La ragazza dell'Hotel
non dice niente
si nasconde dietro
un nome che non ha.
La ragazza dell'Hotel
si alza presto la mattina,
colazione una brioche
e poi via...
Per un lavoro
che nessuno sa!
Alla gente non importa
del perché della sua scelta di vita.
La ragazza dell'Hotel
guarda triste una vetrina
colorata i Natale.
Pensa alla sua terra lontana,
ad un figlio
lasciato chissà dove,
ai suoi sogni spezzati
con amori pagati.
La ragazza dell'Hotel
scivola via
lungo quel fiume
con la sua malinconia.
E nessuno si ricorderà di lei...
4 commenti
Barcollare,
in questo disordine,
un esercizio difficile,
uno sforzo inumano.
Saltare,
in questo vuoto,
uno slancio sprecato,
una predisposizione errata.
Le spine del cosmo,
penetrano l’animo
sventrano il vuoto
dello spirito libero.
La ricerca dell’infelicità
La corsa lenta dell’universo
Il senso dell’inutile
La sanità del folle
Vivere,
scandire l’infinito
nella pienezza del vuoto
nella certezza del dubbio.
Siamo soli
In questo universo
Soli,
su questa terra nera
soli,
nella culla,
dei nostri pensieri,
soli,
soli.
in questo disordine,
un esercizio difficile,
uno sforzo inumano.
Saltare,
in questo vuoto,
uno slancio sprecato,
una predisposizione errata.
Le spine del cosmo,
penetrano l’animo
sventrano il vuoto
dello spirito libero.
La ricerca dell’infelicità
La corsa lenta dell’universo
Il senso dell’inutile
La sanità del folle
Vivere,
scandire l’infinito
nella pienezza del vuoto
nella certezza del dubbio.
Siamo soli
In questo universo
Soli,
su questa terra nera
soli,
nella culla,
dei nostri pensieri,
soli,
soli.
Il resto della chioma che,
castana un giorno,
le fu corona al volto pien di giovinezza,
oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.
Bianca, delicata fronte,
che pensasti tanto
in su degli occhi tremuli e infossati,
oggi ancora non ti stanchi.
Cari, casti, venerati occhi,
qual lucerne brillate a dar la luce al viso:
un viso di venerande rughe
ch’al riso mai vidi donato,
e bimbo fui io pure.
La rattristante, irremovibil tua lunga amarezza
quanti baci strappò alle mie labbra,
e quante volte,
perchè ti son di noia,
li rituffai nel core.
Oh madre,
il viver tuo qual pena al petto mio riserva!
Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.
Nel volto tuo
il supremo scultor
di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.
Sorridi oh mamma,
dato non fu di rattristarti sempre;
se cerchi nessun ti vende gioia, sarà troppo costosa a noi,
me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,
ne troverai un poco: un poco sempre c’è.
castana un giorno,
le fu corona al volto pien di giovinezza,
oggi, lieve e d’argento, carezza la sua fronte stanca.
Bianca, delicata fronte,
che pensasti tanto
in su degli occhi tremuli e infossati,
oggi ancora non ti stanchi.
Cari, casti, venerati occhi,
qual lucerne brillate a dar la luce al viso:
un viso di venerande rughe
ch’al riso mai vidi donato,
e bimbo fui io pure.
La rattristante, irremovibil tua lunga amarezza
quanti baci strappò alle mie labbra,
e quante volte,
perchè ti son di noia,
li rituffai nel core.
Oh madre,
il viver tuo qual pena al petto mio riserva!
Grande croce inchiodò destino agli anni tuoi.
Nel volto tuo
il supremo scultor
di Cristo vide la dolente Madre e il duol del mondo.
Sorridi oh mamma,
dato non fu di rattristarti sempre;
se cerchi nessun ti vende gioia, sarà troppo costosa a noi,
me se tu cerchi, ma se tu scruti in te,
ne troverai un poco: un poco sempre c’è.
Quanto fumo è passato per questa camera,
intriso l'odore in questa dolce metafora
che tra le coperte stropicciate alla luce del mattino
risveglia negli occhi la luce in un buio cammino.
Risiede nel cuore la paura primordiale,
saper andare via,saper perdonare,
le due regole fondamentali in materia d'azzardo
per azzerare le certezze celate in un timido sguardo.
Quanta gioia è rimasta per questi corridoi ormai freddi,
l'imperfezione velata dai grandi e tristi occhi spenti,
quando tagliando i tuoi polsi sedevi sul pavimento gelato,
guardavi la finestra poco lontana,
quel cielo rosso con te ha sanguinato.
E chi sarai domani,nella luce di un bagliore diverso?
avrai cambiato chi sei o rimarrai lo stesso?
