… ‘A musica è ‘a vita
ca’ sona e canta,
c’abballa, ca’ chiagne e ca’ more.
E’ ‘nu treno ca’ part’,
‘na nave c’arriva o ca’ esce
d’o puorto e saluta.
… ‘A musica
è suonni d’e ‘nnammurat’ !
E’ ‘a voce ‘e ‘na mamma,
chella ninnna-nanna
‘e quann’iri piccirella,
è ‘a vita ca’ rid’ e t’abbraccia
quanno nun è tiempo ‘e chiagner’.
… E’ ‘a voce d’o mare,
chilli duje passi ca’ sient’
'e corre'r’ int’ ‘a nuttata,
è ‘o tic-tac c’accumpagna ‘e suonni.
… ‘A musica
è ‘o triccheballacche d’ ‘a vita
ca’ sona, ca’ canta e po’ more…
La musica è la vita
che suona e canta,
che balla, piange e poi muore.
E’ un treno che parte,
una nave che arriva
o che esce dal porto e saluta.
… La musica
è sogni d’innamorati!
E’ la voce di mamma,
la ninna-nanna di quand’eri bambina,
è la vita che ride e ti abbraccia
quando non è tempo di piangere.
… E’ voce del mare,
passi che corrono nella notte,
il tic-tac che accompagna i sogni.
… La musica è il triccheballacche
della vita che suona, canta
e poi muore….
ca’ sona e canta,
c’abballa, ca’ chiagne e ca’ more.
E’ ‘nu treno ca’ part’,
‘na nave c’arriva o ca’ esce
d’o puorto e saluta.
… ‘A musica
è suonni d’e ‘nnammurat’ !
E’ ‘a voce ‘e ‘na mamma,
chella ninnna-nanna
‘e quann’iri piccirella,
è ‘a vita ca’ rid’ e t’abbraccia
quanno nun è tiempo ‘e chiagner’.
… E’ ‘a voce d’o mare,
chilli duje passi ca’ sient’
'e corre'r’ int’ ‘a nuttata,
è ‘o tic-tac c’accumpagna ‘e suonni.
… ‘A musica
è ‘o triccheballacche d’ ‘a vita
ca’ sona, ca’ canta e po’ more…
La musica è la vita
che suona e canta,
che balla, piange e poi muore.
E’ un treno che parte,
una nave che arriva
o che esce dal porto e saluta.
… La musica
è sogni d’innamorati!
E’ la voce di mamma,
la ninna-nanna di quand’eri bambina,
è la vita che ride e ti abbraccia
quando non è tempo di piangere.
… E’ voce del mare,
passi che corrono nella notte,
il tic-tac che accompagna i sogni.
… La musica è il triccheballacche
della vita che suona, canta
e poi muore….
13 commenti
Mi sento viva
tra le tue braccia.
tra le tue braccia.
Sei tutto il mio mondo
e non esiste altro
all'infuori di te.
all'infuori di te.
Sei tutte le poesie d'amore
racchiuse nel mio cuore.
Sei la mia stessa vita,
perché tacerlo?
perché tacerlo?
Sei l'oceano
nella pienezza della mia anima
nella pienezza della mia anima
e nella gioia di amarti smisuratamente.
Sono tua e mi sciolgo
come neve nei tuoi occhi....
Sei il bacio eterno
della mia esistenza.
della mia esistenza.
Sono tutto o niente,
non lo so amor mio,
non lo so amor mio,
ma quello che so di sicuro
è che sono il tuo angelo senza ali,
perché tu sei le mie ali.
è che sono il tuo angelo senza ali,
perché tu sei le mie ali.
Sarai il mio sempre nel sempre.....
Ancora e ancora escono versi di poesia,
fermali adesso con un tuo bacio
fermali adesso con un tuo bacio
ed io sarò la fiamma al quale tu troverai
sempre ristoro.
Ti amo.
Ti amo.
E' tra i peggiori, l'egoismo d'amore
sei mia, sei mio
mi appartieni, ti appartengo
Povero amore
ridotto a mera proprietà privata
continuamente vessato, umiliato
Alla stregua di un oggetto
merce di scambio tra insicuri
di sicuro opprimenti
Così incatenato
mal si esprime il sentimento
e prima o poi si arriva al tradimento
Nessuno è di nessuno
solo percorsi comuni
inseparabili compagni di viaggio, semmai
Lasciar la gabbia aperta
vivi e lascia vivere
avrai la mia anima, non ti basta?
