Che tu sia lontano o vicino
sento la tua presenza.
So che ci sei.
Come so che nascerà l'arcobaleno
dopo la pioggia.
So che ci sei.
Come so che dopo l'arrabbiatura
arriverà l'amore.
So che dopo la notte
arriva l'alba.
Arrivi tu...
La luce...il sole
l'amore tu...l'indissolubile.
sento la tua presenza.
So che ci sei.
Come so che nascerà l'arcobaleno
dopo la pioggia.
So che ci sei.
Come so che dopo l'arrabbiatura
arriverà l'amore.
So che dopo la notte
arriva l'alba.
Arrivi tu...
La luce...il sole
l'amore tu...l'indissolubile.
20 commenti
Non serve un faro
dannoso agli occhi.
Quale bagliore pungente, cattivo,
intriso solo di morbosa gelosia,
asfissiante, ossessiva.
Nessuno ha bisogno di luce riflessa,
alimento di cui si nutre l’animo
annodato senza bandolo,
di chi ha in petto solo un mero motore.
La vera luce è il sole brillante
di un giorno di primavera.
La vera luce è quella che sgorga sincera
dal cuore, tramutandosi in stile di vita.
La vera luce è il luccichio negli occhi
di un bambino, ingenua creatura,
che si fida e si affida nelle mani dei Grandi,
in tutto e per tutto, senza malizia alcuna.
La vera luce è la carità, la misericordia.
Anche la luna brilla al suo ultimo quarto,
ancora per poco, fin quando,
il sole potrà farlo, poi sarà buio.
Spegni quella luce sintetica, falso bagliore.
La mia brillerà per sempre,
essa deriva da un’altra fonte.
Ho vissuto il dolore
con soffocante fiducia in Lui
sperando che mi battezzasse
nelle sue acque scure
per rendermi meno
amara
la consapevolezza
di dover soffrire per così tanto tempo.
Ho amato il dolore
perchè è stato l'unico
vero padre che abbia mai avuto,
Lui mi ha educato alla rinuncia,
al monologo oscuro del mio animo inascoltato,
alla mia preghiera.
Ho chiesto al dolore
cosa fossi per lui,
ma lui non mi ha ancora risposto.
In limpida preghiera
inginocchiato verso il mondo
il suo mondo
al suono di organo celeste
congiunge le promesse
a mani strette
intorno all’aria pura
il profumo intenso
di pochi minuti
fatti d’incenso
riempie il respiro
di giusto ossigeno
disegnando tappeti armoniosi
sveste il peccato
e ridona gloria
in celeste camminata
inginocchiato verso il mondo
il suo mondo
al suono di organo celeste
congiunge le promesse
a mani strette
intorno all’aria pura
il profumo intenso
di pochi minuti
fatti d’incenso
riempie il respiro
di giusto ossigeno
disegnando tappeti armoniosi
sveste il peccato
e ridona gloria
in celeste camminata
Stridìo lento di vita che va,
si immerge nell'affanno
il ricordo lontano.
Scorre alla sera
il fiume d'anni svaniti,
sogno ma muoio,
esisto ma non vivo, discorro con l'oscurita,
afflitta si procede.
Spazio fa il cuore per chiedermi
"Perché ti lamenti se l'hai amato
e in ciò persisti?
Soffri ma vola,
vola da lui, perché mai ti lascia".
Messaggio d'amore,
d'amore eterno che mai perirà.
si immerge nell'affanno
il ricordo lontano.
Scorre alla sera
il fiume d'anni svaniti,
sogno ma muoio,
esisto ma non vivo, discorro con l'oscurita,
afflitta si procede.
Spazio fa il cuore per chiedermi
"Perché ti lamenti se l'hai amato
e in ciò persisti?
Soffri ma vola,
vola da lui, perché mai ti lascia".
Messaggio d'amore,
d'amore eterno che mai perirà.
Grandine di nuvole
son briciole di spighe solari,
grappoli di vento imperlati
allacciati alle mie scarpe
come ciondoli d’incanto
sulle finestre dal mare dimenticate.
