Vorrei innalzare il mio pensiero sino a toccare l' immensità di alti cieli
perdermi e ritrovarmi nell' indaco della sua e mia essenza
sentire il mio corpo leggero come una folata di vento
e sdoganare il peso della quotidianità per il viaggio verso il sereno
Vorrei essere la nuvola che gioca a nascondino con il sole
volare in compagnia di piccole particelle di sogni
inventare la fluida atmosfera poetica nello spazio interstellare
sentirmi pefetta nella mia vissuta imperfezione
finalmente lontana dal turbinio e dal rumore della terra
e vicina al respiro e al silenzio del cielo
mi sentirei Regina felice di sapere
che quando inizio a piangere innaffio orti, giardini e fiori
e poi la carezza del sole mi donerà nuova allegria
e forse qui è il nocciolo della magia
perdermi e ritrovarmi nell' indaco della sua e mia essenza
sentire il mio corpo leggero come una folata di vento
e sdoganare il peso della quotidianità per il viaggio verso il sereno
Vorrei essere la nuvola che gioca a nascondino con il sole
volare in compagnia di piccole particelle di sogni
inventare la fluida atmosfera poetica nello spazio interstellare
sentirmi pefetta nella mia vissuta imperfezione
finalmente lontana dal turbinio e dal rumore della terra
e vicina al respiro e al silenzio del cielo
mi sentirei Regina felice di sapere
che quando inizio a piangere innaffio orti, giardini e fiori
e poi la carezza del sole mi donerà nuova allegria
e forse qui è il nocciolo della magia
19 commenti
Sto arrivando
per rubare il piacere,
inquietudine e curiosità,
impazienza e istinto siete le compagne del mio viaggio,
il tempo di qualche vetrina scorta con disinteresse crescente,
pensieri come ali ardenti.
Eccoti,
giacciamo insieme io e te,
rapitore di sogni d'innocenza,
con le dita disegni i contorni delle mie labbra e pari divertirti nell'incanto,
lo sguardo si sofferma sui miei seni, non sono belli,
le tue labbra si dischiudono invitanti mentre un sorriso malizioso inibisce
ogni accenno di pudore.
Giacciamo insieme e il tuo profumo è su ogni lembo della mia pelle,
mi avvolge lentamente e dolcemente,
come nettare del quale non possa che cibarmi,
l'amore al di la dei sogni,
danze senza fine e colori dell'arcobaleno la nostra notte,
abbracciati trascorriamo le nostre piccole vite,
ogni istante è prezioso,
ogni ora strappata con violenza a un'esistenza muta,
l'ultimo abbraccio.
Sulla strada del ritorno
nuvole dipingono il cielo di un rosa acceso,
respiro intensamente,
ovunque l'effluvio dei fiori e della natura,
piccoli arbusti, ciuffetti d'erba appena tagliata,
bouganville languidamente acostate ai muri di una casa,
il tramonto anch'esso pare incorniciare
la meraviglia di questo nostro giorno,
di una ladra d'amore,
di un poeta usurpatore d'innocenza.
per rubare il piacere,
inquietudine e curiosità,
impazienza e istinto siete le compagne del mio viaggio,
il tempo di qualche vetrina scorta con disinteresse crescente,
pensieri come ali ardenti.
Eccoti,
giacciamo insieme io e te,
rapitore di sogni d'innocenza,
con le dita disegni i contorni delle mie labbra e pari divertirti nell'incanto,
lo sguardo si sofferma sui miei seni, non sono belli,
le tue labbra si dischiudono invitanti mentre un sorriso malizioso inibisce
ogni accenno di pudore.
Giacciamo insieme e il tuo profumo è su ogni lembo della mia pelle,
mi avvolge lentamente e dolcemente,
come nettare del quale non possa che cibarmi,
l'amore al di la dei sogni,
danze senza fine e colori dell'arcobaleno la nostra notte,
abbracciati trascorriamo le nostre piccole vite,
ogni istante è prezioso,
ogni ora strappata con violenza a un'esistenza muta,
l'ultimo abbraccio.
