Ogni età ha la sua bellezza
e le parole risuonano
come danza,
come quando raccoglievi
rose rosse con viso gioviale
e gli anni sorridevano
al tuo passar.
Ogni età anche se
segnata dal tempo
ha quel luccichio negli occhi
che non si disperde
e come ieri sfiora il cielo.
Ogni età con la stanchezza
dei passi lenti
è una cornice da stringere.
Le dissi taci
e lei, si chiuse nel buio
non volli vedere il suo volto
ne sentire le sue parole.
Le dissi taci
ma divoravo le parole truccate
dalla follia del momento
trasformandole in attimi di pazzia.
Potrei far tacere l'odio
se nessuno alzasse le mani
nate per donare carezze
che invece si elevano
come pugnali avvelenati
senza lasciare spazio all'amore
ma solo a libera follia.
Le dissi taci
ancora una volta
mentre la vidi bere sangue
ma la ferocia umana
non tacque
anzi, alzo di più la voce
per non far sentire la musica.
e lei, si chiuse nel buio
non volli vedere il suo volto
ne sentire le sue parole.
Le dissi taci
ma divoravo le parole truccate
dalla follia del momento
trasformandole in attimi di pazzia.
Potrei far tacere l'odio
se nessuno alzasse le mani
nate per donare carezze
che invece si elevano
come pugnali avvelenati
senza lasciare spazio all'amore
ma solo a libera follia.
Le dissi taci
ancora una volta
mentre la vidi bere sangue
ma la ferocia umana
non tacque
anzi, alzo di più la voce
per non far sentire la musica.
Ho scrutato il percorso di una lacrima.
Mi bagnò delicatamente il volto
che mai per guardare indietro si voltò.
Poi mi bagnò la gola e scese fino al cuore
e nel profondo d'esso
incontrò un accogliente sorriso.
E iniziò a voler trovare
ciò che non era mai esistito
anche se per questo fu deriso
alla fine lui trovò
quello che chiamò
l'isola che non c'è!
Mi bagnò delicatamente il volto
che mai per guardare indietro si voltò.
Poi mi bagnò la gola e scese fino al cuore
e nel profondo d'esso
incontrò un accogliente sorriso.
E iniziò a voler trovare
ciò che non era mai esistito
anche se per questo fu deriso
alla fine lui trovò
quello che chiamò
l'isola che non c'è!
Dalla finestra osservo il canto della natura
che pare l'essenza del tutto e il sollievo del cuore.
Infinitezza e armonia accolgono il volto ora mio pago e fanciullo,
assorto nel vagheggiar di immagini dipinte dal passato, ove si librano evanescenti paesaggi,
incontri belli dell'umana gente, musiche più rare e tutto ciò che la ragione del cuore ci illude e delude.
Quand'ecco,
nell'echeggiar di si dolci trastulli irrompe , minaccioso e improvviso,
un tonfo ch'è come pietra,
mosso da un alito di vento,
che la finestra ora chiude.
che pare l'essenza del tutto e il sollievo del cuore.
Infinitezza e armonia accolgono il volto ora mio pago e fanciullo,
assorto nel vagheggiar di immagini dipinte dal passato, ove si librano evanescenti paesaggi,
incontri belli dell'umana gente, musiche più rare e tutto ciò che la ragione del cuore ci illude e delude.
Quand'ecco,
nell'echeggiar di si dolci trastulli irrompe , minaccioso e improvviso,
un tonfo ch'è come pietra,
mosso da un alito di vento,
che la finestra ora chiude.
Se sapessi da dove proviene, o di un vicolo dal fondo
dove è sera umidiccia in bottiglia verde, o da nebbiolina
nata di mattina alle cinque tornando
da una canzone.
da una canzone.
Avere una malsoddisfazione in cuore che per fortuna
non nota che la luna, e tornare nel mio barattolo
/boom Herz // boom Herz/
di falena,
di falena,
e pensare a fontane stellate di un corso
sotterraneo - come metterebbero in ridicolo i frettolosi
signori che vanno al lavoro pieni di valigette.
Guarda.
Il formicaio ogni ora
si spande
come sciabordìo di scarafaggi;
è un pullulare
di coriandoli umani
gettati a manciate
su due atomi in riga
dal cielo dipinto in faccia.
È il carnevale
dello scrutarsi negli occhi
ma vedere degli occhi
la trincea che sussulta
d'occhiate armate
di chi non vuole
spalancarsi a scelte non sue.
È dove sfrigola
sui binari il tempo:
di chi arriva
di chi parte
di chi resta fermo
dinnanzi alla vita
che passa come un treno
gremito di occhi che lo fissano
finché di lui non rimane
che un puntino lontano
che non è salito in corsa.
