Lento di cuore
nell'angoscia ti gridai “Signore!”.
Rada vedevo la Tua luce
ma forte sentivo la Tua voce.
Prima che pensassi lo sapevi
e l'ora della prova disponevi.
Contrito il petto mi pestai
e non sprecai parole per pregarti
ma onorarti seppi senza verso
in quanto mi leggevi nel segreto.
Or che oscuro giungerà l’agguato
anche la morte mi vedrà diverso
ché in prece tramutai peccato.
Striscio mendico di misericordia
rendimi gioia con il Tuo perdono
onde finisca nella tua concordia.
nell'angoscia ti gridai “Signore!”.
Rada vedevo la Tua luce
ma forte sentivo la Tua voce.
Prima che pensassi lo sapevi
e l'ora della prova disponevi.
Contrito il petto mi pestai
e non sprecai parole per pregarti
ma onorarti seppi senza verso
in quanto mi leggevi nel segreto.
Or che oscuro giungerà l’agguato
anche la morte mi vedrà diverso
ché in prece tramutai peccato.
Striscio mendico di misericordia
rendimi gioia con il Tuo perdono
onde finisca nella tua concordia.
8 commenti
La mia anima è una tortora
che vuole migrare verso la terra del tuo cuore
le mie ali sostengono il giorno e la notte
laggiù i boschi sono un unico albero
in piena notte navigano le città
in pieno giorno si rincorrono deserti e desideri
Volo sul brusio del movimento continuo
sulle ingiustizie degli uomini
sulle corse dei treni
sulle faccende dei potenti
sulla operosità degli umili
Volo sul mare
del " prima che nascessi "
del " dopo la mia morte "
sulle onde dei dispiaceri
sui campi delle illusioni
sui boschi delle paure
sui fiumi delle parole non dette
sul turbine delle troppe parole
sui pianori delle promesse non mantenute
sui vicoli di vecchie storie
sui laghi delle speranza d'acqua dolce
sulle rocce della sicurezza
sui pendii scivolosi dell'nincertezza
Il tuo bene è la bussola che mi indica la via
non sento ne fame, ne sete, ne stanchezza
so che nella tua terra troverò
frutti succosi e acqua cristallina
e riposo per le mie ali
Niente può fermarmi
fendo l'aria con sicurezza
senza pensare al passato
e a null'altro
Il vento mi sorregge nel volo planato
a volte mi spinge
a volte è contrario
ma il mio volo si dispiega come una vela
Sulla mia fronte c'è una piccola stella
e la mia coda è una cometa
il mio porto di destino è nel tuo cuore
e l' arrivo del mio volo sulle tue labbra
che vuole migrare verso la terra del tuo cuore
le mie ali sostengono il giorno e la notte
laggiù i boschi sono un unico albero
in piena notte navigano le città
in pieno giorno si rincorrono deserti e desideri
Volo sul brusio del movimento continuo
sulle ingiustizie degli uomini
sulle corse dei treni
sulle faccende dei potenti
sulla operosità degli umili
Volo sul mare
del " prima che nascessi "
del " dopo la mia morte "
sulle onde dei dispiaceri
sui campi delle illusioni
sui boschi delle paure
sui fiumi delle parole non dette
sul turbine delle troppe parole
sui pianori delle promesse non mantenute
sui vicoli di vecchie storie
sui laghi delle speranza d'acqua dolce
sulle rocce della sicurezza
sui pendii scivolosi dell'nincertezza
Il tuo bene è la bussola che mi indica la via
non sento ne fame, ne sete, ne stanchezza
so che nella tua terra troverò
frutti succosi e acqua cristallina
e riposo per le mie ali
Niente può fermarmi
fendo l'aria con sicurezza
senza pensare al passato
e a null'altro
Il vento mi sorregge nel volo planato
a volte mi spinge
a volte è contrario
ma il mio volo si dispiega come una vela
Sulla mia fronte c'è una piccola stella
e la mia coda è una cometa
il mio porto di destino è nel tuo cuore
e l' arrivo del mio volo sulle tue labbra
Ecco, ho deciso de fare ‘na pazzia,
quarcosa che risvej a vita mia,
che me sollazzi a tutto tondo,
pe ricordamme che ce sto ner monno.
Me vojo trovare ‘na regazza,
che sia nun solo donna, ma un po’ pazza !
de quelle che fanno perde ‘a testa
e tengano la vita sempre desta.
