La società di oggi è tanto impura,
iena crudele fuor d’ogni misura.
I meriti e i valori non più apprezza,
ma esalta il fetidume e la stoltezza.
 
Plagia l’uomo, rendendolo schiavo,
e gode, vedendo infetto il vasto favo.
L’animale lezioso e tanto sedicente
diffonde intorno a sé odor fetente.
 
Come una brutta vecchia si rattrista
e, provando schifo della propria vista,
sfiorita vorrebbe veder la giovinezza,
perché accentua di più la sua bruttezza;
 
così, questa società tanto corrotta
al probo spesso chiude la sua porta
ed a forza lo spinge a sua pastura,
perché faccia la sua stessa figura.
 
Or che l’animale di fango si è coperto
non può più uscire pulito all’aperto
e, vivendo da lordo nel suo ghetto,
mette in pratica un antico detto:
 
“Or che siam nel ballo, dobbiam ballare;
se ignoriamo le norme per danzare,
non fa niente, basta creare confusione,
avendo di certi calli grande attenzione”.  


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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Batte forte la pioggia, ingrossa i fiumi,
piega gli alberi, strappa le foglie,
abbandonandole a terra,
le strade allagate.

Ecco
siamo in inverno,
la prima tempesta
ci ha dato il buongiorno.

Ed in quei occhi
profondi e imbarazzati dall'ansia
che ritrovo il sole che splende
dentro la tempesta
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Fulgido ai piè dell’alta rupe nuda e scura,

il borgo brillava sotto il sol levante,

che lieto splendeva ad ogni fuggitivo istante,

dopo la buia notte tetra, nell’aria tersa e pura.



Fonzaso il nome suo, dove nacqui e abitai fanciullo,

nel cerchio della valle dove l’Alpi chiudevano lo spazio,

con cinque monti ed il torrente Cismon dell’acque sazio,

nei miei verdi anni quando era facile il riso ed il trastullo.



Scuotevano l’aria dei suoi rintocchi il campanile aguzzo,

che, alto, cantava l’ore che fuggenti e vaghe correvano,

ricordando a tutti che il tempo passava veloce e vano,

senza lasciare traccia alcuna, come del fulmine il guizzo.



Si scuoteva della notte del gran silenzio l’alba radiosa,

e la squallida ghiaia d’Avena al sole risorgeva,

e pini e abeti e vigneti penetrava l’astro che sorgeva

e l’acqua chiara del torrente scivolava a valle, gioiosa.



S’udiva dalle rocce la campanella dall’argenteo suono

del castelletto dalle bianche e merlettate mura,

che al mezzo de la rupe giaceva in una nicchia scura

e dove, con la tempesta, spesso rimbombava il tuono.



Ecco! s’udiva un carro che cigolava sulla terra battuta della strada,

l’artigiano apriva l’uscio sorridendo e tutto si risvegliava.

L’odore dolce del pane per le strette vie del borgo si raccoglieva,

e augelletti e rondini guizzando si spargevano per la contrada.



Tutto era primavera d’intorno nella valle verdeggiante e serena,

gridi suoni di vita salivano dal borgo e della campagna intorno;

muggiti di buoi, nitriti di cavalli a nutrire il nuovo giorno

e del legnaiolo la sega e dello zappatore batter la rena.



Anche la famigliola si risvegliava allegra nella sua casetta,

al calor del sole lieta d’incominciar a vivere la vita.

I bimbi a frotte correvano ridenti, allegri, pieni di vita,

verso la scuola per nutrir la mente e del sapere fare incetta.



Ricordo ancora oggi quelle allegre giornate di primavera,

le calde gioiose estati e gl’inverni sepolti nella neve;

gli amici, i parenti di quel giocondo periodo breve;

le illusioni e le gioie di una vita, che ora sta volgendo a sera.

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Profilo Autore: Luigi  

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Quando vuoi,
quando puoi,
ma se devi venire
non mi avvertire
e vorrei che arrivassi
quando sono a dormire,
che mi trovassi
in un sonno profondo
già fuori dal mondo;
e che mi portassi
diretto al giudizio
c'assicura certezza
d’equa giustizia,
sodalizio perenne
con la mia debolezza:
colpevole o indenne.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni  

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Non sarò luce effimera
ma fuoco imperituro
Ti brucerò nel petto
tempesta calda di sangue
non sarò fiammella incerta
sul tuo cuore di cera
che scioglierò
e fonderò con le mie vene
ma un sole inesauribile
a scaldarti le viscere
Ti illuminerò del mio amore
folle e occulto
se ne coglierai
il sommerso splendore
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Profilo Autore: Sabyr  

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Specchi di suoni e cristalli
occhi scuri
di nuove poesie 

Passi incerti 
tra cieli disfatti 
notte e bellezza
speranza che  travolge

Riflesse
lune di bianco
nel profumo di sogni 
tempo nel tempo 
nei segni raccolti !
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Profilo Autore: Simone*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-03-2023

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Battiti di cuore inscatolati

sul ciglio del crepuscolo

ed un letto d’ali incatenate

alle dune stropicciate del deserto,

tempo d’attesa tu sei

e lacrimeranno fior di rugiada,

aritmetica d’anima sulla terra.


Il ciel diverrà di ciliegia e di vetro

ed un soffio lunare carezzerà

carovane d’aurore sgrammaticate,

porti alluvionati scoloriti dal vento. 
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Profilo Autore: rosa dei venti  

Questo autore ha pubblicato 1061 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Erano diciassette i secondi
ma io non vestivo di nero.
Sulla via di Bologna
dicevo anche
di non amare la vita.
Hai sempre saputo
che non era possibile.
Diciassette secondi,
certo hai sofferto di più
ed io ho fatto ben poco
se non lamentarmi
e piagnucolare.
Non ricordo ormai molto,
sai è questa l'età,
ma a me piace pensare
quella notte rimasta per sempre.
Noi non abbiamo mai visto
l'alba arrivare.



