È il tuo profumo
che per un attimo mi spinge
verso ciò che non posso avere
verso l’incubo di poter finire
verso il mondo dove le parole fluiscono
senza bisogno di spinta emotiva
verso il tempestoso archivio del sonno
verso la sconfinata biblioteca del magico
fino a radunare i miei pensieri
in un unico obiettivo:
Poter toccare con mano il sogno.
2 commenti
Saremo altrove d’ora in poi, lontani
già lo eravamo, ma le voci, le dita
si accarezzavano in un posto sconosciuto
in un tempo di assenze e trasparenze
avvolgenti. Poi magari sputavamo sentenze
o dicevamo scemenze per puro diletto.
Il sonno era leggero e l’acqua muta
la riva toccherà il mare anche domani.
Altrove è fuggire quando l’altro s’avvicina
e battere le mani ai pescecani in frac
solo per dispetto, oppure scrivere sul muro
il bar è chiuso quando ogni porta è aperta.
E’ tenersi una foto sbiadita sotto la coperta
e pensare in bianco, grigio e nero
quando anche l’arcobaleno è fatto di crac
e il tossico sparge al vento cocaina.
Avremo un altrove a testa e tanti come
e perché quanti sono gli attori in giro
al tramonto nella città di organza e seta
un pesce rosso da pilotare verso il sole
e uno spicchio di coscienza rivolto al male
dentro un cuore di bronzo. Anche la cometa
tornerà indietro e finirà sotto il tiro
incrociato di stelle nane al liquame.
Sei la pioggia prima che cada
la luna prima che cala
Sei l’ inverno in piena estate
la neve calda
in una notte sei stata
Poesia senza radici
quando dici che mi ami
Catturi immagini
di tutto quello che sei,
Illusione ottica al tatto
-La mano in un’ ortica-
Una valigia in vacanza tu sei
disordinata e puntuale
diversa e uguale
al senso del moto
Sei lacrima prima che cada
e pazienza prima che vada
l’ inverosimile della bellezza
l’ occhio che cede il passo al peccato tu sei
Sei segni
che lasciano il segno
e sogni che lasciano il sonno
L’ onda sulla cresta dell’ onda
L’ inverno in piena estate
musica nuova
questa notte sei stata
Jim
Jim
Il re del sound
Del rock anni 60,
anni di fermento,
di lotte,
di movimenti culturali
di beat generation;
Morrison un po’
Un dio dionisio,
sfrenato,
baccante,
senza inibizioni,
eccessi e libertà,
un nuovo Dionisio,
tra genio e autolesionismo,
talento e maledizione.
Sono di pietra l’orto e la terra
che scorrevano di latte e di vino,
di nettare d’api e aromi d’altri tempi.
di nettare d’api e aromi d’altri tempi.
E’ giallo il cuore,
stanco,del rumore delle foglie.
stanco,del rumore delle foglie.
Serve ora, il coraggio degli esuli,
che aspettano l’ombra dei gabbiani
con animo teso, come pazienti marinai…
che muti, davanti all’onda forte
congiungono le mani…che si plachi la marea!

Sono stanco
stanco di correre nel nulla
in mezzo alla polvere
di palazzi in costruzione
e maciullare la ragione
tra le pozzanghere e la pioggia
nell'istinto della mia intenzione.
Ho un'anima scartavetrata
e un cuore raggomitolato
tra le foglie e il prato
di un magico infinito.
Voglio andarmene
da questa città e da questo marciume
non voglio più correre
e costruire palafitte nella palude
contare le sconfitte
e bere il mio stesso orgasmo
tra le nicchie di alberi e fiori
in oasi di plastica.
Voglio camminare e respirare
tra le carezze e i baci
disegnando la luna sulla mia ferita
e libero di false proprietà e promesse
spianarmi la strada verso la radura.
