La carrozza e il cavallo

s’inerpicavano su quella stradina di montagna

alberi maestosi erano a coprire la vista,

i rovi si facevano osservare coi grandi cespugli.



La nebbia vestiva gli occhi, le nuvole erano basse,

il biancore tappezzava l’aria con piccole gocce di rugiada

e sbuffi di vapore dalle narici del puledro

s’avvedevano al salire verso la piazza del paese



Nei silenzi un ruscello si faceva notare

scendeva a valle frusciando sotto i ponti

nel regalo meraviglioso della natura, l’amore

con la preziosa e cristallina acqua che discendeva



Il rumore degli zoccoli rompeva il tacitare

mentre si accingeva a raggiungere l’antica piazza

ed era lì che impetuoso attendeva il castello

con la sua magnifica torre simbolo di forza

e la splendida sua visione di quel tempo

che lì da molto s’è fermato


 






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Profilo Autore: Giovanni Monopoli  

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Ne ho fumati sigari, a bizzeffe

pe scrive poesie alquanto buffe,

roba che poi trovà ar supermercato

e nun pe farne certo un sublimato.

Scrivevo pè strapparte 'nsorisetto

co tutto quello che c’avevo in petto.

E pe mostratte  tutta 'a maestria

ce misi tutta l’ironia.

Er risurtato fu un po’ bislacco

ne ricevetti già un granne smacco,

l’artri rideveno tutti a crepapelle

a te facea girà solo le palle !

Cambio registro e più nun scriverò

pe fatte ride ma pe innamoratte

e l’ironia più nun userò

si nun pe ditte de desideratte.

Vedremo poi si son le mie parole,

a famme passà per solito rompiscatole,

sinnò, te devo di, amore imbronciato,

che, alla lunga, mi hai proprio scassato !
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Profilo Autore: Bronson  

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Fuori dagli schemi, 
ai margini di un rigo, 
ai bordi di una strada, 
alberga la semplicità. 
Campa di poco,
non viene quasi mai sfamata. 
È spesso costretta 
a vivere in angusti spazi, 
dove si nutre di piccoli germogli. 
Si espande, cresce e prolifera 
in quelle menti che sorridono, 
piangono, gioiscono, patiscono, 
si spengono, si riaccendono, 
si alimentano e come piante crescono:
senza un fine, né un particolare motivo, 
così, semplicemente...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Il tuo amore

è lanterna sul mio cuore,

squarcio d’un respiro di stelle,

mareggiata d’un cielo d’oriente.


Nevicano zaffiri di foglie,

apostrofo di zucchero sul cuore,

il tuo amore

è aquilone di sogni e parole.
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Profilo Autore: rosa dei venti  

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E’ qui, che dobbiam durare,
 qui dobbiam cercare
poiché il mondo è ombra di Dio.


Eppure, ci siam concessi
la più estrema esitazione,
il più crudele dubbio,
 la facile bestemmia.


Il breve tempo, sprecato,
a stabilire e  immaginare
   un possibile altro mondo;
  oltre la terra è ormai il  pensiero,
 su altro suolo e altri  pianeti!


...Come hai fatto presto, uomo,
a dimenticare lo sbocciar
del giglio e della rosa,
   il dono raro, degli odorosi frutti,
   il suolo forte che ti sostiene i passi .
 

Che se non fosse  
per il fruttato paradiso,
e per il giglio e per la rosa,
e l’abito prezioso 
che ti accarezza il corpo...
...potrebbe dirsi quasi,  
che, la dolce madre,
terra amena, asilo infranto
 è dimora unica 
a mortali ed immortali.



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Profilo Autore: Hera  

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Correva veloce il treno ma a ritroso

i passeggeri erano allarmati

non era a casa che volevano tornare.

Dall’altoparlante fu diffuso un messaggio

non era più giugno ma maggio

c’era l’orologio da sistemare

il gps aveva confermato che i dati

erano giusti e che il viaggio era tedioso.



Dai finestrini si vedevano cose strane.

