Calici di nuvole stropicciati,
precari intrecci di carta roventi,
pozzanghere di papaveri scarabocchio,
rossetto scarmigliato d’orizzonti accesi.
Fragili giare del firmamento terrestre,
gocce profumate di campi albeggiati,
fiaccole d’aurora vermiglia accoltellate,
cascine di papaveri scarabocchio,
matassa sfibrata d’orizzonti accesi.
Virgole di ciglia increspate t’assediano,
falci di lune spettinate son lentiggini di petrolio,
eucarestie coralline sfamano quell’esile gambo,
lenzuola di papaveri scarabocchio,
lanterne solari d’orizzonti accesi.
precari intrecci di carta roventi,
pozzanghere di papaveri scarabocchio,
rossetto scarmigliato d’orizzonti accesi.
Fragili giare del firmamento terrestre,
gocce profumate di campi albeggiati,
fiaccole d’aurora vermiglia accoltellate,
cascine di papaveri scarabocchio,
matassa sfibrata d’orizzonti accesi.
Virgole di ciglia increspate t’assediano,
falci di lune spettinate son lentiggini di petrolio,
eucarestie coralline sfamano quell’esile gambo,
lenzuola di papaveri scarabocchio,
lanterne solari d’orizzonti accesi.
14 commenti
Vorrei che tu per una volta
pensassi un po a te stessa senza crearti inutili scrupoli ,
vorrei che te ne fregassi delle persone che non sanno veramente cosa significhi voler bene ,
vorrei che imparassi a dire di "No"
senza sentirti ogni volta in colpa per aver dato un dispiacere ingoiando i cocci .
Per una volta prova a ragionare come ragionano gli altri,
senza usare il cuore!
Vorrei che imparassi a difenderti senza sentirti stupida,
fuori posto, perché credimi ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire su quello che fai,
troverà sempre l'occasione per puntare il dito.
Vorrei che tu imparassi a fregartene senza preoccuparti degli altri.
Vorrei che tu imparassi a difendere la tua sensibilità,
la tua libertà, i tuoi sogni dall'ipocrisia .
Vorrei dirti che sei unica e grande solo per pochissime persone e
sono quelle che ti amano davvero.
Vorrei dirti che è prezioso il tempo che regali e che il tempo passa.
E che ti sentissi più bella fuori perché dentro lo sei già.
“Ogni cosa finché dura porta con sé la pena della sua forma, la pena d'esser così e di non poter essere più altrimenti.”
Cit. Luigi Pirandello
Eccoti qui, tesoro,
che passi attraverso di me
come il raggio di luce bianca
che fende la superficie ialina
dello sguardo di un poeta.
E i miei atomi lo sanno,
e vibrano, poveretti,
come polarizzati
dal luccichio
vitreo
del
tuo
cuore.
È la forma
del mio amore,
di centomila maschere,
di nessuna voglia di fermarmi
nell’io più prossimo al mio,
o di imparare a conoscere
quanto è inconoscibile.
Non sono fragile,
sono umano:
come tutti
in balia
del
flusso
del caso.
“Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo: vi troverai un disinganno.”
Cit. Luigi Pirandello
Lavavi al fiume la sottoveste rosa
e reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.
Cantavi all’onda
e baciava le mani affusolate,
portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,
l’acqua schiumosa.
Sudavi in fronte e
rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.
La primavera intorno
respirava i tuoi vent’anni.
e reggiseni bianchi sciorinavi al sole, profumati.
Cantavi all’onda
e baciava le mani affusolate,
portando al mare l’ombra del tuo petto pieno,
l’acqua schiumosa.
Sudavi in fronte e
rotolava la goccia per il collo nel giorno caldo.
La primavera intorno
respirava i tuoi vent’anni.
A Pasqua me so annato a confessà
da ‘n prete che conoscevo già,
me guardò tra l’indolente e l’annoiato
come conoscesse er mi peccato.
Entrammo ner confessionale,
aprì la finestrella laterale,
me disse con ’na voce pietosa
“dimme, fijolo, reccontame ogni cosa.
Dimme che cosa rode ner tu core,
fidate der tu povero confessore
che Dio è sempre tanto misericordioso
puro se er tuo peccato è disastroso !”
“E per fortuna, perché ne ho bisogno,
che perdonamme già me pare un sogno !”
“Hai fatto tanto male ?” disse er prete,
“Si, monsignore, er mi peccato è… er Diabete”
“Ma… er diabete nun è ‘n peccato
de cui tu possa essere accusato
er Diabete è ‘na malatia
e tu un ignorante e così sia.”
“Ah, quanto ve sbajate, padre mio,
nun è peccato ? Lo volesse Dio !
Così che quanno, a mezza giornata,
vedo de pasta una cofanata
rinunzio, è vero, ma manno a benedì
l’angeli, i santi e chi me fa morì !