Grandine di nuvole
son ciglia d’ebbrezza di cuore,
fermagli arroccati fra i pensieri,
clessidre d’un parto di lune
fra cicatrici d’abbracci perduti
e stoviglie d’anima di parole confuse.
son briciole di spighe solari,
grappoli di vento imperlati
allacciati alle mie scarpe
come ciondoli d’incanto
sulle finestre dal mare dimenticate.
Grandine di nuvole
son ciglia d’ebbrezza di cuore,
fermagli arroccati fra i pensieri,
clessidre d’un parto di lune
fra cicatrici d’abbracci perduti
e stoviglie d’anima di parole confuse.
Chi governerà l’immenso Cosmo
se tu, Uomo, continui
ad inseguir strade distratte.
Chi cullerà tutta la terra
se or, dimentichi di te?
Eppur urge
il tuo ritorno in seno al mondo!
Urge interrogare il Logos
affinchè ti si riveli;
urge ripassar l’antica idea
a rifuggir la notte
e l’amnesia dell'Aurea grecità.
E se il fulmine governa il mondo,
come fuoco Eracliteo
devi tornare!
Fiamma, che arde e non distrugge,
che arde e sol trasforma
e sol rinnova!
Devi volger lo sguardo
nel tuo dentro
poiché è in te, quel tutto
che deve essere conosciuto
e rivelato…
…per ritornare in seno al Mondo… UOMO!
se tu, Uomo, continui
ad inseguir strade distratte.
Chi cullerà tutta la terra
se or, dimentichi di te?
Eppur urge
il tuo ritorno in seno al mondo!
Urge interrogare il Logos
affinchè ti si riveli;
urge ripassar l’antica idea
a rifuggir la notte
e l’amnesia dell'Aurea grecità.
E se il fulmine governa il mondo,
come fuoco Eracliteo
devi tornare!
Fiamma, che arde e non distrugge,
che arde e sol trasforma
e sol rinnova!
Devi volger lo sguardo
nel tuo dentro
poiché è in te, quel tutto
che deve essere conosciuto
e rivelato…
…per ritornare in seno al Mondo… UOMO!
E ricordo ancora
quando il lento declinare
dei campi di girasole
rendeva quasi difficile
distinguere il cielo
quando semplici casolari
spezzavano file ordinate
di alberi di ulivo
e l’estate sembrava
non dare tregua
con quell’esplosione
di colori e profumi
sopra una terrazza
uno sguardo infinito
verso quell’angolo di mare
che sembrava chiamare
e richiamare il cuore
sfiorato da mite brezza
dipingevo il mio sguardo
di quanto potevo dissetarmi
era un continuo ed inaspettato
calare di sorprese
come quella stradina acciotolata
che all’ombra della casa in pietra
nascondeva una rigogliosa vite
dai grappoli biondi
e ben arrotondati
ancora qualche giorno
e me ne sarei andato
senza dimenticare
ed aspettando di rivederti
e leggerti da lontano
quando il lento declinare
dei campi di girasole
rendeva quasi difficile
distinguere il cielo
quando semplici casolari
spezzavano file ordinate
di alberi di ulivo
e l’estate sembrava
non dare tregua
con quell’esplosione
di colori e profumi
sopra una terrazza
uno sguardo infinito
verso quell’angolo di mare
che sembrava chiamare
e richiamare il cuore
sfiorato da mite brezza
dipingevo il mio sguardo
di quanto potevo dissetarmi
era un continuo ed inaspettato
calare di sorprese
come quella stradina acciotolata
che all’ombra della casa in pietra
nascondeva una rigogliosa vite
dai grappoli biondi
e ben arrotondati
ancora qualche giorno
e me ne sarei andato
senza dimenticare
ed aspettando di rivederti
e leggerti da lontano
Pur luce ne le buie ore ti fui un dì,
quella che la notte segue
e al primo albore ancor riluce,
o quella che di giorno il cielo avvampa,
o, ancora, la notturna lampa;
assai e per lungi vagai nei tuoi pensieri,
o donna mia, e quello mi dicevi,
ma erano solo parole
ch'il tempo, reo, oblia,
com'ogni cosa ch'in terra posa.
Ma più mi strugge, di questo che fugge,
quell'infinito, ch'allora si rivelò,
ch'ora, pur dolce, è solo ricordanza.
