Da padre vidi ch’era bella: mi darà un nipote,
sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
DVD compiva cinqu’anni quand’ecco inveire lui:
<Son stufo, me ne vado, non la sopporto più>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<Figlio che fai, c’è il bimbo, esiste un giuramento,
Sacramento di Dio, te ne pentirai, pensaci su!>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
del genitor che fu s’era scordato.
Restai come ubriaco, cieco, tramortito.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato,
la grande mia passione;
occhi color cielo e mare azzurro, volto miniato,
venuto a lenir la delusione
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che ha spazzato via la mia stagione.
sarà una buona madre, pensai della signora;
ha quella giusta dote per diventar mia nuora
e fu nel tempio sposa e ne sortì una figlia
una famiglia nuova, certo gradita a Dio,
eppure mi sbagliai.
DVD compiva cinqu’anni quand’ecco inveire lui:
<Son stufo, me ne vado, non la sopporto più>.
Furono tinte nere, incubi di morte, la mia peggiore sorte.
<Figlio che fai, c’è il bimbo, esiste un giuramento,
Sacramento di Dio, te ne pentirai, pensaci su!>.
Devastò il dovere, ignaro del peccato,
del genitor che fu s’era scordato.
Restai come ubriaco, cieco, tramortito.
Vagai tra la fanciulla, una brava moglie,
il piccolo, un infante candido, innocente,
la vergogna, la gente: mi mancava il fiato.
E m’è rimasto lui, tenero, educato,
la grande mia passione;
occhi color cielo e mare azzurro, volto miniato,
venuto a lenir la delusione
dall’incresciosa, ingiusta situazione
che ha spazzato via la mia stagione.
9 commenti
Pensavo al surrealismo mentre salivo le scale
Come scultura l’intrecciarsi dei rami
Passeri insomma tra le mani del vento
poi fu una distesa di nuvole a risvegliarmi
inconsistente sotto i piedi e fulmini per gradini
A tu per tu con una rossa infine
entusiasmo in una valigia a forma di sorriso
cifre debordanti da un computer
persino l’albume dei titoli di stato che colava da una parete
e dietro: il tuorlo a germinare in una stanza di fremiti e schiocchi sospetti
e facce e cera e presenze e vuoti inutili da elencare
tutte per dar credito a quanto pensavo
davanti all’edicola di una con le tette brocche:
che si giustifica facilmente l’affaire dell’Eden
e che nessun Dio vuole rettili a pranzo con sé
Tutto ciò confabulavo seduto sull’ ecopelle
ai piani sottostanti il primaverile in ogni vetrina che accostavo
intreccio di fondi d’ investimento e mercati azionari in fresco lino
e sugli enormi manichini… forse solo spettri, sì spettri per corso Cavour
fu lì, in quel finto dopo paradiso che misi una certa distanza
tra me e le molte iguane che s’agitavano sulla comoda poltrona
Dopotutto ero ben sveglio e non avevo da temere per condanne pregresse
chi aveva commesso quelle colpe?
Tutti quei peccati in una rampa di scale ed io mi ci trovavo in mezzo
alla fine sono un piccolo barese forse addirittura piccolo borghese
Stipendiuccio e attesa di pensione convocato dalla mia compagnia
Ah che potere hanno gli assicuratori!
Pensavo a questo potere come una spia sull’universo, l’ esistenza perlomeno
Ma non era contemplato tra le categorie di Aristotele
Con tutta l’importanza sullo spazio tempo con tutta l’influenza sulle quantità
Niente nemmeno Kant mi viene incontro con quest’angoscia
Perché angustiarsi dunque?
Forse sì, scatta la classe come la ghigliottina
E la rossa….la rossa è la modella di Courbet,
gli occhi reali di ogni realismo
E questa che ho visto alzarsi come la spada dell’angelo
la solita minaccia alla mia vita, esagerata, ingiustificata
di certo vera.