Sulla strada del ritorno
nuvole dipingono il cielo di un rosa acceso,
respiro intensamente,
ovunque l'effluvio dei fiori e della natura,
piccoli arbusti, ciuffetti d'erba appena tagliata,
bouganville languidamente acostate ai muri di una casa,
il tramonto anch'esso pare incorniciare
la meraviglia di questo nostro giorno,
di una ladra d'amore,
di un poeta usurpatore d'innocenza.
E meno male che sei ritornata,
Che io credevo fosse ‘na menata !
Sei ritornata più rinvigorita,
comincio a temè pe la mi vita.
Ora me scrivi e mi dileggi puro,
io nun me sento più tanto sicuro.
Quindi te metti in quella posa la,
come Carnera quanno stava a faticà.
Beh, nun me ne importa proprio gnente,
per te io sono come Milone
er granne lottatore de Crotone.
Nun credo tu me possa ciancicà,
so er fatto mio e me so guardà.
Mente brillante e lingua tagliente,
co te nun ce se po scherzà pe gnente.
Ogni quar vorta scrivo me cojoni,
puro se parlo solo d’emozioni.
Fresca, frizzante come lo champagne,
e tratti come fossero menzogne.
Ora ho capito qual è er tuo intento
famo a pace e sono più contento,
perché tutto er monno ce lo sa
che chi disprezza vò solo comprà.
Che io credevo fosse ‘na menata !
Sei ritornata più rinvigorita,
comincio a temè pe la mi vita.
Ora me scrivi e mi dileggi puro,
io nun me sento più tanto sicuro.
Quindi te metti in quella posa la,
come Carnera quanno stava a faticà.
Beh, nun me ne importa proprio gnente,
per te io sono come Milone
er granne lottatore de Crotone.
Nun credo tu me possa ciancicà,
so er fatto mio e me so guardà.
Mente brillante e lingua tagliente,
co te nun ce se po scherzà pe gnente.
Ogni quar vorta scrivo me cojoni,
puro se parlo solo d’emozioni.
Fresca, frizzante come lo champagne,
e tratti come fossero menzogne.
Ora ho capito qual è er tuo intento
famo a pace e sono più contento,
perché tutto er monno ce lo sa
che chi disprezza vò solo comprà.
Niente nel vìvere
è no sfrenato agire.
Sol per gli schei
Tanto fumare o bere…
quanto sparlar o assenze!
*****
Tanka (Accenti ritmici 1-4-6) sviluppato nel discorrere un pensiero di Anatole France, all'anagrafeJacques François-Anatole Thibault , scrittore francese del 1800. Insignito nell’anno 1921 del Premio Nobel per la letteratura “in riconoscimento della sua brillante realizzazione letteraria, caratterizzata da nobiltà di stile, profonda comprensione umana, grazia, e vero temperamento gallico”:
> Nessuna cosa è in se stessa onesta né turpe, giusta né ingiusta, piacevole né penosa, buona né cattiva. È l'opinione che dà le qualità alle cose, come il sale dà sapore ai cibi <
Dentro una roccia
incontaminata
da secoli Tu stai.
Bellezza sublime,
gli occhi al cielo,
le mani unite
in segno di lode.
Così accogli i tuoi figli,
nelle visceri del monte.
Quale padrona di una reggia,
appari pian piano,
alla vista di quanti
penetrano dall’antica e
austera scalinata.
Sei immersa
nel più profondo silenzio,
ove i sensi ritrovano pace
e unico e melodioso suono
le gocce delle stalattiti,
che incessanti,
segnano lo scorrere del tempo,
cadendo dentro giare
che giammai traboccano.
Accogli quanti
a te accorrono,
con fede e devozione.
Al tuo cospetto,
giovani, a giurarsi l’eterno amore,
pargoli, col capo chino,
a ricevere il primo Sacramento,
cuori afflitti da tanti affanni,
solo per chiedere una “Grazia”.
Dagli occhi di tutti,
inesorabile sgorgano lacrime,
che unendosi alle stesse gocce
filtrate nella grotta,
si confondono,
rendendo più celato ma libero
ogni sfogo.