Ne ho vista una che me piace assai,
giovane, bella che nun guasta mai.
Ne ho vista n’artra piena da virtù
de fa l’amore anche a pancia in giù !
Mo che ce penso, sono in imbarazzo,
specie se poi continua questo andazzo,
io che ormai sono abituato,
a fa l’amore…telecomandato !
E poi lo vojo dì, sono sicuro
ar ritmo de sta samba ormai non duro.
Sono vecchietto me devo rassegnà,
le donne nun le devo calcolà.
‘N libro, un film e una tisana
sono pe me un vero toccasana.
Fare pazzie nun è ‘na cosa bella,
pe la mia età nun fa la tarantella !
Che si la tua vita è noiosa,
co una donna è pericolosa.
quarcosa che risvej a vita mia,
che me sollazzi a tutto tondo,
pe ricordamme che ce sto ner monno.
Me vojo trovare ‘na regazza,
che sia nun solo donna, ma un po’ pazza !
de quelle che fanno perde ‘a testa
e tengano la vita sempre desta.
Ne ho vista una che me piace assai,
giovane, bella che nun guasta mai.
Ne ho vista n’artra piena da virtù
de fa l’amore anche a pancia in giù !
Mo che ce penso, sono in imbarazzo,
specie se poi continua questo andazzo,
io che ormai sono abituato,
a fa l’amore…telecomandato !
E poi lo vojo dì, sono sicuro
ar ritmo de sta samba ormai non duro.
Sono vecchietto me devo rassegnà,
le donne nun le devo calcolà.
‘N libro, un film e una tisana
sono pe me un vero toccasana.
Fare pazzie nun è ‘na cosa bella,
pe la mia età nun fa la tarantella !
Che si la tua vita è noiosa,
co una donna è pericolosa.
E’ come mostrar il sole e le stelle
e tutte le altre pose dal giocoso volto
a specchio sospeso di mille rincorse
senza nulla correggere alla legge del fato
la diffidente tirannia a cui domandare
dove il buio andrà a morire quando le stelle
prive di cielo abbandonata la luce ancora calda
cadranno sui sensi increspati di solitario guado
incavi lasciati sospesi sul fondo del sogno
come il nostro amore mai nato e già spento.
E allora bagnati i sopravvissuti istanti di magia
il getto del cielo si rivolgerà al cosmo
nel tacere i segreti donati alla dolcezza
in una preghiera raggiante mestizia
a carezza d’anima distesa sul petto
del malinconico affanno amante di natura,
cuor rapito in sì complice fattura
colmato a misura d’universo in canto.
Si svegliano le crepe
di voci appese
a filo d'acqua
a filo d'acqua
i ciottoli lisciati
dai ricami verdi al sole
parlano parole di cielo
le nuvole soffici e silenziose
sostano le sponde
per poi dissolversi
per poi dissolversi
nei paesaggi di mandorli in fiore.
Un profumo nuovo
veste i miei colli di vento
Un profumo nuovo
veste i miei colli di vento
a tratti ben sentierati
grappoli a mezz'aria
di campanelline viola
che ondulano il tempo.
Tra i vuoti rovesciati
Tra i vuoti rovesciati
petali gialli e fili d'erba
amano la Primavera
lei come me
conserva la rugiada
e il silenzio della sera.

Nel paradiso del mio inverno
si manifestano i tisici gridi :
son voci di giubilo
e mi rende agnellino .
Fuggi da me , vieni …
troverai l’acqua dolce ,
i guizzi , dei miei occhi maliziosi .
Vieni riflettiti nel mio mare
qui avrai, i frammenti , della mia stella ,
l‘albe dorate , dei prati in fiore .
E troverai celebrazione ,
i prati verdi del cuore
della vita ,la tua vita
da sempre ti ha rapita .
Troverai la musica
i sogni tuoi nascosti ,sconsolati,
riverberano, l’immagine innocente
dell’anima tua ,
nella scrosciante benevolenza
degli , appaganti tuoi seni .
Vivimi e sarai ciliegia,
il frutto dolce ,da mangiare con la buccia ,
solo ,quando è maturo ne sazierò il cuore
quando , l‘ardito amore
sventola , la bianca tua bandiera .
POESIA A QUATTRO MANI E DUE CUORI, RINGRAZIO DI CUORE L'AMICO ALIDO RAMACCIANI PER LA SPLENDIDA COLLABORAZIONE, GRAZIE.
Complice dei miei sogni,
devastante
nemico della realtà.
