Ma mò che pienze ca me mett’a fa
nun so nu sceme e me la so cavà.
Nun me taglio ‘e vene certamente,
pecchè tu m’hai lasciate ‘o malamente.
A te, Nennella. avevo dedicato
l’ammore mio più sofisticato,
e invece io nun sapevo che
‘o tuie, lo avevi dato almeno ad altri tre !
E pecchè mai, nun te bastavo io ?
Potevo diventare il tuo Dio !
I’ t’adurave comm’a ‘nu babà,
ora te veche comm’o baccalà.
“Amò, ma che me sento dì
t’adoro, nun te potrei tradì,
dei tre nun me ne faccio proprio gnente
c’ho te che sei più che sufficiente.
Che poi, puro tu co a sora Lella,
c’avete fatto ‘na bella pastella !
io nun ho detto gnente perché c’o so
che ami me e l’amore che ti do.
Vedi, semo fatti della stessa pasta
condividemo tutto, il che nun guasta.
nun so nu sceme e me la so cavà.
Nun me taglio ‘e vene certamente,
pecchè tu m’hai lasciate ‘o malamente.
A te, Nennella. avevo dedicato
l’ammore mio più sofisticato,
e invece io nun sapevo che
‘o tuie, lo avevi dato almeno ad altri tre !
E pecchè mai, nun te bastavo io ?
Potevo diventare il tuo Dio !
I’ t’adurave comm’a ‘nu babà,
ora te veche comm’o baccalà.
“Amò, ma che me sento dì
t’adoro, nun te potrei tradì,
dei tre nun me ne faccio proprio gnente
c’ho te che sei più che sufficiente.
Che poi, puro tu co a sora Lella,
c’avete fatto ‘na bella pastella !
io nun ho detto gnente perché c’o so
che ami me e l’amore che ti do.
Vedi, semo fatti della stessa pasta
condividemo tutto, il che nun guasta.
4 commenti
Ci sono istanti eterni che il tempo sfama!
Pareva dovesse esiliare il verso
quando lieve l’ombra serbò al fuso
una rosa apparsa d’improvviso eco
ritrosa al muro elsa altera devota
fiamma rosso oro di primavera
mentre spiritelli di sole le coloravano il suolo
e una cicala ancora assonnata si tuffava sul rogo
nella brama di ritrovarsi incanto isola di rovo.
Nudo l’amore si ritrasse all’anima
nell’inseguire preghiere di sortilegio pacato
e distaccato il sospeso alla muta speranza
canticchiava antichi voti d’un dolce stornello
tempo d’invito ai sensi e accenti
mistero a giostra d’aerei spilli a flusso lento.
La solitudine amava il silenzio a specchio
trapassando l’anima dall’immagine al riflesso
nello sgomento deformato di pensiero dimesso
libero a piccoli orditi di follia sul dorso.
Giocava con la paura il timore dell’altezza
non smise la vita d’inseguire la morte
ironia della sorte le due eterne si cercarono sempre
per farsi beffe l’una dell’altra ed essere alla terra passo fatale.
Sul fondo si intravide una scritta, una stele
delicata verità sul confine sottile
intimo invito di sacralità ancestrale:
Tu, Uomo sei solo, non fartene un cruccio
così acciecato da tanto accanimento
ancora cerchi nella memoria del tempo
verità di cui necessiti quanto l’assoluto l’hai già
la coscienza della tua identità d’anima ad intima pietas.
La vita è una, una soltanto, che sia lampo!
Vano il credo ereditato che in vita si scava,
tale l’implacabile monito di questo canto!
Pareva dovesse esiliare il verso
quando lieve l’ombra serbò al fuso
una rosa apparsa d’improvviso eco
ritrosa al muro elsa altera devota
fiamma rosso oro di primavera
mentre spiritelli di sole le coloravano il suolo
e una cicala ancora assonnata si tuffava sul rogo
nella brama di ritrovarsi incanto isola di rovo.
Nudo l’amore si ritrasse all’anima
nell’inseguire preghiere di sortilegio pacato
e distaccato il sospeso alla muta speranza
canticchiava antichi voti d’un dolce stornello
tempo d’invito ai sensi e accenti
mistero a giostra d’aerei spilli a flusso lento.
La solitudine amava il silenzio a specchio
trapassando l’anima dall’immagine al riflesso
nello sgomento deformato di pensiero dimesso
libero a piccoli orditi di follia sul dorso.