E intanto gli vola via la vita
tra i fischi gli annunci
e i passi concitati
come una pagina
di carta argentata
che scappa dal vento.
E il gigantesco orologio
lontano ma vicino
perlustra la sua anima.
E mentre tracolla in apnea
sul filo del non fatto
smette la fissità facciale
il mimo che biancica
nel nero afono del salone
ormai deserto:
due soldi tintinnanti
nel cestino cantano
il carnevale della vita.
Il formicaio ogni ora
si spande
come sciabordìo di scarafaggi;
è un pullulare
di coriandoli umani
gettati a manciate
su due atomi in riga
dal cielo dipinto in faccia.
È il carnevale
dello scrutarsi negli occhi
ma vedere degli occhi
la trincea che sussulta
d'occhiate armate
di chi non vuole
spalancarsi a scelte non sue.
È dove sfrigola
sui binari il tempo:
di chi arriva
di chi parte
di chi resta fermo
dinnanzi alla vita
che passa come un treno
gremito di occhi che lo fissano
finché di lui non rimane
che un puntino lontano
che non è salito in corsa.
E intanto gli vola via la vita
tra i fischi gli annunci
e i passi concitati
come una pagina
di carta argentata
che scappa dal vento.
E il gigantesco orologio
lontano ma vicino
perlustra la sua anima.
E mentre tracolla in apnea
sul filo del non fatto
smette la fissità facciale
il mimo che biancica
nel nero afono del salone
ormai deserto:
due soldi tintinnanti
nel cestino cantano
il carnevale della vita.
Da Trast sò ritornato
Na majetta me sò comprato.
E 'n' marchio che va de moda
ce poi trovà pure la maja co' la moka
ce stà er campo da carcio e la schedina der totocarcio
Quella co la vespa er colisseo co' le cupuole
Co' la bella attrice che ricorda li belli tempi de la vecchia Roma
E se c'hai freddo e te voi coprì
ce trovi le ferpette
così er freddo nun te tocca soffrì.
'N'somma tanta originalità
poi ammirà.
Ma se 'n'regalo te voi fa
che de Roma te fa sentì
in arto come sulli colli
devi sceje la più classica
quella cor sor Belli che ce rapprersenta tanto
che pe' noi romani é 'n'gran vanto.
Na majetta me sò comprato.
E 'n' marchio che va de moda
ce poi trovà pure la maja co' la moka
ce stà er campo da carcio e la schedina der totocarcio
Quella co la vespa er colisseo co' le cupuole
Co' la bella attrice che ricorda li belli tempi de la vecchia Roma
E se c'hai freddo e te voi coprì
ce trovi le ferpette
così er freddo nun te tocca soffrì.
'N'somma tanta originalità
poi ammirà.
Ma se 'n'regalo te voi fa
che de Roma te fa sentì
in arto come sulli colli
devi sceje la più classica
quella cor sor Belli che ce rapprersenta tanto
che pe' noi romani é 'n'gran vanto.
Era lei così dolce:
l'amore...
Principessa di un regno lontano.
Come sabbia del deserto,
quando soffiava forte il simun
così caldo e prepotente
entrava nel cuore
senza abbandonare
ma ci potevi morire
se un giorno
t'avesse lasciato.
Era così dolce
tutte le volte che lui,
umile servo la osservava
senza poterla toccare,
o amare.
Osannò un inno al cielo:
Dea della pioggia
spegni l'ardore
di un uomo
che ogni giorno
diventa sempre più forte
fa che io possa amarla
più della vita.
Vayu antico Dio del vento
tu che puoi tutto
porta il mio cuore a lei
non dovrò così più piangere
o sognare...
Così dolcezza.
Un popolo felice
ha una città felice.
La città è come l’individuo...
...ha un anima
E’ figlia di derivato calcolo,
di complesse equazioni,
e maneggiati numeri.
Di spirito puro,
e contemplati classici equilibri:
l’architetto……scrive forme
che crea in ore sacre.
Ecco, le dispone
per chiarezza,
in rapporti di intima bellezza,
armonia, compostezza.
Creatore
di plastiche emozioni
con suscettibili elementi
da inebriarne i sensi.
Da esaudirne i desideri!
Son chiasmi addizionati,
sottratti , moltiplicati
e convulse consonanze.
A seminarne godimento!
A seminarne godimento!
Quel che è stile
diventa sentimento
e ci risveglia…
… Ci commuove!
Onesti materiali
che consentono
forme adirezionali,
spazi fluidi e dinamici.
…Passi poetici!
Pochi pilastri,
esili e sottili
a sostenere mille piani,
mille cuori.
