
Il mio cuore in tumulto
ascolta i tuoi silenzi
con inquietudine e dolore.
Non sarà mai abbastanza cercarti!
Nei giorni che vivremo assieme
ci saranno nuvole errabonde,
non so se sapremo districarcene
e sopravvivere all'esistenza tumultuosa
che si presenterà di quando in quando
ed ai dubbi che violeranno la nostra serenità.
I prati son sfioriti, gli alberi perdono le foglie,
fanno tappeto sui larghi viali,
tra poco con la pioggia
saranno marcite
come qualsiasi cosa che muore...
passeremo il limbo
attendendo quella luce
che vaglierà le nostre incertezze.
Nel nostro cammino
la corona di spine cingeremo
per farne ghirlanda d'amore.
11 commenti
Che sentimento, l’odio! Gran cocciuto
nell’intentar perpetue nuove cause;
solerte, senza limiti né pause
nel ricacciar l’amore nell’imbuto.
Faccia goduta di chi ha sempre avuto
Faccia goduta di chi ha sempre avuto
ragione – dai primordi giù a Mauthausen
ed ora e sempre (bando a finte nausee) –
d’un “homo sapiens” folle in lui cresciuto…
Esperto di potenti passioncelle
nascoste in luridissimi angolini,
sospinge nelle stalle, dalle stelle,
noi tutti; poi – ragione e bene chini –
dai cuori ogni divina traccia svelle
fra empio baluginar d’occhi ferini.
Ah, gli umani destini!
Odiarsi fra egoismo e vanagloria,
con Dio recluso in giorno di memoria.
con Dio recluso in giorno di memoria.

Mi vieni a trovare oggi
in questo giardino
dimenticato dal tempo,
le orchidee che amavi tanto
non ci sono più
ma un antico profumo
conservato inspiegabilmente
invade il viale
dove camminavamo
spiati da alberi maestosi
Ricordi, raccoglievamo
all'inizio dell'autunno
i petali morti ma ancora odorosi
mossi a pietà dalla fine dei fiori,
li avremmo voluti immuni
dal floscio appassire
Sognavamo una perenne primavera,
ignari stesse per arrivare
il giorno del tuo addio
Non volevi invecchiare...
Tutti bramiamo quel calice,
l'elisir dell'eterna giovinezza
ma ora rimpiango
di non avere visto
l'imbiancare dei tuoi capelli
il loro divenire neve
o il tuo indossare qualche ruga
sul tessuto un po' sgualcito
della pelle...
Canto in solitudine quel ritornello
che tu amavi ascoltare
chiedo alla mia stessa voce
di darmi una nota di allegria
ma questo è ormai soltanto
un sussurro nel tramonto,
la canzone di un fantasma
in questo giardino
dimenticato dal tempo,
le orchidee che amavi tanto
non ci sono più
ma un antico profumo
conservato inspiegabilmente
invade il viale
dove camminavamo
spiati da alberi maestosi
Ricordi, raccoglievamo
all'inizio dell'autunno
i petali morti ma ancora odorosi
mossi a pietà dalla fine dei fiori,
li avremmo voluti immuni
dal floscio appassire
Sognavamo una perenne primavera,
ignari stesse per arrivare
il giorno del tuo addio
Non volevi invecchiare...
Tutti bramiamo quel calice,
l'elisir dell'eterna giovinezza
ma ora rimpiango
di non avere visto
l'imbiancare dei tuoi capelli
il loro divenire neve
o il tuo indossare qualche ruga
sul tessuto un po' sgualcito
della pelle...
Canto in solitudine quel ritornello
che tu amavi ascoltare
chiedo alla mia stessa voce
di darmi una nota di allegria
ma questo è ormai soltanto
un sussurro nel tramonto,
la canzone di un fantasma
Scremature d’azzurro
sciabordano sulle spiagge
come calici di fieno solare,
margherite d’ombre fugaci,
carapaci di vento e di baci.
