feriale
che ne trascini tanti
come tutti
tra mucchi d’ancore nel mare mente.
Trabocco e gorgoglio
sui punti di sutura e giugno
chiama tepore
che sa solo di luce nel tragitto
- di metà mamma.
Ma troppo tardi
perde calore l’auto sull’asfalto
distratto come te da mille soste.
Torna perenne l’ultimo
rumore vivo
il colpo secco
come coperchio d’una bara
l’urlo di morte
che dentro ora ti vive
per sempre
impresso agli occhi, inciso
dal fondo indifferente di memoria.
Ora pugnale squarcia
tracima
dolore senza requie
né perdono.
Nel profondo lago
s'affondano le mie speranze.
nell'attesa sorvola a pelo d'acqua
come libellula l'anima mia
vibra d'aria
s'innalza, s'abbevera di succo d'amore
un tuffo
e scompare alla vista
nel profondo specchio
nuota soffocando le grida
e poi leggera
come polline riprende il volo.
si ricopre di sguardi e parole
di piccole gioie
mai sazia d'innalzarsi
ne trae beneficio.
un'anima
sola e assetata di cielo.
con occhi smarriti ,il passo incerto di chi non
sa la direzione.
Il tuo viso inespressivo alla ricerca di un passato
oramai lontano.
La fatica di vivere il presente come un peso
sulle spalle .
L'istinto privo di ragione nel raggiungere una
meta inesistente.
Il vuoto nella mente alla ricerca di un posto sicuro,dove poter riposare.
Dove il tempo non ha consumato il legno
quanto sia forte il dolore
e faccia male la rabbia...
quando giunge dentro il cuore.
T’inventi mille parole,
per ingannare la mente,
ripetendoti che era amore,
ma a essa rimangono solo sconsolanti
e non le vuole ascoltare.
Quindi piangi, stringi i pugni,
ma dalla vita, per vivere,
sei costretto avanti andare.
Questa notte...
Un cielo di stelle.
Le ammiro rapito,
sono anime...
Forse le più belle.
Salgono accese,
brillano di luce
e poi cadenti,
sono anime lucenti.
Quelle non viste,
sono scure stelle.
Anime in pena,
non meno belle.
Cadono a frotte,
riaccese...
Diventano comete
e nella notte,
sono dal cielo rapite.
Sono anime perse
che solo il buio
fa sembrare diverse.
L’ha chiusa quella stanza e buttato via la chiave
il giorno che le sirene hanno smesso di cantare
la sua canzone preferita. E’ ripartito dal vocabolario
dei suoni, i toni sfumati a est del precipizio
e gli acuti a dardeggiare il viso al tramonto
tutto pronto per affrontare l’ultimo giro d’orologio.
Il necrologio sul giornale era una festa, per chi resta
sulla fune sospesa tra due pareti di ghiaccio
poi gli tornò in mente l’aurora e il canovaccio
della fiaba del camaleonte e di quando alla festa
dei barcaioli aveva bevuto champagne per sfregio.
E sparì ogni dubbio, le stanze del cielo un acconto
del paradiso, la porta d’ingresso nel solstizio
d’estate, era ormai tempo di bussare, il diario
scritto sino all’ultimo rigo, la notte per brindare
insieme alla donna della sua vita, lì sull’astronave.
quando non ci sei dentro,
è tutto chiaro nella testa
una vita completa fatta di certezze
e non rispondi, ti chiamano, pensavi fosse semplice
ma i due mondi non si attaccano.
Se esci poi
chi l'ha detto?
Oltre la soglia ti senti libero
tra i limiti
e quello che c'era prima
in quel piccolo inferno che tieni al sicuro
in tutte quelle sensazioni che fanno parola
non coincide
hanno detto
a quel puzzle mancano i pezzi.
Sembrava andasse tutto alla perfezione
che ogni cosa fosse al posto giusto
tassello più, tassello meno.
Qualcuno lo sapeva, lì in fondo
quel prurito sotto ai piedi
di cose già sentite, sottovoce
hai tagliato a pezzi le verità per farle incastrare a dovere,
ma è un minuto poi passa
e scendi giù, col cuore in gola per ambientarti.
Qual è il mondo vero?
Ci vuole coraggio
una parola, una canzone, un passo
e tutti i ricordi pensano di essere adatti alla situazione
cosa posso dirti, si accalcano lì fuori, oltre quella sbarra.
C'é qualcosa che non funziona
non sei tu a decidere di te.
Quanto è bello lì dentro
quando tutto fuori ti dice che è vero
non puoi non darmi ragione
dice
hai già visto tutto, hai sentito ogni cosa lo vedi?
Tu vieni dal futuro
Una volta tremavi alla fine del viaggio.
Ti manca il coraggio.
So quello che sono,
in fondo minuto più, minuto meno.
finchè la vita renderà il mio cuore ulcera,
colerò ancora rivoli d'amore
e forse qualche goccia amara d'odio
anche sulla tua pelle così pura e chiara
poi mi pentirò forse d'averti mostrato il dolore
così' vivo e cattivo, perfino spietato talvolta
Sanguinerò ancora pure per le mie stesse colpe
senza però ammetterle mai davvero
come quando ti mordi le labbra e scopri il sale
sulla bocca e non incolpi mai l'arma dei tuoi denti
Verserò stille dense e mi comprimerò il petto
macchierò la candida veste, che si bagnerà
Non sarà la prima nè l'ultima volta
Una parola velenosa si sta già facendo piaga
Si, sanguinerò ancora nel tempo a venire
ma chiuderò la vena con dita coraggiose
e l'ardore di chi resiste al martirio
T’avevo fatto recita
Corpi non più intralciati
Come favole della mia età