De pane poi nun ne parliamo,
co er salame…nun esageriamo !
‘Na pizza ben farcita già se sa
che chi la mangia me viè da invidià,
manco a parlà de dorci
sinnò me viè da vedè li sorci
nun me resta che sacramentà
pe questa vita che me ne fa privà.
E quanno, a notte, me ne vo a dormire
er sonno nun riesco a concepire,
a fame m’attorciglia le budella,
bestemmio ma purtroppo resta quella.”
“Ma tu, fijolo, disse er monsignore,
nun poi sacramentà a tutte l’ore,
devi accettà la volontà divina,
sinnò pe te è proprio ‘na rovina.”
“Vabbè, ce sto, ,caro sor prete
ma solo se al Buon Dio voi je direte,
de nun sentì quanno me lamento,
è solo fame a rischio svenimento !”
da ‘n prete che conoscevo già,
me guardò tra l’indolente e l’annoiato
come conoscesse er mi peccato.
Entrammo ner confessionale,
aprì la finestrella laterale,
me disse con ’na voce pietosa
“dimme, fijolo, reccontame ogni cosa.
Dimme che cosa rode ner tu core,
fidate der tu povero confessore
che Dio è sempre tanto misericordioso
puro se er tuo peccato è disastroso !”
“E per fortuna, perché ne ho bisogno,
che perdonamme già me pare un sogno !”
“Hai fatto tanto male ?” disse er prete,
“Si, monsignore, er mi peccato è… er Diabete”
“Ma… er diabete nun è ‘n peccato
de cui tu possa essere accusato
er Diabete è ‘na malatia
e tu un ignorante e così sia.”
“Ah, quanto ve sbajate, padre mio,
nun è peccato ? Lo volesse Dio !
Così che quanno, a mezza giornata,
vedo de pasta una cofanata
rinunzio, è vero, ma manno a benedì
l’angeli, i santi e chi me fa morì !
De pane poi nun ne parliamo,
co er salame…nun esageriamo !
‘Na pizza ben farcita già se sa
che chi la mangia me viè da invidià,
manco a parlà de dorci
sinnò me viè da vedè li sorci
nun me resta che sacramentà
pe questa vita che me ne fa privà.
E quanno, a notte, me ne vo a dormire
er sonno nun riesco a concepire,
a fame m’attorciglia le budella,
bestemmio ma purtroppo resta quella.”
“Ma tu, fijolo, disse er monsignore,
nun poi sacramentà a tutte l’ore,
devi accettà la volontà divina,
sinnò pe te è proprio ‘na rovina.”
“Vabbè, ce sto, ,caro sor prete
ma solo se al Buon Dio voi je direte,
de nun sentì quanno me lamento,
è solo fame a rischio svenimento !”
Ti rivedo.
Sei come soldato
ritornato dalla guerra,
ritornato dalla guerra,
sfiancato il corpo, inaridita la pelle.
Consunto!
Forse, da un amore
che ti sei negato?
Ti rivedo e sei avvilito.
Sbiancati il viso ed i capelli,
affossati gli occhi
che ormai mi parlan bassi.
Reduce…
di quella vittoria
di quella vittoria
che ti ha visto placar l’ardore
e rompere l’incanto.
Ma io… non posso più!
Ma io… non posso più!
Avevo già accolto
un reduce tra le mie braccia
un reduce tra le mie braccia
in lenzuola d’oro e odor d’incenso.
Or, sei avvilito.
Sbiancati il viso ed i capelli
affossati gli occhi
che ormai mi parlan, bassi.
C’è un ombra scura, sul tuo volto.
Ma io... non posso più!


i colori della natura dove verdi opalescenti si affievoliscono lentamente in zone d'ombra sempre più scure,
lo strabordio delle onde del mare che incessantemente si ripete,
la musica melodiosa di un ruscello,
i palmi delle nostre mani che si toccano,
i nostri corpi congiunti in una danza armoniosa,
i miei occhi riflessi nel tuo sguardo,
il sorriso del nostro bimbo,
un cerchio perfetto,
un'anima consapevole del suo mistero e della sua fragilità,
il profumo sacro delle rose,
la gioia nella gioia degli altri,
osserva tu e considera se vuoii che tutto ciò è quanto di sommo
la nostra piccola mente possa sperare di raggiungere,
ARMONIA ed EQUILIBRIO.
lo strabordio delle onde del mare che incessantemente si ripete,
la musica melodiosa di un ruscello,
i palmi delle nostre mani che si toccano,
i nostri corpi congiunti in una danza armoniosa,
i miei occhi riflessi nel tuo sguardo,
il sorriso del nostro bimbo,
un cerchio perfetto,
un'anima consapevole del suo mistero e della sua fragilità,
il profumo sacro delle rose,
la gioia nella gioia degli altri,
osserva tu e considera se vuoii che tutto ciò è quanto di sommo
la nostra piccola mente possa sperare di raggiungere,
ARMONIA ed EQUILIBRIO.
