Quando io ero la tua donna,
i raggi di sole ti venivano a salutare al mattino.
Quando io ero la tua donna,
le tue camicie erano sempre stirate.
Quando io ero la tua donna,
le tende erano colorate,
ora sono logore e semplici stracci.
Sul balcone le margherite e i gerani erano sempre annaffiati,
ora ci sono solo dei vasi vuoti.
Lei cosa ti sta facendo?
Ti sta rovinando la vita.
Sì, questa è la realtà.
Svegliati amore mio, svegliati da questo sonno ipnotico che lei ti ha causato.
Svegliati, e distingui la verità dalla menzogna.
Quando io ero la tua donna,
l'auto da corsa era sempre in garage, pulita e luccicante,
ora l'auto l'hai venduta perché a lei le avevi promesso una vacanza strabiliante!
Per me questi sacrifici,
tu non li hai fatti mai,
ma io come tu sai,
non te li avrei chiesti mai.
Perché solo l'amore per me contava,
ora conto i giorni da che mi hai lasciata,
permettimi che in punta di piedi
io ritorni a far parte della tua vita.
Ma fallo presto amor mio,
perché è da tempo che ti aspetto
e non so per quanto ti aspetterò
anche se di te io sono ancora follemente innamorata e tormentata.
i raggi di sole ti venivano a salutare al mattino.
Quando io ero la tua donna,
le tue camicie erano sempre stirate.
Quando io ero la tua donna,
le tende erano colorate,
ora sono logore e semplici stracci.
Sul balcone le margherite e i gerani erano sempre annaffiati,
ora ci sono solo dei vasi vuoti.
Lei cosa ti sta facendo?
Ti sta rovinando la vita.
Sì, questa è la realtà.
Svegliati amore mio, svegliati da questo sonno ipnotico che lei ti ha causato.
Svegliati, e distingui la verità dalla menzogna.
Quando io ero la tua donna,
l'auto da corsa era sempre in garage, pulita e luccicante,
ora l'auto l'hai venduta perché a lei le avevi promesso una vacanza strabiliante!
Per me questi sacrifici,
tu non li hai fatti mai,
ma io come tu sai,
non te li avrei chiesti mai.
Perché solo l'amore per me contava,
ora conto i giorni da che mi hai lasciata,
permettimi che in punta di piedi
io ritorni a far parte della tua vita.
Ma fallo presto amor mio,
perché è da tempo che ti aspetto
e non so per quanto ti aspetterò
anche se di te io sono ancora follemente innamorata e tormentata.
7 commenti
Mi dice lo specchio:
vedi, son vecchio.
Mi sciupa il vapore
e anche il calore.
Il fondo argentato
s’è discostato
e ogni vescica
è mia nemica.
Ormai lesionato
non m’han riparato,
la chiazza centrale
mi fa molto male.
Io son scultura
di rara fattura,
idea di brevetto
ed esigo rispetto.
E tu che t’ammiri
ti guardi e sospiri
non vedi c’ormai
anche tu sei nei guai?
Ti trovo cambiato,
e molto invecchiato.
Sei tutto pelato,
la faccia più stanca,
la barba bianca;
le borse agli occhi,
gli sguardi allocchi,
rughe alle gote
e pupille immote.
“Sai, caro amico,
-obietto e egli dico-
tutto ciò mi conforta
vuol dir che la torta
il tempo fraziona
ad arte e persona.
La tua riflessione
è solo impressione
e senza un supporto
saresti già morto;
pertanto zittisci
oppure sparisci.
Ti mando in frantumi
e t’unisco ai pattumi.”
Ho ambiato specchio
ma son sempre vecchio.
vedi, son vecchio.
Mi sciupa il vapore
e anche il calore.
Il fondo argentato
s’è discostato
e ogni vescica
è mia nemica.
Ormai lesionato
non m’han riparato,
la chiazza centrale
mi fa molto male.
Io son scultura
di rara fattura,
idea di brevetto
ed esigo rispetto.
E tu che t’ammiri
ti guardi e sospiri
non vedi c’ormai
anche tu sei nei guai?