Come scultura l’intrecciarsi dei rami
Passeri insomma tra le mani del vento
poi fu una distesa di nuvole a risvegliarmi
inconsistente sotto i piedi e fulmini per gradini
A tu per tu con una rossa infine
entusiasmo in una valigia a forma di sorriso
cifre debordanti da un computer
persino l’albume dei titoli di stato che colava da una parete
e dietro: il tuorlo a germinare in una stanza di fremiti e schiocchi sospetti
e facce e cera e presenze e vuoti inutili da elencare
tutte per dar credito a quanto pensavo
davanti all’edicola di una con le tette brocche:
che si giustifica facilmente l’affaire dell’Eden
e che nessun Dio vuole rettili a pranzo con sé
Tutto ciò confabulavo seduto sull’ ecopelle
ai piani sottostanti il primaverile in ogni vetrina che accostavo
intreccio di fondi d’ investimento e mercati azionari in fresco lino
e sugli enormi manichini… forse solo spettri, sì spettri per corso Cavour
fu lì, in quel finto dopo paradiso che misi una certa distanza
tra me e le molte iguane che s’agitavano sulla comoda poltrona
Dopotutto ero ben sveglio e non avevo da temere per condanne pregresse
chi aveva commesso quelle colpe?
Tutti quei peccati in una rampa di scale ed io mi ci trovavo in mezzo
alla fine sono un piccolo barese forse addirittura piccolo borghese
Stipendiuccio e attesa di pensione convocato dalla mia compagnia
Ah che potere hanno gli assicuratori!
Pensavo a questo potere come una spia sull’universo, l’ esistenza perlomeno
Ma non era contemplato tra le categorie di Aristotele
Con tutta l’importanza sullo spazio tempo con tutta l’influenza sulle quantità
Niente nemmeno Kant mi viene incontro con quest’angoscia
Perché angustiarsi dunque?
Forse sì, scatta la classe come la ghigliottina
E la rossa….la rossa è la modella di Courbet,
gli occhi reali di ogni realismo
E questa che ho visto alzarsi come la spada dell’angelo
la solita minaccia alla mia vita, esagerata, ingiustificata
di certo vera.
Giovane guerriero
che nutri macabri pensieri;
fragili vite appena sbocciate
disperse!
Nell'assenza di tracce
di benevola coscienza,
travolto da false ideologie
l'odio pervade
e della vita
il supremo dono detesti.
Il cuore che un tempo esultava
oltre confine
in un abbraccio..
ora spietato,
tesse piani funesti.
Sui corpi innocenti
il sangue versato
Pace ha impresso.
Giovane combattente,
burattino nel bellicoso teatro,
accantonato il ruolo di comparsa,
protagonista diverrai
dell'Autentica " battaglia".
che nutri macabri pensieri;
fragili vite appena sbocciate
disperse!
Nell'assenza di tracce
di benevola coscienza,
travolto da false ideologie
l'odio pervade
e della vita
il supremo dono detesti.
Il cuore che un tempo esultava
oltre confine
in un abbraccio..
ora spietato,
tesse piani funesti.
Sui corpi innocenti
il sangue versato
Pace ha impresso.
Giovane combattente,
burattino nel bellicoso teatro,
accantonato il ruolo di comparsa,
protagonista diverrai
dell'Autentica " battaglia".
Deserto di piume
e anelli
al tramonto
Morte del vivere
La mano che si fa scudo
e la mano che s’apre in palmo
Debole solco
d’un palpito rosa
che trova rifugio al cobalto
Di lingerie
in pizzo
Copro gli zigomi
di mani e sospiri
mentre ritraggo lo sguardo
e mi lascio
Nel silenzio della sera
raccolgo le emozioni
vissute...
Ed è solo un giorno,
di un freddo inverno.
È solo ciò che sento
al calar della sera.
Quella voglia selvatica
di graffiare la carta,
d'imprimere un segno
per ogni attimo,
ogni istante...
vissuto, sofferto, pensato
o anche solo sognato.
E impugno la gelida arma!
Rulla la sfera, rulla
e asfalta i miei pensieri
sul foglio bianco, come neve.
E chissà se fuori nevicherà,
nel silenzio di questa sera!
raccolgo le emozioni
vissute...
Ed è solo un giorno,
di un freddo inverno.
È solo ciò che sento
al calar della sera.
Quella voglia selvatica
di graffiare la carta,
d'imprimere un segno
per ogni attimo,
ogni istante...
vissuto, sofferto, pensato
o anche solo sognato.
E impugno la gelida arma!
Rulla la sfera, rulla
e asfalta i miei pensieri
sul foglio bianco, come neve.
E chissà se fuori nevicherà,
nel silenzio di questa sera!
E se volessi l’ombra per amarti
quella di un’ancora di guerra, nera
ch'è fianco a steli di cannoni arresi
dove c’è pace per i solchi
esplosi come archivi
di luce amara.