Affrettare i tempi alla ricerca di tempo,
aprire volti bellissimi per capire ciò che c'è dentro.
Quante sigarette tirate da questo cornicione,
con gli amori miei più grandi ci guardavo scendere il sole
e loro mi dissero che non sarebbero mai andati via
ed ora son tutti morti nella terra della nostalgia.
intriso l'odore in questa dolce metafora
che tra le coperte stropicciate alla luce del mattino
risveglia negli occhi la luce in un buio cammino.
Risiede nel cuore la paura primordiale,
saper andare via,saper perdonare,
le due regole fondamentali in materia d'azzardo
per azzerare le certezze celate in un timido sguardo.
Quanta gioia è rimasta per questi corridoi ormai freddi,
l'imperfezione velata dai grandi e tristi occhi spenti,
quando tagliando i tuoi polsi sedevi sul pavimento gelato,
guardavi la finestra poco lontana,
quel cielo rosso con te ha sanguinato.
E chi sarai domani,nella luce di un bagliore diverso?
avrai cambiato chi sei o rimarrai lo stesso?
Affrettare i tempi alla ricerca di tempo,
aprire volti bellissimi per capire ciò che c'è dentro.
Quante sigarette tirate da questo cornicione,
con gli amori miei più grandi ci guardavo scendere il sole
e loro mi dissero che non sarebbero mai andati via
ed ora son tutti morti nella terra della nostalgia.

Camminando a piedi nudi
verso le acque del mare
fissi il mondo che passa
sempre di più le emozioni sgusciano via e
sceglierai la strada
passo dopo passo
l'onde le cancelleranno
e sarà così che non le troverai più
lacrime di sale
i ricordi più cari parlano
lasciando catturare dal vento
mentre il tempo vola via
l'onde le cancelleranno
e sarà così che non le troverai più
lacrime di sale
i ricordi più cari parlano
lasciando catturare dal vento
mentre il tempo vola via
Pistilli d’un semaforo di cielo
son le tue scintillanti frecce forgiate dal gelo,
piccole fiamme orlate d’universo stupendo,
orgogliosi cristalli d’una città di piume scucite
fra cortecce di nuvole rastrellate
ed attraenti coaguli di miele stellare.
Sole d’un brandello d’inchino straziato,
crudele segmento di mandorla amorfo,
dipinto cardiologico d’un guizzo d’arteria,
sentiero d’un rivolo di fiume senza foce,
il tuo nobile arco è un ventaglio di feroci esecuzioni.
Dello zodiaco sei l’indiscusso arciere cittadino,
dio selvaggio dalla stagione del vigore allattato,
sentinella apostolare degli abissi del firmamento,
cavaliere d’inchiostro di sogni e premonizioni,
guerriero specchiato in un palpito d’orizzonte.
son le tue scintillanti frecce forgiate dal gelo,
piccole fiamme orlate d’universo stupendo,
orgogliosi cristalli d’una città di piume scucite
fra cortecce di nuvole rastrellate
ed attraenti coaguli di miele stellare.
Sole d’un brandello d’inchino straziato,
crudele segmento di mandorla amorfo,
dipinto cardiologico d’un guizzo d’arteria,
sentiero d’un rivolo di fiume senza foce,
il tuo nobile arco è un ventaglio di feroci esecuzioni.
Dello zodiaco sei l’indiscusso arciere cittadino,
dio selvaggio dalla stagione del vigore allattato,
sentinella apostolare degli abissi del firmamento,
cavaliere d’inchiostro di sogni e premonizioni,
guerriero specchiato in un palpito d’orizzonte.
Domani parlerò con la luna,
sfogherò l'amore che ho dentro.
Farò in modo
che lei non sia solo miraggio
d'amore...
Dirò a tutti
lei è solo mia...
Mi sveglierò di notte,
la porterò alle porte dell'est
dove il sole luccica
e l'alba sorride.
Farò di un solo giorno
una vita intera.
Sarà di vento o sabbia
questa smania d'amore.
Aprirò la finestra del cuore
affacciandomi a lei,
alle porte dell'est
dove nasce l'ardore
e dice amore
si... Parlerò di lei.
Non mi stancherò mai
anche se i suoi occhi
si perderanno
in mezzo alla gente,
il cuor mio parlerà...
D'amore...