E se infin l'ucccelin scappasse
conferma che passione
mal si addice a oppressione
sei mia, sei mio
mi appartieni, ti appartengo
Povero amore
ridotto a mera proprietà privata
continuamente vessato, umiliato
Alla stregua di un oggetto
merce di scambio tra insicuri
di sicuro opprimenti
Così incatenato
mal si esprime il sentimento
e prima o poi si arriva al tradimento
Nessuno è di nessuno
solo percorsi comuni
inseparabili compagni di viaggio, semmai
Lasciar la gabbia aperta
vivi e lascia vivere
avrai la mia anima, non ti basta?
E se infin l'ucccelin scappasse
conferma che passione
mal si addice a oppressione
sono alla ricerca della verità
su me stesso, sul mondo, sulla vita
su tutte le cose che mi circondano
su gli affanni e le pene dell’esistenza
ascolto il silenzio della verità
nello spazio e nel tempo
nell’inafferrabile mistero
di un destino beffardo dell’umano travaglio
un pensiero assilla la mia mente
rivedere le nostre identità
come in un grande universo oscuro,
si tratta di un sogno vago
di una realtà fragile, sfuggente
La vite riposa al gelo,
come la vita dietro un velo …
il vino è buono anche quest’ anno,
la notte beve, ma il mondo è strano.
E ogni giorno sembra uguale,
con la nebbia che assorbe i palazzi
e la legna che consuma l’ inverno,
la polvere del mare,
le campane della Chiesa …
E Domenica è sempre Domenica
anche senza il sole,
anche senza te.
E ripeto a memoria
L’ acqua fredda nel viso
Lei sì che sa ancora il mio nome …
E i campi aridi sono risaie
E le risate di gusto eran le tue
Che ti sei portata via
insieme all’ amore e i suoi cliché.
A quelle carezze che parevano piume,
aquando baciavi meglio delle mie rime.
Ma Domenica è sempre Domenica
Anche senza il sole,
anche senza te.
Sempre più non bramo
soggiornare
in mari trasparenti e smeraldini
ove sabbia di fuoco
lambisce la mia pelle
e fiori esotici
incoronano il mio capo.
Più non bramo correre
dove sole e luna
giorno e notte si tengono
per mano
danzando nell’aria cristallina
sbirciati da fanciulle
dal canto soave.
Con te amor mio sempre
dall’alba rosata
al tramonto cobalto.
Nel tuo essere
nella tua mente nella tua anima
vita mi regali
ed io in te eternamente
voglio esistere.
soggiornare
in mari trasparenti e smeraldini
ove sabbia di fuoco
lambisce la mia pelle
e fiori esotici
incoronano il mio capo.
Più non bramo correre
dove sole e luna
giorno e notte si tengono
per mano
danzando nell’aria cristallina
sbirciati da fanciulle
dal canto soave.
Con te amor mio sempre
dall’alba rosata
al tramonto cobalto.
Nel tuo essere
nella tua mente nella tua anima
vita mi regali
ed io in te eternamente
voglio esistere.
Leggendo libri d’altri tempi
nacqui alla vita, alla mia terra,
alla poesia e anche alla pioggia.
In strani cortili
tra muri solitari
tra muri solitari
imparai la prigionia dell’aria,
l’odore del fango
e la durezza della roccia.
e la durezza della roccia.
Di costellazioni fragili e sconfitte
sembrò essere il mio nome,
senza doni, né docili conquiste.
Immensa solitudine capivo,
senza saperne origine e motivo;
che strana polvere,
sostanza delirante,
sostanza delirante,
da sempre mi trascina
come fossi acqua errante,
come fossi acqua errante,
come fossi spiga delicata,
distesa, piegata, sospesa.
Nell’aria tremante mi posa,
senza sosta, nè calore,
e mi lascia sempre lì,
dove mi duole il cuore.