Tu morbida t’affacci lì dal chiostro
quando ti spettina l’aurora e un soffio
dagli occhi di rugiada a me è un intorno.
Dell’antro poi io saturo ogni poro
ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore
e limo con le mani sino al sangue
queste pareti ruvide, scintille
rimbalzino
dalle pupille in fiamme.
quella di un’ancora di guerra, nera
ch'è fianco a steli di cannoni arresi
dove c’è pace per i solchi
esplosi come archivi
di luce amara.
Tu morbida t’affacci lì dal chiostro
quando ti spettina l’aurora e un soffio
dagli occhi di rugiada a me è un intorno.
Dell’antro poi io saturo ogni poro
ché non s’asciughi al buio il tuo fulgore
e limo con le mani sino al sangue
queste pareti ruvide, scintille
rimbalzino
dalle pupille in fiamme.
Sono come il tempo passato
e il futuro che deve venire.
Scrivo memorie di antichi ricordi o futuri presagi, ...
che lascio di me, pensieri che voi leggerete.
Vivo dimenticato nella mia solitudine
dove solo fioche luci di candele,
vincono l’oscurità che mi circonda,
mia unica compagnia.
Quante cose leggo e ascolto nel silenzio che mi circonda,
raccontate dagli spettri che mi sono diventati amici
in questo esilio che sto vivendo.
Solo l’essenziale mi basta,
fogli di carta e l’inchiostro per scrivere,
odori che saziano la mia anima,
perché solo così posso darle libero sfogo, “ scrivendo”.
Questo è diventato il cibo che nutre il mio corpo
che non ha più tempo.
Gli anni non li ho più contati,
li ho dimenticati.
e il futuro che deve venire.
Scrivo memorie di antichi ricordi o futuri presagi, ...
che lascio di me, pensieri che voi leggerete.
Vivo dimenticato nella mia solitudine
dove solo fioche luci di candele,
vincono l’oscurità che mi circonda,
mia unica compagnia.
Quante cose leggo e ascolto nel silenzio che mi circonda,
raccontate dagli spettri che mi sono diventati amici
in questo esilio che sto vivendo.
Solo l’essenziale mi basta,
fogli di carta e l’inchiostro per scrivere,
odori che saziano la mia anima,
perché solo così posso darle libero sfogo, “ scrivendo”.
Questo è diventato il cibo che nutre il mio corpo
che non ha più tempo.
Gli anni non li ho più contati,
li ho dimenticati.
Vento soffia potente
Io leggero ti seguo
Salgo e mi perdo tra colori terre ed acqua.
Tutto è magnifico il sole lo guardo da vicino
Ma giù c'è un luccichio che mi attrae, sei tu
Scendo veloce sono tra i tuoi capelli sul tuo collo sulla tua pelle.
Ti cingo ti odoro ti porto i miei sapori e rubo i tuoi
Piccole raffiche sono i miei baci
Tu sorridi e giri il volto per godere i miei soffi...
Io leggero ti seguo
Salgo e mi perdo tra colori terre ed acqua.
Tutto è magnifico il sole lo guardo da vicino
Ma giù c'è un luccichio che mi attrae, sei tu
Scendo veloce sono tra i tuoi capelli sul tuo collo sulla tua pelle.
Ti cingo ti odoro ti porto i miei sapori e rubo i tuoi
Piccole raffiche sono i miei baci
Tu sorridi e giri il volto per godere i miei soffi...
La tempesta fuori imperversa
Le sue liquide gemme ricadono
Nell'immenso ventre rigido
Del verde mare di pesci e navi
Del cielo di diamanti
Dell'enorme carcassa umana
Tempesta
Imbevimi del tuo liquore insapore
Bagna il mio capo
Porgimi il battesimo di Natura
Posa il fiore dai petali di ere
Rendi vivi gli occhi smorti, persi
Tempesta
Non sei mia madre
Non sei mia madre
Sei l'asciutta amigdala di vetro
In cui il mio animo trova sconforto
Sì, tempesta, apri le tue ali blu
Sulla mia schiena stanca
Sì, tempesta, consegnami la Morte
Su un catino di pietra austera
La mia compagine se ne farà giogo
Sì, tempesta, libera questi
Dalla smunta magrezza
L'inno si dipana
Lento come la risacca, nudo
Gelido, come il pugno della pioggia
Solo numeri, la rata del mutuo e l’importo
delle bollette, il costo dei vestiti
e gli scontrini del supermercato. L’offerta
promozionale come unica felicità
concessa alle antenne della mente pensante.