Sospesi volumi
senza alcun sostegno.
Forme pure
le voltate cupole
gigantesche e leggerissime.
Muri che si fan vuoti
e i grattacieli salgono;
Il vetro che trionfa
trasformando
sofferenti
sofferenti
divise spazialità
in luminosissimo splendore .
Ellenistiche esigenze
di decoro ed evasione
con magnifici palazzi.
Metalliche facciate a rispecchiar
la mente del paesaggio:
della stagione, il suo colore,
dei mesi, il loro profumo,
dei giorni, il loro amore.
E Sistemi
d’ingegno difensivo
con Ninive… non più leggenda!
Architettura d’anima,
I business-man mi fanno ridere
con i loro interessi prima dell'umanità,
sempre
In questo studio
quel ragazzo idiota
che cerca di demolirmi lo spirito
vendendomi risposte facili
e beveroni da 4 soldi
Me la rido
Con la sua pseudoscienza delle scimmie
Perché non considera che finirà male
Il business-man molla la vecchia carcassa
per addentarmi le palle
ma sto per pisciargli in bocca
Me la rido
perché l'unico modo per demolire un'anima
è ingannarla
ma la mia è nata chiromante
con i loro interessi prima dell'umanità,
sempre
In questo studio
quel ragazzo idiota
che cerca di demolirmi lo spirito
vendendomi risposte facili
e beveroni da 4 soldi
Me la rido
Con la sua pseudoscienza delle scimmie
Perché non considera che finirà male
Il business-man molla la vecchia carcassa
per addentarmi le palle
ma sto per pisciargli in bocca
Me la rido
perché l'unico modo per demolire un'anima
è ingannarla
ma la mia è nata chiromante
“Fate attenzione alla tristezza. È un vizio.”
Cit. Gustave Flaubert
Le mot juste,
la perfezione,
poi la lacrima
che scende
su tutte
le cose
più belle
della mia vita,
col suo vago odore
di mandorle amare.
A te, dolce amore,
che leggi romanzi
e che poi intessi
le tue proprie
malvagie
bugie,
io
lascio
due gocce
di incanto
e di acido
prussico;
mentre
per me
serberò
il potere
di annullare
la misera fabula
che mai hai saputo
spingere verso di noi.
Forse è stato saziando
il tuo cuore affamato
che hai acceso
il mio animo:
però,
se vuoi
saperlo,
non ci sono
soltanto emozioni
ma anche paesaggi
che tolgono il fiato.
“Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno.”
Cit. Gustave Flaubert
Poligoni sagittali d’aurora
son emoglobina di papaveri,
gabbiani fra i mulini rintanati,
glicine dal cemento apostrofati.
Spighe d’anime ardono all’orizzonte
come fiammifero dal vento smorzato,
guizzo sanguigno d’atmosfere d’estate
son emoglobina di papaveri
fra grandinate d’edera ricamate.
son emoglobina di papaveri,
gabbiani fra i mulini rintanati,
glicine dal cemento apostrofati.
Spighe d’anime ardono all’orizzonte
come fiammifero dal vento smorzato,
guizzo sanguigno d’atmosfere d’estate
son emoglobina di papaveri
fra grandinate d’edera ricamate.
Come il girasole
che volge sempre lo sguardo verso la luce,
cosi lei, segue me
senza perdere lo sguardo all’orizzonte.
Come una formichina
piccola, fragile, indifesa
ma con un grande cuore,
pronta a difendermi,
in ogni istante, dalle insidie della vita.
Anche quando lei non c'è
la sento sempre accanto a me.
Ti voglilo tanto bene mamma
N.B.
Versi di mio nipote Ugo, 12 anni; I° premio poesia nella sua seconda media.
che volge sempre lo sguardo verso la luce,
cosi lei, segue me
senza perdere lo sguardo all’orizzonte.
Come una formichina
piccola, fragile, indifesa
ma con un grande cuore,
pronta a difendermi,
in ogni istante, dalle insidie della vita.
Anche quando lei non c'è
la sento sempre accanto a me.
Ti voglilo tanto bene mamma
N.B.
Versi di mio nipote Ugo, 12 anni; I° premio poesia nella sua seconda media.
Come quel tuo indagare
pungente
sul limitare del tramonto
- chi sei, se sei o non sei… -
Chi sono non lo so neanch'io
e non mi curo di un esistere di giorni
quand’è l’eternità a chiedermi un per sempre…
Se in me sospiri parole di un futuro
non domandarmi quanto ho camminato
o se ho sudato lacrime e
non pesare se ho gioito
amato… e ancora amato
Porto in grembo tutto l’amore che posso
e la soglia della notte non mi fa paura