O forse in questa,
qual ne l'oscura forza
ch'a dir me stesso io sono sempre mi spinge,
pur s'ormai ampi solchi il mio sembiante tinge,
s'asconde, ben celata, la divina magia,
onde non altrove ma in noi stessi è la via?
Su le scale de l'orto seduto
guardo le gocciole cadere giù,
mentre uno squarcio d'azzurro s'apre
su l'orizzonte lontano:
o donna mia, forse non tutto è vano.
quella che la notte segue
e al primo albore ancor riluce,
o quella che di giorno il cielo avvampa,
o, ancora, la notturna lampa;
assai e per lungi vagai nei tuoi pensieri,
o donna mia, e quello mi dicevi,
ma erano solo parole
ch'il tempo, reo, oblia,
com'ogni cosa ch'in terra posa.
Ma più mi strugge, di questo che fugge,
quell'infinito, ch'allora si rivelò,
ch'ora, pur dolce, è solo ricordanza.
O forse in questa,
qual ne l'oscura forza
ch'a dir me stesso io sono sempre mi spinge,
pur s'ormai ampi solchi il mio sembiante tinge,
s'asconde, ben celata, la divina magia,
onde non altrove ma in noi stessi è la via?
Su le scale de l'orto seduto
guardo le gocciole cadere giù,
mentre uno squarcio d'azzurro s'apre
su l'orizzonte lontano:
o donna mia, forse non tutto è vano.
Per voi
per la vostra simpatia
per la serietà.
Per la compagnia che mi date
qua nel Club
la nostra seconda famiglia.
Per voi
amici...
poeti...
Per questo
giorno
importante.
Forse un pò
antipatico perchè vi fa invecchiare
di un altro anno.
Ma per me
siete e rimarrete
amici e poeti speciali.
BUON COMPLEANNO GIGGGI E TONINO.
per la vostra simpatia
per la serietà.
Per la compagnia che mi date
qua nel Club
la nostra seconda famiglia.
Per voi
amici...
poeti...
Per questo
giorno
importante.
Forse un pò
antipatico perchè vi fa invecchiare
di un altro anno.
Ma per me
siete e rimarrete
amici e poeti speciali.
BUON COMPLEANNO GIGGGI E TONINO.
Guardo il mare
un immenso ripetersi di onde
non più piove
se non soffici e zuccherose nuvole
dolciastre di cielo
e delle strida dei gabbiani in volo
sordo è il closcare sugli scogli.
Passi vergini
ha la sabbia tiepida
e gorgoglii vivaci d'acqua
urtano e inghiottiscono le voci.
Ma io non sento...
Mi sazio
con una manciata di luce.
Per gonfiarmi il petto
bagno le mie labbra
di fresco rifugio
con il suono arcano infinito
con il suono arcano infinito
del mare .

Il tuo sguardo
perso e distante
da questa luce accecante
di un Sole
che non vuole sparire
per questo celeste
che non vuole stupire
in questo cielo immobile
Questo treno
"sembra eterno
non ti porta mai dove vorresti"
sussurri
e ti senti ancora distante
mi parli dei poteri forti
della paura
che blocca le coscienze
E gli idoli
da dover scacciare
"falsi profeti
per scettici discepoli "
li chiami
"erano angeli
che si mostravano demoni
forse è stato il loro inganno "
Tutti quei discorsi
BOWIE BERLINO
FINO ALLA FINE DEL MONDO
la recettività dell'anima
il Futurismo i Poeti al fronte
la nuova Era
Niente è come sembra
Tutta questa confusione
di pensieri
che ti affanna e cerchi
per disperdere le idee
La rivoluzione
che non hai vissuto
i vecchi amori e gli ideali
"Le dolci illusioni della vita
sai tremo forte solo nei sogni
ancora e` forte la sua luce
è così irreale
da sembrare reale "
il verde dei tuoi occhi
diventa smeraldo
E il tuo ciondolo d'argento
di Cristo e la sua icona
" PORTA ANCHE LA TUA CROCE SAi"
perso e distante
da questa luce accecante
di un Sole
che non vuole sparire
per questo celeste
che non vuole stupire
in questo cielo immobile
Questo treno
"sembra eterno
non ti porta mai dove vorresti"
sussurri
e ti senti ancora distante
mi parli dei poteri forti
della paura
che blocca le coscienze
E gli idoli
da dover scacciare
"falsi profeti
per scettici discepoli "
li chiami
"erano angeli
che si mostravano demoni
forse è stato il loro inganno "
Tutti quei discorsi
BOWIE BERLINO
FINO ALLA FINE DEL MONDO
la recettività dell'anima
il Futurismo i Poeti al fronte
la nuova Era
Niente è come sembra
Tutta questa confusione
di pensieri
che ti affanna e cerchi
per disperdere le idee
La rivoluzione
che non hai vissuto
i vecchi amori e gli ideali
"Le dolci illusioni della vita
sai tremo forte solo nei sogni
ancora e` forte la sua luce
è così irreale
da sembrare reale "
il verde dei tuoi occhi
diventa smeraldo
E il tuo ciondolo d'argento
di Cristo e la sua icona
" PORTA ANCHE LA TUA CROCE SAi"
E trema la voce
spalanchi il tuo sguardo
come per dare maggiore forza
al tuo dire
Strani giorni con te
di un tempo smarrito nel tempo
dal febbricitante vivere
da far venire i brividi
da far venire gli occhi lucidi.