Iene col vestito da sposa

giganti con tre occhi e una mano

giraffe in bicicletta da corsa

e attori che recitano una farsa.

C’era un cantante rap sul deltaplano

una prostituta molto prosperosa

e dei fantasmi nudi con le collane.



Qualcosa stava succedendo.

Il treno fu costretto a fermarsi

non c’erano più i binari

o non erano stati costruiti.

I passeggeri scesero ordinati

non c’era campo, i cellulari

erano spenti, quattro passi

nel bosco? Meglio un girotondo.



Poi si svegliarono uno alla volta

erano arrivati a destinazione.

Non c’era più nulla, tutto

era stato rubato di notte

da una squadra di metronotte

con la casa sotto sfratto

e un guasto da riparare alla frizione.

Il pranzo fu servito alla carta.
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Profilo Autore: mybackpages  

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Striature di vita frusciano l’aria,
s’avvinghiano tra i pensieri affannosi respiri
e si trasportano al carezzo del vento in bonaria
verso quel viaggio alle mormorate porte dell’anima.

Nuvole accompagnano profumi d’esistenza,
dallo scrigno dell’anima è a fuoriuscire, impazza
del proprio “io”  la luce, l’incanto
e come passeggero nel tempo che svolazza,
sull’altare un dolce sibilo a condurre la speranza
nell’alito pellegrino che tinge il volto.

Una flebile voce scorta il cammino,
la guida avvolgendo di nebbia il corpo
e dondolando tra i versi cesellati nelle albe
carpita le sensazioni, le emozioni al suo albore
al bussare… alle aperte porte dell’anima
nel fruscio che investe il cuore.

Riflette lo specchio il vestito sguardo
induce, nel segreto del petto e segna l’attesa,
fissa tra le pareti d’uno scalzo sogno,
l’entrare e nel  serbo di quel traguardo
alle porte di quella sussurrata anima… pensa
di quell’amor l’eterno bisogno.
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Profilo Autore: Giovanni Monopoli  

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“Pronto ? Ciao, sono io, sono qui nella tua, nella nostra città. Che ne dici se prendessimo quel caffè che ci siamo promessi tanto tempo fa ? Così ci si conosce di persona, finalmente.” Parole dette tutte d’un fiato, che attraversano i miei canali uditivi e scendono dentro me, nei luoghi canonici di residenza delle emozioni, delle mie emozioni che, a dire il vero, non hanno bisogno di sollecitazioni. Inutile dire che non mi sarei mai aspettato che una donna mi proponesse un appuntamento in un modo così diretto e schietto, ma da lei me lo sarei dovuto aspettare, perché tutto in lei è semplicità e naturalezza. Questo, però, non basta a sedare l’orgoglio maschile e senile, ahimè, che non riesco a soffocare. Potrò dire che una donna mi ha chiesto un appuntamento e quindi è rimasto in me qualcosa, ma solo qualcosa, della mia gioventù, per niente banale o inconcludente che, vivendo, mi ha fatto apprezzare nella dovuta misura dall’altro sesso. Vecchi fasti e ricordi mai sopiti di un passato rampante. Ma allora perché restai in silenzio di fronte alle tue parole ? E la mia risposta ? Breve, concisa, perentoria ma solo per abbreviare i tempi della discussione che mi aveva trovato sorpreso, spiazzato e incredulo. “ Dove e quando” ti risposi, nemmeno un ciao, un benvenuto, niente. Ero andato completamente in bambola. Chissà se lo hai capito o pensavi stessi già festeggiando per l’ennesimo appuntamento ricevuto. Non avrei mai potuto, né dovuto. Ho avuto il piacere di conoscerti in primis per la tua attività di poetessa sul nostro sito e per questo di ammirarti per le tue capacità anche se è facile poetare avendo la sensibilità e i grandi sentimenti che fanno parte del tuo corredo umano. E per questo sono emozionato. Ma per gli stessi motivi e per la stima presso me che ti sei creata, sei diventata un’amica troppo speciale.

