La veranda e una notte d’estate, il prato
il cielo stellato e l’odore del silenzio
l’uomo e la donna sembrano assenti
assorti nei loro pensieri, eppure così vicini
nemmeno si sfiorano come sospesi nel vuoto
del senso. Mille miglia misura l’ignoto
e i centimetri sono infiniti domini
del tempo senza direzione, i quadranti
sono oscurati, il futuro è un dazio
da pagare alla solitudine dell’attimo nato.
Le labbra tacciono e i sensi sono assopiti
i detriti dell’anima stanno vagando in spazi
incontaminati. È tutto così spoglio da gelare
le ossa, la luce è l’abbaglio, qualche ombra
ad addolcire la sera, la scena è sgombra
predomina il verde, tutto ciò che sembra
è, niente trucchi e finzioni, la tromba
tace, l’orchestra è muta tra le zanzare
ma la speranza resiste negli interstizi
dei fili d’erba e nel volto duro degli amanti.

il cielo stellato e l’odore del silenzio
l’uomo e la donna sembrano assenti
assorti nei loro pensieri, eppure così vicini
nemmeno si sfiorano come sospesi nel vuoto
del senso. Mille miglia misura l’ignoto
e i centimetri sono infiniti domini
del tempo senza direzione, i quadranti
sono oscurati, il futuro è un dazio
da pagare alla solitudine dell’attimo nato.
Le labbra tacciono e i sensi sono assopiti
i detriti dell’anima stanno vagando in spazi
incontaminati. È tutto così spoglio da gelare
le ossa, la luce è l’abbaglio, qualche ombra
ad addolcire la sera, la scena è sgombra
predomina il verde, tutto ciò che sembra
è, niente trucchi e finzioni, la tromba
tace, l’orchestra è muta tra le zanzare
ma la speranza resiste negli interstizi
dei fili d’erba e nel volto duro degli amanti.

2 commenti
Da molto troppo tempo
non si vedono più
quelli che firmavano
con una stretta di mano.
Quelli che le promesse
le mantenevano
anche a costo
della propria vita.
Quelli che quando i genitori
li sgridavano
li sgridavano
abbassavano la testa
anche se erano avanti con l'età.
Non esistono più
gli uomini di una volta,
quelli che la propria
donna era la regina di casa.
Quelli che
per gli amici
erano pronti
a rimetterci la vita.
Non esistono più
gli uomini
che portano
le rose.
Non
esistono
più
gli uomini veri.
Quale ammirazione provo innanzi
allo schiudersi di una gemma,
all’ingrossarsi di un frutto
al nascere di un nuovo giorno
o all’infittirsi della notte.
Resto stupefatto quando
il sole si tuffa nel mare
oppure si nasconde
dietro una collina.
Mi affascina ascoltare
il frangersi delle onde
sulla battigia,
lo scroscio della pioggia
-a volte fievole,
altre volte violento-
il respiro del vento,
il lento trascorrere
del tempo nel silenzio
ovattato della neve.
Amo tutto questo,
e amo celebrare tutto questo
capendo –finalmente-
che Noi siamo parte
di questo Tutto.
allo schiudersi di una gemma,
all’ingrossarsi di un frutto
al nascere di un nuovo giorno
o all’infittirsi della notte.
Resto stupefatto quando
il sole si tuffa nel mare
oppure si nasconde
dietro una collina.
Mi affascina ascoltare
il frangersi delle onde
sulla battigia,
lo scroscio della pioggia
-a volte fievole,
altre volte violento-
il respiro del vento,
il lento trascorrere
del tempo nel silenzio
ovattato della neve.
Amo tutto questo,
e amo celebrare tutto questo
capendo –finalmente-
che Noi siamo parte
di questo Tutto.
Poeta vero, dove sei?… Lontano
da questo tempo, timido, nascosto?
Dal brusìo tecnologico discosto,
rapito nel silenzio, penna in mano?
Sei quello che si dice un "tipo strano",
un’ombra sottotono, sottocosto?
Magari contadino, asciutto, tosto?
O nevrotico metropolitano?
La sera accendi il lume ottocentesco,
posi la zappa, scaldi la minestra
e crei capolavori assiso al desco?
Oppure, tra frastuono alla finestra
e smog che nel cortile strozza il pesco,
alieno, atterri in filigrana extra?
Mano sognante e destra,
verghi, sorridi e stipi nel cassetto
sperando in mondo puro, alto, perfetto?
da questo tempo, timido, nascosto?
Dal brusìo tecnologico discosto,
rapito nel silenzio, penna in mano?
Sei quello che si dice un "tipo strano",
un’ombra sottotono, sottocosto?
Magari contadino, asciutto, tosto?
O nevrotico metropolitano?
La sera accendi il lume ottocentesco,
posi la zappa, scaldi la minestra
e crei capolavori assiso al desco?
Oppure, tra frastuono alla finestra
e smog che nel cortile strozza il pesco,
alieno, atterri in filigrana extra?
Mano sognante e destra,
verghi, sorridi e stipi nel cassetto
sperando in mondo puro, alto, perfetto?
Vaga perenne il cuore
dall’alto del suo pendio vertiginoso;
Tra rumori e odori vani,
vaga, senza riposo.
vaga, senza riposo.
Non vi è fibra che in lui non tremi
o non sia clamore:
o non sia clamore:
guardalo, è dolorante,
e azzarda ancora amore.
Cerca lune rosse e fiamme rare,
un’idea cocente,
che non sappia mutare:
d'amare vuol morire, senza dover temere!
che non sappia mutare:
d'amare vuol morire, senza dover temere!

