La carrozza e il cavallo
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato
s’inerpicavano su quella stradina di montagna
alberi maestosi erano a coprire la vista,
i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.
La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,
il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada
e sbuffi di vapore dalle narici del puledro
s’avvedevano al salire verso la piazza del paese
Nei silenzi un ruscello si faceva notare
scendeva a valle frusciando sotto i ponti
nel regalo meraviglioso della natura, l’amore
con la preziosa e cristallina acqua che discendeva
Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare
mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza
ed era lì che impetuoso attendeva il castello
con la sua magnifica torre simbolo di forza
e la splendida sua visione di quel tempo
che lì da molto s’è fermato
7 commenti
Ne ho fumati sigari, a bizzeffe
pe scrive poesie alquanto buffe,
roba che poi trovà ar supermercato
e nun pe farne certo un sublimato.
Scrivevo pè strapparte 'nsorisetto
co tutto quello che c’avevo in petto.
E pe mostratte tutta 'a maestria
ce misi tutta l’ironia.
Er risurtato fu un po’ bislacco
ne ricevetti già un granne smacco,
l’artri rideveno tutti a crepapelle
a te facea girà solo le palle !
Cambio registro e più nun scriverò
pe fatte ride ma pe innamoratte
e l’ironia più nun userò
si nun pe ditte de desideratte.
Vedremo poi si son le mie parole,
a famme passà per solito rompiscatole,
sinnò, te devo di, amore imbronciato,
che, alla lunga, mi hai proprio scassato !
pe scrive poesie alquanto buffe,
roba che poi trovà ar supermercato
e nun pe farne certo un sublimato.
Scrivevo pè strapparte 'nsorisetto
co tutto quello che c’avevo in petto.
E pe mostratte tutta 'a maestria
ce misi tutta l’ironia.
Er risurtato fu un po’ bislacco
ne ricevetti già un granne smacco,
l’artri rideveno tutti a crepapelle
a te facea girà solo le palle !
Cambio registro e più nun scriverò
pe fatte ride ma pe innamoratte
e l’ironia più nun userò
si nun pe ditte de desideratte.
Vedremo poi si son le mie parole,
a famme passà per solito rompiscatole,
sinnò, te devo di, amore imbronciato,
che, alla lunga, mi hai proprio scassato !
Fuori dagli schemi,
ai margini di un rigo,
ai bordi di una strada,
alberga la semplicità.
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata.
È spesso costretta
a vivere in angusti spazi,
dove si nutre di piccoli germogli.
Si espande, cresce e prolifera
in quelle menti che sorridono,
piangono, gioiscono, patiscono,
si spengono, si riaccendono,
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo,
così, semplicemente...
ai margini di un rigo,
ai bordi di una strada,
alberga la semplicità.
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata.
È spesso costretta
a vivere in angusti spazi,
dove si nutre di piccoli germogli.
Si espande, cresce e prolifera
in quelle menti che sorridono,
piangono, gioiscono, patiscono,
si spengono, si riaccendono,
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo,
così, semplicemente...
E’ qui, che dobbiam durare,
qui dobbiam cercare
poiché il mondo è ombra di Dio.
Eppure, ci siam concessi
la più estrema esitazione,
il più crudele dubbio,
la facile bestemmia.
Il breve tempo, sprecato,
a stabilire e immaginare
un possibile altro mondo;
oltre la terra è ormai il pensiero,
oltre la terra è ormai il pensiero,
su altro suolo e altri pianeti!
...Come hai fatto presto, uomo,
a dimenticare lo sbocciar
del giglio e della rosa,
del giglio e della rosa,
il dono raro, degli odorosi frutti,
il suolo forte che ti sostiene i passi .
Che se non fosse
per il fruttato paradiso,
e per il giglio e per la rosa,
e l’abito prezioso
e l’abito prezioso
che ti accarezza il corpo...
...potrebbe dirsi quasi,
che, la dolce madre,
terra amena, asilo infranto
terra amena, asilo infranto
è dimora unica
a mortali ed immortali.


Correva veloce il treno ma a ritroso
i passeggeri erano allarmati
non era a casa che volevano tornare.
Dall’altoparlante fu diffuso un messaggio
non era più giugno ma maggio
c’era l’orologio da sistemare
il gps aveva confermato che i dati
erano giusti e che il viaggio era tedioso.
Dai finestrini si vedevano cose strane.
Iene col vestito da sposa
giganti con tre occhi e una mano
giraffe in bicicletta da corsa
e attori che recitano una farsa.
