Come un vagabondo
vado in giro nel mio quartiere.
Per strada, mi distraggo
e sto bene all’aria aperta.
Sulla via pedonale,
un vecchio trasandato
è seduto a terra,
con un cappello aperto,
sperando che i passanti
lo riempiano di monete.
Un uomo di mezza età
canta e suona la chitarra.
Un altro vestito da pagliaccio
cerca l’attenzione dei bambini,
per vendere i palloncini.
Donne con il carrozzino
portano i piccoli a passeggio.
I cani giocano,
si rincorrono
e fanno le capriole.
Nel parco alberato
foglie e sassi sul viale.
Di lontano,
sento suonare un piano:
è musica dolce.
Gli uccellini
con il loro cinguettio,
cantano e svolazzano,
mentre io vado in giro.
C’è chi va di pari passo
e chi muove i primi passi,
c’è chi va spesso a spasso
e chi torna sui propri passi
appassite le passioni passano,
passaggi svelano paesaggi,
il passato affiora compassato
passa il passero tra i passanti
passeggeri passi sulla strada,
passeggeri nei vagoni sui binari,
impassibile chi semina morte
impossibile la pace sulla terra.
partecipando al freddo gioco della solitudine
spazzando ogni alba che includa il rimpianto di epoche bambine.
vivere è esporsi ad ogni verità
o altrettante bugie.
nella contabilità del cuore i difetti non mentono
so dove nascondi la paura
in tacchi da dodici,per non sprofondare
o nel muro dei sorrisi
nella selettività che traduci in consapevolezza.
la fortuna è come la morte,non risparmia nessuno
un dispetto della vita per coglierci impreparati.
quando scompare l'acido lattico munto dagli occhi
riesco a vedere
e ascoltare il sapore dei tuoi pensieri
che a volte affitto.
dei grandi sogni,
delle vette alte,
delle mire ambite.
Ho l’età delle piccole cose,
degli album da sfogliare,
dei pomeriggi lenti,
dei bei ricordi che fanno compagnia.
Non inseguo più il domani
come una promessa da afferrare,
mi basta il presente
se è gentile,
se mi lascia respirare.
Ho l’età delle mani che tremano,
ma sanno ancora accarezzare,
degli occhi stanchi
che brillano
davanti a una foto in bianco e nero.
E in questa stanchezza,
che è anche pace,
imparo a volermi bene
senza correre più.
Cretinata che nasce per partecipare ad un divertimento a cui si son lasciati andare testé in un sito gli autori Sisifo Gioioso e Dantaligo, metto anch’io qualche settenario tronco monorima in “e”, ma senza alcun perché, sol per dir “ioffa c’è”.
Io resto qui tra me,
mi scotto col caffè
alle otto e trentatré
che brucia ancor benché
attesi pressoché
mezz'ora in canapè…
forse era meglio un tè
preso in frigo testé.
Ora farò un bidet,
oggi il mercato c'è;
non cercherò gilet
ma ad euro ventitré
sandali nuovi, che
son rotti questi, ahimè.
Questo non è granché
ma solo a rime in "e"
non si farà un Cartier¹,
ammettilo anche te!
Con le lenti fumé
contro il sole ch'è re
come uno scimpanzé
mi muoverò finché
cappuccio con bignè
mi farò al bar… olé…
forza, muoviamo i piè
che senso non ce n'è…
Usciamo, poi, vabbè,
a pranzo avrò purè,
detto me l'han testé.
¹: nel senso di un gioiello.
09/07/2025
Link YouTube videopoesia
https://youtube.com/shorts/j8oe25Rb3kc?si=aTMisD4Vo9JmSuNS
della distanza che disegna lacrime
in schizzi di emozioni sottopelle?
Hai mai dimenticato la dolce brezza
che nuda accarezzava la pura estasi
che abbracciava i nostri tremuli cuori
sulla scarpata del nostro fato in bilico!
Hai mai ricordato le corse nel tempo
senza vele che salpavano tra onde scure nel gelo della disperazione dell'addio che bruciava di passione?
Hai mai lasciato sul serio quel sorriso
che ti faceva battere il cuore d'attesa
nelle corde del nostro amore di rose
nei drappi di sogni da vivere insieme?
Hai colmato il peso del buio senza via
negli schiamazzi dei ricordi in fuga
mentre andavo via nel deserto d'ira,
nelle ore sorde degli interrogativi,
dalle risposte congelate dal destino,
per stapparci verità velate al cuore!
“Che fai tu luna in ciel? dimmi che fai”
silenziosa che nella notte regni
e la luce di tante stelle spegni,
casta diva che sempre assisterai,
posando sovra i tetti e in mezzo agli orti
e sui balconi un pallido chiarore,
a sussurrati aneliti d’amore
voci di palpitanti cuori assorti,
ma pur a solitudini ed affanni
d’amori rinnegati ch’or fantasmi
son diventati di smarriti orgasmi,
di abbandoni, d’inconfessati inganni.
Quant’arrogante, tacita e lontana,
regina che ci guardi indifferente
in quell’eterno andar verso occidente,
tu che ritorni e vai, luna gitana.
Il confine del tuo nome
scivola come pioggia di margherite
incisa fra sbadigli di luna
ed il cosmo dell’amore
saggia antologie d’anima
crocifisse al muro dei peccati,
domanda di baci mai spesi,
letteratura di labbra e silenzi
si sperpera in un gioco di pronomi,
furti d’io e diario dei sensi.
Il confine del desiderio
mi abbiglia il petto
con l’alba dei tuoi occhi,
nessun addio siederà mai fra di noi
finché il colore del tempo
stringerà le nostre dita
nel canto del vento.









