Tu non puoi fare

a meno di guardare

fa troppo male

lo sguardo non si muova 

rimani fisso

su ogni angelo che trema

l’occhio

non passi cieco

incontro a lacrime

prima di un sorriso

fiume alla polvere

di un viso che era pianto.

 

Tu non puoi fare

a meno di vedere

c’è troppo sangue

non serva quel tampone

produce bile

appesa a quelle lacrime

pupilla

sia dilatata

incontro al buio

del fango reclino

ricciolo muto

e mano che ti ferma.

 

Tu non puoi fare

a meno di sentire

c’è troppa guerra

stretto un fardello al petto

testa di bambola

poggio di bende rosse

iride

si scansi dal vuoto

intorno al fuoco

di trucchi di sporco

macerie a pezzi

l’acqua si cerca ancora.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Nutrimento e linfa nuova
sei in me
e scorri come fiume verso il mare.
al mio animo insofferente

come vino rosso dai coraggio.
tu lichene in simbiosi
aspiri il mio bene
nel tuo bosco silenzioso.
sotto rami nodosi poni
riparo
e nei miei occhi esalti i toni
le note
di una voce possono pesare
senza il tuo richiamo costante.
riempi l'aria con il tuo passo
gemello al mio
e nel profondo nostro andare

nessuna meta sarà sconosciuta.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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L'infrangersi delle onde e 
l'odore della salsedine 
mi soffoca le narici e mi separa dal lembo di terra 
cullata da foglie d'ulivo


dove altre fragranze si mescolano e si confondono .

Avvolta nell'incanto 
la salita di ciottoli assente di voci.

Rupe di prime stelle
regina tra le gemme e le scarpate rinverdite
sotto cirri di porpora e maestosi portali 
affaccendati mani di ceramica e di creta.

S'addormentano i sentimenti 
alle finestre bifore avvolte di luce.

Mi acquieta passeggiare tra i vicoli della "Varvara"
sostare tra i vasai antichi 
e toccare le case di anima e di pane 
incastonate nelle mura.

Amare poi 
quella meridiana imperlinata di rugiada
senza eco.


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Gerace (RC) 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Perché non la curi questa malia

forse , non trovi le parole ...

le giuste forme per cantare la mia romanza

sulla mia testa carezzi la tua luce .

Ma alla fine c'è l'amore !

Come un ombrello si posa sulla pioggia e ti ripari ,

io l'insistente , ti manderò dei fiori

con prepotenza, entro nella tua anima.

Alla fine mi doni i tuoi baci teneri

quelli che danno brivido ai diluvi ,

hanno il profumo di ruta e viole

il sacro che s'affoga

nel tuo abbraccio giace .

Si, ci sei nei teneri cuori

con le dolci carezze addormenti il pianto mio ,

privo di sapienza salvo le apparenze

a caccia le spreco, nel dolore , espio il nefasto io .

E invoco la potenza ...

voglio prostrarmi a colei che amo ,

è lei la fonte , getta , la sua follia nella mente mia

sogghigna il frutto del giovane fiore

nei sui occhi schiara , gli amorosi balli .

Ma , alla fine delle tante storie c'è l'amore !

Esso è chiuso ,è carcerato tra i freschi rivi ,

tra i bianchi velli e l'altr'io che fui

sul maculato manto ,sul quale io ti voglio amare .


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Profilo Autore: poetanarratore  

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Mi son perso mille volte abbracciato a te
ad ammirare le stelle nella notte,
rincorrere con i sogni le tue labbra,
mentre con gli occhi accare...zzavo il tuo cuore.
Mi fai sentir immortale,
ogni volta che mi dici ti amo.
Da un’’eternità sento il tuo calore
quando stringi forte alla tua la mia mano.
Tu non sei un dolce sogno,
ma una vera storia d’amore.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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                                                                     Ricco ed impeccabile viandante
                                                                     che incedi spavaldo tra la folla;
                                                                     frettoloso insegui l'effimero denaro
                                                                     che il sigillo imprime nel vorticoso andare.
                                                                      Travolto e celati gli occhi
                                                                      la bellezza ai margini della Vita
    
                                                                   

                                                                      Lasciati coinvolgere!


                                                                     Acolta  il vento gagliardo
                                                                     che scompiglia gli ambiziosi pensieri
                                                                     e risa di fanciulli birichini.
                                                                     Una giovane madre narra fiabe
                                                                     ed un vecchio,divenuto bambino,
                                                                      ode estasiato.

                                                                     Da una casa un antico violino
                                                                     inno alla Vita..
                                                                     e scie di delicati profumi
                                                                     inebriano i passanti.

