una clessidra rotta
la sabbia rapita dal vento
È un soffio la vita,
un filo d'aquilone
che si sfila di mano
una candela sciolta al sole
un palpito d'ala di farfalla
un bacio rubato
il tempo di un saluto
che credevi fosse arrivederci
ed è già addio
il tempo in cui tu leggi
le mie parole
e la poesia è già alla fine

La luce s'attenua arriva il crepuscolo
il grigio orizzonte annuncia la sera.
Serata invernale di gelido vento,
il cielo d'azzurro s'è fatto sì nero.
Stasera anche gli astri si sono nascosti,
i rari lampioni spandono poca luce...
le strade son buie e deserte,
ognuno sta in casa vicino al camino.
Io sola cammino nella strada buia
e silente.
L' atmosfera spettrale
m'induce ad avviarmi in fretta
verso casa, il mio nido.
E' una fredda serata che mette disagio
il mio silenzioso passaggio per le strade
e le deserte vie del paese.
Porte e finestre sono sbarrate
solo dagli scuri filtra qualche tenue luce.
Sento una leggera inquietudine
e velocizzo il tragitto,
solo il vento si sente ululare
e tutto ciò che lo intralcia
per aria volare.
La terra chiese alla luna: perché mi giri intorno?
per illuminare le notti degli amanti, rispose la luna.
E perché a volte ti riduci a un quarto?
Perché non tutti gli amanti sono uguali.
E come fai a valutarlo? Incalzò la terra.
Non son certo io che valuto un amore, rispose stizzita la luna.
Non ti adirare, voglio solo capire, disse calma la terra
Sono un po' nervosa, si scusò la luna, che poi spiegò:
ho tanta luce che potrei illuminare tutti gli amanti che vivono laggiù,
ma non posso sprecarmi per coloro che non la vogliono,
amore è luce, energia e se io brillo metà di me stessa
è perché rifletto il calore che mi arriva, mi hai capito, terra?
Tu hai il potere sulle maree, incalzò la terra,
condizioni le stagioni e non puoi nulla sull'amore?
Che amore sarebbe se fossi io a indurlo?
L'amore è la mia ricarica naturale, più mi arriva puro più io brillo
Quindi per te l'amore come dovrebbe essere?
Chiese ancora la terra.
Non so come dev'essere, sentenziò severa la luna,
so solo come non potrà mai essere:
eternamente immutabile.
Un fungo nel cielo all’alba e tutto cambiò in un attimo
la fine era una possibilità e le generazioni
non si sarebbero susseguite all’infinito, c’era la notte
a incombere sui sogni collettivi. Il pulsante è nella valigetta
ora può essere schiacciato pure col wi-fi o con un messaggio
vocale. Vai e colpisci il nemico, lo zar, l’uomo in nero
a capo dell’esercito del male. C’è il pianeta intero
appeso a un filo, già ha rischiato, il coraggio
è cercare la pace, darsi la mano e tenerla stretta
alla propria. Vai e affretta in un lampo la morte
dei fanti, saremo meno, scriveremo versi e canzoni
al buio nella notte stellata o al sorgere del mattino.
E cambieremo le note, avremo nuove vocali, numeri doppi
quadri senza colori, poi le marce forzate, le braccia tese
dei soldati e le urla dei generali, roba già vista
quando l’orizzonte era scuro. A che sono serviti
i pianti delle madri, se il cuore dell’uomo è un muro
a Berlino è caduto, il prossimo sarà più duraturo?
Costruiremo un altro passato invece del futuro
già s’intravede lo sfondo, per ogni nascituro
ci saranno due morti, sono pronte le viti
per imbullonare le bare tra ali di folle in festa.
E’ questa la strada da seguire? Lotte, contese
e torrenti di bugie? La follia mostrerà i suoi drappi.
Ho espanso i sentimenti…
più puri,
più veri,
più retti...
Non ho gustato
che la felicità!
La gente mi rincorreva.
La gente mi ringraziava.
La gente mi sollevava.
Era immenso
ritrovarla
in un appagare.
Ho alzato tanti gridi…
sinceri,
morali,
dabbene…
Non ho carpito
che la felicità!