Carlo dicono i colleghi sia un uomo onesto
la sera torna sempre tardi
e la mattina si alza presto
Ma la crisi è crisi
e forse qualcuno non l'ha presa sul serio
nessuno gli ha più detto
come rieducarsi al desiderio
Suo figlio Marco invece ha dodici anni
e da ore è davanti la pubblicità
Per lui sono già tanti
Sente certi eroi già distanti
e non vorrebbe sentirsi uomo a metà
Qualcuno l'ha incantato
e l'ha portato all'estremo
Ma non ha considerato che i serpenti
conservano il veleno
Un giorno il suo più caro amico
gli strappò di mano la foto
e quel mattino la scuola
iniziò a chiamarlo frocio
e allora capì cosa vuol dire essere intrappolato
ed essere smascherato sul più bello
e come in un acquario gli altri pesci
si sentono invincibili
con un sasso ed un castello
Ma loro non capivano
imparando le regole fatte dai grandi
Non potevano capire
le loro convenienze fatte di sbagli
E lui si sentì come al centro di un coro
il suo problema era un problema loro
Ma lui si sentì morire nella dignità
ed iniziò a capire che per gli altri
non era una questione di realtà
Quel giorno voleva parlarne a suo padre
ma lui aveva già i suoi problemi
Non stette nemmeno ad ascoltare
perché l'ascoltare è una dote degli astemi
E quel giorno allora
Appena tornato da scuola
aprì il cassetto cercando un quaderno
ma trovò una pistola
E volle così provare per una volta il niente
per dimenticare un secondo
il resto della gente
Ma una pistola su una delle tempie
è come l'anello da mettere al dito
in teoria per sempre
Un tuono come lo fa il cielo
ma dalla sua stanza da letto
Sul lenzuolo un nuvolone nero
e lì accanto un biglietto
Il giorno dopo la classe a testa bassa
forse per vergogna
o per non incrociare la sua cassa
Qualcuno osò pensare che gli sbagli
stanno nel fare e non nell'essere diversi dagli altri
Ma lui sembrava non gradire l'attenzione
Ormai vuoto dentro ma pieno di ragione
Nella stanza e nella crisi dei valori
i suoi piangevano
sopra una corona di fiori
Il padre si rese conto quel giorno
che non era poi così male non avere un ritorno
Lui senza mai aver avuto un sospetto
afferrò un ragazzino
Stringendogli il petto
Ma lasciò perdere guardando quello specchio
Si guardò un attimo intorno
e rimase in ginocchio
la sera torna sempre tardi
e la mattina si alza presto
Ma la crisi è crisi
e forse qualcuno non l'ha presa sul serio
nessuno gli ha più detto
come rieducarsi al desiderio
Suo figlio Marco invece ha dodici anni
e da ore è davanti la pubblicità
Per lui sono già tanti
Sente certi eroi già distanti
e non vorrebbe sentirsi uomo a metà
Qualcuno l'ha incantato
e l'ha portato all'estremo
Ma non ha considerato che i serpenti
conservano il veleno
Un giorno il suo più caro amico
gli strappò di mano la foto
e quel mattino la scuola
iniziò a chiamarlo frocio
e allora capì cosa vuol dire essere intrappolato
ed essere smascherato sul più bello
e come in un acquario gli altri pesci
si sentono invincibili
con un sasso ed un castello
Ma loro non capivano
imparando le regole fatte dai grandi
Non potevano capire
le loro convenienze fatte di sbagli
E lui si sentì come al centro di un coro
il suo problema era un problema loro
Ma lui si sentì morire nella dignità
ed iniziò a capire che per gli altri
non era una questione di realtà
Quel giorno voleva parlarne a suo padre
ma lui aveva già i suoi problemi
Non stette nemmeno ad ascoltare
perché l'ascoltare è una dote degli astemi
E quel giorno allora
Appena tornato da scuola
aprì il cassetto cercando un quaderno
ma trovò una pistola
E volle così provare per una volta il niente
per dimenticare un secondo
il resto della gente
Ma una pistola su una delle tempie
è come l'anello da mettere al dito
in teoria per sempre
Un tuono come lo fa il cielo
ma dalla sua stanza da letto
Sul lenzuolo un nuvolone nero
e lì accanto un biglietto
Il giorno dopo la classe a testa bassa
forse per vergogna
o per non incrociare la sua cassa
Qualcuno osò pensare che gli sbagli
stanno nel fare e non nell'essere diversi dagli altri
Ma lui sembrava non gradire l'attenzione
Ormai vuoto dentro ma pieno di ragione
Nella stanza e nella crisi dei valori
i suoi piangevano
sopra una corona di fiori
Il padre si rese conto quel giorno
che non era poi così male non avere un ritorno
Lui senza mai aver avuto un sospetto
afferrò un ragazzino
Stringendogli il petto
Ma lasciò perdere guardando quello specchio
Si guardò un attimo intorno
e rimase in ginocchio
Ti riconobbi donna nel mio balbettio...
odori diversi,
occhiate fugaci,
gli animi che tremano e non sanno...
Ti ricordavo bambina nelle corse sudate,
negli abbracci innocenti,
nelle risate sguaiate,
nella voce acerba che non mente...
Ti strinsi a me,
sentisti il mio sesso,
sentii il tuo seno,
bevesti da me...