Il cuore
ignora la ragione.
Il mio corpo
schiumato d’attesa.
Nasconde cicatrici
senza senso.
Nostalgia di carezze
senza luce.
Le mie labbra
come deserto.
Baciami... toglimi questo dolore
che mi opprime.
Le tue mani di fuoco
cercano le forme.
Levigano
il mio corpo.
Prendimi...
illudimi che sei diverso.
Amarti è ammalarsi e poi
guarire.
Continuando
a ricaderci.
Complice dei miei sogni,
devastante
nemico della realtà.
Il cuore
ignora la ragione.
Il mio corpo
schiumato d’attesa.
Nasconde cicatrici
senza senso.
Nostalgia di carezze
senza luce.
Le mie labbra
come deserto.
Baciami... toglimi questo dolore
che mi opprime.
Le tue mani di fuoco
cercano le forme.
Levigano
il mio corpo.
Prendimi...
illudimi che sei diverso.
Amarti è ammalarsi e poi
guarire.
Continuando
a ricaderci.
Suonano le campane
e in questo giorno, seppur piovoso,
si consacra la festa;
di tocco in tocco la vita fugge,
eppur nell'attimo resta,
quando un alito, sul sembiante,
mi scivola di vento,
e l'eco dei passati dì allora sento,
o quando alto su la volta
un raggio dispensa il sole,
onde lungi lo sguardo si posa
e si tinge d'altro colore ogni cosa,
o ancora quando la tua bella imago vedo,
onde si ferma il tempo,
e più per il mondo non son vago.
e in questo giorno, seppur piovoso,
si consacra la festa;
di tocco in tocco la vita fugge,
eppur nell'attimo resta,
quando un alito, sul sembiante,
mi scivola di vento,
e l'eco dei passati dì allora sento,
o quando alto su la volta
un raggio dispensa il sole,
onde lungi lo sguardo si posa
e si tinge d'altro colore ogni cosa,
o ancora quando la tua bella imago vedo,
onde si ferma il tempo,
e più per il mondo non son vago.
Le sue gambe
sono così belle,
ti vien voglia
di dipingerle ad acquarello.
Con quei tacchi così vertiginosi
la tua testa
si perde in un secondo.
Vorresti salirci con le mani
ed arrivare pian piano
più in alto
Le sue gambe
e le calze velate,
è così sexy…
Un donna caduta dal cielo
ti vien voglia di gustarla
come una fragola
raccolta nel bosco
ed in quel bosco
vorresti perderti
in un erotico desiderio…
La gioia di fili d'erba, esplosi di colore
cuciti su tappeti
minuti fiori azzurri
occhi da poco nati
dai distratti passi, già calpestati
Rondoni a rincorrere moscerini
per la fame dell'inverno, ancora viva
nel giocare con i propri bambini
a becco aperto, sporgenti dai nidi
lo sgranchirsi d'ali, da tempo serviva
Bocche di leone
piccoli soli, a distesa sul pianeta verde
visitate da api laboriose
in attesa delle rose
La lucertola
spunta dentro i sassi
tastando il calore
scappando al percepir di ogni tremore
Il salice piangente
piega verso l'acqua, la sua criniera
suonando come arpa
al baciar della sera
Si ritiran i bambini
dalle guance rosse
fin qui scatenati
nella giornata di primavera
si son subito addormentati.
cuciti su tappeti
minuti fiori azzurri
occhi da poco nati
dai distratti passi, già calpestati
Rondoni a rincorrere moscerini
per la fame dell'inverno, ancora viva
nel giocare con i propri bambini
a becco aperto, sporgenti dai nidi
lo sgranchirsi d'ali, da tempo serviva
Bocche di leone
piccoli soli, a distesa sul pianeta verde
visitate da api laboriose
in attesa delle rose
La lucertola
spunta dentro i sassi
tastando il calore
scappando al percepir di ogni tremore
Il salice piangente
piega verso l'acqua, la sua criniera
suonando come arpa
al baciar della sera
Si ritiran i bambini
dalle guance rosse
fin qui scatenati
nella giornata di primavera
si son subito addormentati.
A primavera non puoi
sopire il respiro,
languire gli occhi,
non avere un sussulto
quando vai per le vie,
quando l'aria tu annusi.
A primavera non puoi
fingere alle montagne,
schernire il mare,
e i tuoi baci negare
al pesco in fiore.