All’ora convenuta, mi spruzzo addosso il profumo delle grandi occasioni, indosso qualcosa di più ricercato, afferro il bastone, regalo del mio amico Diabete ed eccomi per strada. Non nascondo che, nel camminare, un po’ di subbuglio si era creato nel mio cuore. Ti conoscevo tramite foto di quelle che viaggiano sui network e scrutavo tra la folla alla ricerca di quel viso che molte volte mi aveva incuriosito per la serenità che esprimeva, per la calma rilassante che sapeva offrire ma l’impatto fra noi fu comunque rilevante. Mi abbracciasti mentre ancora io non avevo ancora preso coscienza di quanto stava accadendo. Dio come ero emozionato. Io, un tombeur des femmes…in pensione ! Forte l’imbarazzo tra noi però, nel frattempo, mi ero ripreso e riuscii a dominarlo. Ci ritrovammo sotto la veranda di un bar a proteggerci dal sole. Mi sedetti di fronte a te perché volevo osservarti bene. A volte somiglio ad una vecchia comare di ruga che annota tutto in mente per poter poi sciorinare il frutto  del suo osservare. Sei come in foto, sei bella e serena. Scusate se userò spesso il vocabolo “serena” ma non c’è aggettivo migliore per descriverti. In effetti eri emozionata pure tu, me ne accorsi per quanto stringevi nervosamente le mani. Parlammo e ti mostrasti per quello che avevo immaginato  di te. Ne fui felice perchè io ti avevo immaginato poesia e quello avevo trovato. Se sono fortunato ? Diciamo che so ben valutare chi mi interessa. Tu hai accentrato totalmente la mia attenzione e, finalmente, sei qui, vicino a me e posso sentir pulsare la tua anima. Al salutarci, dopo due ore di dialogo incessante, un velo di tristezza fece capolino nei tuoi occhi, ma anche nei miei. E’ antipatico lasciare andar via una persona con cui hai stabilito un così bel feeling e non sapere quando la si rivedrà, se la si rivedrà. Questo voleva dire quel bacio sulla guancia che ti diedi. Tornato a casa, mi precipitai al pc, e ti scrissi qualche parola di convenienza sul nostro incontro. Quello che non ti ho potuto dire, all’indomani di questo è che “ è passato solo un giorno eppure sento che ho vissuto un anno intero senza te .”
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Profilo Autore: Bronson  

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Cielo offuscato di vento e tempesta
alberi scossi sbalzano nidi
paure che in pianti disperati
avvolgono piccole vite smarrite.

Uccellini all'albore
sospesi nell'abisso del terrore
sballottati nella fortezza del vento
che li precipita in un vortice stregato
hanno spento il loro gioioso pigolio.

Maltrattamenti e vessazioni
di chi con amore curarli doveva
hanno impresso paura
oltraggiando l'innocenza
e il loro incanto offuscato.
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Profilo Autore: Grace D  

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ERA BELLO E ORDINATO IL MIO MONDO INTERIORE

ERA BELLO SI .

ORA MI PERDO NELLA NEBBIA DI UNA CONFUSIONE

CHE VEDO QUI

DI FRONTE A ME

IO CHE ORMAI

MI REGGO NEI GUAI .


SPARPAGLIATO

DAL DUBBIO DOMINATO

ANCORA ILLUMINATO

FORSE INGANNATO

DAL TUO PROFONDO SGUARDO

CHE GIOCA O NON SO ,

DA LEI CHE MI SORRIDE

E NON MI DICE NO .


ERA CALMO E DOLCE IL SUONO DEL MIO MARE

ERA TENERA OASI.

ORA FREME ED OGNI ONDA IRREGOLARE

CERCA UN SI

AUDACE QUANTO IMPOSSIBILE

IMPENSABILE , INCREDIBILE.


SPARPAGLIATO

UOMO AGITATO

NAUFRAGO DISORIENTATO

FORSE ESTASIATO

DI FRONTE AGLI OCCHI TUOI

CHE NON SO CHI SEI,

E A QUEL PORTO SICURO

DEI SORRISI DI LEI.



