Col timore che le ortiche lascino il segno, faccio
due passi avanti per vedere meglio la capra, è nera
eppure mi fa ricordare certe sfumature del lago,
tanto che alle caviglie sembra salire la presa
di una placida onda.
Mi vede meglio colei che si nutriva di fieni tra il verde e il giallo,
e scappa rotolando con le vicine biglie accanto
verso l'altura con la staccionata, lasciandomi a pensare
a tutte le bellezze che si voltano con strazio.
Annienta...
Quel dolore
muto, sordo.
Urla, punge
combatte.
Quel dolore
insopportabile.
Divenne padrone di un
corpo sconosciuto.
La forza si è arenata
in fondo al mare.
Hanno buttato l'ancora
per far affondare.
Il dolore
muto e sordo.
Quel corpo sconosciuto
urla naviga.
fra gherigli di vuote stagioni:
muto è l’accento dell’inverno,
afone le clessidre del tempo.
Rovisto orizzonti d’anima
fra scampoli di nebbia trebbiati
e fazzoletti di luce scuciti nei campi.
Inondati da stelle di cartapesta
son quei rami di profumata ginestra,
zafferano di luna calante
respira pozzanghere di nuvole bianche.
Rugiada d’immenso
dipinge d’aurora le piccole case,
l’orologio della notte sfiorisce,
minestra d’aria schiude il silenzio:
è matita d’ambra argentata dal vento.
Sì. Dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passar del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e che cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, non sufficientemente pura, forse addirittura immorale.
(Anton Pavlovič Čechov)
Ci dimenticheranno.
L’alba fugge brontolando al buio
il silenzioso strascico di luce
ha tra le sue ombre speranze e sogni
illusioni dipinte su animi sonnolenti
inconsci digiuni d’affamate coscienze
dolorosi fiordi affioranti sul fondo dei segni
nell’intimo racchiuso al significato celato
sgorgante oblio d’elemosina
o follia di vivo amato.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Tutto sembra vero fin quando si crede che sia
persino quando non lo si creda
purché sia risveglio di dolore il fondo;
il condono che ha il suo seme nell’uomo.
Dilania l’anima, dilata i limiti
strazia, stravolge l’essere
l’attesa al fine, l’algia alla vertigine, il salto nell’irrisolto;
la vita tranciata tra flutti d’empatia al pianto.
E’ là che l’agire s’amputa d’angoscia
l’involuto alleva inquietudini vive
feconda l’intenzione purché sia
pace al sonno, quiete al pensiero
cieco percorso ansimante sé stesso
ritorto su sé stesso, arenato in quel che è stato,
disarmato dal suo rimpianto,
placido flesso di cielo proteso al cosmo.
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Esile ricordo sarà il dono
noi , con le nostre trasparenze vedove
orizzonti persi in miraggi inconsistenti,
chiaro scuri inquietanti di specchi
caduchi teatri d’involo nell’io sono
rime dimentiche d’espressione, transizione.
Io sono, io penso, io sento, io, io, io…
un continuo re iterato io…
ma nell’oltre è tutto così precario,
fragile d’altro il nostro dio!
Dimenticheremo.
Ci dimenticheranno.
Tracce di evanescenza
fuori dagli occhi
nuvole
di un'altra via
di un'altra vita
ricordi svolati
che riempiono
la gradazione dei respiri
-il tuo firmamento addormentato-
un colore continuo
da vita sparsa
muove le aurore,
una bellezza rappresa
di neve e sabbia
di sudore e ossigeno
Quel dì che sempre altrove pensai,
Se pur ogn'ora temuto, è alle soglie.
Ahi, a me che non son uomo
Quali doglie, e mentre il tempo si consuma
Quel che mai stimai solo mi leve:
Le nuvole sparse
E il mormorio de le foglie
e poi mi perdo dentro i miei pensieri,
un'invenzione, il seme di un ricordo,
un sogno o qualche favola di ieri.
Ed è difficoltoso camminare
al passo dei tuoi passi, col tuo tempo
nel tempo, sprofondando nel mio mare
mentre restringi il mondo nel tuo campo.
Raggiungo l'orizzonte con lo sguardo
e poi non mi ricordo più di cosa
mi stai parlando...sto come sospesa
tra un volo di gabbiano e la mia resa.
Notte inquieta,
m'addentro nel tunnel dei pensieri
che corrono sbrigliati e veloci
risvegliando l'anima ancora innamorata
in stupidi mulinelli del cuore.
Guardo fuori e pare che il mondo
più non m'appartenga...
mi sento isolata
in una torre d'avorio confinata
che svetta al cielo nero
nell'aria che da grosse nubi
è disseminata.