Vidi l'innocenza trasportata dal vento...
odori diversi,
occhiate fugaci,
gli animi che tremano e non sanno...
Ti ricordavo bambina nelle corse sudate,
negli abbracci innocenti,
nelle risate sguaiate,
nella voce acerba che non mente...
Ti strinsi a me,
sentisti il mio sesso,
sentii il tuo seno,
bevesti da me...
Vidi l'innocenza trasportata dal vento...

Giardini incantati
nei nostri meriggi
in cieli blu cobalto
incorniciati da bianchi cirri.
Terse giornate
a ventilare
il nostro sentimento
in dolci pensieri.
Le nostre chiacchierate
risacca in musica suadente
tra gli afflati dei nostri cuori
seduti sull'erba alta
color smeraldo.
Giardini fruscianti come seta
dove coltivare i nostri desideri
con le braccia protese
in fremiti d'onde,
le anime fuse e denudate
in una comunione totale
a tessere sogni di fiabe gentili
oltre ogni orizzonte
come può fare amore
che elargisce desiderio e dolcezza
fra le ore dischiuse della vita.
Anima scalza,
buccia d’estuario lunare,
crepitio d’azzurro violino,
straripan girasoli d’infinito
fra cristalli di labbra in volo.
Petali di luce perduti nel mattino,
assonanza d’inverno sgualcito,
calice di nuvola strega il respiro:
anima scalza è tela di cielo appassito.
buccia d’estuario lunare,
crepitio d’azzurro violino,
straripan girasoli d’infinito
fra cristalli di labbra in volo.
Petali di luce perduti nel mattino,
assonanza d’inverno sgualcito,
calice di nuvola strega il respiro:
anima scalza è tela di cielo appassito.
Se fossi stato un bravo pittore,
come avrei desiderato dipingere
quei monti, quella piccola valle
e quella natura selvaggia e schietta.
La luce del giorno corto per le ombre
morbide, che scendevano dai monti
e da quel poco di cielo, che avevo
contemplato in quei primi anni di vita,
mi ribollono ancora nell’anima.
Un cielo stretto tra la morsa
di cinque giganti che mi avevano
abbracciato fino a quel momento.
Oh mio Dio! Quanto ho ammirato
quelle primavere ancora fredde
e limpide come un diamante;
quelle estati calde e piacevoli
e quegli inverni rigidi e bianchi sepolti
nella neve, con le stalattiti di ghiaccio,
che spiovevano dai tetti e dai poggioli di
legno, che sporgevano dai muri delle case.
Credo o Dio, che ti compiaccia, ora,
della tua grandiosa e mirabile arte
e di questo dono ti ringrazio immensamente.
Tu sei stato il vero pittore di quella natura
selvaggia e splendida. Tu hai creato la luce
e i colori che contemplai con gioia,
altrimenti tutto sarebbe stato più oscuro
delle ombre più cupe della notte…la tenebra.
Mi concedevo spesso di ammirare la tua opera
accovacciato sul tetto della mia casetta
esposta ad oriente, là dove nasce il sole
e mirarlo quando appariva lucente;
ammirare, poi, l’astro che scompariva
lentamente dietro la cima di quel monte,
che s’innalzava ad occidente ed il colore
del gelso che affondava le sue radici,
tenaci, di fronte alla porta di casa.
Mi vedevo sempre accerchiato dai monti
e limitato da quel poco di azzurro del cielo,
ma ciò mi dava sicurezza e serenità.
Il vento che scuoteva le chiome
degli alberi e dei vitigni, che producevano
il nettare per gli abitanti del luogo,
era una musica dolce e sublime,
che nessun musicista poteva esprimere.
E come cantavano gli uccellini la mattina,
come se ti ringraziassero, o mio Dio,
per il nuovo giorno che stava per nascere;
e il frinire mesto delle cicale e il trillare
dei grilli nella sera, come se piangessero
per il giorno che stava morendo.
Quando scendeva il buio tutti zittivano,
ma si accendevano le mille e mille
minuscole lanterne delle lucciole,
che danzavano nell’aria i loro ritmi,
come minuscole stelle vaganti.
Il mondo oltre quei monti mi era
sconosciuto e forse ostile e inospitale.
La valle era una gabbia di smeraldi,
l’aria era cristallina, tersa e trasparente
come i vetri puliti delle case e il cielo
di un azzurro che lasciava senza respiro.
Grazie o Dio onnipotente per
tutto ciò che hai creato per me
e per tutta l’umanità…… Amen
come avrei desiderato dipingere
quei monti, quella piccola valle
e quella natura selvaggia e schietta.
