perché chi ama è ricco similmente
anche se in tasca non possiede niente.
Fervida e calda è stata la mia vita.
Preso d’esempio il calor del mondo,
dono del Dio di bontà infinita,
feci d’amor mia culla e la mia legge.
Contemplai l'amore e la bellezza,
donna ammirai a modo di dolcezza,
impasto d’umano e di divino,
destino e schema di contemplazione.
Ogni dama per me la leggiadria,
misteri romanzati ed emozione,
stravaganze, sogni e fantasia.
Per le ancelle affinai la cortesia
e al sonno affidai l’ispirazione.
Nell’amor riposi il mio ideale
e al fin l’amore ritrovai:
Lei, che a me ha consacrato
il tempo d’allora e il domani
amandomi così come ho amato
e della quale non mi stanco mai.
Il canto della civetta stride
nella notte umida
sorvola case e sogni
aggrappati ai cuscini
vola nel buio scomparendo agli occhi.
profumo di pioggia
nell'aria fresca
mette brividi
sul cuore assonnato
luna solo a metà
tra nuvole.
che coprono il chiarore.
vola l'anima sopra tetti e campanili
seguendo il grido
raccogli desideri e falli tuoi
sotto un cielo che è preludio d'estate.
il pretesto è il contesto, ha uno stile il fienile
il vino è nella botte e nel barile va l’acqua piovana
che sana l’arsura e misura il calore del corpo.
E la tua bocca non vedo, a differenza di prima
la sento scivolare sul petto e ancora più giù
non servono le parole, bastano i suoni da quassù
a capire che sta succedendo. E se ti ho chiesto una rima
al sapore di cioccolata fondente - non va bene scappo
resta è meglio assente è un disastro come padrona
va bene anche l’insalata di riso- il sorriso sottile
accennato sopra il mento, ora finalmente l’ho rivisto.
Nostalgia si scioglie
Ci fanno viaggiare con un dolce profumo
Ci toccano il cuore
Sono incantesimi e possono creare illusioni
E che peso diamo a codeste parole?
Ci troviamo immersi, legati ad esse
Creano mondi fiabeschi e magie di pensieri
Sono una lama tagliente o il più dolce dei gesti
Ci toccano il cuore o lo sanno spezzare
Sono echi mentali, ricordi dolci o amari
Sanno toglierci il fiato e farci emozionare
Che peso diamo al nostro parlare?
Sognano con esse e non ci vorremmo svegliare
Ma se la magia da esse decade iniziamo a stare male...
fino al punto di pagare mani che mi aprissero il costato
e trasfuso dentro tutto l’amore amato mai
e sete per giaciglio
o strascichi d’azzurro dietro queste ossa
moncherini spezzati, privi di coraggio
con tutta la tua rabbia in corpo
covata in questi anni d’abbandono
pur di vedere un sorriso
che traggo e ritraggo come zucchero a un bimbo
e mi scrive canzoni nel suo negarsi
caduche e lente -messaggio in bottiglia-
Codifico a scaglie i punti dell'ora
quelli più lenti
chini
vuoti
privi di formule e di firmamento
-scorgo un frammento, lo vedo, mi è dentro-
Gioco con versi e con bambole adulte
o son io ad esser gioco
e balbetto una luce
T’ho visto sempre simile
tormento d’anima
sposata a mie torture
lo sguardo perso
che ora arde
e ora tace
poi si riaccende
di nuovo
attento alla particola
pronto a difendere
immensità
senza apparente nesso
che invece dentro canta
e tu ne esegui altero
il ritmo e l’armonia
senz’ombra di pensiero vile.
Ho visto inebriarti nel mistero
ho visto
lacrime tue senza materia
asciutte
di tenerezza immane.
Ho visto lunghe mani tese
verso un dolore percepito
mai mosse per colpire.
Ho visto riccioli arruffati
parvenze di disordine
che è ordine complesso
nella precisa mappa cosmica
assente al velo d’occhi crudi.
Ho visto ombre
nere
sgretolarsi nella luce.
Mi è caro tutto
anche l’approccio fisico
le scie peripatetiche
ed il rumore
dei tuoi talloni sul parquet.
T’ho visto oggi uomo
negli occhi gioia lucida
e tutto come ieri
come sempre.
il battito del cuore,
risuona il suo frastuono
ora veloce
poi,
sempre più lento.
Vortici di parole
come refoli di vento,
riecheggiano,
parole dure e lividi ricordi.
Eppure,
un tempo
c’era musica e canto
ad accompagnare il palpito,
e gli occhi negli occhi
sprofondavamo giù,
insieme,
nell’intimo rifugio del nostro cuore.
vi potrò sembrare,
a voi che l’arte comprate, ...
ma non mi venderò
per il piacere di essere comprato!
Umiliarsi ai giochi di potere,
solo per un po’ di falsa fama.
Voglio essere e restare un uomo libero,
anche se vivrò da povero e misero,
ma la mia arte voglio resti immacolata.
Dal vostro giudizio,
la mia arte non sarà mai contaminata.
Preferisco vivere per le strade da barbone,
con le mie poesie scritte su dei fogli,
tenuti in tasca.
Dormire sotto un portone riparato da dei cartoni.
Un fiasco di vino per consolazione
e tutte le volte che mi ubriacherò,
al cielo stellato e al mondo intero,
le mie poesie leggerò
e se vendute non saranno,
di sicuro un posto troveranno,
solo nel cuore di chi entrare le lascerà.
È sempre lì lontano l’orizzonte
inconsistente linea di confine
tra l’oggi, l’ora, adesso, questo istante
e il volo fantasioso della mente.
È un ponte che collega noto e ignoto
come l’astratta immagine d’un sogno
che veritiera appare e poi svanisce
lasciando intorno a sé vuoto e speranza.
Del mio animo bianco
non so più cosa farne
solo fragili ossa
a sostenere uno sguardo.
le parole escon fluide da altre bocche
e nemmeno un arabesco in mio aiuto.
cuore gonfio come spuma
vaga sopra il fiume
che scorrendo porta via
si confonde con l'acqua pura dei miei occhi
e cancella sulle mani
le ferite e i complotti.
selva vergine i miei capelli
fan corona ad un viso senza sorriso
ma a che serve cercar vie per chiarire i pensieri?
speranzosi forse i pensieri mietono
come grano maturo
ma un anfratto. Ormai profondo già divide.