La luce filtra
sul pavimento
fugge dal vento che
sibila tra le fessure
quel suo
rumore irrequieto.
rumore irrequieto.
Insiste
solleva pensieri
ma è un vento bugiardo
non ha il respiro dei fiori.
I miei occhi lucidi
hanno un cielo di stelle
e resto luna
al buio
appesa e sospesa.
al buio
appesa e sospesa.
Allineate
le nuvole ad est
le nuvole ad est
trattengono il mare.
Io le raccolgo
spalanco le finestre
e il vento scompare.
Guizzo d’un catrame d’argento,
rivolo di bellezza nella notte muta,
fu zesta astronomica d’una prateria di cielo
e fra gli steccati d’una primavera d’aprile
luccica nel silenzio l’indomita tua ombra selvaggia,
bruma d’un vello stropicciato di guerriero scarmigliato.
Ammantati riccioli d’osso nocciolati
acconciano furiosamente il tuo capo,
sembran virgole di merletti tinti d’arena,
uncini feroci come spine di rose appassite,
grumo maldestro d’una briciola di deserto,
tralicci d’un vigneto d’autunno sporcato.
Fra schizzi verniciati di pascoli stellati,
sperduti vascelli alati di sogni arroccati,
fiammelle temporalesche di zolle zodiacali
odo scalciare tra le infinite sinfonie del vento,
una manciata furibonda di zoccoli unghiati,
graffi abbeverati dal blu in una sorgente specchiati.
rivolo di bellezza nella notte muta,
fu zesta astronomica d’una prateria di cielo
e fra gli steccati d’una primavera d’aprile
luccica nel silenzio l’indomita tua ombra selvaggia,
bruma d’un vello stropicciato di guerriero scarmigliato.
Ammantati riccioli d’osso nocciolati
acconciano furiosamente il tuo capo,
sembran virgole di merletti tinti d’arena,
uncini feroci come spine di rose appassite,
grumo maldestro d’una briciola di deserto,
tralicci d’un vigneto d’autunno sporcato.
Fra schizzi verniciati di pascoli stellati,
sperduti vascelli alati di sogni arroccati,
fiammelle temporalesche di zolle zodiacali
odo scalciare tra le infinite sinfonie del vento,
una manciata furibonda di zoccoli unghiati,
graffi abbeverati dal blu in una sorgente specchiati.
C'è un filo invisibile
che congiunge essenze lontane
lega quando si ama
brilla quando è intenso il sentire
accarezza il ricordo
illumina la speranza
ricama l'ordito della trama del cuore
attraversa oceani di nostalgia
leve con ali di vento
e ritorna alla mia anima
portando il dono del tuo pensiero
si tende come un arco
sopra a quella cosa
a volte incomprensibile
che si chiama vita
portando la dolcezza di un bacio

Ho sempre udito
del cor, il saggio espresso.
Mai fallo atterra!
Pensa, l’immenso amico,
non avrai che n’aggrado!
*****
La poesia, o meglio il tanka e’ stato forgiato (accenti ritmici 1-4-6) discorrendo un pensiero di Joseph Rudyard Kipling scrittore e poeta britannico del 1900, e fregiato nel 1907 del Premio Nobel per la letteratura a soli 41 anni (il più giovane di sempre) motivato da unanime decisione dei giurati: “in considerazione del potere dell'osservazione, dell'originalità dell'immaginazione, la forza delle idee ed il notevole talento per la narrazione che caratterizzano le creazioni di questo autore famoso nel mondo”:
“Preferisco sempre credere il meglio di chiunque - mi risparmia così tante noie”.
Le forme armoniose
del suo corpo
eccitano in quel vedo non vedo
nella trasparenza del negligeè nero
I capezzoli turgidi premono
sotto l'eleganza del pizzo,
implorano carezze
stuzzicano i sensi di lui
eccitandosi la osserva
…. e sale il desiderio ….
Toccami nell'intimità
delle labbra calde, umide
baciami, esplora la bocca
in un intreccio di lingue
ordina lei col suo sguardo da gatta
Sono fiore che sboccia
mi dono a te completamente
pazzamente, come tu vuoi,
teso il suo membro la prende
entra in lei quasi selvaggio
i fianchi spingono, la schiena si inarca
per donarle il massimo del piacere
L'urlo … ti sento !!!
il fruscio della veste è musica
ouverture di un amplesso
dolce, prepotente
I segni rosati sulla pelle
impronte di folle voluttuosità,
lentamente il respiro attenua
i corpi sazi del sesso, dell'amore
si riposano tra le lenzuola di raso
…. salirà nuovamente il desiderio ….