Risacca di cuore sfibrato,
scheggia avanzi di nuvola
storna il tramonto di una favola
come equazione di stella
fra zampilli d’una fontanella:
imbastisce brughiera d’anima
il blu impolverato dell’attesa.
sciabordano sulle spiagge
come calici di fieno solare,
margherite d’ombre fugaci,
carapaci di vento e di baci.
Risacca di cuore sfibrato,
scheggia avanzi di nuvola
storna il tramonto di una favola
come equazione di stella
fra zampilli d’una fontanella:
imbastisce brughiera d’anima
il blu impolverato dell’attesa.
Cara, sai, per te io sbavo.
Quieto, in ombra, sembro ignavo:
Quieto, in ombra, sembro ignavo:
ma subisco invece scavo
d’innamoramento pravo
che mi rende albero cavo.
che mi rende albero cavo.
Sono cronico e m’aggravo:
il mio cuore è ormai tuo schiavo !
il mio cuore è ormai tuo schiavo !
Proprio adesso, t’osservavo.
Sorridevi: e mi beavo
del tuo viso, e risognavo
Paradiso in cui regnavo
con te al fianco ed imperavo.
A sognare sono bravo:
àlacre ape, ingrosso il favo…
T’amerò, t’amo, t’amavo:
rimerò, rimo, rimavo !
rimerò, rimo, rimavo !

Vorrei esser vento d’inverno
freddo e leggero come neve,
e far danzare le ultime foglie
tra muschi e odorose castagne.
Sussurrare ad antichi alberi
testimoni di tempi lontani,
con la malinconica gioia
di un anziano alla fine del cammino.
Vorrei alla sera soffiare forte,
e guardare dall’alto il mio paese
illuminato per le feste di Natale:
stelle di cemento nel firmamento umano.
Sfiorerei i capelli degli amanti,
nascosti tra le pieghe della notte,
per veder anche il tempo fermarsi
davanti al mistero dell’amore.
Vorrei esser vento e posso esserlo
perché son fatta di anima e tempesta,
che gonfia le vele dei miei pensieri
marinai tra le onde del mondo.
Torneranno da me, carichi di storie,
nella mia casa che profuma di biscotti.
freddo e leggero come neve,
e far danzare le ultime foglie
tra muschi e odorose castagne.
Sussurrare ad antichi alberi
testimoni di tempi lontani,
con la malinconica gioia
di un anziano alla fine del cammino.
Vorrei alla sera soffiare forte,
e guardare dall’alto il mio paese
illuminato per le feste di Natale:
stelle di cemento nel firmamento umano.
Sfiorerei i capelli degli amanti,
nascosti tra le pieghe della notte,
per veder anche il tempo fermarsi
davanti al mistero dell’amore.
Vorrei esser vento e posso esserlo
perché son fatta di anima e tempesta,
che gonfia le vele dei miei pensieri
marinai tra le onde del mondo.
Torneranno da me, carichi di storie,
nella mia casa che profuma di biscotti.
All'improvviso è scesa
Bianca, pulita e senza cuore.
Gli occhi guardano senza pensiero
Guardano come i bambini
Con l'emozione dell'ingenuità,
È scesa portando un calvario
Che nessuno potrà dimenticare.
Una neve che nel candore
È diventata neve assassina.
Bianca, pulita e senza cuore.
Gli occhi guardano senza pensiero
Guardano come i bambini
Con l'emozione dell'ingenuità,
È scesa portando un calvario
Che nessuno potrà dimenticare.
Una neve che nel candore
È diventata neve assassina.
Oggi mi rapisci luna...pennellata nel cielo che cattura occhi contenenti la tua luce;
A te il mio stupore e la mia invidia.
Ricorda però che splendi solo di luce riflessa.
Fosse per te saresti solo terra e crateri;
Fosse per te saresti solo terra e crateri;
Con la luce che da altro viene, quelle voragini ti rendono ancora più interessante, più profonda, più umana.