La luna chiama le stelle
gioca a fare le ombre
aggiunge dolcezza al ritmo
esplodono i colori
in ogni storia un viaggio
forse è sempre tempo
per una nuova canzone
il cielo chiama il sole
e si spruzza di ali
per continuare a volare
ancora il suon del flauto
implode dietro il blu elettrico
ogni bellezza è racchiusa
negli occhi di chi guarda
anche allontanandosi
è sempre tempo
per far fiore un nuovo giorno
per bagnare un nuovo amore
e continuare a correre
forse è sempre tempo
per una nuova canzone
è sempre tempo
per la musica
gioca a fare le ombre
aggiunge dolcezza al ritmo
esplodono i colori
in ogni storia un viaggio
forse è sempre tempo
per una nuova canzone
il cielo chiama il sole
e si spruzza di ali
per continuare a volare
ancora il suon del flauto
implode dietro il blu elettrico
ogni bellezza è racchiusa
negli occhi di chi guarda
anche allontanandosi
è sempre tempo
per far fiore un nuovo giorno
per bagnare un nuovo amore
e continuare a correre
forse è sempre tempo
per una nuova canzone
è sempre tempo
per la musica
Fan male gli occhi.
Ora assuefatti a sì tanta luce
ora che il sogno aveva in dono la tua voce
ora ch’io al buio ho l’anima che rinnega la via del ritorno.
Fan male gli occhi.
Il dolore ha nel grembo le radici del mondo
stretto al ventre del vento ferito
con occhi d’istinto dove nutre un candido lupo .
Dilania orme avvolte all’ego del tempo
e nel morso concede al vinto lingue di vuoto .
Colora paure del vivere indomito
con occhi di terra e dissolvenze di cielo
il nutrito d’uomo al solitario ascolto
perdono natale d’indugio all’amore solo.
La notte dell’anima affida alla luce
l’unione riversa altera e rifugge
dal profetico dio sull’orlo d’un verso
l’ascesi vivente d’estasi a intarsio.
L’innocenza scrive novella epitaffi al sepolcro
morendo viva cenotàfio al sospiro d’abisso.
Se desideri amare,
ama te stesso,
se desideri il fuoco,
è perchè tu ardi,
non guardare attraverso gli ochi degli altri,
il faro sta li immobile
da sempre,
l'uomo se ne serve.
L'ancora è gettata,
l'uomo se ne serve.
Lo strumento è per verità un prolungamento dell'uomo,
ciascuno deve comandare e portare al porto la sua nave,
anche quando non scorgeremo nulla all'orizzonte ci guideranno il sole e le stelle,
il vento forse ci ascolterà.
Il maestrale che soffia forte e gelido ora i spegne fuochi fatui e trascina imperioso le tue vane parole.
Oh capitano, ti esorto a dirigere il timone nella giusta direzione,
ad alimentare il fuoco vivo ch'è in te.....brucia di fuoco vero, fuoco, ed io che sono il vento non ti spegnerò;
fa che le tue non siano parole vuote e non le trascinerò via nella tempesta,
ne farò invece una dolce melodia che cullerà i sogni della tua amante.
ama te stesso,
se desideri il fuoco,
è perchè tu ardi,
non guardare attraverso gli ochi degli altri,
il faro sta li immobile
da sempre,
l'uomo se ne serve.
L'ancora è gettata,
l'uomo se ne serve.
Lo strumento è per verità un prolungamento dell'uomo,
ciascuno deve comandare e portare al porto la sua nave,
anche quando non scorgeremo nulla all'orizzonte ci guideranno il sole e le stelle,
il vento forse ci ascolterà.
Il maestrale che soffia forte e gelido ora i spegne fuochi fatui e trascina imperioso le tue vane parole.
Oh capitano, ti esorto a dirigere il timone nella giusta direzione,
ad alimentare il fuoco vivo ch'è in te.....brucia di fuoco vero, fuoco, ed io che sono il vento non ti spegnerò;
fa che le tue non siano parole vuote e non le trascinerò via nella tempesta,
ne farò invece una dolce melodia che cullerà i sogni della tua amante.
Facce da paese
Solite facce,
stessi musi
passano per la strada,
anziane tipiche
locali,
personaggi di paese
col loro dialetto,
e gli atteggiamenti tipici
della zona;
paesani,
un po’ chiusi,
diffidenti,
avari
ognuno coi suoi guai,
ognuno perso
nei fatti suoi.
Solite facce,
stessi musi
passano per la strada,
anziane tipiche
locali,
personaggi di paese
col loro dialetto,
e gli atteggiamenti tipici
della zona;
paesani,
un po’ chiusi,
diffidenti,
avari
ognuno coi suoi guai,
ognuno perso
nei fatti suoi.
Se queste lunghe notti, lentamente
passeranno, e se alzar lo sguardo
ardirò ancora, là verso levante…
brillerà il sol mentre lo guardo?
O forse mi dirà: non più fulgerò
per te che più calici riempisti
d’amare lacrime, ma ti scalderò
perché langui pel sangue che versasti.
