Con un impuro, deforme, caustico salmo
La porta si fece rocciosa uscita della
Me
che tu hai calpestato,
nelle urla di disprezzo
che addosso mi hai gridato,...
nell’odio riversato,
perché con le parole
non sapevi difendere l’onore del fiore
che a te si è donato
e tu come un ladro,
l’amore mi hai rubato.
Sono nelle accuse dei tuoi fallimenti,
il cuore dove hai conficcato il chiodo
con il cui alimenti il dolore.
Per te ora la mia vita non ha nessun valore,
mentre tu per me eri tutto l’universo intero,
perciò perderti non lo considero un male,
perché vuol dire che di me
tu non hai capito niente
e non mi hai mai amata,
ma solo disprezzata.
che il lago specchia tempo
cadente in tonfo all'acqua
Gioca col dito a disegnarti nuova
ad immagini nel tremare d'onda
e segnati una croce che cancelli il fato
-frasche e germogli d'erba nel finire
cerchiano l'aura di gitana senza luna-
Mistiche lingue
dalle sillabe perse
colori,vestiti,ritualità
tratti segnati da rughe
sulle spalle d'ognuno
come tatuaggi.
uomo insito in etnie
retaggi di popoli antichi
idiomi che ricamano
bocche che parlano.
un unico gesto accomuna tutti
il sorriso.
ogni volto né e' pregno
magia che nasce e non si scorda più.
illumina da calore
carezza sul cuore
non ha prezzo
ne guerre lo possono cancellare
universale segno d'amore.
solchi di grafite hanno lasciato solo macerie,
magari io trovassi le rovine
figlie di un tempo mio.
Sotto quel grigio nulla,
della persona non risuona
l'eco di chi ero.
Ci provarono un tempo
a ridosso di declivi naturali,
a formare le persone dietro a quelle maschere
per insegnarci chi essere.
Senza il mio passato
gettata oggi nella polvere
su di un palco spento di cui non si ha memoria
sono soltanto quello,
l'individuo nudo di domani.

Indosserò il mantello della notte,
per essere al sicuro,
nel buio...
Al riparo dalla luce,
dove neanche il luccichio della luna
o il brillar delle stelle possa trovarmi...
Mi fido di te, notte!
Sei sincera, sempre,
arrivi puntuale
quando il giorno va via
e mi fai compagnia.
appare,
come un epifania,
isola sperduta e incontaminata,
luce abbagliante
bianca pagina vuota,
la mia vita
nuova.
E sono qui carica di ricordi
zavorre pesanti,
polverose coltri,
da abbandonare
prima di approdare.
Limpide e inviolate sponde
attendono i miei passi,
impronte mai lasciate ,
parole,
mai pronunciate ,
forse spavalde ,o chissà
sfacciate,
ma questa vita nuova
mi scuote e nasce ,
per essere vissuta.
irrompeva in te
una calma disarmante.
Le acque d'ineffabile bellezza
balsamo erano per le arse membra.
Cullata,ammiravi l'immensita' celestiale
che talora,candide nuvole vaganti baciava.
Al crepuscolo vermiglio,
rapita dalla musica gitana,
il corpo,
in balia della danza travolgente,
fremeva di sussulti amorosi.
Vestita di bianca seta
nella luce soffusa,
i complimenti dei giovani galanti
inebriavano il cuor tuo adolescente.
La notte ballerina s'acquietava
e ascoltando il mare bisbigliare,
un canto innalzavi.
Un veliero..verso mete sconosciute
e tu,memore e felice dei frammenti vissuti,
sullo scoglio amico ti avviavi
Nel cielo piccole stelle
illuminavano la tua eta'
ed il vento,scompigliando i lunghi capelli,
custodiva sogni di teneri amori nascenti.
mi ritrovo
scrivo parole per questo cielo
i miei giorni e le mie notti
come una furia irrompe
mi cade addosso .
Mi avvolgo
fino a porsi al mio fianco intinti d'indaco
tra una tazza di caffè
Serena mi ritrovo.

squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato
come grano di stella rovente,
come cocci di sole stanco,
come un respiro di cristallo.
Ed anche il mare pianse,
graffiò vesti di farfalle,
spezzò il suo filo coi pianeti,
cadde in questa zuppa di cuore
come fiore inciampato nella notte.
Arpeggio di cielo,
squarcio di papavero
e sei fra le labbra del passato.
quella delle sottane
E’ quella di mani intorpidite d’acqua
di giovani operaie
che fra le loro dita
non s’avvinghiava filo
ma erba incattivita che minacciava il riso
L’Italia
mia
e’ di terra:
di contadini e cibo,
di mandrie e cuori in paglia
Dell’abbracciare l’arma
per vivere di vita
Morire poi di neve
per perdere battaglia
L’Italia mia e’ quella
della persona onesta
che ancora coglie fiori
ai lati della strada
Che si commuove al piangere
d’un miagolio di bimbo
e ne accarezza il capo
felino
e sfoglia un fiore
Giocava con la palla una fanciulla
Solamente la corvina luce del Nulla
Poi lente, placide, tranquille ritorsioni