                                                                    Fermati!
                                                                    Eppur tutto e' sepolto
                              

                                                                   Gli amici di un tempo;
                                                                   le piacevoli conversazioni sulla battigia
                                                                    al chiaror delle stelle;
                                                                   la soffice ed immacolata neve
                                                                    t'inondava di gioia
                                                                   e l'Aurora con i suoi incanti.

                                                                      Or,prigioniero sei
                                                                      nella torre dorata
                                                                     che solo il tempo 
                                                                     potra' scalfire

                                                                     Lontano vecchio e solo
                                                                     rimpiangerai di non aver vissuto
                                                                     ed una lacrima schiudera'
                                                                     l'arido tuo cuore avaro.




  
         
                                              
                                                                  
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Profilo Autore: Annamaria Latini  

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Annodo clessidre d’anima

fra queste zagare di cielo

ed i miei occhi

son porto di lune

e briciole d’oriente,

mareggiata di cielo spento

e nuda alba scrivente.

 

Assonanza d’amore,

merletto d’un crine di vento,

sei tu, battito di luce,

pensier mio e silenzio,

pianto di cuore scalzo,

clessidra d’anima

fra gli arcobaleni del mio tempo.

 

 
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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Fratelli



in scala all'età ci si racconta sempre per poi saltare al sesso

ma non c'è sesso tra fratelli di un'unica casa e vita

Si chiamava padre il Re di famiglia e madre, Regina

Tutti mi videro ai fragili vetri mostrare sgomento nell'aria mia nuova

e nell'incertezza che andavo vivendo seguivo il dito a croce di un prete




Sei più due, otto




Eravamo.

Il numero giusto che Dio volle per noi perchè noi siamo giusti

di sbagli e medaglie che appesi alle pelli portiamo nel tempo

che sia esso bigio o raggio del giorno e la luna lo sa
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Profilo Autore: Aita Carla  

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Son dentro una mela succosa
nel fresco profumo di polpa
tra i semi non privi di colpa
respiro fragranza e beltà.
 
La buccia non so com'è fatta
non so come il sole l'ha tinta
il gambo se è scuro o se è finto
se luce c'è là dove sta.

E poi mi rivolgo signori
a chi fra di voi è dipintore:
può tingere in tanti colori
lo schizzo di mela che do?
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Un coro d’angeli s’affaccia da un finestrino
ripete: il peccato…il peccato…il peccato
è l’aquila dei tre guai, moribonda sull’asfalto
clakson e trombe del cielo e di fronte
un ridotto di slip, un cinturino sul culo

Ah il nero avanza come Odino tra valchirie
il nero magnaccia del cassonetto e degli stadi vuoti
-Tu non sai le galassie
Tu non hai mai visto ruotare stelle
il negozio si apre al tramonto
e qui piove fuoco dal cielo
l’atmosfera riscalda il cuore degli ippocastani
fa felice l’idea di appartenere alla stessa pianta
uomini alberi nello stesso inverno
gli stessi rami secchi
il grano nell’attesa ed il freddo di radice

Il fuoco purifica la notte
fiorisce il sorriso forzato e qui tutto è firmamento
le macchine ferme hanno pneumatici di ghiaccio siderale
e le donne sono astri emergenti da una nube d’idrogeno

La nascita della matematica è in un’unghia scarlatta
semplice come l’intenzione sull’indice di un cliente

Nascono individui con la faccia di vitello
e bisogna adorarli abituare i piccoli minotauri a crescere nelle latrine
nei cartoni, nelle banche, nelle strade
la prostituzione è moneta universale, sai?

Questo i magnaccia lo sanno
la stessa verità della materia oscura
che muove la galassia e i ratti sui fari

Tutto è pronto al fischio d’inizio dunque
sia posta energia in uno scatto di centravanti
l’idea nel centrocampista

Sia fatta luce nello stadio, finalmente.
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Profilo Autore: fintipa2  

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Di giurare ho giurato di non tradire la mia patria

ma che volete quattro chiacchiere tra amici

sulla linea rossa, un bicchierino di troppo

e magari ti scappa una parola in più, solo una

sul tuo arsenale, i nomi delle spie

-va beh ho passato tutti i dossier- che sarà mai?

i codici nucleari, tutte stupide cifre.

Vuoi mettere che in cambio il mio sincero amico

Alexander mi ha linkato l’elenco completo e originale

di tutte le gnocche del suo paese, avete capito?

