
Profondi i tuoi occhi:
un oceano turbato dal volo degli uccelli
e quelle scintille illuminano
come sole sui campi di grano…
ti chiedo di sederti vicino a me,
l’aria carezzevole ha un suono rotondo
oggi, tutto è luminoso e domina la quiete
su questo prato dall’erba smeraldina.
Una giornata sfolgorante,
una di quelle frizzanti e leggere
come il sole presente sui sassi...
potrebbe essere estate e non primavera.
L’azzurro del cielo senza nuvole
e la sua bellezza
mi entra nella voce e la spezza…
e io mi lascio trasportare da quell’emozione
che canta allodole nel petto.
14 commenti
Quando l’oscura ombra della notte
mi viene a trovare
e i piu cupi sogni mi porta a visitare,
lascio il mio corpo inerte
e dal suo freddo abbraccio mi lascio trasportare.
Notte anch’io divengo,
e mondi immaginari di sogni sognati,
da sognatori ignari,
riesco a sorvolare.
Un bacio, una carezza, una corsa improvvisa ...


Grida e sospiri, dai corpi addormentati,
un sogno,
un altro e un altro ancora,
il mio volo notturno si appresta a terminare,
un brivido improvviso
e nel mio caldo guscio mi lascio scivolare.
Dormi
sotto le falde della tua notte
dormi come il buio
come se i riflessi
fossero di altri specchi
Dormi come fossi un ricordo
una scia drappeggiata
un lungo sogno
sotto le piume
Dormi l'immobilità
finché qualcuno veglia su te
senza toccarti il pensiero
Dormi
fino ai bronzei calici
del mattino
fino alle pervinche
fino agli uccelli
Dopo chiudi le ombre
e vivi uno spazio dorato
Non sei
né prima né dopo
perché sbocci nel grano
e geli nella neve
sotto le falde della tua notte
dormi come il buio
come se i riflessi
fossero di altri specchi
Dormi come fossi un ricordo
una scia drappeggiata
un lungo sogno
sotto le piume
Dormi l'immobilità
finché qualcuno veglia su te
senza toccarti il pensiero
Dormi
fino ai bronzei calici
del mattino
fino alle pervinche
fino agli uccelli
Dopo chiudi le ombre
e vivi uno spazio dorato
Non sei
né prima né dopo
perché sbocci nel grano
e geli nella neve
[E’ morta, dorme?
Dov’era,
con il suo fulvo corpo leonino, le sue ali di vetro?-
S.Plath. (trad. A. Ravano)
--------------------------
Febbraio è passato.
Quel giorno poi è stato come rifugiarsi sotto terra
e riemergere. Dove?
Questo lo so. L’ho scoperto.
E’ la mia scommessa con l’intelligenza.
Rischio la follia con te. Un modo per farti tornare e rivedere
capelli, naso, interno occhi
come scene di un delitto
Mi è familiare entrare, uscire è impossibile.
Poi c’è l’arresto, contro il muro.
Silenzio che penetra l’universo. Occhi di cerbero in agguato.
Cerco un cobra sai? Cosa credevi?
Vederti rinascere non è cosa da poco
come lottare nella sua bocca, ingoiando, piangendo
ritornare uovo.
Evoluzione di un miracolo giocato in un polmone.
Segni di clemenza anche questa volta
nessun curioso nei dintorni.
Dov’ è la tua prigione? Il 41 bis è uno scherzo al confronto.
Regime lunare. Pioggia che inverte il senso.
Nemmeno Lazzaro lo è. Quell’altra volta ci volle un ordine imponente.
E’ possibile anche oggi. La probabilità gioca sul vincente.
Tirare indietro il gas, svilire ogni molecola che morde il sangue,
vivere è questo tiro di dadi sul pavimento.
Per tirarti su da terra, preparare rotte di malva,
nutrire api ghiotte di tremore.
C’è una luna che emana favole di gelsi e bruchi.
Tessono la tunica dell’apparizione,
risplenderà ancora l’arnia del sorriso,
ne sono certo,
e tu sarai ancora Regina d’api.