E lì mi adagerò con lei
e se mai vorrà
raccoglieremo fragole negli alberi dei sogni
tra le nuvole
di questo mistico aspettare.
stanco di correre nel nulla
in mezzo alla polvere
di palazzi in costruzione
e maciullare la ragione
tra le pozzanghere e la pioggia
nell'istinto della mia intenzione.
Ho un'anima scartavetrata
e un cuore raggomitolato
tra le foglie e il prato
di un magico infinito.
Voglio andarmene
da questa città e da questo marciume
non voglio più correre
e costruire palafitte nella palude
contare le sconfitte
e bere il mio stesso orgasmo
tra le nicchie di alberi e fiori
in oasi di plastica.
Voglio camminare e respirare
tra le carezze e i baci
disegnando la luna sulla mia ferita
e libero di false proprietà e promesse
spianarmi la strada verso la radura.
E lì mi adagerò con lei
e se mai vorrà
raccoglieremo fragole negli alberi dei sogni
tra le nuvole
di questo mistico aspettare.
Sono seduto alla mia scrivania.
Sul mio lato destro ho una grande finestra.
Sono le 11,44 e il cielo è coperto
Nuvole dense più chiare e più scure,
compatte
che emanano una luce strana.
Sembra di essere in una sacca con un dolce alla panna capovolto sulla testa.
Panna bianca e un po’ più grigia,
come se una parte fosse mischiata a qualcosa di scuro,
come la neve,
bianca dove è ancora intatta
e grigia dove passano le macchine.
E’ il 29 aprile 2016 un Venerdì.
Mi sono sempre chiesto se davvero ad un lettore interessa sapere com’è il cielo in questo momento.
Voglio dire in un racconto in un romanzo il descrivere il cielo che senso ha?
Se avessi scritto che era una bella giornata di sole e il cielo azzurro avrebbe fatto differenza?
Pensandoci forse sì, forse lo stato d’animo sarebbe stato diverso, sia mio sia del lettore.
Sto rivalutando l’utilizzo del mio tempo.
In un romanzo di Michael Ende si parla di “signori Grigi” che rubano il tempo agli uomini per esistere.
Quel tempo è trasformato in sigari che loro fumano e senza quelli spariscono, muoiono, evaporano.
Tempo che se ne va in fumo.
In giorni come questi sento tutta la mia energia,
la mia potenzialità che vorrebbe espandersi ma è frenata.
Come se si andasse in salita con una macchina ma con il freno a mano tirato,
ma non è l’esempio corretto.
E’ come una falsa partenza ai 100 mt di atletica,
scatti al via ma vieni fermato e torni sui tuoi passi,
è come un contenitore che ha una certa elasticità ma chiuso con un tappo.
Dentro una forza si espande spinge su tutte le pareti
il contenitore si dilata ma poi non esplode e torna nel suo formato iniziale.
Nel mio caso è più come se lasciassi libera questa energia,
questo amore,
ma non trovassi nessuno ad accoglierla a capirla.
Un po’ come lasciare la pompa di benzina aperta con il carburante che esce,
cerca una macchina per poterle essere utile ma non ce ne sono.
Il carburante è inesauribile, ma la mia testa mi convince a chiudere il rubinetto
Come per il carburante,
che se non trova un serbatoio inquina ed è pericoloso,
la mia energia diventa fuori luogo, mal interpretata e si blocca.
Il fatto è che lei –l’energia- non sa perchè, è la ragione che le parla.
Ma si sa non vanno troppo d’accordo.
Come si dice:
"il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire"
Che spreco.
Sul mio lato destro ho una grande finestra.
Sono le 11,44 e il cielo è coperto
Nuvole dense più chiare e più scure,
compatte
che emanano una luce strana.
Sembra di essere in una sacca con un dolce alla panna capovolto sulla testa.
Panna bianca e un po’ più grigia,
come se una parte fosse mischiata a qualcosa di scuro,
come la neve,
bianca dove è ancora intatta
e grigia dove passano le macchine.