C’era un cantante rap sul deltaplano
una prostituta molto prosperosa
e dei fantasmi nudi con le collane.
Qualcosa stava succedendo.
Il treno fu costretto a fermarsi
non c’erano più i binari
o non erano stati costruiti.
I passeggeri scesero ordinati
non c’era campo, i cellulari
erano spenti, quattro passi
nel bosco? Meglio un girotondo.
Poi si svegliarono uno alla volta
erano arrivati a destinazione.
Non c’era più nulla, tutto
era stato rubato di notte
da una squadra di metronotte
con la casa sotto sfratto
e un guasto da riparare alla frizione.
Il pranzo fu servito alla carta.
i passeggeri erano allarmati
non era a casa che volevano tornare.
Dall’altoparlante fu diffuso un messaggio
non era più giugno ma maggio
c’era l’orologio da sistemare
il gps aveva confermato che i dati
erano giusti e che il viaggio era tedioso.
Dai finestrini si vedevano cose strane.
Iene col vestito da sposa
giganti con tre occhi e una mano
giraffe in bicicletta da corsa
e attori che recitano una farsa.
C’era un cantante rap sul deltaplano
una prostituta molto prosperosa
e dei fantasmi nudi con le collane.
Qualcosa stava succedendo.
Il treno fu costretto a fermarsi
non c’erano più i binari
o non erano stati costruiti.
I passeggeri scesero ordinati
non c’era campo, i cellulari
erano spenti, quattro passi
nel bosco? Meglio un girotondo.
Poi si svegliarono uno alla volta
erano arrivati a destinazione.
Non c’era più nulla, tutto
era stato rubato di notte
da una squadra di metronotte
con la casa sotto sfratto
e un guasto da riparare alla frizione.
Il pranzo fu servito alla carta.
Striature di vita frusciano l’aria,
s’avvinghiano tra i pensieri affannosi respiri
e si trasportano al carezzo del vento in bonaria
verso quel viaggio alle mormorate porte dell’anima.
Nuvole accompagnano profumi d’esistenza,
dallo scrigno dell’anima è a fuoriuscire, impazza
del proprio “io” la luce, l’incanto
e come passeggero nel tempo che svolazza,
sull’altare un dolce sibilo a condurre la speranza
nell’alito pellegrino che tinge il volto.
Una flebile voce scorta il cammino,
la guida avvolgendo di nebbia il corpo
e dondolando tra i versi cesellati nelle albe
carpita le sensazioni, le emozioni al suo albore
al bussare… alle aperte porte dell’anima
nel fruscio che investe il cuore.
Riflette lo specchio il vestito sguardo
induce, nel segreto del petto e segna l’attesa,
fissa tra le pareti d’uno scalzo sogno,
l’entrare e nel serbo di quel traguardo
alle porte di quella sussurrata anima… pensa
di quell’amor l’eterno bisogno.
“Pronto ? Ciao, sono io, sono qui nella tua, nella nostra città. Che ne dici se prendessimo quel caffè che ci siamo promessi tanto tempo fa ? Così ci si conosce di persona, finalmente.” Parole dette tutte d’un fiato, che attraversano i miei canali uditivi e scendono dentro me, nei luoghi canonici di residenza delle emozioni, delle mie emozioni che, a dire il vero, non hanno bisogno di sollecitazioni. Inutile dire che non mi sarei mai aspettato che una donna mi proponesse un appuntamento in un modo così diretto e schietto, ma da lei me lo sarei dovuto aspettare, perché tutto in lei è semplicità e naturalezza. Questo, però, non basta a sedare l’orgoglio maschile e senile, ahimè, che non riesco a soffocare. Potrò dire che una donna mi ha chiesto un appuntamento e quindi è rimasto in me qualcosa, ma solo qualcosa, della mia gioventù, per niente banale o inconcludente che, vivendo, mi ha fatto apprezzare nella dovuta misura dall’altro sesso. Vecchi fasti e ricordi mai sopiti di un passato rampante. Ma allora perché restai in silenzio di fronte alle tue parole ? E la mia risposta ? Breve, concisa, perentoria ma solo per abbreviare i tempi della discussione che mi aveva trovato sorpreso, spiazzato e incredulo. “ Dove e quando” ti risposi, nemmeno un ciao, un benvenuto, niente. Ero andato completamente in bambola. Chissà se lo hai capito o pensavi stessi già festeggiando per l’ennesimo appuntamento ricevuto. Non avrei mai potuto, né dovuto. Ho avuto il piacere di conoscerti in primis per la tua attività di poetessa sul nostro sito e per questo di ammirarti per le tue capacità anche se è facile poetare avendo la sensibilità e i grandi sentimenti che fanno parte del tuo corredo umano. E per questo sono emozionato. Ma per gli stessi motivi e per la stima presso me che ti sei creata, sei diventata un’amica troppo speciale.
