piega gli alberi, strappa le foglie,
abbandonandole a terra,
le strade allagate.
Ecco
siamo in inverno,
la prima tempesta
ci ha dato il buongiorno.
Ed in quei occhi
profondi e imbarazzati dall'ansia
che ritrovo il sole che splende
dentro la tempesta
il borgo brillava sotto il sol levante,
che lieto splendeva ad ogni fuggitivo istante,
dopo la buia notte tetra, nell’aria tersa e pura.
Fonzaso il nome suo, dove nacqui e abitai fanciullo,
nel cerchio della valle dove l’Alpi chiudevano lo spazio,
con cinque monti ed il torrente Cismon dell’acque sazio,
nei miei verdi anni quando era facile il riso ed il trastullo.
Scuotevano l’aria dei suoi rintocchi il campanile aguzzo,
che, alto, cantava l’ore che fuggenti e vaghe correvano,
ricordando a tutti che il tempo passava veloce e vano,
senza lasciare traccia alcuna, come del fulmine il guizzo.
Si scuoteva della notte del gran silenzio l’alba radiosa,
e la squallida ghiaia d’Avena al sole risorgeva,
e pini e abeti e vigneti penetrava l’astro che sorgeva
e l’acqua chiara del torrente scivolava a valle, gioiosa.
S’udiva dalle rocce la campanella dall’argenteo suono
del castelletto dalle bianche e merlettate mura,
che al mezzo de la rupe giaceva in una nicchia scura
e dove, con la tempesta, spesso rimbombava il tuono.
Ecco! s’udiva un carro che cigolava sulla terra battuta della strada,
l’artigiano apriva l’uscio sorridendo e tutto si risvegliava.
L’odore dolce del pane per le strette vie del borgo si raccoglieva,
e augelletti e rondini guizzando si spargevano per la contrada.
Tutto era primavera d’intorno nella valle verdeggiante e serena,
gridi suoni di vita salivano dal borgo e della campagna intorno;
muggiti di buoi, nitriti di cavalli a nutrire il nuovo giorno
e del legnaiolo la sega e dello zappatore batter la rena.
Anche la famigliola si risvegliava allegra nella sua casetta,
al calor del sole lieta d’incominciar a vivere la vita.
I bimbi a frotte correvano ridenti, allegri, pieni di vita,
verso la scuola per nutrir la mente e del sapere fare incetta.
Ricordo ancora oggi quelle allegre giornate di primavera,
le calde gioiose estati e gl’inverni sepolti nella neve;
gli amici, i parenti di quel giocondo periodo breve;
le illusioni e le gioie di una vita, che ora sta volgendo a sera.
quando puoi,
ma se devi venire
non mi avvertire
e vorrei che arrivassi
quando sono a dormire,
che mi trovassi
in un sonno profondo
già fuori dal mondo;
e che mi portassi
diretto al giudizio
c'assicura certezza
d’equa giustizia,
sodalizio perenne
con la mia debolezza:
colpevole o indenne.
ma fuoco imperituro
Ti brucerò nel petto
tempesta calda di sangue
non sarò fiammella incerta
sul tuo cuore di cera
che scioglierò
e fonderò con le mie vene
ma un sole inesauribile
a scaldarti le viscere
Ti illuminerò del mio amore
folle e occulto
se ne coglierai
il sommerso splendore
sul ciglio del crepuscolo
ed un letto d’ali incatenate
alle dune stropicciate del deserto,
tempo d’attesa tu sei
e lacrimeranno fior di rugiada,
aritmetica d’anima sulla terra.
Il ciel diverrà di ciliegia e di vetro
ed un soffio lunare carezzerà
carovane d’aurore sgrammaticate,
porti alluvionati scoloriti dal vento.
ma io non vestivo di nero.
Sulla via di Bologna
dicevo anche
di non amare la vita.
Hai sempre saputo
che non era possibile.
Diciassette secondi,
certo hai sofferto di più
ed io ho fatto ben poco
se non lamentarmi
e piagnucolare.
Non ricordo ormai molto,
sai è questa l'età,
ma a me piace pensare
quella notte rimasta per sempre.
Noi non abbiamo mai visto
l'alba arrivare.
In memoria di M.M.
Capire il vento
Il significato del suo soffio.
Riuscire a parlare con i colori
mi piacerebbe passare una serata con il blu
e un pomeriggio con il verde.
Comunicare con le piante,
tutte,
fiori,
erbe,
alghe.
Leggere nel pensiero degli animali,
degli insetti.
