dietro una vetrata mi sorprendi e mi sospendi.
Tua la maschera degli occhi del fanciullo che attende,
mi riprende e mi distende !
Improvvisa visita e insolente audacia,
uomo dai mille volti delle meraviglie, al tuo apparir il cuor mio sobbalza
della tua tua baldanza !!
E'un gioco grottesco questa tua ultima danza che suole colmar la nostra distanza ?!
Ritorni,
con gesto gentile e sensuale,
tue le ultime parole, inesorabilmente e imperativamente tue,
fieramente e virilmente mostri il tuo scettro,
la donna ora è nuda al tuo cospettto
e tu, con perfido orgoglio domi una fu libera amazzone;
bastano poche, semplici parole, per far danzare il tempo nel tuo tempo.
Mi intimi di tacere e taccio,
taccio in vero poichè mai, mai in mia vita ebbi parole, immagini o musiche atte a rendere giustizia e a celebrare la vivificazione di si tale maraviglia ch'è questo
sentimento.
Taccio, vergognosa e mesta, esausta,
alla mercè di uno sguardo compiaciuto e gentile che a battaglia vinta, già assapora la sottomissione di una donna,
della SUA donna,
poichè in fine, come già fu storia raccontata,
"Al COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE"."
.
narcotizza i suoni del reale
ascende alle frontiere del pensiero
invadendo d’immagini le parole.
Soglie provvisorie in dissolvenza
tra pieghe d’emozioni incrociate
armonie dove nasce la luce
informe larva sazia di pace.
Focolai dispersi di suggestioni
collimanti in spazi di furie
s’invadono allo scontro
generando mostruosità di spirito
scandite dal respiro del verso.
Fantasmi d’intimo parto
traboccanti movimento violento
inguainata la mente voluttuosa
di viventi profondità avvolte
in dimensioni d’ intensità insondabili
astratto bacino d’impercettibile alleanza
aurorale sintesi in collisione di limiti.
Camouflage.
Sensibilità ribollente e vulcanica
la fiamma d’anima sino all’estensione
intuizione incosciente
in un casto repertorio d’immagini.
Lascio un’ala incompiuta
difficile epifania informe
spettrale rifrangenza equorea.
Vorrei sciogliermi in sapone
e scorrere sulla tua pelle
Vorrei fare l'amore con te
e poi ammirare le stelle
Perdermi in attimi di follia
nel profumo della tua magia
Cancellare notti di oblio
dimenticare quell'addio
troppo tormentato
un adagio stonato
che non meritava tempo .
Ora che abbraccio Lei
di un nuovo sentimento
ascolto tenere parole
come onde di un mare
che sussurrano amore ....
....e scivolo i quei vorrei...
come schiuma di passione .
Gente della sera
Il dolore urla forte
stridulo simile ad un treno deragliante
Il vuoto nel cuore mi ruba
i battiti, orologio stanco
il freddo non abbandona
le ossa doloranti
Le lacrime si fanno lago
in quello specchio trasparente
il tuo volto amato appare,
famelica assaporo di te tutto
la voce, lo sguardo
il tocco delle tue mani,
i brividi che mi donavi
quando mi stringevi a te
nel buio delle notti d'amore
Il tuo profumo vibra nell'aria
cinguettar di passeri sugli alberi in fiore
sei tu che mai sola mi lasci
Un canto riempie il silenzio
pian piano il dolore più non urla
si fa spazio l'amore immenso
respiro forte e rinasco,
il calore ritorna
Svanisce il ricordo di te disteso
in quella bara di legno lucido,
non sei tu quel corpo,
solo l'involucro terreno
rivestimento dell'essenza
che veramente eri, sei e sarai
sempre vivo,
nella luce delle stelle,
nel calore del sole, nelle piogge d'Aprile
e nella luna galeotta
per gli innamorati come noi
Innamorati in terra, in cielo
prima e dopo
in una storia scritta
nel tempo dei tempi ….
“Ti va di prenderci l’azzurro di questo cielo e poi andiamo a farne di tutti i colori?”
Oggi che siamo
solo e appena due poverelli,
tu fiore di pero ed io di mandorlo,
e che di già abbiamo svestito
i magici petali rosa,
e quelli bianchi,
e il ciazio,
e anche
il dolce nettare,
oramai non ci resta
che una vaga
ed elusiva
idea
di fragilità,
di invecchiamento;
prima che il cerchio,
anche lui, si chiuda
con l’inevitabile
capitombolo,
la dipartita,
la caduta
da quel
ramo
che è
sempre
più vecchio
e nodoso.
