Nell'inverosimile
Perle regalate
Attendo l'oceano
Ed esploda
Che assaliranno...
Lasciando
Ed attendo albe e tramonti
L'umanità crudele
predica violenza,
la impone perchè
niente è più aggressivo
della fedeltà abusata.
Proseguimmo lo stesso,
i cani alle spalle,
gli uomini distanti
tutti colpevoli e tutti padroni,
nessuno escluso.
Tranne loro.
Loro ci fecero passare.
e le tue parole le scegli, con cura,
tra i vocaboli più forbiti,
per attirare l’attenzione su di te.
Le trucchi come fai con il tuo viso,
mostrando una maschera,
dove il tuo smisurato ego
lo nascondi sotto una falsa modestia.
Riempi la vita altrui, tutti i giorni,
di inutili parole, che proponi
come fossero incise su di un disco rotto
e, graffianti, le perpetui come un eco
gridato al vento.
Internauta, moderno burattino,
mosso da entità che, con fili invisibili,
controllano la tua mente.
Hai perso il senso della realtà della vita quotidiana,
ora la vivi davanti ad uno schermo,
in cerca di una gratificazione,
da persone perse come te.

Non vedi l’ombra a grandi passi
come s’avvicina
in questo tempo d’aporia,
di non intesa nelle inferenze
e questo malinconico vibrare
di sinestesie?
Non v’è più armonia
nel cammino condiviso
e questa paura che non si distende
fa che sia rivoltata
in un cerchio scevro di cenere.
Fa che sia acqua del mare
limpida e scorrevole
e non intasi la sentina.
Che ogni goccia sia memoria
di tutto quanto cade e non risale.
Io so che siamo ombre convergenti
che si riflettono in ogni muro
e salvi da noi stessi
andando incontro alla speranza
dovremmo navigare sul sicuro.
e inonda di musica
d’amore
le creature,
tira su le piante
e le accresce,
più della pazienza
dell’ agricoltore.
I peccati del mondo
non lava,
ma insegna
agli impazienti
d’attendere
prima
di agire.
La pioggia che cade
-ascolta-
è la voce di presenze
passate
che ritornano,
è l’acqua
che tornerà di nuovo
a scorrere
nel ciclo continuo
del mondo,
che nessuno
comprende
e prevede.
Non si può fermare
-la pioggia-
ricca di elementi
continuerà
a cadere,
finché
l’ultima goccia
non sia finita
o il moto delle nubi
non sia concluso,
finché l’ultima fibra
del creato non sia
stata nutrita,
e la siccità
dei popoli divisi
non sia stata
contenuta.
Ascolta
il rumore della pioggia,
sentirai
tutte le lacrime
degli uomini
-insieme-
riversarsi
in un unico
pianto.
e tocco con mano l’ attrito volvente
camion, benzina e fumo danno il senso del valore universale
una pompa estrae luce, un’altra la eleva al quadrato
e tutto scorre in un’ onda che fa vero il mondo
Squilla o clackson, un tizio fa un gesto d’angelo:
c’è stata una gran battaglia nel firmamento, lo sapevi?
La massa è rimasta spenta per un istante
un dubbio d’impotenza si è messo di traverso
ed un rifornitore ha bloccato i tir nella carotide
Ah, se dessimo retta a questi strike!
Gli appannamenti della vista mettono in moto sobbalzi di bambino
quanto basta per far scorrere il sipario sulla scena centrale
-tutto sommato si tratta di non guardare in bocca Hubble-
Ma tu che ascolti il moto della ruota e carburante scorrere nelle vene
dimmi dov’è il tuo sguardo?
Maggio non mi perdonerà
di aver sciupato uno dei suoi concorsi di bellezza
mettendo una bolla vuota nel motore
senza pietà
di certo
Al ballo delle debuttanti si presentò
una signora in minigonna e stivali
che pensava di stare ai baccanali dell’Olimpo.
Gli toccò rimorchiare un barista
in frac scambiato per un poeta dell’ottocento
e un ragazzino coi brufoli di Otranto.
Il “menage a trois” fu un fiasco, la vista
era annebbiata e la dentiera ebbe un inciampo
già al primo bacio. I giorni erano uguali
e il mare si scorgeva solo dall’oblò.
Lo spacciatore di hashish è deluso, i clienti
del weekend sono partiti per vedere una scimmia
in decolté e tutta depilata allo zoo di Berlino
e un cigno nero gigante nei dintorni di Parigi.
Intanto beve vino annacquato con la ragazza
del fioraio, nell’appartamento c’è una tinozza
al centro del salotto e una raccolta di archibugi
dell’impero austro-ungarico. Le corde del violino
sono rotte, a suonarle adesso provvede la mummia
del quarto piano in cerca di nuovi talenti.
E’ sparita dalla vista la montagna incantata
la pittrice della domenica la disegna a occhio
cercando di ricordare com’era fatta. Ci sono
echi che rievocano ciò che è stato e vagiti
del presente, ma se la musica è finita, i musicisti
tornano a casa con le tasche vuote. I costi
sono elencati e i benefici sono nascosti
da una tenda grigia di cartapesta. Sono mesti
gli addii eppure sarebbe meglio che le liti
cessassero del tutto e una festa dal suono
irridente coprisse il lutto. Pinocchio
ha nuovi amici da seguire sulla cattiva strada.
qual turbinio una breccia
a tradir la pelle - vorrei, dispersa.
Ma saprò esserti sì - muta d’ansia
in anelito a tua poesia di sete
essendo gocce -cos’altro, del congiungersi?
In riva a mondi fragili
non sia riscossa amore che mi impura,
è qui e mi spazia il viso d’abat jour
in foce dove giaci - e resti a me.
La'
dove il cuore può cantare
così io odo
sequenza di ritmi
e silenzi senza tempo
vagano le note e portano melodie.
intrecci di suoni
e aritmiche sonanze
come battito continuo
e impercettibile.
lascia sfumature
su fogli stesi a terra
a ricavare segni.
invogliano con letizia.
tatuano la pelle e l'anima
ti assale senza lasso
rimane la musica come fondamento
nel nucleo del petto.
Mi allontano
da scarichi neri
saturi di putridità unguenti.
Cammino
sorretto dal vento
fiancheggio il mare.
Tra fili spinati e percorsi impervi
raggiungo le cime più alte
di monti di verità.
Mi fermo
riprendo il contatto con il primordiale
sono circondato da spettacoli colorati di sole.
Ho tratteggiato i sentieri del niente. Sono immobile.
mi avvolgono le braccia dell’antica madre
rimango qua
a farmi cullare.
senti il richiamo muto della luna
che si fa tramite in angoscia tesa
ti stringi nelle piaghe d’una cuna.
Vuoi trattenere ogni atomo che passa
ogni ombra impressa al buio dell’alcova
cordolo vivo, aggancio alla matassa
pertugio diaframmatico che cova.
Irrompe l’alba tenera e loquace
la nebbia appena smossa dalla luce
ed una voce dal pallore terso
sventra le tenebre entra come un verso
irrora linfa azzurra che traluce
nell’aria colta in brivido di pace.











