Provo con forza a non pensarti ,a volerti dire ti voglio bene ,
Non riesco ,non ce la faccio
Ci cerchiamo nel silenzio ,come due ladri nella notte .
E ti vengo a cercare nel profondo mare
Ove c’è il tuo fiore ...
È tuo ,lo colgo ,gli parlo :
Perché mi hai fatto innamorare ?
Non c’è risposta , nemmeno tu sai darla
Non c’è una ragione logica ,
C’è solo gioia nel sapere che ci sei
Che anche oggi mi lasci il tuo saluto .
E ti vengo a cercare nelle fredde sere
Su spiagge in riva al mare , nei miei reconditi pensieri ,
Nel tuo intimo ,quando spogli i tuoi tesori ,
Quando annusi la mia anima e sento che sei vicina
Nell‘impossibile amore ,un giorno , infrangeremo la magia .
Ti ritrovo tra i miei fiori , tra i petali caduti
Nell’ala possente che splende purpurea,
Splende ,perché non si arrende il sentimento
È forte questo nostro incanto ,nessuno lo può cancellare ,
Nemmeno tu , che vivi prigioniera .
Si , ti vengo a cercare ed è bello amarti !
troppo pallido è il sole,
non le sa scaldare
ed esse sono troppo fragili per farti volare.
Ti aggrappi ai fili di luce,
per accrescere i tuoi sogni,
i quali hanno la consistenza delle gocce di rugiada
ma, anche se essi svaniscono
tu, con caparbietà, li continui ad alimentare.
Non sei bruco né crisalide
e il tuo bozzolo, l’avaro destino,
non ti ha permesso di completare
ma tu, nonostante tutto,
sei talmente bella, agli occhi di chi ti sa amare,
che le tue fragili ali, con carezze, sa scaldare
aiutandoti a volare.
il vento che mi scompiglia i capelli,
Il profumo delle rose fiorite.
Mi basta accarezzare con lo sguardo il profilo del mio amore,
sentire le voci chiassose dei miei ragazzi,
la musica che inonda la casa.
Mi basta emozionarmi come una bambina per un film,
ridere dei racconti buffi
e piangere mentre leggo un libro d'amore.
Mi basta davvero poco per essere felice.
er corpo mio in mezzo alla fiumara,
in quel marasma nauseabondo.
c’affronti quanno lasci questo monno.
E non fai altro che guardare sulla riva
immagini sbiadite, senza vita
figlie di sogni nemmeno mai vissuti
di desideri mai assaporati.
E nun hai a forza nemmeno de pensà
de dove a barca te va a scaricà,
tranne in un punto dove puoi capì
che a vita nun se lassa annà così.
Dove risenti ciò che è più caro,
c’hai desiderato più der denaro
e, finarmente je presti più attenzione
tutto er rispetto e la considerazione.
“Ninè, ‘ndo vai diceva una in romano,
A me m’ piaci un’altra in campano,
verrò a trovarti, una voce in milanese,
sei grande grande anche in calabrese !”
“A barcarò, e fermate sospiro io,
nun posso proseguì p’annare a Dio,
c’è sta diversa gente che me ama
nun posso nun risponne a chi me chiama,
ora c’ho raggiunto o scopo da vita mia
me sembra ‘ngiusto che me ne vada via.
Caronte me guardò quasi commosso
E me scaricò sopra de un dosso.
“Se devi proprio annà, scenni qua
c’è sta tanto tempo pe tornà.
L’obbligo è uno, riuscì a farsi amà
si non voi ancora navigà.
In stallo
in una bolla sospesa
ferme immagini e
riserve d'amore
stanno scivolando sul cuore.
complici le mani che non danno carezze
ma stringono parole in attesa.
sulfuree le lacrime aride
non scendono piu'
veleggiano dentro
come vascelli fantasma
e abbattono con cannoni
tenere sensazioni.
attese..
di un attimo per gioire, per volare
su le alture verso il mare del ricordo
che ti avvolge come manto.
mi han lasciato fare
ho sbattuto così tanto i piedi
da piccola,
per tutta la vita.
Adesso ferma
è tutto così chiaro
è calmo, la fine della tempesta
quella quiete di cui tutti parlano
come schiaffi
mi svegliano
le loro voci mi seguono,
quasi non le sentivo,
per tutta la vita.
Stavo lì a contare le risate, le sigarette
i bicchieri di ghiaccio stretti tra le mani
ballavo tra le strade, sulle sedie dei bar
ho ballato
per tutta la vita.
Sono sempre rimasti a guardare
in disparte, la mia cornice d'oro
che oggi fisso attentamente
han trattenuto gli squarci
Il mio bel quadro regge ancora
Per loro.
