Mi davi la mano ma l'altra non capiva il poeta e nemmeno le sue menzogne.
Finisti a brillare di luce fioca, la notte
e con le stelle facesti patto di sangue a tingere terra e pietra
Non è mai stata mattina e sera nel piangerti l'ossa del capo
Non ritornano ceneri a cospargerti i fiori
e nemmeno le dolci note narrate di te e della notte
trabocca la tua luce oltre la sponda
disseta i campi con un balzo d'onda
e un trillo lene ai petali sussurra.
Ma se la nebbia cresce e s’allontana
il viso tuo che la mia fronte incava
mi scotta come terra sotto lava
l’attesa al buio tra la rena in chiana.
Se non è amore che d’aurora estasia
e mucido s’ammorba nel declino
solo furore per antonomasia
s’adorna ritto dallo specchio chino.
Tu sola chiave sei di quel lucchetto
sì che ritorni l’acqua nel suo letto.
voluttuoso immenso che precede il nulla
a noi che piace il disinnescare
malessere dell' ultimo anfratto
a noi che attira il diseguale
che non porta significato
a noi che sospira il malaugurio
e ne facciamo gufo.
A noi che un mucchio di cazzate
ci sparano addosso come l 'ultima testa in una fossa
in cui non manca mai sorriso per far diventare pala l 'ironia.
Siano vietati per legge le intenzioni contro
l’ordine dell’aria
Che ne sarà del tempo
E del nostro attaccamento al passato
Innalzare nostalgia sugli altari è peccato
Solo il futuro è ammesso
Nascono ore del Tremila
e spandono secondi veloci nelle sequoie
l' eternità è bandita
È un rigoglio di bulloni mutati in grano
amidi e zuccheri bruciati se non si convertono
a leghe
Nei palazzi circolano banconote del Diecimila
Silycon Valley ha seminato tutte le genialità
Ora fruttifica sui tetti l’ortica
guarda dal millesimo piano di un grattacielo
le sua spighe diventare oro
Si trova un bastone di ailanto in una casa
-una busta d’immondizia aliena-
c’è l’ordine di non far fiorire la testa
o di abbatterlo
Tutto fugge
e si consuma rapidamente
tra quelle fiamme che divampano
trascinate dai venti.
Giorni funerei
in balia dell’anello di fuoco
a mietere vite, a cancellare nidi.
Corpi incastonati
in lamiere arroventate
in un tempo impassibile che scorre
tra anime inascoltate
in un pianto di corpi accartocciati
di soffi atterriti.
Quando il nulla
comincia a prendere forma
s’eleva l’inno della disperazione
di quel teorema annunciato
che si ripete di quando in quando
eseguendo sempre lo stesso rito.
Ci si scontra col tempo
cercando di scavalcarlo
in questo tumulto di dolore
ed inevitabile spasmo
e ci si chiede
se sia lo stesso cielo di ieri
atto a vigilare i passi tranquilli
dei giorni luminosi
colmi di sorrisi.
Triste, di trascinarmi,/terminò col baciarmi
questo fazzoletto d’anima
ed il mondo è naufragio d’un veliero,
goccia di margherita socchiusa
fra i canti di questo deserto.
E migra un fiocco di luce
fra zigomi di parole confuse,
s’accende di stelle e tramonti,
m’abbozza lo sguardo del cuore
di nuvole e profumate sensazioni
ed esisto solo io
in questo morso di quiete assoluta
perché son io
quel mio orizzonte d’infinito e poesia
vestito di un caldo riflesso d’azzurro.
permanevi a campire
luminose distese.
Sola e viva, ho vissuto di te
immagini mentali di cancelli.
Il sole mi ha irrorata di odori. Di piuma.
Eri soffio alla nuca, eri nelle gambe morbide.
Altalena di parole, lampo di silenzio.
Un’ora sull'altra delle ciglia.
Sul tardi ho chiuso il grembo,
vi ho rannicchiato intorno
le tue braccia possenti.
i tuoi versi poeta,
scavi nel tuo cuore, cercando emozioni...
che andrai a donare a chi si soffermerà
a leggere le tue parole.
Quanto tormento e ardore
ci metti tra le tue righe,
al punto da diventar talune volte
un fiume in piena che travolge tutto,
altre una diga che sbarra per conservare
quel nobile sentimento
a cui l’uomo non può rinunciare, L’Amore.
Quanta forza ha la tua anima poeta,
essa ti accompagna sempre,
alla notte, nei tuoi sogni
a costo di fare a botte con la tua mente,
ma imperterrita ti continua a sostenere,
anche quando tu la scacci
bevendo qualche bicchiere di lucida follia.
Solo tu poeta hai la forza di credere
che la notte stia lì per te,
ad osservarti mentre scrivi poesie,
per chi poi, al giorno, leggerà le tue fantasie.
Il tocco di una farfalla e la fiaba del fenicottero
con le piume color di limone, che s’è scoperto
bellissimo solo dopo essersi innamorato
di una giraffa. E il film che scorre sullo schermo
comincia dal the end, il respiro della memoria
è più lieve, dopo aver visto i titoli di coda.
Si è fermata la cometa a chiedere un autografo
ai signori della guerra, al prossimo passaggio
forse vedrà solo morte e distruzione. Le foto
che le hai scattato, però, valgono il biglietto
il tramonto è perfetto da questo giorno di maggio
rosso sfumato e trasparenze da orafo
sono in molti a guardarlo, ormai è di moda.
Traguardi a noleggio, sfoggio di sorrisi, la gloria
è un orizzonte inclinato verso il peggio. T’informo
di ciò che è stato, del boato a mezzanotte, del fato
che ci accoglie nel suo giaciglio, quasi un letto
di foglie e fiori, fuori solo sospiri, se guardi dall’elicottero.
Terra...
tocco la tua densità
tra le mani
né divento parte
mi nutro di te
mi esalto al tuo odore
divento radici
sono sottile aggancio
e tu mi avvolgi
mi inglobi
quasi a soffocare
questo mio bisogno d'appartenenza
sollevo il petto
aspiro i tuoi frutti
fiori d'amore
sai alleggerirti con il vento
sai fonderti d'acqua
e invischiante fango diventare
il fuoco non ti morde con la sua bocca
i miei passi su di te
saranno come sassi
e tu li sosterrai
lungo il passaggio.
Terra...madre.
vado spargendo sul tuo sentiero
affinché mai tu possa, nel tuo
languido incedere sul mondo,
sentire il freddo della cruda terra
e l'angosciosa carezza del vero
che sempre cerca di catturare
il tuo pensiero, strappandolo
talora all'infinito dei sogni.
coni le mosse dense d’un pastore
regge di sogni espandono la fonte
in gocce asperse dalle rosse more.
Miri le cime ritte al vento greve
il passo sfiora il verde delle fronde
poi che la mano inscena danza d’onde
e dell’azzurro fende un sorso lieve.
Già il sole è in alto e sulla fronte stride
ch’aduni sotto il mèrio [1] strofe e canto
a refrigerio d’una sosta breve.
Da lèndini [2] l’assalto ne riceve
lontano la carezza d’un rimpianto
che d’ogni ebbrezza l’orizzonte elide.