E poi quel “ lettone” da sogno che mi ha spedito

migliore persino di quello di Silvio, che c’è di male

dico io, a coltivare un po’ di marjuana? E poi è fico

progettare muri, l’ho imparato in Germania, se soffre

qualcuno che cosa importa? Peggio per loro, noi

abbiamo altro da pensare, le mogli, le figlie e le zie

da mantenere, giornali e televisioni, e la cruna

stretta del Vangelo che non mi fa dormire, il groppo

alla gola quando mi pettino i capelli, di sera le luci

che non vedo per l’ubriachezza nel reparto geriatria.
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Profilo Autore: mybackpages  

Questo autore ha pubblicato 327 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


Addio magione antica ed adorata,
che per prima ascoltasti i miei vagiti
e poscia della mia vita il progredire:
infanzia, adolescenza e giovinezza,
nonché maturità e vecchiaia odiosa.
Il mio diletto nido ora non è più lì,
è svanito con i cimeli ed i ricordi .
Addio, amata dimora dei miei avi;
addio per sempre, pur se ancora vivo.
Or non ascolto più i dolci accenti,
che in estasi mi mandavano ogni dì
nell’illusoria immensità e sublime,
dov’io la celeste volta, pensieroso,
contemplavo, mentre le note deliziose
rendevano l’esistenza meno greve.
Solo i miei lai ancora ascolto in versi,
fidi compagni del mio lungo viaggio;
ad essi imploro spesso un po’ di lena
e di star vicino a me, finché le Moire,
potenti e macabre signore del destino,
filanti lo stame dell’incerta donna,
non mi avranno serrato le pupille.
Vecchio, vago da una tana all’altra
senza meta, mirando volti ignoti;
stanco di salire e scendere ogni dì
le faticose rampe delle scale altrui.
Una pietra or attendo che mi copra
sì, come un lenzuolo fresco e lieve
per obliare il tutto della tetra vita,
che mi fu avara sin dal primo sole.







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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Il vortice tira a sé il terzo pianeta 
e sotto un tripudio di stelle sanguinanti  
tardi comprendono le scimmie parlanti 
che le mani congiunte non espiano i  peccati. 

Gli abissi divengono specchi delle colpe 
inducendo il primo animale al suicidio 
e sulle pendici di un nuovo Golgota 
si innalzano ancora le croci dei martiri. 

Giustizia, toltasi la benda dagli occhi, 
annienta la legge fantoccio dei tribunali 
poi spalancatesi le vere porte 
sale sul trono il re del nulla piangente. 

Un cielo vermiglio trasmette le ultimi immagini, 
girotondi di scheletri infanti, 
voli di rondini sulle nuove torri di Babele, 
il ritorno del dio negato strisciante tra i rami. 

I profeti, umiliati dalle masse 
come Cassandra ai piedi dell’inganno, 
sono gli ultimi a chiudere gli occhi 
sul punto di universo che non seppe amare sé stesso. 
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Profilo Autore: Walter  

Questo autore ha pubblicato 18 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.


È improprio credere che possegga la parola
la più esatta è un nugolo, forse una pietà.
 
Eppure passa a suo agio
nei piatti
a depredare lievito di braci
 
s’acquatta
molle condensa d’alito
che attende involuzione
creatura venuta al mondo
per un centesimo, schiacciata
dal peso della conoscenza.
 
È l’ombra dell’ombra
appena un segno arcaico
smorfia che fa temere il peggio
il non detto
da un farfugliare fole
lingua di un continente
per altri noi che quando tornano
danno solo impressione 
d’aria che si sposta.
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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Un giorno un bambino

incontrò il suo destino e, insieme a lui,

decise d’intraprendere il  cammino.

Felice d’averlo incontrato,

spontaneamente gli  venne

di porgli un sacco di domande,

per soddisfare la curiosità

che è intrisa in ogni piccino.

Intendeva sapere del suo futuro

e così gli chiese: “Mio destino,

se non ho le ali per volare,

un Angelo  potrò  diventare”?

Lui gli rispose: “Fin quando, bambino,

IL tuo cuore saprai seguire,

le ali come un Angelo avrai per volare”.

Contento e soddisfatto continuò, a camminare,

ma dopo qualche passo,

zitto non seppe restare

e un’altra domanda gli venne da fare: Mio destino,

tu che sei sempre davanti al mio cammino,

se la coda e le corna non ho, un diavolo diventerò”?

Con la saggezza e giudizio,

il destino gli rispose: ” Caro mio bambino,

se un diavolo non vuoi diventare, dentro di te,

l’amore e il rispetto devi coltivare, per qualsiasi creatura

e vedrai che manterrai un’anima pura”. 

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Profilo Autore: Horion Enky  

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