Elettrici mulinelli
che il cuore mettono in subbuglio
al lievitar dei ricordi
come pioggia che scroscia
e non rinverdisce appassiti rigogli.
Quegli occhi tanto belli
che miravano ai miei
si mutarono in opaco vetro
perdendo la luce che l'anima irradiava,
prendendo una maschera
che il vero io celava.
Noia e traguardi di vita dimenticati,
nel tempo
scavarono fra noi dolorosi baratri
che divisero le nostre anime
un tempo in simbiosi.
come cocci di vetro,
ciondoli di sale,
matite di nuvole,
ali di farfalle colorate.
Neve di marzo
e bugia di primavera,
cappuccino d’orizzonte,
fiaba di dolce notte,
vela di naufraga barca,
pagliuzza d’arena di scoglio,
fragili scorze d’alba e tramonto.
Giorni,
come fiori di ghiaccio,
orchestre d’amache e parole,
pergamene di cuore,
rondini libere nel vento.

al giallo violento del sole d’estate
al verde speranza di un’altra vita
al rosso sangue di una guerra infinita.
Poi gli elmi e le vesti fiorite
dei cavalieri, le giostre alate
su destrieri slanciati e l’amore.
Ferraù e Orlando poi Agramante
Cloridano e Medoro i saraceni
Angelica, Doralice e Bradamante
una vetrata di luce e un diamante.
Il medioevo è tornato ma gli indovini
non l’hanno azzeccato alla fonte.
È un tourbillon di spezie e sapori
d’oltremare, contaminazione
di fuochi e preghiere, l’odio
è ritornato, ma lo stadio
già fischia, la folle ribellione
finirà se brilleranno i colori.
C’ê un ponte di dodici barche
tra le nostre due rive opposte
la strada che si forma è a due sensi
ma chi sbarca non riscuote consensi.
Il taglio degli alberi delle foreste
è sospeso, le mani sono sporche.
Siamo destinati a conoscerci
e a scambiarci le anime
tra l’abisso e il cielo,
cattedrali avvolte in un velo
da sposa. Ci saranno lacrime
e ci toccherà raccogliere i cocci.
Non ci sono più linee diritte
ma curve addolcite da un vezzo
uno sbuffo di colore, una gioia
non trattenuta, della noia
non c’è traccia tra le foglie
di questo piano terreno. Il lezzo
del mondo è fuori dalle pareti dipinte.
la strada stretta, il chiostro sotto l'astro,
chi porta in un canestro i sogni al nastro,
ed io ho soltanto l'estro, il mio disastro.
Incastro, prostro, addestro le parole,
stropiccio, straccio, intreccio il mio dolore,
quando mi sento triste abbraccio il sole
con gli occhi, nascondendo il male al cuore.
Il dritto, il suo rovescio, il manco, il destro,
distrattamente astratto il mio maldestro
delirio di giocare col pensiero
quando vorrei il suo peso più leggero.
come fiore d’inverno,
neve dolce come roccia,
respiro d’alveare di cielo.
Foglie zuccherate dal gelo
scintillano come scorze d’infinito,
son veli scuciti d’aquiloni colorati,
intrecci di nuvole dal tempo sfibrati.
Mi specchio in un brivido di sole,
bracco petali d’aria fra i pini d’ottobre,
come fiore d’inverno,
parafraso comete d’una stagione di cuore.
per la palude stagnante.
Aria acre lacrima gli occhi
e brucia la gola.
Bronchi chiusi
in angusta stanza,
tossiscono secchi
come ritmica danza.
Rettili arcigni
scendono silenziosi
sulle sabbie roventi.
Fissi occhi,simili al vetro,
mirano a una preda
dal vestito tetro
Alligatori affamati,
cingono in cerchio
l'animale isolato
veloci felini
ballano aspramente
contendendosi l'atroce pasto.
Aridità smisurata
annienta i rettili
senza dignità e onore
che urla ogni giorno la sua ira, la sua vendetta,
ascolto la mia voce nel silenzio dell'anima.
Cerco, con molta fatica, di distinguerla dalle altre
per non perdere il mio senso di libertà, di vita, di faternità.
E, nel mentre il mondo continua a urlare,
rimango con gli occhi di un fanciullo a osservare il cielo grigio,
sperando che la smetta di piovere sangue.
Ma le speranze sono come sogni,
sogni che rimangono tali, poiché il mondo lo sentirem sempre urlare
e il cielo lo vedrem sempre grigio.
Nel frattempo continuo ad ascoltar la mia voce nel silenzio dell'anima.