Chi per la prima volta
s’affaccia al balcone,
ammette che il Paradiso
esiste davvero,
e da lì se ne riparte,
lasciando come pegno
di un presto ritorno,
un pezzetto di cuore.


E che si può vedere
in un vecchio quadro,
in una grande opera ,
se non la faticosa contorsione dell’artista
che si sforzò di infrangere
le due barriere opposte;
che ebbe il coraggio
di rintracciar la sua sacra provenienza,
di scartar l’abituale,
e render vero il proprio sogno.
Cosa c ‘è da vedere
se non l’opera nell’opera!
Lui …tragico giocattolo,
a rifondare l’uomo.
in un vecchio quadro,
in una grande opera ,
se non la faticosa contorsione dell’artista
che si sforzò di infrangere
le due barriere opposte;
che ebbe il coraggio
di rintracciar la sua sacra provenienza,
di scartar l’abituale,
e render vero il proprio sogno.
Cosa c ‘è da vedere
se non l’opera nell’opera!
Lui …tragico giocattolo,
a rifondare l’uomo.
Con il tempo imparerai
che la vita dona
ogni attimo di te,
allora non restare
con la malinconia dell'autunno
quando le foglie ingiallite
appassivano il tuo viso.
Con il tempo le cicatrici
resteranno cucite
ma imparerari che la vita ti dona
un sorriso alle prime luci dell'alba,
allora godi dei momenti
che verranno.
Con il tempo sarai un pò più grande
e nella felicità delle cose intorno
troverai la luce che credevi spenta.
E' solo con il tempo
che perderai i tuoi minuti
davanti a un tramonto
e ti perderai tra i piaceri
che non avevi conosciuto
i piaceri semplici della vita.
e nella felicità delle cose intorno
troverai la luce che credevi spenta.
E' solo con il tempo
che perderai i tuoi minuti
davanti a un tramonto
e ti perderai tra i piaceri
che non avevi conosciuto
i piaceri semplici della vita.
Persone anonime
a volte
nessuno sa dell’esistenza.
Vita normale
di tutti i giorni,
regna serenità
e tranquillità in casa.
Ma è solo apparenza
per la gente.
In verità...E' tutto finto.
La serpe vive in casa
il mostro vive in casa.
Nessuno ha la forza
per ribellarsi.
Cosi si entra in un baratro,
dove vive la violenza.
Tragedie immani
esplodono improvvisamente,
disperazione...Rabbia.
Angeli scompaiono
davanti ai nostri occhi.
Chi doveva proteggerli
li ha pugnalati.
Come può esserci
tanto male...
Sofferenze...immani
mancano le parole
non sai cosa dire...
Non può esserci il perdono
mai...

a volte
nessuno sa dell’esistenza.
Vita normale
di tutti i giorni,
regna serenità
e tranquillità in casa.
Ma è solo apparenza
per la gente.
In verità...E' tutto finto.
La serpe vive in casa
il mostro vive in casa.
Nessuno ha la forza
per ribellarsi.
Cosi si entra in un baratro,
dove vive la violenza.
Tragedie immani
esplodono improvvisamente,
disperazione...Rabbia.
Angeli scompaiono
davanti ai nostri occhi.
Chi doveva proteggerli
li ha pugnalati.
Come può esserci
tanto male...
Sofferenze...immani
mancano le parole
non sai cosa dire...
Non può esserci il perdono
mai...

Dal giugno bianco si sentì volar via
sfiorato il silenzioso campanile
l’ombra fuggevole d’un alare guitto
sul lago un fenicottero rosa un po’ fiacco
a promessa di bacio sull’eterea lastra
di cristallo d’acqua con occhi di pietra
lento in un volo a specchio raso.
Poco distanti dorate torri sigillate dal mistero
d’un antico maniero abbandonato
ergono sospese come d’incanto
sul pianto d’un piccolo orfanello .
Un’anziana coppia che intrecciava sogni
sulla lapide della loro figliola da poco morta
accorsero al suono del lacrimoso canto
lungo il pendio a fianco del cimitero
al limitar del bosco.