All’ora convenuta, mi spruzzo addosso il profumo delle grandi occasioni, indosso qualcosa di più ricercato, afferro il bastone, regalo del mio amico Diabete ed eccomi per strada. Non nascondo che, nel camminare, un po’ di subbuglio si era creato nel mio cuore. Ti conoscevo tramite foto di quelle che viaggiano sui network e scrutavo tra la folla alla ricerca di quel viso che molte volte mi aveva incuriosito per la serenità che esprimeva, per la calma rilassante che sapeva offrire ma l’impatto fra noi fu comunque rilevante. Mi abbracciasti mentre ancora io non avevo ancora preso coscienza di quanto stava accadendo. Dio come ero emozionato. Io, un tombeur des femmes…in pensione ! Forte l’imbarazzo tra noi però, nel frattempo, mi ero ripreso e riuscii a dominarlo. Ci ritrovammo sotto la veranda di un bar a proteggerci dal sole. Mi sedetti di fronte a te perché volevo osservarti bene. A volte somiglio ad una vecchia comare di ruga che annota tutto in mente per poter poi sciorinare il frutto del suo osservare. Sei come in foto, sei bella e serena. Scusate se userò spesso il vocabolo “serena” ma non c’è aggettivo migliore per descriverti. In effetti eri emozionata pure tu, me ne accorsi per quanto stringevi nervosamente le mani. Parlammo e ti mostrasti per quello che avevo immaginato di te. Ne fui felice perchè io ti avevo immaginato poesia e quello avevo trovato. Se sono fortunato ? Diciamo che so ben valutare chi mi interessa. Tu hai accentrato totalmente la mia attenzione e, finalmente, sei qui, vicino a me e posso sentir pulsare la tua anima. Al salutarci, dopo due ore di dialogo incessante, un velo di tristezza fece capolino nei tuoi occhi, ma anche nei miei. E’ antipatico lasciare andar via una persona con cui hai stabilito un così bel feeling e non sapere quando la si rivedrà, se la si rivedrà. Questo voleva dire quel bacio sulla guancia che ti diedi. Tornato a casa, mi precipitai al pc, e ti scrissi qualche parola di convenienza sul nostro incontro. Quello che non ti ho potuto dire, all’indomani di questo è che “ è passato solo un giorno eppure sento che ho vissuto un anno intero senza te .”
All’ora convenuta, mi spruzzo addosso il profumo delle grandi occasioni, indosso qualcosa di più ricercato, afferro il bastone, regalo del mio amico Diabete ed eccomi per strada. Non nascondo che, nel camminare, un po’ di subbuglio si era creato nel mio cuore. Ti conoscevo tramite foto di quelle che viaggiano sui network e scrutavo tra la folla alla ricerca di quel viso che molte volte mi aveva incuriosito per la serenità che esprimeva, per la calma rilassante che sapeva offrire ma l’impatto fra noi fu comunque rilevante. Mi abbracciasti mentre ancora io non avevo ancora preso coscienza di quanto stava accadendo. Dio come ero emozionato. Io, un tombeur des femmes…in pensione ! Forte l’imbarazzo tra noi però, nel frattempo, mi ero ripreso e riuscii a dominarlo. Ci ritrovammo sotto la veranda di un bar a proteggerci dal sole. Mi sedetti di fronte a te perché volevo osservarti bene. A volte somiglio ad una vecchia comare di ruga che annota tutto in mente per poter poi sciorinare il frutto del suo osservare. Sei come in foto, sei bella e serena. Scusate se userò spesso il vocabolo “serena” ma non c’è aggettivo migliore per descriverti. In effetti eri emozionata pure tu, me ne accorsi per quanto stringevi nervosamente le mani. Parlammo e ti mostrasti per quello che avevo immaginato di te. Ne fui felice perchè io ti avevo immaginato poesia e quello avevo trovato. Se sono fortunato ? Diciamo che so ben valutare chi mi interessa. Tu hai accentrato totalmente la mia attenzione e, finalmente, sei qui, vicino a me e posso sentir pulsare la tua anima. Al salutarci, dopo due ore di dialogo incessante, un velo di tristezza fece capolino nei tuoi occhi, ma anche nei miei. E’ antipatico lasciare andar via una persona con cui hai stabilito un così bel feeling e non sapere quando la si rivedrà, se la si rivedrà. Questo voleva dire quel bacio sulla guancia che ti diedi. Tornato a casa, mi precipitai al pc, e ti scrissi qualche parola di convenienza sul nostro incontro. Quello che non ti ho potuto dire, all’indomani di questo è che “ è passato solo un giorno eppure sento che ho vissuto un anno intero senza te .”