In memoria di M.M.
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Profilo Autore: Carlo Marconcini  

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Capire il vento

Il significato del suo soffio.

 Riuscire a parlare con i colori

 mi piacerebbe passare una serata con il blu

 e un pomeriggio con il verde.

Comunicare con le piante,

 tutte,

fiori,

 erbe,

alghe.

Leggere nel pensiero degli animali,

 degli insetti.

Sentire la terra e farne parte

 fisicamente,

 come se si fosse una normale sua escrescenza mobile,

 anzi ancora meglio,

 come se la terra fosse una mia normale escrescenza,

 avvertirne la rotazione,

 il calore del suo centro.

E l’acqua.

Le pozzanghere,

  la pioggia,

 I fiumi,

 i laghi,

i mari,

 gli oceani.

 Fermarne le onde,

 controllarne le correnti,

 comandare idrogeno e ossigeno.

H2O.

I suoni.

Non sentirli come “musica”

 ma come vere e proprie parole,

 come un discorso.

Essere l’universo

l'infinito.



Senza bene né male

Oltre.

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Profilo Autore: Elvezio  

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Lo so che stai ancora a godere

der frutto della vita ch’è ‘n piacere.

‘O so dove te sei cacciata

ma sembra che te sia evaporata !

Stavorta nun è proprio corpa mia,

stare nascosta me pare un po’ che sia

come a dì in modo sibillino

che posso annà a grattamme er pancino !

E io me rodo perché er mi supporto

da quarche giorno sembra puro morto,

nun me permette manco da chiamà

pe ditte che te vorrei…

Te vorrei dire, nun smettere d’amamme,

stamme vicino e nun impressionamme,

si nun te sento nun riesco a emozionamme,

a tu parola forse può sbloccamme

Te manno un fiore de colore viola,

pe ditte che da te…er grasso cola

da le bellezze di cui hai fatto virtù,

che io nun dimenticherò più.

Ancora, se potessi, ti direi

che occupi in permanenza i sogni miei.

Puro se l’occhi sono ben aperti

sono sicuro che sei tu che me sconcerti.

Poi te direi…eh no ! nun parlo più !

Hai perso ‘ a lingua ? Risponneme ‘n pò tu.

Io pazientemente ho aspettato

fai uscì er fiato se nun m’hai c…anzonato !

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Profilo Autore: Bronson  

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Ti sembra semplice far migrare le ombre
deviare il verso di un capello luminoso
soffiare l’oggi in altri palmi

per quanto lieve possa apparire questo limes
ha un paio d’occhi ignoti
grigioazzurro e nerodipietradura
tale da sollevarti da nessuna parte

forse anche il tuo nome diventa tuono
e il belvedere di ricordi rari
nel tuo mirino proietta formule
del perdersi per sempre
da sogno eversivo sui cancelli
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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 786 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Immersa tra monti prealpini

ormai avvolti da gelida veste

innalzo lo sguardo alla ricerca

di te preziosa mia Perla.

Ti ho lasciata appena

l’Amore ha invaso il mio cuore

lontana son fuggita

(anche il Signore lo comanda)

e col mio Amore

radici in terra straniera

abbian piantato.

Solamente un frammento di cuore

ho stipato  in valigia

l’altro l’ho disperso nell’intera mia Terra

affinché non un solo cuore

restasse ma infinità

d’Amore cingesse l’Isola.

I padri e gli affetti da lì

sempre mi guardano

ed io tendo il filo più tenace.

Oggi ai tuoi piedi l’animo mio geme

la pioggia ti ha invasa

distruzione a piene mani ha elargito

sofferenza e lutti nel popolo

dal volto indurito e segnato

da continuo sfruttamento

ma dall’interiorità più integra che mai.

Sardegna Terra mia

di te vivo di te sogno.

Forse un giorno più non scapperò

dalle tue tenere braccia.

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Profilo Autore: Maria Rosa Cugudda  

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Siedo qui, in questo angolo
dove è fascino ed intimità,
dove ero regina per gioco,
ed ascolto le voci di questa casa.

… E’ lo sciacquio del fiume,
racconta di sé,
è acqua, scorre e passa come la vita
che ha corso su questi muri
dove s’ imprimono più bei ricordi.

… Qui, ancora per un pò,
sul trono dove ho cullato
favole e desideri
e nascosto e addolcito pianti.

… Da qui ho guardato passare gli anni
sfuggiti tra le dita, mangiati dal tempo
che ancora li rincorre.

Ma, ormai, è andato e tra poco
partirò anch’io,
ma dov’è che andrò?...
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Profilo Autore: Giò  

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In un mondo in cui noia e conseguente nulla

prevalgono sulla realtà apparente

ci si invecchia prematuri

cercando continuamente ciò che mai saremo,

o che comunque ci sarà privato

e a quel punto

non ci saranno più

immagini da immortalare

niente più battaglie da combattere

ma solo il ricordo

di una guerra che hai sempre perso

ma in cui non sei mai morto.

 
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Profilo Autore: Fabio Piana  

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Invecchiare

Si lo so,

sono un vecchietto,

in confronto a te,

così giovane,

così calda,

forte,

vigorosa;

lo so,

lo so,

ma dentro sono ancora capace di amare,

di pensare,

di sognarti,

di volerti,

sono ancora quello di una volta,

nell’anima,

nella testa,

nel cuore;

e ti amo,

con tutto ciò che ho,

che mi rimane,

per il tempo che resta,

fino alla fine del tempo.
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Profilo Autore: stefano medel  

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