Giocava con la paura il timore dell’altezza
non smise la vita d’inseguire la morte
ironia della sorte le due eterne si cercarono sempre
per farsi beffe l’una dell’altra ed essere alla terra passo fatale.
Sul fondo si intravide una scritta, una stele
delicata verità sul confine sottile
intimo invito di sacralità ancestrale:
Tu, Uomo sei solo, non fartene un cruccio
così acciecato da tanto accanimento
ancora cerchi nella memoria del tempo
verità di cui necessiti quanto l’assoluto l’hai già
la coscienza della tua identità d’anima ad intima pietas.
La vita è una, una soltanto, che sia lampo!
Vano il credo ereditato che in vita si scava,
tale l’implacabile monito di questo canto!
Il cuore chiuso
dalle ombre
non respira.
Mentre la tempesta
imperversa
nella notte.
Attendo la quiete
che mi porterà
il tuo amore.
Sarà l’ancora
di salvezza
nella tempesta.
Un miracolo
che mi porta in dono
il tuo amore.
Un miracolo d’amore
quando la tempesta
sarà finita.
dalle ombre
non respira.
Mentre la tempesta
imperversa
nella notte.
Attendo la quiete
che mi porterà
il tuo amore.
Sarà l’ancora
di salvezza
nella tempesta.
Un miracolo
che mi porta in dono
il tuo amore.
Un miracolo d’amore
quando la tempesta
sarà finita.
Ho dipinto la Pasqua
coi colori più tenui
che addolciscono i pensieri,
ed invogliano alla vita.
Dalla scatola di latta
ho scelto i più chiari e brillanti
e al cielo ho donato
l’intenso azzurro a far da sfondo
ad ogni gentil quadro.
Pennellate di rosa ai rami di pesco,
il candido bianco alla colomba,
che sulle punte di alti campanili
festante si posa.
Le tinte di pizzi sfrangiati,
dai ricami di sottilissimi fili
ho regalato al vento.
Alla fontana incessante,
acqua argentina,
possa essa sgorgare benedetta.
Su prati umidi di rugiada
ho spennellato il verde più tenue
all’erbetta ancor tenera e sottile,
e con mille schizzi iridescenti,
ho puntellato cento fiori.
Bianche margherite, iris, viole,
tra le aiuole dei giardini,
e mughetti, tulipani, narcisi,
fresie, primule e giacinti,
sui davanzali di antichi casali.
Pulcini verdi, rosa e arancio,
a ravvivar le allegre tavolate,
tra gli ovetti dolci,
incartati a righe e a pois,
postini per un giorno, ad augurar
una Pasqua di serenità.
Ma le tinte più smaglianti,
indecifrabili e abbaglianti,
quelli più caldi e rassicuranti,
li ho usati per dipingere
i colori del Risorto,
Gesù nostro Signore.

BUONA PASQUA!
Pesah (passare oltre)
Di sangue d'agnello intinto il pennello,
di casa in casa andò
l'Angelo del Signore;
eran le notturne ore
e macchiata la porta
al cielo poi si volse.
A quel segno Egli passò oltre
e da la tenebrosa coltre
l'eletto s'affrancò.
Quella notte pure Cristo s'affrancò
e pur l'amore suo passò oltre.
Passa, passa, anima mia
che il trapasso non è dolente:
questa è la via,
questa è la via.
BUONA PASQUA A TUTTI
Bona Pasqua in romanesco,
Buona Pasqua in italiano,
bona Pasqua proprio a tutti,
specie a quelli che so afflitti !
Bona Pasqua a tutti quanti,
specie a quelli che so affranti,
ai malati e ai traficanti,
a chi vive nel dolore
e chi è vittima der terore.
Tanti auguri da sol me faccio,
perché so ridotto a straccio.
Bona Pasqua, amici miei,
ch’ er Risorto, ce terrei,
ce facesse tanti doni
e, se po,che ce perdoni !
Buona Pasqua in italiano,
bona Pasqua proprio a tutti,
specie a quelli che so afflitti !
Bona Pasqua a tutti quanti,
specie a quelli che so affranti,
ai malati e ai traficanti,
a chi vive nel dolore
e chi è vittima der terore.
Tanti auguri da sol me faccio,
perché so ridotto a straccio.
Bona Pasqua, amici miei,
ch’ er Risorto, ce terrei,
ce facesse tanti doni
e, se po,che ce perdoni !
Attesa di te e paura dell'attesa,
luogo di sussulti dell'anima,
dipingo nel cuore un vigoroso sorriso,
l'esaltante audacia di un sognatore,
l'orgoglio vivo di un uomo,
la gentilezza del poeta,
la dolcezza di un amico.