Quando morirò
se vorrai cercarmi
fallo sapendo che
sarò vento tra le fronde,
flutto nel mare,
stilla di pianto
sul viso di chi mi ha amato.
Sarò nota di sinfonia,
vagito di bimbo,
fiore che si schiude,
sole che tramonta.
E sarò altro da questi dolori,
altro da queste sofferenze
da queste brutture.
Perso tra le pieghe della realtà
rarefatto nella luce soffusa del vespro,
sarò ancora linfa vitale
e sarò altro,
sarò altrove.
se vorrai cercarmi
fallo sapendo che
sarò vento tra le fronde,
flutto nel mare,
stilla di pianto
sul viso di chi mi ha amato.
Sarò nota di sinfonia,
vagito di bimbo,
fiore che si schiude,
sole che tramonta.
E sarò altro da questi dolori,
altro da queste sofferenze
da queste brutture.
Perso tra le pieghe della realtà
rarefatto nella luce soffusa del vespro,
sarò ancora linfa vitale
e sarò altro,
sarò altrove.
Bidoni incendiati,
calore africano fra le bottiglie rotte
denti bianchi
odore d'alcol...
vergini immolate sull'altare
ricco
opulento
dorato d'Occidente...
Caddi nel vizio,
crepitio di soldi
le chiavi del piacere.
Vidi nei suoi occhi neri...
Odore di deserto,
pelle rosolata dal sole,
strade affollate di gente fiaccata dal caldo.
Vidi l'umanità,
i seni nudi senza vergogna,
i pasti frugali nelle ciotole di ferro,
l'amore istintivo fra mura di paglia...
Vidi i suoi occhi umidi,
la Femminilità derisa,
I corpi nudi sotto il peso della vergogna...
Mi ritirai lesto
Scusa
Me ne andai.
calore africano fra le bottiglie rotte
denti bianchi
odore d'alcol...
vergini immolate sull'altare
ricco
opulento
dorato d'Occidente...
Caddi nel vizio,
crepitio di soldi
le chiavi del piacere.
Vidi nei suoi occhi neri...
Odore di deserto,
pelle rosolata dal sole,
strade affollate di gente fiaccata dal caldo.
Vidi l'umanità,
i seni nudi senza vergogna,
i pasti frugali nelle ciotole di ferro,
l'amore istintivo fra mura di paglia...
Vidi i suoi occhi umidi,
la Femminilità derisa,
I corpi nudi sotto il peso della vergogna...
Mi ritirai lesto
Scusa
Me ne andai.
Stropicciami d’amor,
son arpa di gennaio,
sbocciar di rondini in volo,
masserizia d’astro lunare.
Taccio,
son scintilla di sguardo,
anafora d’anima spenta,
vento e cometa d’intelletto.
Taccio,
siam cicatrice del mattino,
spighe di cielo vermiglio,
inchiostro di ninfea appassito.
Stropicciami d’amor,
siam temporali di luce infinita
sul ciglio solitario del mio cuor.
son arpa di gennaio,
sbocciar di rondini in volo,
masserizia d’astro lunare.
Taccio,
son scintilla di sguardo,
anafora d’anima spenta,
vento e cometa d’intelletto.
Taccio,
siam cicatrice del mattino,
spighe di cielo vermiglio,
inchiostro di ninfea appassito.
Stropicciami d’amor,
siam temporali di luce infinita
sul ciglio solitario del mio cuor.
E come calamite i corpi si attraggono
forse spinti da quella dualità che li accomuna
o da quell’essere ambigui nella loro giustizia sessuale
si cibano della propria essenza
desiderosi di non opporsi mai
a quella voglia che tanto li fa distinguere
ma che li rende inevitabilmente paralleli.
Mai più sarò vento che tace
Mai più sarò onda cheta