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Profilo Autore: simone corrieri  

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Ti  rivedo  
ed hai il viso scolpito
e silenzioso.  
 
Un frammento d’alba
tramontato.

Sei voce del mare.

E come il mare mi accogli e
mi  allontani.

Tu sei
come quella schiuma
che scandaglia e da ristoro
ai fondali grigi 
della mia vita.

                                                        Manchi .....  




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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Non credo nei sapori sciapi e in tutto quello che non ha gusto. Non credo in ciò che non vedo, non sento e non ascolto. Credo di più nella mia ombra che umile e servile si stende ai miei piedi e mi scimmiotta i movimenti, che in tutto ciò che non ha senso e che non c'è. Non credo agli uomini mascherati, ai falsi sorrisi, alla ricchezza vestita di indumenti laceri. Credo al non vedente quando mi parla delle sue immaginarie visioni, al sordo che canta note stonate, al povero che mi racconta i suo fasti e al folle che mi parla dei suoi fantasmi. Ho ragione di voler credere solo a ciò che sento, se voglio continuare ad avere fiducia in quello per cui vale veramente la pena credere.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Ti guardo,
quando chiudi gli occhi
e diventi Re,
e diventi  mio
  fin nell’ultima profondità.
Un solo corpo, una sola vita,
la mia, la tua.
 …Ti guardo e mi confondi ,
 l’istinto mi ordina carezze e baci  
   sulla tua fronte, e la tua  bocca virile.
Sento l’amore, che ti fa chiudere le palpebre,
lo vedo sgorgar  dalle tue ciglia,
lo leggo nella vibrazione rossa della pelle,
nella voce, che non è  più la tua
come fosse percorsa da un piacere micidiale…
…e ti ricordo, eri  il mio Re!

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Profilo Autore: Hera  

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E’ una storia intricata, una storia malata.

In un angolo del meridione

uno di quelli con le case senza intonaco

con l’acqua che arriva una volta al mese

e con più muli che automobili.

Quando il sole è a picco

si libera una nebbia leggera e dorata

È una storia intricata, una storia malata.



Lui è un fotografo, un uomo di spicco

lei sembra un’attrice del cinema muto.

Amici di famiglia, mezzi parenti

la vendemmia fu galeotta

e qualcuno fu complice in quell’affare.

E’ una storia intricata, una storia malata.



Poi come capita spesso a quelle latitudini

andarono via contro il volere di tutti.

Il peccato mortale fu che lui

aveva la stessa età dei genitori di lei.

Il perdono non arrivò mai

nemmeno in punto di morte.

E’ una storia intricata, una storia sbagliata.



Lui non fece in tempo a vedere la fine

della storia, salutò presto questo tempo

lei sta ancora aspettando di raggiungerlo.



Mio nonno l’ho visto in una sola occasione

per mostrargli suo nipote

era paralizzato e vecchio

ma non aveva cambiato idea.

E’ una storia intricata, una storia sbagliata.



Di mia nonna ricordo i suoi occhi

non ho più rivisto uno sguardo

carico d’odio come quello. Sono

stato al suo funerale, ma il fratello

di mia madre non ha voluto

condividere con me l’ultimo saluto.

Era l’unico erede, il meschino.

E’ una storia intricata, una storia malata.



E’ mia madre l’ultima testimone di quei fatti

qualcuno dall’alto forse ha espresso

il suo giudizio oppure è solo un caso.

Va bene lo stesso, la vita è proseguita

il dolore è rimasto. Chissà se si sono mai

pentiti di ciò che hanno fatto.

E’ una storia intricata, una storia malata.
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Profilo Autore: mybackpages  

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Impressione ondivaga
che varca
l’indagine d’immaginoso
estrapolando
precise linee d’una nicchia
a forma di pensiero
S’accorpa
sul fumento trasparente
d’una logica
tracciando l’idea
Leviga nugoli indecisi
nel saggio corposo
risalente all’aroma
d’un lontano karkadè...
da gustare sull’attimo
per la sua volatilità


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Profilo Autore: Silvia De Angelis  

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