E’ il 29 aprile 2016 un Venerdì.
Mi sono sempre chiesto se davvero ad un lettore interessa sapere com’è il cielo in questo momento.
Voglio dire in un racconto in un romanzo il descrivere il cielo che senso ha?
Se avessi scritto che era una bella giornata di sole e il cielo azzurro avrebbe fatto differenza?
Pensandoci forse sì, forse lo stato d’animo sarebbe stato diverso, sia mio sia del lettore.
Sto rivalutando l’utilizzo del mio tempo.
In un romanzo di Michael Ende si parla di “signori Grigi” che rubano il tempo agli uomini per esistere.
Quel tempo è trasformato in sigari che loro fumano e senza quelli spariscono, muoiono, evaporano.
Tempo che se ne va in fumo.
In giorni come questi sento tutta la mia energia,
la mia potenzialità che vorrebbe espandersi ma è frenata.
Come se si andasse in salita con una macchina ma con il freno a mano tirato,
ma non è l’esempio corretto.
E’ come una falsa partenza ai 100 mt di atletica,
scatti al via ma vieni fermato e torni sui tuoi passi,
è come un contenitore che ha una certa elasticità ma chiuso con un tappo.
Dentro una forza si espande spinge su tutte le pareti
il contenitore si dilata ma poi non esplode e torna nel suo formato iniziale.
Nel mio caso è più come se lasciassi libera questa energia,
questo amore,
ma non trovassi nessuno ad accoglierla a capirla.
Un po’ come lasciare la pompa di benzina aperta con il carburante che esce,
cerca una macchina per poterle essere utile ma non ce ne sono.
Il carburante è inesauribile, ma la mia testa mi convince a chiudere il rubinetto
Come per il carburante,
che se non trova un serbatoio inquina ed è pericoloso,
la mia energia diventa fuori luogo, mal interpretata e si blocca.
Il fatto è che lei –l’energia- non sa perchè, è la ragione che le parla.
Ma si sa non vanno troppo d’accordo.
Come si dice:
"il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire"
Che spreco.
Vestito di magia
Bene o male
Sono poeta e artista,
e mi vesto di sogni
e fantasie
e di pensieri,
perché tu che leggi,abbi
un po’ di magia,
sorridendo un poco,
o riflettendo;
e mi vesto di sogni,
come un cantastorie,
che è tutti e nessuno,
per te,
anche per te.
Bene o male
Sono poeta e artista,
e mi vesto di sogni
e fantasie
e di pensieri,
perché tu che leggi,abbi
un po’ di magia,
sorridendo un poco,
o riflettendo;
e mi vesto di sogni,
come un cantastorie,
che è tutti e nessuno,
per te,
anche per te.
Vorrei che ci fosse ancora il silenzio della notte
Che mi accompagna per strada
Vorrei che ci fosse ancora l’uscita da scuola
Con mio padre che mi aspetta
Vorrei che ci fosse ancora la carezza di mia madre
Nei giorni di febbre.
Ogni giorno ha un gusto diverso
Ma il sapore lo senti solo molti anni più tardi
Quando ti manca quello che avevi.
Ogni giorno lo dipingi diverso
Ma i suoi colori li apprezzi molti anni più tardi
Quando i tuoi occhi vedono e non guardano solamente.
Vorrei indietro le lacrime che piansi e
Il coraggio che ho svenduto
Vorrei indietro un tiro da tre punti sbagliato
Un applauso meritato e mai avuto
Vorrei indietro l’eroe che non sono stato
Le poesie che ho perso.
Vorrei indietro la pistola che non impugnai
E il sangue che ho versato.
Vorrei indietro i giorni diversi
Ora tutti uguali
Quando le cose erano semplici
E mi bastava correre e giocare.
Le vorrei indietro
Guardando sempre al futuro.