Alzerò il capo
E guarderò con occhi nuovi
Guarderò l'orizzonte
Dove lento muore il giorno
Aspirerò profumo di libertà
Dilatando i confini
Aprirò le vele come ali spiegate
E spiccherò il volo senza mai voltarmi
Lascerò ogni briciola di ricordo
E il cuore pulito
Da pezzetti di dolore
Sarà come lindo candore
Sarà soffio....sarò luce
Sarò di nuovo amore...
Mai più sarò onda cheta
Alzerò il capo
E guarderò con occhi nuovi
Guarderò l'orizzonte
Dove lento muore il giorno
Aspirerò profumo di libertà
Dilatando i confini
Aprirò le vele come ali spiegate
E spiccherò il volo senza mai voltarmi
Lascerò ogni briciola di ricordo
E il cuore pulito
Da pezzetti di dolore
Sarà come lindo candore
Sarà soffio....sarò luce
Sarò di nuovo amore...
Sulla pelle io del tempo sento il graffio,
sul mio cuore ferito a morte
spicca come un precoce epitaffio
Al dolore, si sa, soccombe anche il più forte
non è più il momento del silenzio
in questa notte crudele
da bere piano come assenzio
misto a gocce di fiele
voglio danzare nella cieca frenesia
ubriacando la mia povera mente
in un giro di euforica follia
nel mio inferno latente
in questa dannata bolgia
non si ferma la giostra
si consuma dei pensieri l'orgia
ma una maschera il mio volto non mostra
sfilano nudi e maledetti tutti quanti
selvaggi, virili, torbidi
i miei demoni urlanti
terribili, eppure assurdamente splendidi
È forse il ritrovarsi la vera dannazione,
non la perdizione
sul mio cuore ferito a morte
spicca come un precoce epitaffio
Al dolore, si sa, soccombe anche il più forte
non è più il momento del silenzio
in questa notte crudele
da bere piano come assenzio
misto a gocce di fiele
voglio danzare nella cieca frenesia
ubriacando la mia povera mente
in un giro di euforica follia
nel mio inferno latente
in questa dannata bolgia
non si ferma la giostra
si consuma dei pensieri l'orgia
ma una maschera il mio volto non mostra
sfilano nudi e maledetti tutti quanti
selvaggi, virili, torbidi
i miei demoni urlanti
terribili, eppure assurdamente splendidi
È forse il ritrovarsi la vera dannazione,
non la perdizione

Ascolto sensuali parole
e nell'estasi dell'anima
volo per altri mondi
lidi di piaceri immani
e nella sacra danza dell'amore
bramo la tua carne.
Ti dono i miei frementi palpiti,
scopro il cielo immersa tra le stelle
che rifulgono nel mio ventre
in un richiamo
che si propaga emozionato
alla tua veemente cupidigia.
Carezze incalzanti
dal nido delle tue mani
incitano i sensi
che in voglie urlano
ardente e smodato desiderio
dei tuoi umidi sapori.
Bianco gelido diventa il nero del lutto;
Terra non infierire;
Luce e Speranza non abbandonarli.
Sul mio comodo foglio lacrime per un dolore che non tocca me ma è in me
Nelle Tue mani la nostra fragilità;
Nelle mie atti di solidarietà.

Un ritrovo
ove dimora
calore.
L’eterno!
Un giardino
ove s’accresce
profumo.
L’intenso.
Uno scrigno
ove conserva
passione.
L’immenso.
Un nettuno
ove raccoglie
purezza.
L’incline.
Un’altura
ove consacra
freschezza.
L’eccelso.
Il tuo cuore
ove s’unisce
l’amore.
La vita!