Posso toccarli
ancora abbracciarli
ancora sentirli parlare.
Uscire dal quadro
non ha mai fatto così bene.
Con loro per la prima volta
come sempre
senza dare nulla per scontato
con loro anche se non me ne ero mai accorta.
Abbiamo bisogno di noi
dillo ancora
per tutta la vita
non potrò mai farne a meno
come sempre.
parole,
liquide, lucide, come olio per ingranaggi.
Gridano frasi pesanti da strette pupille,
lunghi come serpenti fuggono, sotto roventi pensieri,
discorsi mai ascoltati.
Abbandonato il suono
la mia lingua tace,
sconfitta,
deserta e arida ormai non sa più gridare,

aspetto, come un bozzolo disabitato
aspetto,
come una bambola rotta,
che torni il suono nelle mie parole
e torni il riso come l'argento a tintinnare
alto e libero in un cielo finalmente limpido.
scossa, soffio lirico dei sensi.

Quando ci avvicineremo
Saramo un' apoteosi
Il delirio dei sensi
Finalmente esplosi
Quando ti fiderai
Saremo attimi di eternità
Persi come non mai
Nei grovigli della sensualità
Pianisti ispirati
A dettare il ritmo infuocato
Dei sospiri
Pianisti ispirati
A dirigere il canto intenso
Della passione
Pianisti ispirati
Di fantastiche melodie
A stregare il cielo
Artisti dell'eros e del sentimento
Estasiati come i nostri corpi
Voleremo sublimi...altissimi nel vento
LA REALTA' PUNGE
IL CIELO PLUMBEO RINTANA
DIETRO LE GRONDE
E'ANCORA PRESTO
PER TRADURRE
IL SUONO DEL MARE
LE SUE ONDE
CAPIRNE I CONFINI
FARSI SPINGERE
FUORI DAL PORTO
OSSERVARE LE LUCI
SPENSIERATO
COME I BAMBINI
IL TEMPO
NON TOGLIE
IL VENTO PLACA
LA LUNA BIANCA ACCECA
COME BIANCA STATUA DI DEA GRECA
NON MUOVO PASSO
NEMMENO UN SASSO
MI LASCIO AMMANTARE
ANNULLO IL GRANELLO
CHE NEL SUO RUZZOLARE
SCHIACCEREBBE UNA ROCCIA
CON LA FORZA
DEL SUO SEMBRARE
illuminato dalle stelle,
malinconico riposa
uno storico veliero.
Progetti di alta defizione
abbandonato hanno
l' antico retaggio
che, seppur vecchio,
sogna lontanissimi orizzonti.
Rimembra...
le assolate spiagge sfiorate dal vento,
gli abissi incantevoli;
e il chiacchierio notturno dei vacanzieri
linfa era,per il vecchio veliero.
Le vele,ormai stanche
impregnate son di solitudine
e rassegnate attendono la fine.
Ma una sconosciuta mano ardita
scompiglia il destino.
E' una notte di luna piena
e accarezzato dal vento gagliardo,
il veliero al sogno ambito sorride.
Veloce vola sull'acqua argentina
mentre il mare contempla etasiato
l'amico ritrovato.
L'antico veliero non teme la morte,
dettaglio dell'umana vita,
e riabbracciando il fedele compagno
l'ultimo viaggio ha compiuto.
Sereno riposa
in quella dimora
ora inebriata di speranza viva.
Rotolare trascinata dal vento
come salsola del deserto
la sete asciuga la gola e l’anima
quasi diabolicamente dolce
lasciarsi trascinare così
Il sudore scivola sul viso,
sento qualcosa di fresco sulla fronte
la tua mano leggera
sulle labbra le tue, acqua che disseta,
al tuo corpo mi avvolgi
rinasco, sparisce il deserto dalla mente
un’oasi lussureggiante mi accoglie
Il tuo respiro è vento giovane
rinvigorisce il mio essere donna
riaccende i sensi sperduti in ricordi obsoleti
unire i nostri corpi, atto naturalmente umano
da un amore cresciuto nel tempo,
fiore coltivato con passione
attimo per attimo
Non esisterà più paura
insieme a te, scaccerai le ipocondrie
vivremo tra sogno e realtà
una vita semplicemente normale ….
Se perdi di nuovo le parole durante la notte
non temere, ecco le mie, sono un prestito
me le restituirai, intanto puoi inscriverle
nel vocabolario del tuo genoma, o forse
ridarmele insieme al tuo bacio di ricotta
qui le aspetto, con il re e la sua scorta
i cavalli normanni, i guitti e le loro farse
le cortigiane invidiose, donne con le perle
ti tieni la corona mentre togli il vestito
e trattieni le gocce di gioia, ma non tutte.