Né più ferite t’aprirà lo strale
-ancora mi dirà- che’l cieco divo
ignaro scaglierà; certo non vale
il tuo patir chi è sordo nonché schivo.
Serba il tuo pianto, d’altra stirpe sarà
il dolore che nell’irto sentiero
la prodiga vita truce t’offrirà;
e così dicendo, infin s’alzò fiero.
Chinai di nuovo il capo; a passo corto
e contrito per la brutta novella
m’incamminai in cerca di conforto.
Di quale dolore il sole favella?
Quel rovello mi fece compagnia
fin verso sera; all’argentea luna
che si stava destando per la via
mi rivolsi, sperando in più fortuna.
Luna: è vero quello che il sole dice?
Ebbene sì - mi rispose solerte -
il senso dell’esistenza è l’apice
del dolore, infine verrà la morte.
Si sparse il silenzio e a quelle parole
s’infransero come l’onde del mare
le mie speranze; più non mi duole,
dissi. E così rimasi ad aspettare.
passeranno, e se alzar lo sguardo
ardirò ancora, là verso levante…
brillerà il sol mentre lo guardo?
O forse mi dirà: non più fulgerò
per te che più calici riempisti
d’amare lacrime, ma ti scalderò
perché langui pel sangue che versasti.
Né più ferite t’aprirà lo strale
-ancora mi dirà- che’l cieco divo
ignaro scaglierà; certo non vale
il tuo patir chi è sordo nonché schivo.
Serba il tuo pianto, d’altra stirpe sarà
il dolore che nell’irto sentiero
la prodiga vita truce t’offrirà;
e così dicendo, infin s’alzò fiero.
Chinai di nuovo il capo; a passo corto
e contrito per la brutta novella
m’incamminai in cerca di conforto.
Di quale dolore il sole favella?
Quel rovello mi fece compagnia
fin verso sera; all’argentea luna
che si stava destando per la via
mi rivolsi, sperando in più fortuna.
Luna: è vero quello che il sole dice?
Ebbene sì - mi rispose solerte -
il senso dell’esistenza è l’apice
del dolore, infine verrà la morte.
Si sparse il silenzio e a quelle parole
s’infransero come l’onde del mare
le mie speranze; più non mi duole,
dissi. E così rimasi ad aspettare.
Non ha verso la neve quando viene giù
e mi giro intorno per seguirla.
La statua con la veste lisa aveva freddo,
le ho dato un sorriso
per avvolgerla.
Tu, te ne stai dietro al finestrone
mi vedi irrealmente chiara
perché non lasci entrare spifferi
a spazzar via le forme.
Parlo
tra me e me
somiglio ai giochi d’acqua.
Lo zampillo è allegro e sembra infinito.
La lingua è un lavorio che non s’immagina
si espande come un profumo.
Toccami l’anima,
fra terrazze di lune sabbiose
e quaderni di baci all’orizzonte,
fra ostelli di silenzi equatoriali
ed algebriche nebbie primordiali,
diari d’amore incarcerati,
calici del dolore improvvisati.
Toccami l’anima,
fra valigie d’abbracci fusionali
e giorni d’incanto saccheggiati,
fra lenzuola di cieli aggrovigliati
ed arpe d’intimi alfabeti sussurrati,
cristalli d’amore alluvionati,
calici del dolore improvvisati.
fra terrazze di lune sabbiose
e quaderni di baci all’orizzonte,
fra ostelli di silenzi equatoriali
ed algebriche nebbie primordiali,
diari d’amore incarcerati,
calici del dolore improvvisati.
Toccami l’anima,
fra valigie d’abbracci fusionali
e giorni d’incanto saccheggiati,
fra lenzuola di cieli aggrovigliati
ed arpe d’intimi alfabeti sussurrati,
cristalli d’amore alluvionati,
calici del dolore improvvisati.
Guarda le mie mani stan tremando...
Non ho voglia di parlare,
non riesco a ragionare.
fra un minuto me ne andrò
e mai più ritornerò.
Si alza lentamente il vento,
mi entra un brivido di freddo,
il mio corpo si abbandona.
Io stanotte morirò
perché ho scelto di andar via.
Il mio orgoglio è troppo forte,
distrugge la mia vita.
Vorrei tanto cambiare
non riesco a sopportarmi
basterebbe un po' forza in più...
Impegnarmi con me stesso,
fare si che ragionare
sia più facile da dire.
Son capace di disfare
cose belle, costruite
per il gusto di cambiare.
Non mi accorgo che però
sto arrivando pure io
alla fine del mio viaggio.
Mi presenterò da Dio,
non so cosa inventerò...