spalanchi il tuo sguardo
come per dare maggiore forza
al tuo dire
Strani giorni con te
di un tempo smarrito nel tempo
dal febbricitante vivere
da far venire i brividi
da far venire gli occhi lucidi.
Il ranuncolo offre il capo alla piuma in volo
piange oro dai petali e sorride arco al sole
abbraccia amorevole la quercia lode al divino partorito
caduca linfa di vita dalle radici di dolcezza ariosa
Ignari occhi risucchiano il dono di figli prediletti
all’oblio della consapevolezza nella culla di beltà
riversi al riamato muto nello smembrante smarrito
atavico tempo impigrito costretto alla risalita del declivio sacro
volto al rendere vertigine vergine il ricadente astro tombale.
Lo scorticato cosmico arcano enigma vive l’intimo gesto
l’escavazione ancestrale su acque devote e polvere d’ossa
nella più piccola metamorfosi di morte
congiunta sino all’amata esaltazione di creazione.
Il divenente respiro è calma abulia in parvente ascesa
artefatta movenza muta d’anima e corpo a crepa.
Sul seminato il saggio ha lacere piaghe di discernimento
specchio d’immenso, sofferto eco d’esule pianto
fino a ritrovarsi insanguinato cedimento all’amato fianco .
L’atto è poesia, fragilità di visione nella fornace viva.
piange oro dai petali e sorride arco al sole
abbraccia amorevole la quercia lode al divino partorito
caduca linfa di vita dalle radici di dolcezza ariosa
Ignari occhi risucchiano il dono di figli prediletti
all’oblio della consapevolezza nella culla di beltà
riversi al riamato muto nello smembrante smarrito
atavico tempo impigrito costretto alla risalita del declivio sacro
volto al rendere vertigine vergine il ricadente astro tombale.
Lo scorticato cosmico arcano enigma vive l’intimo gesto
l’escavazione ancestrale su acque devote e polvere d’ossa
nella più piccola metamorfosi di morte
congiunta sino all’amata esaltazione di creazione.
Il divenente respiro è calma abulia in parvente ascesa
artefatta movenza muta d’anima e corpo a crepa.
Sul seminato il saggio ha lacere piaghe di discernimento
specchio d’immenso, sofferto eco d’esule pianto
fino a ritrovarsi insanguinato cedimento all’amato fianco .
L’atto è poesia, fragilità di visione nella fornace viva.
Come rubino d’un pistillo di vino,
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.
fiammella d’oceano corallino,
goccia d’un cristallo d’aurora sei.
Reticolo d’una matassa d’arterie,
rigoglioso mantello d’epistassi solare,
briciola d’una stalattite di cuore sei.
Crepe brillantine di fieno lunare,
cicatrici di polline abilmente intarsiato,
sanguigno scarabocchio di lentiggini sei.
Una criniera d’un merletto di foglie,
come svolazzante tutù d’una ballerina,
corona regale d’un morso primaverile sei.