Ansimanti per il frenetico cammino
si recarono sul luogo imputato o presunto
dal noto all’ignoto senza respiro,
e come d’incanto scoprirono
tra i rovi un fagottino piagnucolante
povero piccino tremante abbandonato
affamato sdraiato in un ruvido cestino
apparecchiato con cura e amore
a piccola culla intrecciata di rami di more.
Apparve loro un giaciglio recante un’anima bella
come un piccolo Gesù bambino caduto da una stella.
I due vecchietti ammutoliti si guardarono in volto
chiedendosi l’un l’altro con lo sguardo vuoto
cosa fare per affrontare l’imprevisto.
Tanto il dolore malinconico allevato
dalla recente perdita che decisero all’unisono
senza proferir parola d’accettare l’amore offerto!
Avrebbero donato al tenero frugoletto
un rifugio sicuro, una casa, un tetto
come un dono prezioso, un voto di risarcimento
per il prematuro dolore da loro sofferto.
Poiché era innegabile che il fato avesse giocato
un brutto tiro senza alcuno scrupolo o indugio .
E’ proprio vero la vita toglie e da senza motivo
senza un senso - pensò lui- recando in grembo il bambino,
dando così prova d’esser sempre un cilindro arcano
sul capo del fato, dal quale tirar fuori imprevisti
incidenti di percorso ad opera d’un vero malandrino
che scherza con le infelicità e le felicità umane
come un giocatore d’azzardo che tira i dadi sulla tavola
chiudendo gli occhi pensando d’aver vinto la partita.
sfiorato il silenzioso campanile
l’ombra fuggevole d’un alare guitto
sul lago un fenicottero rosa un po’ fiacco
a promessa di bacio sull’eterea lastra
di cristallo d’acqua con occhi di pietra
lento in un volo a specchio raso.
Poco distanti dorate torri sigillate dal mistero
d’un antico maniero abbandonato
ergono sospese come d’incanto
sul pianto d’un piccolo orfanello .
Un’anziana coppia che intrecciava sogni
sulla lapide della loro figliola da poco morta
accorsero al suono del lacrimoso canto
lungo il pendio a fianco del cimitero
al limitar del bosco.
Ansimanti per il frenetico cammino
si recarono sul luogo imputato o presunto
dal noto all’ignoto senza respiro,
e come d’incanto scoprirono
tra i rovi un fagottino piagnucolante
povero piccino tremante abbandonato
affamato sdraiato in un ruvido cestino
apparecchiato con cura e amore
a piccola culla intrecciata di rami di more.
Apparve loro un giaciglio recante un’anima bella
come un piccolo Gesù bambino caduto da una stella.
I due vecchietti ammutoliti si guardarono in volto
chiedendosi l’un l’altro con lo sguardo vuoto
cosa fare per affrontare l’imprevisto.
Tanto il dolore malinconico allevato
dalla recente perdita che decisero all’unisono
senza proferir parola d’accettare l’amore offerto!
Avrebbero donato al tenero frugoletto
un rifugio sicuro, una casa, un tetto
come un dono prezioso, un voto di risarcimento
per il prematuro dolore da loro sofferto.
Poiché era innegabile che il fato avesse giocato
un brutto tiro senza alcuno scrupolo o indugio .
E’ proprio vero la vita toglie e da senza motivo
senza un senso - pensò lui- recando in grembo il bambino,
dando così prova d’esser sempre un cilindro arcano
sul capo del fato, dal quale tirar fuori imprevisti
incidenti di percorso ad opera d’un vero malandrino
che scherza con le infelicità e le felicità umane
come un giocatore d’azzardo che tira i dadi sulla tavola
chiudendo gli occhi pensando d’aver vinto la partita.
Questa stella è stata messa per la sera,
per far da lumicino all'ospedale,
alle coperte di lana tutte preparate
come dei quadrati di terra
marrone, da mani di donna - qualcuna è un angelo.
Questa stella è uno sgorbio
con davanti una larga scia d'aurore lontane,
accesa da uno spirito che andrebbe volentieri
a spasso nella valle di Ombretta con le sue capre.