Cielo offuscato di vento e tempesta
alberi scossi sbalzano nidi
paure che in pianti disperati
avvolgono piccole vite smarrite.
Uccellini all'albore
sospesi nell'abisso del terrore
sballottati nella fortezza del vento
che li precipita in un vortice stregato
hanno spento il loro gioioso pigolio.
Maltrattamenti e vessazioni
di chi con amore curarli doveva
hanno impresso paura
oltraggiando l'innocenza
e il loro incanto offuscato.
ERA BELLO E ORDINATO IL MIO MONDO INTERIORE
ERA BELLO SI .
ORA MI PERDO NELLA NEBBIA DI UNA CONFUSIONE
CHE VEDO QUI
DI FRONTE A ME
IO CHE ORMAI
MI REGGO NEI GUAI .
SPARPAGLIATO
DAL DUBBIO DOMINATO
ANCORA ILLUMINATO
FORSE INGANNATO
DAL TUO PROFONDO SGUARDO
CHE GIOCA O NON SO ,
DA LEI CHE MI SORRIDE
E NON MI DICE NO .
ERA CALMO E DOLCE IL SUONO DEL MIO MARE
ERA TENERA OASI.
ORA FREME ED OGNI ONDA IRREGOLARE
CERCA UN SI
AUDACE QUANTO IMPOSSIBILE
IMPENSABILE , INCREDIBILE.
SPARPAGLIATO
UOMO AGITATO
NAUFRAGO DISORIENTATO
FORSE ESTASIATO
DI FRONTE AGLI OCCHI TUOI
CHE NON SO CHI SEI,
E A QUEL PORTO SICURO
DEI SORRISI DI LEI.
ERA BELLO SI .
ORA MI PERDO NELLA NEBBIA DI UNA CONFUSIONE
CHE VEDO QUI
DI FRONTE A ME
IO CHE ORMAI
MI REGGO NEI GUAI .
SPARPAGLIATO
DAL DUBBIO DOMINATO
ANCORA ILLUMINATO
FORSE INGANNATO
DAL TUO PROFONDO SGUARDO
CHE GIOCA O NON SO ,
DA LEI CHE MI SORRIDE
E NON MI DICE NO .
ERA CALMO E DOLCE IL SUONO DEL MIO MARE
ERA TENERA OASI.
ORA FREME ED OGNI ONDA IRREGOLARE
CERCA UN SI
AUDACE QUANTO IMPOSSIBILE
IMPENSABILE , INCREDIBILE.
SPARPAGLIATO
UOMO AGITATO
NAUFRAGO DISORIENTATO
FORSE ESTASIATO
DI FRONTE AGLI OCCHI TUOI
CHE NON SO CHI SEI,
E A QUEL PORTO SICURO
DEI SORRISI DI LEI.
Ti rivedo
ed hai il viso scolpito
e silenzioso.
e silenzioso.
Un frammento d’alba
tramontato.
Sei voce del mare.
E come il mare mi accogli e
mi allontani.
Tu sei
come quella schiuma
che scandaglia e da ristoro
ai fondali grigi
della mia vita.
Manchi .....
Tu sei
come quella schiuma
che scandaglia e da ristoro
ai fondali grigi
della mia vita.
Manchi .....

Non credo nei sapori sciapi e in tutto quello che non ha gusto. Non credo in ciò che non vedo, non sento e non ascolto. Credo di più nella mia ombra che umile e servile si stende ai miei piedi e mi scimmiotta i movimenti, che in tutto ciò che non ha senso e che non c'è. Non credo agli uomini mascherati, ai falsi sorrisi, alla ricchezza vestita di indumenti laceri. Credo al non vedente quando mi parla delle sue immaginarie visioni, al sordo che canta note stonate, al povero che mi racconta i suo fasti e al folle che mi parla dei suoi fantasmi. Ho ragione di voler credere solo a ciò che sento, se voglio continuare ad avere fiducia in quello per cui vale veramente la pena credere.
Ti guardo,
quando chiudi gli occhi
e diventi Re,
e diventi mio
fin nell’ultima profondità.
fin nell’ultima profondità.
