Una poesia gioca
sulle labbra della luna,
scivola sui petali di un tramonto,
disegna attimi di vita
a confonderti l’anima,
sperpera nuovi colori,
affitta la sartoria del silenzio,
svuota abbracci senza testo.
Una poesia rammenda
gli orli scuciti del mondo,
è un parto di violini e maree,
curva di cuore, zigomo di parole,
fiore che scrive dell’alba,
rondine che squarcia l’inverno.
Una poesia è cenere di mille desideri,
danza di vento e di fuoco
impressa sull’abito del tempo.
DIETRO L'USCIO
in una redola d'ombra,
vieni qui!
E passa veloce su quel barlume
d'una donna annegata,
annidato sul tavolo,
lasciando che vibri!
Salvami tu,
in questa gabbia di occhi
straziati e giudicanti,
oppure applaudi al mio trucco di magia:
quando chiuderò i miei
e tu, dall'ombra, non ti sarai mossa.
Sonetto, gli endecasillabi son canonici a maiore anapestici (cioè accenti in 3ª, 6ª e 10ª), le quartine han rime incrociate e le terzine rime alternate, schema terra terra come l’umore durante la stesura: ABBA ABBA CDC DCD.
Quest’inutile vita non s’arrende
ai dettami ben chiari di Ragione,
il respiro continua in illusione
che un futuro migliore ancora attende…
ma che cosa? Siam giunti alle calende¹
d’una quinta o d’un’ultima stagione,
io persevero ad essere un coglione
sognatore con gli occhi dietro bende.
Una voce costante mi ricorda
quant’è vuota e sprecata l’esistenza
d’un ammasso di cellule che sborda
dove cinta non fa più resistenza
mentre dentro la tasca sta balorda
ragnatela del vuoto quint’essenza.
¹: calende greche o romane, con quanto la distinzione comporta? A libera scelta in lettura, entrambe le interpretazioni mi stanno bene in questa strofa.
18/07/2025
si contorna il limbo
sgargiante d'innocenza
attraverso la lontananza
delle investiture
predilige convivenze
alle schiarite scosse .
Precipita la forma
nell'evocare spume
parole
di sbandati abbellimenti
di traverse increspature .
Palazzi sventrati nel ventre delle città,
sprazzi di morte in occhi bambini,
disprezzo di vita in occhi potenti,
luci e boati squarciano cieli di fuoco
risuonan le sirene in lontananza,
il battito di un cuore in una stanza,
crollan pareti in un istante,
piovon bombe sui passanti
l’umano distratto l’uomo distrutto,
sotto le bombe piangon le colombe,
la terra soffoca in un mare di tombe,
nel mare rimbomba il pianto di una bimba.
ancora, questa mia ferita
che il tuo sorriso ha aperto,
che non vuol guarire mai.
Fosti mia, bocca adorata,
tuoi gli infiniti baci d’amore,
dolci di miele e di passione,
diventati ormai denti feroci,
che sbranano, intera, la vita,
non lasciandomi più nulla.
Tua l’anima mia, le lacrime,
i sospiri e ogni mio pensiero.
Fummo felici insieme, uniti,
carne nella carne, un’anima sola,
quella che oggi hai divorato,
quella che, nonostante tutto,
mai smetterà di amarti.
che non sapevo mi stesse coprendo
Oppure ne calcolo l'angolo
quando aveva fatto del suo meglio
A volte il ventilatore da solo
in smoking fa lo stupendo
Questa collina morbida come un molo
è veggente:
sa sempre sbagliare su ciò che penso
Quello che passa da sotto
arriva moribondo sulle dita:
la morale dritta d'un uomo storto
Una cimice che profuma
e per questo non s'è stupita
Sento scorrere il solito fiumiciattolo
che qui sotto non è mai scorso:
una quercia ha in bocca uno scoiattolo,
sto aspettando che arrivi il morso
Sugnu donna e mi nni vantu
Picciridda comu stidda in cielu
L' armo comu mari vastu
E nni la taliata nu tristi velu
Nuddu mi canusci cumu a mia
Donna , matri di me sula
Onuru chista esistenza
Ricca comu arvulu di mennula
E vivu d' essenza
Traduzione
Sono donna e me ne vanto
Piccola come stella in cielo
L'animo come mare vasto
E nello sguardo un triste velo
Nessuno mi conosce come mi conosco io
Donna, madre di me stessa
Onoro questa esistenza
Ricca come il mandorlo
E vivo d'assenza
Non me la sento di spiegare il senso di queste terzine di settenari a rime incatenate, ma è qualcosa che contribuisce alla mia enorme delusione nei confronti di noi sapiens sapiens.
Non perché non fosser scaltri
ma per fame la mattina
come fanno anche tant’altri
una semplice bambina
stava in fila per il pane
o per d’acqua una tazzina.
Siamo a luglio, un caldo cane;
quale assurdo sotterfugio
dir che tempo non rimane,
devon correre al rifugio
che il tuo missile in arrivo
non avrà nessun indugio?
Con allarme tassativo
ti risciacqui la coscienza,
anche se ripetitivo
ch’oramai non c’è quiescenza
tra una strage e successiva
per cancellare esistenza
con ferocia punitiva
di bambini, donne, anziani
privi ormai d’aspettativa
in chimerico domani
ch’è già troppo viver l’oggi
senz’aver che disumani
militari in piani e poggi
che distruggono villaggi
che rastrellano gli alloggi
e che sparan senz’omaggi
con la scusa di cercare
terroristi, depistaggi
per poter poi dichiarare
che non fanno un genocidio
ma si vogliono salvare
dai bambini, dal fastidio
d’una lingua o d’una fede
che alla loro sta in dissidio…
Tutto il mondo ormai li vede:
bombe su chi chiede pane
ma il bastardo no, non cede
e proteste paion vane!
Finché vive Beniamino
saran stragi quotidiane,
non importa sia bambino,
lui gli spara senza sosta
con l’avallo del rabbino
tanto è fiacca la risposta
d’un pianeta che sopporta
d’ingiustizia la supposta
mentre sbava per la torta.
16/07/2025