Dov’era,
con il suo fulvo corpo leonino, le sue ali di vetro?-
S.Plath. (trad. A. Ravano)
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Febbraio è passato.
Quel giorno poi è stato come rifugiarsi sotto terra
e riemergere. Dove?
Questo lo so. L’ho scoperto.
E’ la mia scommessa con l’intelligenza.
Rischio la follia con te. Un modo per farti tornare e rivedere
capelli, naso, interno occhi
come scene di un delitto
Mi è familiare entrare, uscire è impossibile.
Poi c’è l’arresto, contro il muro.
Silenzio che penetra l’universo. Occhi di cerbero in agguato.
Cerco un cobra sai? Cosa credevi?
Vederti rinascere non è cosa da poco
come lottare nella sua bocca, ingoiando, piangendo
ritornare uovo.
Evoluzione di un miracolo giocato in un polmone.
Segni di clemenza anche questa volta
nessun curioso nei dintorni.
Dov’ è la tua prigione? Il 41 bis è uno scherzo al confronto.
Regime lunare. Pioggia che inverte il senso.
Nemmeno Lazzaro lo è. Quell’altra volta ci volle un ordine imponente.
E’ possibile anche oggi. La probabilità gioca sul vincente.
Tirare indietro il gas, svilire ogni molecola che morde il sangue,
vivere è questo tiro di dadi sul pavimento.
Per tirarti su da terra, preparare rotte di malva,
nutrire api ghiotte di tremore.
C’è una luna che emana favole di gelsi e bruchi.
Tessono la tunica dell’apparizione,
risplenderà ancora l’arnia del sorriso,
ne sono certo,
e tu sarai ancora Regina d’api.
I grandi poeti si son persi abbracciando la notte,
amando le parole che andavano a scrivere.
Si son fatti bambini
e, come loro, hanno attinto
dal mondo della fantasia.
Sapevano che l’umiltà
è il seme che fa diventare grandi,
perché le parole, che andavano a scrivere,
toccavano il cuore di chi li leggeva.
I grandi poeti sono nel cuore e sulla bocca di tutti,
sono diventati immortali.
Forse, da molti, non saranno stati capiti o apprezzati
ma, nella loro poesia,
sono sempre riusciti a cantare le lodi dell’amore,
sia vero o di fantasia.
Hanno scritto di gioia e dolore,
ma l’hanno sempre fatto,
attingendo dalle emozioni
che trasmetteva loro il proprio cuore.
amando le parole che andavano a scrivere.
Si son fatti bambini
e, come loro, hanno attinto
dal mondo della fantasia.
Sapevano che l’umiltà
è il seme che fa diventare grandi,
perché le parole, che andavano a scrivere,
toccavano il cuore di chi li leggeva.
I grandi poeti sono nel cuore e sulla bocca di tutti,
sono diventati immortali.
Forse, da molti, non saranno stati capiti o apprezzati
ma, nella loro poesia,
sono sempre riusciti a cantare le lodi dell’amore,
sia vero o di fantasia.
Hanno scritto di gioia e dolore,
ma l’hanno sempre fatto,
attingendo dalle emozioni
che trasmetteva loro il proprio cuore.
Impegno
che a questo mondo sta
come Mufasa
era visto da Scar.
Impegno è dovere.
Meglio la valle
dove restare in attesa
poi
gettate la fune
e ci tirate ...
Quando s'arriva alla cima
... a te l'onere:
ti spettan diploma e medaglietta,
d'acquisto, un bel diritto
a noi tutto il resto,
piacere compreso ...
ché l'impresa t'abbiamo concesso.
Io però
sono in diritto
e d'esser trasportato
... lo esigo!
Sia forse il caso
di lasciar stare,
di lanciar funi
per poi tirar...
si la zappa sui piedi
e regalar pappa già pronta?