Un solo corpo, una sola vita,
la mia, la tua.
…Ti guardo e mi confondi ,
l’istinto mi ordina carezze e baci
sulla tua fronte, e la tua bocca virile.
Sento l’amore, che ti fa chiudere le palpebre,
lo vedo sgorgar dalle tue ciglia,
lo leggo nella vibrazione rossa della pelle,
nella voce, che non è più la tua
come fosse percorsa da un piacere micidiale…
…e ti ricordo, eri il mio Re!


E’ una storia intricata, una storia malata.
In un angolo del meridione
uno di quelli con le case senza intonaco
con l’acqua che arriva una volta al mese
e con più muli che automobili.
Quando il sole è a picco
si libera una nebbia leggera e dorata
È una storia intricata, una storia malata.
Lui è un fotografo, un uomo di spicco
lei sembra un’attrice del cinema muto.
Amici di famiglia, mezzi parenti
la vendemmia fu galeotta
e qualcuno fu complice in quell’affare.
E’ una storia intricata, una storia malata.
Poi come capita spesso a quelle latitudini
andarono via contro il volere di tutti.
Il peccato mortale fu che lui
aveva la stessa età dei genitori di lei.
Il perdono non arrivò mai
nemmeno in punto di morte.
E’ una storia intricata, una storia sbagliata.
Lui non fece in tempo a vedere la fine
della storia, salutò presto questo tempo
lei sta ancora aspettando di raggiungerlo.
Mio nonno l’ho visto in una sola occasione
per mostrargli suo nipote
era paralizzato e vecchio
ma non aveva cambiato idea.
E’ una storia intricata, una storia sbagliata.
Di mia nonna ricordo i suoi occhi
non ho più rivisto uno sguardo
carico d’odio come quello. Sono
stato al suo funerale, ma il fratello
di mia madre non ha voluto
condividere con me l’ultimo saluto.
Era l’unico erede, il meschino.
E’ una storia intricata, una storia malata.
E’ mia madre l’ultima testimone di quei fatti
qualcuno dall’alto forse ha espresso
il suo giudizio oppure è solo un caso.
Va bene lo stesso, la vita è proseguita
il dolore è rimasto. Chissà se si sono mai
pentiti di ciò che hanno fatto.
E’ una storia intricata, una storia malata.
In un angolo del meridione
uno di quelli con le case senza intonaco
con l’acqua che arriva una volta al mese
e con più muli che automobili.
Quando il sole è a picco
si libera una nebbia leggera e dorata
È una storia intricata, una storia malata.
Lui è un fotografo, un uomo di spicco
lei sembra un’attrice del cinema muto.
Amici di famiglia, mezzi parenti
la vendemmia fu galeotta
e qualcuno fu complice in quell’affare.
E’ una storia intricata, una storia malata.
Poi come capita spesso a quelle latitudini
andarono via contro il volere di tutti.
Il peccato mortale fu che lui
aveva la stessa età dei genitori di lei.
Il perdono non arrivò mai
nemmeno in punto di morte.
E’ una storia intricata, una storia sbagliata.
Lui non fece in tempo a vedere la fine
della storia, salutò presto questo tempo
lei sta ancora aspettando di raggiungerlo.
Mio nonno l’ho visto in una sola occasione
per mostrargli suo nipote
era paralizzato e vecchio
ma non aveva cambiato idea.
E’ una storia intricata, una storia sbagliata.
Di mia nonna ricordo i suoi occhi
non ho più rivisto uno sguardo
carico d’odio come quello. Sono
stato al suo funerale, ma il fratello
di mia madre non ha voluto
condividere con me l’ultimo saluto.
Era l’unico erede, il meschino.
E’ una storia intricata, una storia malata.
E’ mia madre l’ultima testimone di quei fatti
qualcuno dall’alto forse ha espresso
il suo giudizio oppure è solo un caso.
Va bene lo stesso, la vita è proseguita
il dolore è rimasto. Chissà se si sono mai
pentiti di ciò che hanno fatto.
E’ una storia intricata, una storia malata.

Impressione ondivaga
che varca
l’indagine d’immaginoso
estrapolando
precise linee d’una nicchia
a forma di pensiero
S’accorpa
sul fumento trasparente
d’una logica
tracciando l’idea
Leviga nugoli indecisi
nel saggio corposo
risalente all’aroma
d’un lontano karkadè...
da gustare sull’attimo
per la sua volatilità









