato da un pianoforte - figurati! -
un tasto bianco portato via dalla propria dolce borghesia
da un elettricista nazista,
per collegarlo a due fili a cento volts.
IL TEMPO
ABRACCIO IL GIORNO
MENTRE IL VENTO MUOVE LA PERSIANA
IO MI MUOVO A RITORNARE
NEI BINARI DEL NORMALE
MENTRE LE CAMPANINE DELLA PORTA.
BATTONO UNA CANZONE
DOLCE QUASI SCIAMANICA
CHE DALLA MIA STANZA SENTO
MENTRE OSSERVO IL MIO CANE
RAGGOMITOLATO CHE STANCO
RIPOSA NEL NOSTRO MONDO
UN SALUTO ALLE GALLINE E
IO RITORNO A SCRIVERE IL MIO TRIONFO
ASPETTANDO
Parlare con te
mentre bevi il caffè
e sei spettinata,
un po poco vestita.
Guardarti negli occhi
e ti emoziona
nostante i nostri anni
passati insieme.
Parlare con te
anche quando non ascolti,
perché abbiamo litigato
o perché sei stanca.
Ma a me non stanca
starti a sentire
perché mi piace
e dai tanta pace.
Starei con te
se Dio lo permette
fino a cent'anni
ed anche più.
Stare con te
così come il giorno
sta attaccato alle ore
e vederti sempre più bella
mia dolcissima stella.
Ora spengo la luce
ed osservo la luna,
ti assomiglia davvero
ed illumina il cielo...
la solitudine che dentro il cielo aveva il suo bel credo
avvolto in verità di tempo annodato a monte
agitava il fazzoletto nel desiderio d’apparire forte .
Come quando il sorriso s’adagia sul fondo del difetto
e da laggiù inizia a vomitare le cose di soppiatto
aspettando dietro le rose che si fermasse il vento.
Fu proprio così che mi impegnai a capire il fatto
nutrendo di misura il non detto ma solo per capriccio.
Sapevo bene che avrei rimesso tutto in gioco
compreso il pensiero di non aver spento il fuoco.