Rompi quel filo e tramami a tela
Riversa nello spazio fra me e il tempo
il tempio
di me e delle mie ragioni ma
ma dimmi, dimmi qual è la chiave del tuo lucchetto
per arrivarti
per giungere al lido
allo spazio per tenderti
al sapere del dirti
Ti comprendo e riparte il vagone di storie
quelle del mio fare e dove
Ama le mie pieghe e la mia vertigine
avvinghiata d'illusione d'esserci
e ponimi di fronte all'altare
che di me fa agnello e gregge
Riversa nello spazio fra me e il tempo
il tempio
di me e delle mie ragioni ma
ma dimmi, dimmi qual è la chiave del tuo lucchetto
per arrivarti
per giungere al lido
allo spazio per tenderti
al sapere del dirti
Ti comprendo e riparte il vagone di storie
quelle del mio fare e dove
Ama le mie pieghe e la mia vertigine
avvinghiata d'illusione d'esserci
e ponimi di fronte all'altare
che di me fa agnello e gregge
Una stazione sconosciuta
senza nome,
fra prati verdi
e viali alberati.
e viali alberati.
Città incantate
e grattacieli colorati.
Fermate obbligate,
soste vietate.
Un viaggio contrastato
boicottato
mai fermato, mai bloccato
fra gioie e dolori.
Annunciano l'arrivo e l'ansia sale
il risultato del lungo viaggio prende vita.
Lavoro portato avanti
con determinazione e amore.
Il frutto dell'albero della vita,
del sentimento, dell'essenza
del prolungamento della vita.
Intravedo l'arrivo...
Indosserò il vestito della poesia.
Tutto cambierà
non sarà più come l'attimo prima
indosserò l'abito invisibile, ma importante.
Metterà a nudo quello che prima era nascosto
rivelandolo a tutti.
Per noi che non viviamo laghi
cresciuti all’esercizio della ruggine
dietro metalli a chiusa
d’intonaci crepati senza luce.
Per noi che non scaliamo vette
frustati sulla rotta di declivi
un palmo sopra il mare
riarsi come sale sulle piaghe.
Per noi che non miriamo podi
lasciati a ruminare in slarghi d’ombra
trai fiori calpestati
alla contesa di sbandite scaglie.
Per noi riparo è il buio, letto
la notte che si scioglie in mille rive
e poi l’alba che tarda
a evidenziare – e l’indistinto vive.
cresciuti all’esercizio della ruggine
dietro metalli a chiusa
d’intonaci crepati senza luce.
Per noi che non scaliamo vette
frustati sulla rotta di declivi
un palmo sopra il mare
riarsi come sale sulle piaghe.
Per noi che non miriamo podi
lasciati a ruminare in slarghi d’ombra
trai fiori calpestati
alla contesa di sbandite scaglie.
Per noi riparo è il buio, letto
la notte che si scioglie in mille rive
e poi l’alba che tarda
a evidenziare – e l’indistinto vive.
Se tu fossi qui
vedresti le rose.
Fioriscono...
anche ad agosto.
Non so perché
scrivo questo!
Ma, d'agosto ricordo
solo quel giorno.
Quel caldo
quella pioviggine
quella macchina
quelle divise
e le rose nel prato.
Ricordo di sangue,
lo stesso sangue
che non torna.
Rosso, come le rose.
Rosso, fuoco nel petto
che brucia...
Sono morto
quel giorno.
E tu... vivi
nel ricordo
che fa male.
E fa più male
ad agosto... con le rose.
Nessun segno dal cielo
che mi attraversi l’arcobaleno
o scrivano per me poeti gitani
che danzino cigni neri
o volino farfalle rosse.
Cosa cambierebbe altrimenti?
Forse i discorsi delle genti
e i sorrisi delle masse
i viaggi e i ritorni dei corrieri
astrali, i latrati dei cani
in lontananza o le balle di fieno
per cuscino nella notte di gelo.
La chiamano speranza ma è l’attesa
che non vuole finire, il vetro
lo specchio, il cristallo, la cruna
la droga che è l’amore malato
il tuono che segue il lampo
l’inciampo del cuore sotto sforzo
l’infarto dell’amore nel pozzo
del disprezzo, le piume di struzzo
al posto del tailleur, lo sfarzo
degli occhi ambrati, il crampo
di dolore alle mani, il salato
al posto del dolce, la sfortuna
di averti incontrata, lo spettro
della luce al tramonto nella tua chiesa.