Ti trovo cambiato,
e molto invecchiato.
Sei tutto pelato,
la faccia più stanca,
la barba bianca;
le borse agli occhi,
gli sguardi allocchi,
rughe alle gote
e pupille immote.
“Sai, caro amico,
-obietto e egli dico-
tutto ciò mi conforta
vuol dir che la torta
il tempo fraziona
ad arte e persona.
La tua riflessione
è solo impressione
e senza un supporto
saresti già morto;
pertanto zittisci
oppure sparisci.
Ti mando in frantumi
e t’unisco ai pattumi.”
Ho ambiato specchio
ma son sempre vecchio.
Il viale cade il viale cade, anche nei tulipani
ancora vivi, a pianto di fontana al piede d'un rovere
e nel vento pizzicato dell'aprile,
muovono appena faccine alquanto rosate -
in Birmania come danzano
i bambini dopo aver pescato.
E' giunto il momento di vederla
questa speranza. Io so che si piega nei fiori
usciti da una camicia appesa ad un ramo.

questa speranza. Io so che si piega nei fiori
usciti da una camicia appesa ad un ramo.
“Se è tardi a trovarmi, insisti, se non ci sono in un posto, cerca in un altro, perché io son fermo da qualche parte ad aspettare te.”
Cit. Walt Whitman
L’ultima parte del ciclo,
della vecchiaia spirituale:
quella dove il rimpianto
è il cupo interludio
fra una vita
e l’altra.
Vorrei
che il tempo
si fermasse qui,
in questo angolo,
al riparo dal vento
che spira dal mare,
così che le nostre
foglie d’erba
possano
seccare
in pace,
per
poi
rinascere
ancora più verdi.
“Mi lascio in eredità alla terra, per rinascere nell'erba che amo, se ancora mi vuoi, cercami sotto i tuoi piedi.”
Cit. Walt Whitman
Polline di tuorlo abbottonato,
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
un sillabario d’orizzonti imperli
e fra le geografie sensoriali dei pensieri miei
riccioli d’arpe annodate son i raggi tuoi,
tralicci di luce fra bruma di giorni annoverati.
Uno zigomo d’arancia intimidita
è mandorla d’una soffice manciata di sole,
amarena d’uno soffio di nuvole allitterato,
aureola d’una planimetria d’ambra nettarina
fra le geografie sensoriali di giorni annoverati.
È il tornare all’essere figlio il lamento nell’essenza della vita
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.
È la libertà scritta sui muri delle rivoluzioni il cuore della bellezza
È l'ascolto del pensiero sordo il muto palpitare in preghiera
È il perdere le ore nella vanità delle parole la sola morte
È la tenerezza del mio vivere la fragilità del porto natio
È il tutto del mio nulla la mia inquietudine di poesia
È il perdono del sole su una rosa spezzata il miracolo di vita
È la parola stillante scritta ai margini del cuore vivo d’amore
È l’eternità d’assenza il solo vessillo di verità.

Nel vento ho raccolto
i tuoi pensieri
All’ombra di un albero
ascoltavo il battito caldo del cuore
emanava poesia
Ripieno di grande magia
Ricco di grandi sentimenti
Umile come pochi
Hai inciso nel mio cuore
Una magica parola
Amore
Ed ora risplende
come stella nel cielo
di luce profonda di luce vera
C’è un pensiero in testa
che ti fa dannare il cuore
quella frase detta in un minuto
quando il sole spariva
dietro le nuvole.
Non puoi dimenticare
non puoi farcela così!
Tutto il giorno a pensare
che era meglio non litigare.
Troppo facile ormai
aspettare che la luna
si specchi nel mare
e afferrare il vento
per non fargli portare via
ogni sentimento.
C’è un pensiero in testa
che non c’è collaborazione
nell’amore esagerato che vorresti dare.
E poi ti senti strano
quando lei non ti viene a cercare
sembri una nuvola dispersa
che non può portare pioggia
ma solo ombra dentro la testa.
