
dove ormeggiavano mie margherite
dando al brivido giorni in più da taggare
mentre l'acque tagliavano a spicchi il minuto
Ora ti trovo qua a ruminare
quelle che furono impronta e prigione
Allargo un abbraccio da me alla tua nicchia
Cupido quel giorno sbagliò freccia e cuore
Libertà tanta agognata,
dove te ne sei andata,
dappertutto ti ho cercata,
ma non ti ho mai trovata.
Ci fan credere di essere liberi,
però non è vero,
ti tengono solo prigioniero,
di un mondo d’illusione,
dove tutto ti da,
ma nulla di questo ti resterà.
Potrai avere successo, danaro, fama
e quant’altro vorrai,
purtuttavia, schiavo questo, tu, sarai.
Libertà parola tanto onorata e amata,
quanta paura al potere fai,
quando qualcuno, con il tuo nome, infervorerai
ma attuata mai sarai,
poiché mercanteggiata tu verrai,
trovandoti così ad essere venduta, comprata
e dal vocabolario voler essere cancellata.
Libertà, bandiera senza colore,
dove impresso c’è solo un cuore,
che batte della dignità
di uomini che vogliono vivere con l'ardore
del libero amore.
Aria leggera che soffia da est
sei foriera di nuove
come uccelli migratori
non t'accontenti di guardare
ma vuoi far provare
chi per un solo istante
potrà donarti ciò che vuoi
un 'emozione o
solo un sorriso condiviso
un bacio sospeso tra
labbra socchiuse.
parole che s'insinuano
come polvere
sulle mani aperte in attesa
non sospiri usciranno
ma dolci note canteranno
da quel cuore cosi malandato
tornerà appena nato
e quelle labbra sfiorate appena
toglieranno ogni pena
sotto un cielo che germina stelle
a ritmo pulsante
labbra dolci di tenera amante.
il futuro che mi auguravo:
il mio migliore…
che la fortuna t'accompagni
che il percorso sia di vetro in vetro
nella trasparenza,
nulla lasciato al fato
o ad ogni subdola deviazione.
Che ogni rovescio sia rovesciato
in un filare dritto e lineare,
che non ci sia sul tuo capo
coltre di mistero o enigma nefasto
da svelare
ma segni leggibili su carta tracciata.
Che sia in puro cristallo trasparente
la vittoria da conquistare.
Che un cielo terso viaggi
con aloni di luce sul tuo capo.
E' ardua la vittoria da conquistare
ma ti sia lieve il cammino da percorrere
e che il tempo si srotoli come soffice tappeto
nei tuoi anni a venire.

Resta la speranza
Ma è dura veder soffrire
Che fare?
Gridare, prendersela con qualcuno?
La stella senza nome di cui ho già parlato
ora porta il tuo, l’ho chiamata così
e nelle notti senza nubi la cerco nel cielo
mentre ti guardo. Perché sei ancora al mio fianco
e ci resterai, sino a quando ci sarà fiato
e aria e forza nei polmoni e il cuore
sarà l’orologio che scandisce il tempo
della libertà. Se cadrà la pioggia e un lampo
rischiarerà la città sul mare del nostro calore
ti chiederò la mano e sarò nel tuo Stato
da regolare, ora pietra fondante ora giunco
o tronco che resiste alle intemperie, volo
di rondine a primavera e d’estate oasi
fuoco d’inverno, foglia nell’autunno che ci ha cambiato.
Osservo, non scorgo la mia parte mancante
Parlo, con me stesso di noi
Tu mio sogno proibito
Tu unica ed impareggiabile
Ho perso il credo nell'amore
Ho perso la voglia di crescere con qualcuno
E poi tu, l'impossibile
La passione di pochi istanti
La voglia di viverli in eterno
Se tutto è difficile, se un futuro sembra impossibile
Se e solo se tu sei con me tutto è fattibile
Lo spazio si piega su se stesso
Collassa e ci avvicina
Nessun corpo vale quanto la tua passione
Nessun volto può far vivere l'emozione
Paura di vivere la felicità
Paura dell'osservatore esterno
Ma può un sentimento aver limite d'azione?
Può un involucro che muta al passare delle stagioni bloccare le nostre emozioni?
Voglio essere tuo nelle primavere migliori
Sostenerti nei rigidi inverni
Osservarti nei tuoi autunni e dirti quanto ad ogni foglia che decade la tua bellezza ai miei occhi non può mutare
E poi si c'è l'estate, la bella stagione
Il nostro momento di passione
In cui tutto si ferma e solo i nostri corpi hanno azione
far sibilare in cielo sola chiave
di libertà da quel lucchetto osceno
di fantasia e d’innocenza, schiave
dell’agonia dell’arsa terra d’odio.
Le grida d’arti mutilati e il sangue
negli occhi tristi straziano sul podio
mentre divelto asfalto intorno langue.
Angeli vivi dalle guance lorde
tra spettri di memoria dentro il greppo
in distonia d’albori porta il passo
con danza macabra dall’eco in basso
e il fiato di bombarde dentro Aleppo
setacciano speranza sulle corde.
Come pula al vento,
il vortice di essa
è come il vortice mio,
quando lo stesso vento
mi trascina.
Nella nenia dei paesi
io ti canto,
sento le note
dei cori lontani
e tu tra essi,
la voce, la tua, bandiera.
Ti ascolto e tempeste di stelle
e fuochi di cielo
mi incatenano al suolo.
Ma ti sento, ti ascolto
nella mia pigra ombra di letto.
Santo è il nome che grido,
corazza di pietra tra i suoli
che mi tira a sè,
così come l'acqua e il suo fuggire
che al mare o all'inferno
io, uguale, pur d'arrivare a te
mio sostegno.
Del battito sei cuore,
razza superba di uomo.
Hai il mio sguardo e fattene ragione.
Non rompo il silenzio,
dò gusto alle parole che suonano nella tua pelle,
le mie parole tra la tua pelle.
Labbra spente e candelabri accesi
sotto un soffitto che si fa sempre più basso
Le vedi dalle finestre che non hanno occhi
fuggire specchi anche quando son sole
preoccuparsi dei figli -loro- che abbiano giacca zaino e merenda
La sera non hanno nome
e i piccoli non hanno padre se non il sonno
taglio l'orizzonte con un bisturi di luce
sventro la notte con una lama di sole
che accechi perfino il cielo
per non vedere più un oceano nero in aria
per non riempire i miei occhi d'ombra
Sono l'assassino armato del fuoco,
un raggio d'oro a bruciare il nulla
sventro la notte con una lama di sole,
eroe di una nuova alba sulla terra