E’ questa la proposta? E la risposta corrente
è nelle rabbia confusa e nell’elettricità
di un amplesso col fante di picche. La meta
è alle spalle e i cibi del giorno sono conditi
con olio di motore rubato al magazzino del porto.
Poi arriva il malandrino con cappello corinzio
e scarpe senza suola, è andato a scuola
dalle suore prima di finire in una svendita
di camicie usate. Chi l’ha incontrato
è rimasto colpito dagli occhi fiammeggianti
e dal look trasandato, parla di stenti
e promesse tradite, ha intrecciato passato
e futuro con l’uncinetto, ormai è in gita
da tre anni e nelle ore notturne si consola
con un biberon di cognac e di assenzio.
Il discepolo del matto ha asciugato le lenzuola
sulle tegole del tetto e rifatto i letti
con le tende delle finestre. Quando prenderà
la parola, reciterà i versi di Catullo
a una platea di elefanti in pensione.
Poi dicono che andrà di corsa alla stazione
per incontrare l’ultima donna del bullo
che gli ha rotto tre denti. Ci vorrà
tempo per vedere rifiorire i sogni interrotti
riprendersi il suo amore e dimenticare ogni regola.
Corri sul ticchettio delle ore,
in bilico tra fantasia e realtà,
cadi, e rimbalzi, in un fiume di parole,
e all’assordante rombo di cascata, spegni la voce.
Tempo un secondo, e il vortice ti squassa, 

tempo un minuto, e il vuoto ti dissolve,
rigurgita il tuo corpo in mille te,
disperso in uno spazio senza senso.
Si tingono di rosa
i contorni del cielo.
Guardo a ponente,
un sole stanco
che si adagia lento
sulla culla della sera.
Si spegne il giorno,
è un canto del cigno,
vestito di mille colori.
Porta con se...
Fatiche, piaceri e dolori.
L'orizzonte sfuma,
profili ormai confusi.
S'accendono i lampioni.
Una ad una salgono
timide... le stelle.
Saluto la luna,
chiudo la finestra...
Il sogno comincia.
i contorni del cielo.
Guardo a ponente,
un sole stanco
che si adagia lento
sulla culla della sera.
Si spegne il giorno,
è un canto del cigno,
vestito di mille colori.
Porta con se...
Fatiche, piaceri e dolori.
L'orizzonte sfuma,
profili ormai confusi.
S'accendono i lampioni.
Una ad una salgono
timide... le stelle.
Saluto la luna,
chiudo la finestra...
Il sogno comincia.
Poteva essere semplice
la vita era tutta lì:
verde rovesciato
guerra seppellita!
Non arriva un grido,
né un lamento,
neanche un sibilo
e intanto pesano i tuoi morsi dentro.
Da quanto ormai la tua viltà
è misero vestito?
Io scrivo sempre
ma non sei mai esistito;
la penna è molta rossa,
a fatica dà risposta.
Parlavi sempre del piacere del tuo blu,
invece era un freddo raggio verde
su un filo di nylon, ormai tagliato.
Luna d'agosto in coppa preziosa,
sangue immortale
che mai fu.

Luna d'agosto in coppa preziosa,
sangue immortale
che mai fu.

Le tue ossa scricchiolano e gemono
Ti arrampichi sulle mura d'odio
Aspetti che la lama giunga
Per fendere il fantasma che sei tu
E ti disperi
Perché non sei più nulla
Sei il tempo che si è fermato
La terra che trema
Un essere umano che spera
Un'incertezza che si espande
Sulla tela sporca di rabbia
rimbalzi noce al mallo nell'esserti uscita
ripulendo l'ego e i suoni suoi contorni
A volte vedo un baffo fra tanto verbo e ardire
e della mente mia nefasti fai gli allori
sempre che la mano un dì -che so- si svegli
scarabocchiando il verso atto ad introdurti
-Il canto mio poetico faccia di me un profeta
che all'imbiondir parabole si rifocilli il mento-
ripulendo l'ego e i suoni suoi contorni
A volte vedo un baffo fra tanto verbo e ardire
e della mente mia nefasti fai gli allori
sempre che la mano un dì -che so- si svegli
scarabocchiando il verso atto ad introdurti
-Il canto mio poetico faccia di me un profeta
che all'imbiondir parabole si rifocilli il mento-