con davanti una larga scia d'aurore lontane,
accesa da uno spirito che andrebbe volentieri
a spasso nella valle di Ombretta con le sue capre.
Tu che stai tra i rami ascoso,
o merlo mio, aspettando la pace,
e quando tutto intorno tace
riprendi a volare, ora qua ora là,
e non prendi mai riposo,
ché i figlioli tuoi han fame già
e ti chiamano a gran voce,
e tu corri, corri da mane fin sera
e il cuor tuo non spera
in un domani più gioioso
ché tutto per te è già qua,
poi quando è l’imbrunire
sugli stessi rami di nuovo posi,
e al cielo mandi i tuoi canti giocosi,
e Iddio ringrazi.
O merlo mio,
potessi a te somigliar io,
e i mie occhi esser sazi.
o merlo mio, aspettando la pace,
e quando tutto intorno tace
riprendi a volare, ora qua ora là,
e non prendi mai riposo,
ché i figlioli tuoi han fame già
e ti chiamano a gran voce,
e tu corri, corri da mane fin sera
e il cuor tuo non spera
in un domani più gioioso
ché tutto per te è già qua,
poi quando è l’imbrunire
sugli stessi rami di nuovo posi,
e al cielo mandi i tuoi canti giocosi,
e Iddio ringrazi.
O merlo mio,
potessi a te somigliar io,
e i mie occhi esser sazi.
Questa tua dimensione,
così misurata, noiosa, anomala,
mi sfibra.
Io ho bisogno di aria, di spazio.
Soffoco, voglio respirare!
… Aria!...
Il filo è sottile, mi ci aggrappo,
non voglio cadere, resisto.
Risalgo la china, mi stendo al sole
che sento sulla pelle,
che mi arriva all’anima
e la innamora.
… Vado alla prua,
riprendo la mia dimensione
e ridisegno la rotta.
… Respiro, riparto!...
così misurata, noiosa, anomala,
mi sfibra.
Io ho bisogno di aria, di spazio.
Soffoco, voglio respirare!
… Aria!...
Il filo è sottile, mi ci aggrappo,
non voglio cadere, resisto.
Risalgo la china, mi stendo al sole
che sento sulla pelle,
che mi arriva all’anima
e la innamora.
… Vado alla prua,
riprendo la mia dimensione
e ridisegno la rotta.
… Respiro, riparto!...
La bella
seduta sotto la betulla
s'affaccia al sole
sorride
nel mirar quel lago
oggi così splendente
e reso lieto
dallo schiammazzo dei bimbi in festa.
Or son felici
che finalmente la primavera
diventata tepida
può rallegrar quelle giornate
spente e stanche.
La bella sotto la betulla
suona una canzone
e al cinguettar in coro
dei passeri
diventa tutto surreale
una natura luminosa
s'accende in ogni cuore
mentre mamma anatra starnazza
chiamando a raccolta
i piccoli anatroccoli.
S'è fatta sera
domani è un altra primavera...
Vengo a te
bevendo bicchieri di cielo,
accarezzando la brezza
che mi culla i pensieri.
Volo posandomi su scaglie di luna,
cavalcando nella notte i raggi di un sole
che illumina il mio amarti.
Mani che spogliano il cielo,
riavvolgono i nastri
della memoria che ho di te.
Mi sarà attesa
questa voglia di abbracciarti l'anima,
e nell'udire il richiamo stanco
delle marmoree conchiglie
sulle dune di un mare
avvolto nelle carezze
...vengo a te.
bevendo bicchieri di cielo,
accarezzando la brezza
che mi culla i pensieri.
Volo posandomi su scaglie di luna,
cavalcando nella notte i raggi di un sole
che illumina il mio amarti.
Mani che spogliano il cielo,
riavvolgono i nastri
della memoria che ho di te.
Mi sarà attesa
questa voglia di abbracciarti l'anima,
e nell'udire il richiamo stanco
delle marmoree conchiglie
sulle dune di un mare
avvolto nelle carezze
...vengo a te.