La gente tesseva lodi.
La gente muoveva lieta.
La gente lasciava stima.
Era immenso
rivederla
in un allegrare.
Ho avviato gentilezze,
innate,
speciali,
gioconde.
Non ho buscato
che la felicità!
La gente non mi lasciava.
La gente non mi sparlava.
La gente non mi turbava.
Era immenso
risentirla
in un ossequiare.
Solo la felicità…
Solo l’aureo…
Solo il cortese…
Dalla mia penna escono parole
parole portate dal vento
che vibrano nell'aria
come libellule in volo
parole danzanti sotto forma d'amore
per poter aprire il cuore
parole intrecciate con fili potenti
che sollevano emozioni profonde
parole che inumidiscono occhi
oppure gridano gioia
parole che abbracciano il mondo
parole senza suono
parole d'amore per voi...
Sì: c’è da sprofondare di vergogna
Granitica parola, "ribellione":
Il resistente fulge di bellezza
La strada del silenzio, vile scelta,
La mia speranza ha, vivo, un sesto senso
Sento che presto si farà giustizia
Senso revochi assenso alla vergogna:
______
“Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto.
né leggi escogitate da qualche giurista di partito.
Il Ribelle attinge alle fonti della moralità
ancora non disperse nei canali delle istituzioni.
Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza,
tutto diventa più semplice” (E. Jünger, "Trattato del ribelle")

Ma quanti simili a me, oppure sono pochi,
senza colore.
Se si e' perso l'AMORE
Lasciatemi sola
L'amore
Oltre le stagioni
In un battito di ciglia
si odono là, nella valle...
ma lo spirito ribelle, tace assopito.
In questa notte cupa,
in questa notte, groviglio di pensieri;
sepolto da false promesse,
sconfitto da pregiudizi e ipocrisie,
esausto lo spirito giace.
Spirito infranto, rinasci!
La battaglia non e' finita;
l'Umanità attende l'Aurora.
La Dignità non puo' morire;
la Dignità Giustizia implora.
Un grido fiorirà dagli abissi;
un grido squarcerà l'Universo!
Sara' l'inizio di una nuova Civiltà.
arcobaleno d’anima
e matita di ninfea,
son finestre sull’io
queste maree svestite,
spicchio di cuore reciso,
spine di bacio dischiuse,
carovane di lune confuse.
Spremute di cielo infinito
corrugano clessidre di lino,
champagne d’inverno riluce
piombo di lacrima e di nube.
della notte
piano smembro il buio
Con ali di luce
mi accosto alle stelle
ascolto suoni cosmici
pulsazioni planetarie
assaggio l'infinito
svelo profezie
leggendo occhi di cristallo
Sorride la bianca signora
confidandomi segreti
pur con le labbra d'argento
ben sigillate
Conquisto il cielo
con formule magiche
e intanto sposo
i miei atomi all'immenso
“Sovente, meglio amico che parente”…
Quei vecchi adagi - calmi, sussurrati -
Poi carezzavi astrusa riflessione,
Quanto avevi ragione…
che di Saggezza fosti Principessa !
Bianco, silenzio e mare;
Che spettacolo inusuale nella mia Napoli.
Sono solo lo ammiro e mi manchi;
Ti cerco, non voglio foto o messaggi sono inutili palliativi;
Io voglio le tue labbra!
Voglio sentire in questo bianco silenzio solo le parole ti amo;
Voglio avere in questo bianco silenzio il tuo calore.
Tace il labbro
tra singulti che muoiono in gola
indomito cuore
che s'infrange tra ghiacci e maree
sebbene in esso , ristagnino sussurri mai detti
grida.... Grida forte la voce
che come stridio di vento
S'effluvia di esposti dolori
che insiti in te, portano clamore
soffia così
dentro nuvole nere cariche di pioggia
dove lavacri silenziosi, tolgono onde e paure
occhi guardate lontano e sognate
tristi sorrisi e antiche nenie
che addormentano, portando dolce sopore
solleva il capo
e sii vela che sbatte nel vento
ama reminiscenze e nostalgie perdute