La luce del giorno corto per le ombre
morbide, che scendevano dai monti
e da quel poco di cielo, che avevo
contemplato in quei primi anni di vita,
mi ribollono ancora nell’anima.
Un cielo stretto tra la morsa
di cinque giganti che mi avevano
abbracciato fino a quel momento.
Oh mio Dio! Quanto ho ammirato
quelle primavere ancora fredde
e limpide come un diamante;
quelle estati calde e piacevoli
e quegli inverni rigidi e bianchi sepolti
nella neve, con le stalattiti di ghiaccio,
che spiovevano dai tetti e dai poggioli di
legno, che sporgevano dai muri delle case.
Credo o Dio, che ti compiaccia, ora,
della tua grandiosa e mirabile arte
e di questo dono ti ringrazio immensamente.
Tu sei stato il vero pittore di quella natura
selvaggia e splendida. Tu hai creato la luce
e i colori che contemplai con gioia,
altrimenti tutto sarebbe stato più oscuro
delle ombre più cupe della notte…la tenebra.
Mi concedevo spesso di ammirare la tua opera
accovacciato sul tetto della mia casetta
esposta ad oriente, là dove nasce il sole
e mirarlo quando appariva lucente;
ammirare, poi, l’astro che scompariva
lentamente dietro la cima di quel monte,
che s’innalzava ad occidente ed il colore
del gelso che affondava le sue radici,
tenaci, di fronte alla porta di casa.
Mi vedevo sempre accerchiato dai monti
e limitato da quel poco di azzurro del cielo,
ma ciò mi dava sicurezza e serenità.
Il vento che scuoteva le chiome
degli alberi e dei vitigni, che producevano
il nettare per gli abitanti del luogo,
era una musica dolce e sublime,
che nessun musicista poteva esprimere.
E come cantavano gli uccellini la mattina,
come se ti ringraziassero, o mio Dio,
per il nuovo giorno che stava per nascere;
e il frinire mesto delle cicale e il trillare
dei grilli nella sera, come se piangessero
per il giorno che stava morendo.
Quando scendeva il buio tutti zittivano,
ma si accendevano le mille e mille
minuscole lanterne delle lucciole,
che danzavano nell’aria i loro ritmi,
come minuscole stelle vaganti.
Il mondo oltre quei monti mi era
sconosciuto e forse ostile e inospitale.
La valle era una gabbia di smeraldi,
l’aria era cristallina, tersa e trasparente
come i vetri puliti delle case e il cielo
di un azzurro che lasciava senza respiro.
Grazie o Dio onnipotente per
tutto ciò che hai creato per me
e per tutta l’umanità…… Amen
Poeta grezzo son io, ma delicato,
comune, a volte dozzinale,
talora confuso e riservato.
Da fredda allegoria passo a narrare
sensi animosi e vanitosi istinti,
ma resto figlio riverente
di primigenie virtù e poesia
Carico d’anni, che nessun ripaga,
il mio verso schiudo poco a poco
dove il guardo indifferente vaga
e faccio dell'acqua neve e fuoco.
Con l’ultima energia a me rimasta
canto la pietà ed urlo il pianto
e musico il Ciel che mi sovrasta.
Intanto, anomalia dei tempi,
sfuma quest’uomo e si conuma
a trar nel proprio cuore dal profondo
cronaca e storia, non per vanagloria,
ma ché non vada persa la sua scoria.
comune, a volte dozzinale,
talora confuso e riservato.
Da fredda allegoria passo a narrare
sensi animosi e vanitosi istinti,
ma resto figlio riverente
di primigenie virtù e poesia
Carico d’anni, che nessun ripaga,
il mio verso schiudo poco a poco
dove il guardo indifferente vaga
e faccio dell'acqua neve e fuoco.
Con l’ultima energia a me rimasta
canto la pietà ed urlo il pianto
e musico il Ciel che mi sovrasta.
Intanto, anomalia dei tempi,
sfuma quest’uomo e si conuma
a trar nel proprio cuore dal profondo
cronaca e storia, non per vanagloria,
ma ché non vada persa la sua scoria.
Su qualsiasi parola c'è calma,
su quelle tradotte da un'altra lingua
forse anche un dispiacere di ballerina:
inizia il suo viaggio il nevischio,
io pago tutto in oblio,
per sempre
è la calma.
Lo fanno senza maestro i cigni,
ora dormite nella pace,
e le forcelle degli alberi
alpeggiate sulla ghiaia.
Inizia il suo viaggio il nevischio.
Si vede il gallo a malapena, si vede?