L'attesa sorda delle tue parole,
vuota di un corpo a me caro,
conto le notti del nostro rivederci,
del come fu ieri,
del come potemmo abbagliarci di sorrisi e canti di parole;
come potemmo noi godere della più completa serenità dell'anima forgiata della nostra incoscienza?
Canto di questo corpo vivo pulsante, dei suoi fluidi, di questo sangue ardente,
affinchè l'attesa si taccia.
Grida il mio nome affinchè lo possa udire forte nel ventoe nei boschi a te così cari
Se ascolti, nel silenzio, si ode già sussurrare, tra le fronde degli alberi,
il giorno del nostro ritrovato abbandono.
,
luogo di sussulti dell'anima,
dipingo nel cuore un vigoroso sorriso,
l'esaltante audacia di un sognatore,
l'orgoglio vivo di un uomo,
la gentilezza del poeta,
la dolcezza di un amico.
L'attesa sorda delle tue parole,
vuota di un corpo a me caro,
conto le notti del nostro rivederci,
del come fu ieri,
del come potemmo abbagliarci di sorrisi e canti di parole;
come potemmo noi godere della più completa serenità dell'anima forgiata della nostra incoscienza?
Canto di questo corpo vivo pulsante, dei suoi fluidi, di questo sangue ardente,
affinchè l'attesa si taccia.
Grida il mio nome affinchè lo possa udire forte nel ventoe nei boschi a te così cari
Se ascolti, nel silenzio, si ode già sussurrare, tra le fronde degli alberi,
il giorno del nostro ritrovato abbandono.
,
Cantare di seta
il mio sentire,
versi sorgente
tacito fluire,
dormienti fulgide
stelle, d'argento
dipinge ambrata,
ricama nitida
rugiada, gemme
baciare
il vento leggero,
ammanta flebile
cuore il pensiero,
vestita raggiante
l' ebbrezza, bruma
algida poema
nebula.
il mio sentire,
versi sorgente
tacito fluire,
dormienti fulgide
stelle, d'argento
dipinge ambrata,
ricama nitida
rugiada, gemme
baciare
il vento leggero,
ammanta flebile
cuore il pensiero,
vestita raggiante
l' ebbrezza, bruma
algida poema
nebula.

La gioia viene dalle piccole cose
la tranquillità dall'animo
e la luce in ogni nostro cuore
dono a voi un serena pace
come il volo di una colomba bianca
rinascita di una nuova vita
Amate e sarete amati
con l'ulivo la speranza
il suo colore e profumo
non adagiatevi ad un soffio di vento
ma mettete radici
dove i raggi del sole possa scaldarvi
e quando aprirete gli occhi
la vostra iride vedrà la luce
la vostra iride vedrà la luce
Respiro i tuoi passi,
mandorle di luce nominali,
anaforiche spiagge di cuore,
gerani oceanici di sole,
sogno d'una ragnatela di cotone.
Respiri i miei passi,
girasoli nel vento aggherigliati,
rugiada d'autostrade sentimentali,
clessidra d'una danza di piume,
firmamento d'un coagulo di fiume.
mandorle di luce nominali,
anaforiche spiagge di cuore,
gerani oceanici di sole,
sogno d'una ragnatela di cotone.
Respiri i miei passi,
girasoli nel vento aggherigliati,
rugiada d'autostrade sentimentali,
clessidra d'una danza di piume,
firmamento d'un coagulo di fiume.
sabato sera,
biglietti di autobus
e luna piena.
Tra radici ferme
che fanno del marciapiede un pois,
vedo una tenera luce verde
che mi chiede dove si va,
e io a te ti porto sulle onde del mare,
dove sono tenere le sensazioni,
posso accarezzare le tue labbra chiare
e dedicarti tra i tanti suoni i più dolci rumori.
E se solo ti amassi tanto da dirti addio,
capirei davvero che tutto questo tempo
a morire per l'altro ero solo io.
biglietti di autobus
e luna piena.
Tra radici ferme
che fanno del marciapiede un pois,
vedo una tenera luce verde
che mi chiede dove si va,
e io a te ti porto sulle onde del mare,
dove sono tenere le sensazioni,
posso accarezzare le tue labbra chiare
e dedicarti tra i tanti suoni i più dolci rumori.
E se solo ti amassi tanto da dirti addio,
capirei davvero che tutto questo tempo
a morire per l'altro ero solo io.