E anche
se noi
solo
ieri
eravamo
due gemme
cupuliformi,
apparse
come
in un
sogno
di buon
auspicio,
oggi siamo
corolle secche
sul punto di farsi
frutta dolce.
Mentre
lei,
vecchia
magnolia,
la vedremo
piangere,
intanto
che
agita
al vento
le sue culle
N.B.: Ho voluto creare un acrostico stravolgendo le regole. Invece che formarsi una parola, o il titolo stesso della poesia, mettendo insieme le PRIME lettere di ogni frase, ho voluto creare un acrostico (al contrario) cioè: leggerete il titolo della poesia osservando l'ULTIMA lettera alla fine di ogni frase.
In un cespuglio verde accovacciata
intravidi una colomba che covava,
ma repentinamente un falco la rapì.
Poveri colombini, io esclamai tosto,
di freddo e di fame certo morranno.
L’indomani ci tornai per imbeccarli,
ma, prima di giungere a quel nido,
scorsi una starna che l’alimentava.
In silenzio provai immensa gioia,
ma l’atto dell’uccello mi sconvolse,
pensando che il soccorso è naturale
e che l’uomo talora o spesso manca.
Io mi rivolgo a voi, giovinetti miei,
che siete ancor puri e di buon cuore;
elargite sempre al prossimo l’amore,
donate sempre a chi non è o non ha.
il petto dal riverbero del male,
i capelli dai morti fiori,
e la testa dalla prepotenza del mare;
e sei di nuovo mio
nell'archetipo di ciò che sei,
nella partenza,prima di esser vivo
nella pelle che mai riconoscerei.
Ti porto indietro
prima del cambiamento,
procederemmo a retro
fino ai teneri tocchi di cui ora mi pento.
Rivedremo insieme le immagini di noi
o ciò che eravamo e non siamo più,
il nostro corpo uguale
ma la nostra anima che risiede più in giù.
Incessanti tremiti percorrono le mie membra,
i tuoi argentei capelli celano solo in parte uno sguardo bramoso e rapace, a tratti ora avido e spavaldo.
Le tua pupille irrequiete si soffermano sulle sinuosità del mio corpo,
su ogni mio inconsapevole gesto o movimento,
gote purpuree ti svelano.
Le argute parole e il vezzoso verseggiare del fu ieri
appaiono ora quasi nudi, timidamente scomparsi nell'eccitazione dei nostri corpi.
Tutto parla di noi,
tutto tace.
Una danza sorda e sensuale s'insinua velenosa nel gioco perverso del falso apparire delle parti sociali.
Soli,
godiamo di solitudine e isolamento,
realmente crogiuolo di anima e vita.
Nulla più di questo,
nulla più esiste,
nè la profondità del mare,
nè il calore della terra o l'infinitezza del cielo.
Solo le tue mani che fintamente gentili sfiorano la mia schiena;
indosso un cappotto variopinto
ma ora conosco il segreto delle tue mani .
E'giunto il tramonto,
questi due tristi esseri si disgiungono,
permangono riflesssi di gote purpuree,
toccamenti amabilmente mentitori,
il sorriso radioso di un fanciullo;
immagini dipinte nel cuore accarezzate da un vento sottile,
muto testimone di qualche istante rubato alla fragilità di questa nostra essenza.
Entrava nell’acqua la tua Heidricke,
e la divinazione di lei
...a tirar fuori
Svelavi la bellezza
e la percezione…
Rabbia, solitudine, paura;
Autoritratto!
Scritta a quattromani ,con la straordinaria collaborazione di SIMONE, che ringrazio immensamente!

Ho in testa una matassa di violini stridenti
ai pigiama beige che non si usano più
di vecchi gentiluomini.
splendido e desiderato
mi torna al cervello
se non tu: giovinezza.
Non avrei immaginato,
che tanta poca bellezza
m’avrebbe separato
da quegli anni in fiore.
Mi fa in pezzi la tristezza
a volte, ma nuove aurore
da lontana altezza
mi fan capolino,
ne avverto la carezza
e man mano m’avvicino.