Non puoi,
viaggiare tu devi
all'orizzonte,
lì dove il vento
fresco ancor non
vuol sfiorire.
sopire il respiro,
languire gli occhi,
non avere un sussulto
quando vai per le vie,
quando l'aria tu annusi.
A primavera non puoi
fingere alle montagne,
schernire il mare,
e i tuoi baci negare
al pesco in fiore.
Non puoi,
viaggiare tu devi
all'orizzonte,
lì dove il vento
fresco ancor non
vuol sfiorire.
Grandi fuochi ho sempre acceso
lungo gli amorosi sentieri
che riconducono all’estasi:
a quella pura idea dell’essere!
Nel labirinto del tempo
mi sono persa, dileguata!
Ma quel fuoco
non ha scaldato altro
che il divenire stesso,
generando interminabili ,
estese malinconie..
Ecco son qui ,
con la raccolta legna.
Arsa!…
... e la sua cenere in mano.
Ora, ancor
con tono grave
e imperativo fare,
mi chiedo:
quale immagine suprema
io vidi, contemplai ed inseguì
in quel Dì… mitico di ER,
tale, da puntarvi il dito
fino a scegliere
il Demone
”che mi accompagna
in indelebile,
nostalgica, amorosa sorte?
Ecco or son qui !
con la raccolta legna
ormai arsa… e la sua cenere in mano.
E Interrogo ..
Cloto,
Atropo e Lachesi:
Casualità…
…Destino o Necessità?
lungo gli amorosi sentieri
che riconducono all’estasi:
a quella pura idea dell’essere!
Nel labirinto del tempo
mi sono persa, dileguata!
Ma quel fuoco
non ha scaldato altro
che il divenire stesso,
generando interminabili ,
estese malinconie..
Ecco son qui ,
con la raccolta legna.
Arsa!…
... e la sua cenere in mano.
Ora, ancor
con tono grave
e imperativo fare,
mi chiedo:
quale immagine suprema
io vidi, contemplai ed inseguì
in quel Dì… mitico di ER,
tale, da puntarvi il dito
fino a scegliere
il Demone
”che mi accompagna
in indelebile,
nostalgica, amorosa sorte?
Ecco or son qui !
con la raccolta legna
ormai arsa… e la sua cenere in mano.
E Interrogo ..
Cloto,
Atropo e Lachesi:
Casualità…
…Destino o Necessità?
Allora vediamo
oggi cosa scrivo?
Delle stelle o dell'infinito?
Della luna o dell'amore?
Del vento o del dolore?
Magari scrivo qualcosa per meravigliare
qualcosa che potreste invidiare
da farvi alzare dalla sedia e applaudire
qualcosa che non m'appartiene
e lo farò solo per sfoggiare
il mio talento di poeta da strapazzo
l'arguta visione di un pazzo
che si serve della poesia
per sviscerare sentimento
da un'anima inquieta che non trova pace
che non trova la via d'uscita
nel guazzabuglio di gioia e tormento.
E allora ho deciso
oggi scriverò del futile
un inutile incastro di parole
sarò il servo scrittore
della mia monotonia
l'incontro tra me stesso
e l'amplesso della mia calligrafia.
Scriverò dell'orgasmo
lo scrivere di un lampo
per non morire di normalità
e mi farò violentare
fino a farmi eccitare
dai miei stessi versi
una sorta di autoerotismo
oltre quel recinto
che non ho il coraggio di varcare.
oggi cosa scrivo?
Delle stelle o dell'infinito?
Della luna o dell'amore?
Del vento o del dolore?
Magari scrivo qualcosa per meravigliare
qualcosa che potreste invidiare
da farvi alzare dalla sedia e applaudire
qualcosa che non m'appartiene
e lo farò solo per sfoggiare
il mio talento di poeta da strapazzo
l'arguta visione di un pazzo
che si serve della poesia
per sviscerare sentimento
da un'anima inquieta che non trova pace
che non trova la via d'uscita
nel guazzabuglio di gioia e tormento.
E allora ho deciso
oggi scriverò del futile
un inutile incastro di parole
sarò il servo scrittore
della mia monotonia
l'incontro tra me stesso
e l'amplesso della mia calligrafia.
Scriverò dell'orgasmo
lo scrivere di un lampo
per non morire di normalità
e mi farò violentare
fino a farmi eccitare
dai miei stessi versi
una sorta di autoerotismo
oltre quel recinto
che non ho il coraggio di varcare.