Ti guardo e penso "Luna se fossi perfetta non saresti così bella".
Ti sento più vicina, più mia.
A te il mio stupore e la mia simpatia
A te il mio stupore e la mia simpatia
A mille e piu' lune
intonerai il tuo struggente canto
il tuo sguardo scuro e tagliente
scioglierà il ghiaccio
il tuo labbro sollevato ti porterà a nuove battaglie
ed il tuo manto si confonderà nella notte
poi solleverai gli occhi e la vedrai
planando in giri concentrici cercherà la preda
i suoi artigli e le tue zanne
che sanno di lotte e scontri violenti
non proveranno a combattere
e i vostri occhi parleranno per voi
volando e correndo
tra gli alberi
vi siete trovati nel freddo
della buia sera.
intonerai il tuo struggente canto
il tuo sguardo scuro e tagliente
scioglierà il ghiaccio
il tuo labbro sollevato ti porterà a nuove battaglie
ed il tuo manto si confonderà nella notte
poi solleverai gli occhi e la vedrai
planando in giri concentrici cercherà la preda
i suoi artigli e le tue zanne
che sanno di lotte e scontri violenti
non proveranno a combattere
e i vostri occhi parleranno per voi
volando e correndo
tra gli alberi
vi siete trovati nel freddo
della buia sera.
Innocente è lo sguardo disarmante
con cui dichiari guerra al mio cuore,
rendendolo schiavo dei tuoi occhi.
Forte è la vita che mi scorre nelle vene,
nel momento in cui muovi a ritmo del mio
cuore le labbra,
Rendendomi dipendente dell’arco di Cupido,
capace in un solo istante di condannarmi allo
ergastolo dell’amore.
Mi dichiaro vinto quando mi sfiori delicatamente la pelle,
rendendo caldo il brivido che nel mentre
mi percorre dentro, facendomi sentire
tra il male e dio.
E non mi stanco di guardare le onde
come musica sulla battigia il loro scrosciare,
monotone,costanti, respiro del mare.
La risacca vuole trascinarmi con sé all’orizzonte,
spiaggia desolata in questo freddo febbraio.
Immenso universo è il mare
e io, navigatore senza bussola
lo respiro,lo vivo, ne faccio parte
come un flutto d’amore dell’Universo.
come musica sulla battigia il loro scrosciare,
monotone,costanti, respiro del mare.
La risacca vuole trascinarmi con sé all’orizzonte,
spiaggia desolata in questo freddo febbraio.
Immenso universo è il mare
e io, navigatore senza bussola
lo respiro,lo vivo, ne faccio parte
come un flutto d’amore dell’Universo.
Di che sole eri,
se tutte le cose a un tratto
divennero diverse;
se il silenzio visse,
e anche le ore caddero?
Se ideammo altezze insostenibili
e diventammo Dei;
amanti, pallidi e tremanti,
scossi da un rumore rosso e fluido.
Quale, il tuo sole?
Se anche gli occhi
divennero di una forma nuova,
e si uguagliarono i colori.
Se la tua tristezza attirò la mia,
se la tua ricerca, attirò la mia ricerca,
se il tuo risorgere, fu il mio risorgere.
Se si chiusero gli sguardi
sul pericolo lontano;
se fu estrema la mia confessione.
Di natura rara il mio volerti,
unico il mio chiederti.
Di quale sole eri?

Allineato lungo un asse,
e q u i d i s t a n t e
sembrava un binario solitario,
ma era il binario che attraversava
città deserte e conduceva al
campo trentasei.
Quel treno era il treno della
morte, partiva senza far ritorno
un viaggio di sola andata, gli uomini,
le donne i bambini sapevano di
andare a morire.
I carnefici sembravano gentili,
ma erano assetati volevano
incenerirli perché diversi,
non era solo il popolo di Dio,
c’erano culture diverse ma uomini
e donne vere.