C’è un pensiero diverso
un pensiero un po’ quasi perverso
che può farti male
se ci metti il verbo
dell’esagerazione…
Ed ora datemi
di quel rosso Dionisiaco
dentro profumati calici
con i suoi fiori del male.
Datemi
di quel rosso esilarante
così che il sangue pulsi
e il petto scoppi.
Ebbrezza ritrovata!
A rintracciarne il Ditirambo
e il divenir giocoso:
rincorrersi e trovarsi
onde assaporar frutti proibiti.
Datemi...
per rivalutar gli istanti
e le tiranne ore;
a mitigar sconforto ed amarezza.
Rosso porpora
per languide espressioni
con inceder di carezze
sulle tue scultoree forme.
Orgasmi dello sguardo
spasmi del pensiero.
Segni erotici
sul letto morbido di piume.
E ancor...
...rosso rubino,
a rintracciarne
il Ditirambo e la Menade.
Datemi,
or che è sera…
…per ricominciare nuova danza !

di quel rosso Dionisiaco
dentro profumati calici
con i suoi fiori del male.
Datemi
di quel rosso esilarante
così che il sangue pulsi
e il petto scoppi.
Ebbrezza ritrovata!
A rintracciarne il Ditirambo
e il divenir giocoso:
rincorrersi e trovarsi
onde assaporar frutti proibiti.
Datemi...
per rivalutar gli istanti
e le tiranne ore;
a mitigar sconforto ed amarezza.
Rosso porpora
per languide espressioni
con inceder di carezze
sulle tue scultoree forme.
Orgasmi dello sguardo
spasmi del pensiero.
Segni erotici
sul letto morbido di piume.
E ancor...
...rosso rubino,
a rintracciarne
il Ditirambo e la Menade.
Datemi,
or che è sera…
…per ricominciare nuova danza !

Tu sei
una conchiglia che nessuno
ha mai raccolto
un suono che nessuno ha mai ascoltato
e se disperdi lo sguardo all'orizzonte
nessun vento
tremulo ti giunge.
tremulo ti giunge.
Le maree
attenderanno i tuoi capelli d'oro
intrecciando schiuma bianca di nuvole
sui tuoi passi.
L'Estate
avrà il tuo canto
l'intensa melodia in promesse di stelle
e tonda la luna
bugiarda e sfaccettata.
bugiarda e sfaccettata.
Ma tu , tu non ascoltarla !
Lasciala li in solitudine sul mare
cullerà orecchi sordi e carezze facili di miele.
Al tempo affiderai i tuoi sogni sonnambuli
fluttuanti abbracci
che ti accenderanno il cuore.
che ti accenderanno il cuore.
Leggera allo specchio una lacrima da piangere
per un solo grande amore
incontrerai il suo silenzio
senza parole.
a mia Figlia
Stretti
in un tenero abbraccio
cornice di un pomeriggio d’inverno
che indossa il silenzio malizioso degli sguardi.
Dolci occhi di cerbiatta
smarriscono tra le tue braccia.
… E poi…
Le dita tra i capelli,
riccioli stretti come trucioli di paglia,
sciolgono accordi d’amore sulla pelle
ed il cuore innalza
il suo canto.
Desiderio
nel fiume dell’amore
che scorre nel letto dei sensi.
Labbra rosso ciliegia
sulla bocca tua che ricama
sussurri e melodie per una danza.
… Ed io persa!...
E
tutto diventa ombra,
sbiadiscono i contorni e,
nei bagliori di mille fuochi,
si accendono
istanti d’amore…
in un tenero abbraccio
cornice di un pomeriggio d’inverno
che indossa il silenzio malizioso degli sguardi.
Dolci occhi di cerbiatta
smarriscono tra le tue braccia.
… E poi…
Le dita tra i capelli,
riccioli stretti come trucioli di paglia,
sciolgono accordi d’amore sulla pelle
ed il cuore innalza
il suo canto.
Desiderio
nel fiume dell’amore
che scorre nel letto dei sensi.