Vorrei indietro due occhi che mi desiderano
E non mi possono avere
Vorrei indietro il bisogno di me
Dei miei fratelli
E la follia di mia nonna
Vorrei indietro queste cose e altre
Ma in realtà non le ho mai lasciate
E loro non mi hanno mai abbandonato
Si sono solo chiuse in un armadio
Aspettando la stagione giusta per uscire
E accompagnarmi
Portati dal vento della vita
Che mi accompagna per strada
Vorrei che ci fosse ancora l’uscita da scuola
Con mio padre che mi aspetta
Vorrei che ci fosse ancora la carezza di mia madre
Nei giorni di febbre.
Ogni giorno ha un gusto diverso
Ma il sapore lo senti solo molti anni più tardi
Quando ti manca quello che avevi.
Ogni giorno lo dipingi diverso
Ma i suoi colori li apprezzi molti anni più tardi
Quando i tuoi occhi vedono e non guardano solamente.
Vorrei indietro le lacrime che piansi e
Il coraggio che ho svenduto
Vorrei indietro un tiro da tre punti sbagliato
Un applauso meritato e mai avuto
Vorrei indietro l’eroe che non sono stato
Le poesie che ho perso.
Vorrei indietro la pistola che non impugnai
E il sangue che ho versato.
Vorrei indietro i giorni diversi
Ora tutti uguali
Quando le cose erano semplici
E mi bastava correre e giocare.
Le vorrei indietro
Guardando sempre al futuro.
Vorrei indietro due occhi che mi desiderano
E non mi possono avere
Vorrei indietro il bisogno di me
Dei miei fratelli
E la follia di mia nonna
Vorrei indietro queste cose e altre
Ma in realtà non le ho mai lasciate
E loro non mi hanno mai abbandonato
Si sono solo chiuse in un armadio
Aspettando la stagione giusta per uscire
E accompagnarmi
Portati dal vento della vita
Perché, mi chiedo spesso,
il perché di un perché.
Peraltro è un avverbio,
un lemma senza sesso;
parte fissa del discorso
invariabile il suo corso.
Perché, per quale scopo
o per qual sarà ragione
se il verbo viene dopo.
È di chiara spiegazione.
Sarà un logico rapporto
fra dei segni e dei concetti
ed allora, cosa aspetti
non ti chiedere perché.
il perché di un perché.
Peraltro è un avverbio,
un lemma senza sesso;
parte fissa del discorso
invariabile il suo corso.
Perché, per quale scopo
o per qual sarà ragione
se il verbo viene dopo.
È di chiara spiegazione.
Sarà un logico rapporto
fra dei segni e dei concetti
ed allora, cosa aspetti
non ti chiedere perché.
Sorgi alba di luce
benefico desiderio
della mia anima
ad irradiarmi di serenità e pace,
cancella questo silenzio
che mi corrode e mi consuma.
Scaccia la notte oscura
che m'ammanta di buio
e di solitudine...
risplendi mio giorno agognato
riempimi il cuore
di ciò che io desidero
come l'arca desiderò
d'arenarsi sull'Ararat
stanca di quel peregrinare
sulla terra in Diluvio Universale.
Guardo il cielo con tristezza,
un suono di campane si perde
nell'ovattato silenzio,
mi coglie dolore d'abbandono,
ma l'energia che ho della vita
è irresistibile richiamo
al suo ritorno...
Ferite aperte i suoi crateri
La veste candida di una dea
Il volto pallido
Dalla sua bocca di neve
in apparenza muta
mi giungono tristi sussurri
i sospiri della luna
tra i sogni morenti
di amanti traditi
Un pianto lontano
una lacrima soltanto
ma di puro argento
La veste candida di una dea
Il volto pallido
Dalla sua bocca di neve
in apparenza muta
mi giungono tristi sussurri
i sospiri della luna
tra i sogni morenti
di amanti traditi
Un pianto lontano
una lacrima soltanto
ma di puro argento