Per dire che è scesa la notte
non servono parole, basta il silenzio
o lasciare che sia la musica
a tracciare la rotta verso l’abisso
del cielo stellato macchiato di gesso
proprio la canzone del paradiso
cui bussare quando il tempo è arrivato
e il chiarore è svanito. E’ il boato
del fruscio, del talento deriso
della morte nei viali bui dell’universo
il taxi dell’emozione nel mondo connesso
all’inverso, il sibilo di chi giudica
senza conoscenza dei fatti e il nunzio
nero che lascia l’ultima nota della sorte.
La domanda è come possa uscire, concepire, diventare
non è che un uovo e da qui si dipana un cielo
e che caos è la perfezione.
I primi occhi come lame
formano quattro mura è una casa?
e la donna è bambina.
al centro del bianco splendore delle quattro mura ti sei vista,
hai pensato come tutti pensano,
tutti ti dicono
tutti ti parlano
entrano escono dalla tua porta
e portano riempiono svuotano strappano.
c’è qualcuno che aggiusta
donna ti frulla la testa di domande?
entrano ed escono i soprammobili,
personcine attaccate alle pareti
e poi?
che fanno sui pomelli del letto imbrillantati?
vedono, riflettono i loro occhi,
ah l’amore, è l’esperienza.
Sui comò, pezzettini di affanni
ombre di vite lasciate con te,
per te, a formarti le strade.
Le opere d’arte di camminate chini
a guardare dal basso, bambina
trascinando l’esperienza, il pacco
per poi donna dall’alto a trovarle diverse
e le luci di ribalta sulla faccia.
Luci spente e accese
e quelle pareti attorno
e il pubblico che acclama
le loro voci vere e palpabili.
Pensieri nelle mani
che non si attaccano alla lingua
che non si attaccano alla vita.
È l’esperienza donna
e ci credi bambina?
che quel che sta succedendo nella testa sia déjà-vu
e non che in quell’assenza ci sia la vita stessa
che per un attimo ti coglie di sorpresa.
Ci hai pensato
credevi fosse un dono
e non ti senti, non ti vedi, sei.
non è che un uovo e da qui si dipana un cielo
e che caos è la perfezione.
I primi occhi come lame
formano quattro mura è una casa?
e la donna è bambina.
al centro del bianco splendore delle quattro mura ti sei vista,
hai pensato come tutti pensano,
tutti ti dicono
tutti ti parlano
entrano escono dalla tua porta
e portano riempiono svuotano strappano.
c’è qualcuno che aggiusta
donna ti frulla la testa di domande?
entrano ed escono i soprammobili,
personcine attaccate alle pareti
e poi?
che fanno sui pomelli del letto imbrillantati?
vedono, riflettono i loro occhi,
ah l’amore, è l’esperienza.
Sui comò, pezzettini di affanni
ombre di vite lasciate con te,
per te, a formarti le strade.
Le opere d’arte di camminate chini
a guardare dal basso, bambina
trascinando l’esperienza, il pacco
per poi donna dall’alto a trovarle diverse
e le luci di ribalta sulla faccia.
Luci spente e accese
e quelle pareti attorno
e il pubblico che acclama
le loro voci vere e palpabili.
Pensieri nelle mani
che non si attaccano alla lingua
che non si attaccano alla vita.
È l’esperienza donna
e ci credi bambina?
che quel che sta succedendo nella testa sia déjà-vu
e non che in quell’assenza ci sia la vita stessa
che per un attimo ti coglie di sorpresa.
Ci hai pensato
credevi fosse un dono
e non ti senti, non ti vedi, sei.
Nella volta di seta
l’aria intorno è cessata
le voci si addormentano
sotto mani di foglia
I disegni degli dei
mancano degli angoli
del numero e del calcolo
Sarai tu a raccontarmi
dove hai colto l’erba matta
O sei giardino prossimo alle stelle