Labbra rosso ciliegia
sulla bocca tua che ricama
sussurri e melodie per una danza.
… Ed io persa!...
E
tutto diventa ombra,
sbiadiscono i contorni e,
nei bagliori di mille fuochi,
si accendono
istanti d’amore…
Una volta c'erano le ragazze timide.
Quelle che arrossivano dopo un complimento,
quelle che se ne stavano in disparte,
all'ombra di un platano mangiando una mela.
Erano quelle che non avevano bisogno di spogliarsi per farsi notare,
perché i loro segreti erano irresistibili
e si percepivano a chilometri di distanza.
Erano quelle ragazze che non si concedevano facilmente:
già ferite, innamorate di altri mondi,
altre storie, dei sogni
che qualche folle coltivava per cambiare il mondo.
Non avevano bisogno di costosi gioielli,
brillavano di luce propria;
non avevano bisogno di svendersi,
perché chiunque potesse permettersele era ricco d'animo.
Accumulavano rabbia.
Ma una volta traboccato il vaso chi le avrebbe fermate?
Qualcuno le chiamava "semplici",
ma non poteva sospettare la complessità di certe emozioni
concentrate in qualche angolo dello stomaco.
Potevi solo alzare loro il mento,
presentare loro l'orizzonte come un vecchio amico di penna.
E la loro semplicità, per dirla tutta,
stava soltanto nell'essere e mai nell'apparire.
Dopotutto, alla fine è meglio essere semplici che facili.
Quelle che arrossivano dopo un complimento,
quelle che se ne stavano in disparte,
all'ombra di un platano mangiando una mela.
Erano quelle che non avevano bisogno di spogliarsi per farsi notare,
perché i loro segreti erano irresistibili
e si percepivano a chilometri di distanza.
Erano quelle ragazze che non si concedevano facilmente:
già ferite, innamorate di altri mondi,
altre storie, dei sogni
che qualche folle coltivava per cambiare il mondo.
Non avevano bisogno di costosi gioielli,
brillavano di luce propria;
non avevano bisogno di svendersi,
perché chiunque potesse permettersele era ricco d'animo.
Accumulavano rabbia.
Ma una volta traboccato il vaso chi le avrebbe fermate?
Qualcuno le chiamava "semplici",
ma non poteva sospettare la complessità di certe emozioni
concentrate in qualche angolo dello stomaco.
Potevi solo alzare loro il mento,
presentare loro l'orizzonte come un vecchio amico di penna.
E la loro semplicità, per dirla tutta,
stava soltanto nell'essere e mai nell'apparire.
Dopotutto, alla fine è meglio essere semplici che facili.
“Perché si dorme? Non tanto per riposare, quanto per dimenticare.”
Cit. Emil Cioran
Persino adesso
che non ho più forze,
che mi sento stanco
come nel placido
sonno diurno
dell’orso,
e che
alfine
sta per
insorgere
anche per me
la tanto agognata
letargia, e il torpore,
non posso non oppormi
al primordiale stato
di vuoto
che
solo
riesce
a definire
il mio caos,
il mio fardello.
E meno male
che esisti
tu,
e
che
la tua
veglia
protegge
da sempre
il mio senso
prediletto:
quello
con
cui
vedo
la luce
alternarsi
all’ombra,
poco prima
che al sonno
possa riuscire
di riavvolgermi
fra le sue spire,
per accomunarmi
all’uomo sciocco,
e per strapparmi
rapidamente
al mio vero
stesso.
“L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce.”
Cit. Khalil Gibran
al mio vero
stesso.
“L’uomo è due uomini contemporaneamente: solo che uno è sveglio nelle tenebre e l’altro dorme nella luce.”
Cit. Khalil Gibran
Cercare nella memoria qualcosa di violetto
e di cristallino, da farne oggetto di poesia,
in certi giorni è proprio impossibile.
Vien su da una spiaggia spillata d'ombrelli
un afrore invece
dal dilatato balsamo, e mollissimo,
o una serie di signore malfatte che parlano a voce
troppo alta.