Sentire la terra e farne parte
fisicamente,
come se si fosse una normale sua escrescenza mobile,
anzi ancora meglio,
come se la terra fosse una mia normale escrescenza,
avvertirne la rotazione,
il calore del suo centro.
E l’acqua.
Le pozzanghere,
la pioggia,
I fiumi,
i laghi,
i mari,
gli oceani.
Fermarne le onde,
controllarne le correnti,
comandare idrogeno e ossigeno.
H2O.
I suoni.
Non sentirli come “musica”
ma come vere e proprie parole,
come un discorso.
Essere l’universo
l'infinito.
Senza bene né male
Oltre.
der frutto della vita ch’è ‘n piacere.
‘O so dove te sei cacciata
ma sembra che te sia evaporata !
Stavorta nun è proprio corpa mia,
stare nascosta me pare un po’ che sia
come a dì in modo sibillino
che posso annà a grattamme er pancino !
E io me rodo perché er mi supporto
da quarche giorno sembra puro morto,
nun me permette manco da chiamà
pe ditte che te vorrei…
Te vorrei dire, nun smettere d’amamme,
stamme vicino e nun impressionamme,
si nun te sento nun riesco a emozionamme,
a tu parola forse può sbloccamme
Te manno un fiore de colore viola,
pe ditte che da te…er grasso cola
da le bellezze di cui hai fatto virtù,
che io nun dimenticherò più.
Ancora, se potessi, ti direi
che occupi in permanenza i sogni miei.
Puro se l’occhi sono ben aperti
sono sicuro che sei tu che me sconcerti.
Poi te direi…eh no ! nun parlo più !
Hai perso ‘ a lingua ? Risponneme ‘n pò tu.
Io pazientemente ho aspettato
fai uscì er fiato se nun m’hai c…anzonato !
Ti sembra semplice far migrare le ombre
deviare il verso di un capello luminoso
soffiare l’oggi in altri palmi
per quanto lieve possa apparire questo limes
ha un paio d’occhi ignoti
grigioazzurro e nerodipietradura
tale da sollevarti da nessuna parte
forse anche il tuo nome diventa tuono
e il belvedere di ricordi rari
nel tuo mirino proietta formule
del perdersi per sempre
da sogno eversivo sui cancelli
ormai avvolti da gelida veste
innalzo lo sguardo alla ricerca
di te preziosa mia Perla.
Ti ho lasciata appena
l’Amore ha invaso il mio cuore
lontana son fuggita
(anche il Signore lo comanda)
e col mio Amore
radici in terra straniera
abbian piantato.
Solamente un frammento di cuore
ho stipato in valigia
l’altro l’ho disperso nell’intera mia Terra
affinché non un solo cuore
restasse ma infinità
d’Amore cingesse l’Isola.
I padri e gli affetti da lì
sempre mi guardano
ed io tendo il filo più tenace.
Oggi ai tuoi piedi l’animo mio geme
la pioggia ti ha invasa
distruzione a piene mani ha elargito
sofferenza e lutti nel popolo
dal volto indurito e segnato
da continuo sfruttamento
ma dall’interiorità più integra che mai.
Sardegna Terra mia
di te vivo di te sogno.
Forse un giorno più non scapperò
dalle tue tenere braccia.
dove è fascino ed intimità,
dove ero regina per gioco,
ed ascolto le voci di questa casa.
… E’ lo sciacquio del fiume,
racconta di sé,
è acqua, scorre e passa come la vita
che ha corso su questi muri
dove s’ imprimono più bei ricordi.
… Qui, ancora per un pò,
sul trono dove ho cullato
favole e desideri
e nascosto e addolcito pianti.
… Da qui ho guardato passare gli anni
sfuggiti tra le dita, mangiati dal tempo
che ancora li rincorre.
Ma, ormai, è andato e tra poco
partirò anch’io,
ma dov’è che andrò?...
In un mondo in cui noia e conseguente nulla
prevalgono sulla realtà apparente
ci si invecchia prematuri
cercando continuamente ciò che mai saremo,
o che comunque ci sarà privato
e a quel punto
non ci saranno più
immagini da immortalare
niente più battaglie da combattere
ma solo il ricordo
di una guerra che hai sempre perso
ma in cui non sei mai morto.
Si lo so,
sono un vecchietto,
in confronto a te,
così giovane,
così calda,
forte,
vigorosa;
lo so,
lo so,
ma dentro sono ancora capace di amare,
di pensare,
di sognarti,
di volerti,
sono ancora quello di una volta,
nell’anima,
nella testa,
nel cuore;
e ti amo,
con tutto ciò che ho,
che mi rimane,
per il tempo che resta,
fino alla fine del tempo.













