Violini di tremule onde
e diari di salsedine
si cuciono al perimetro dell’estate
mordendo un bicchier di sole
abbandonato sulle spiagge.
Un’orchestra di conchiglie
abita la battigia solitaria
ed un merletto di risacca
le veste di luna e bellezza,
le invita ad una dolce danza
come fossero minestre di stelle
cadute su sillabe di sabbia:
dipinge la luce di giugno
questo poetico squarcio di mare.
Di cose che passan tra le mani,
Dietro di essi la storia di un lutto,
Obitorio, funerale e il resto del tutto.
C' è chi regala dei voluminosi pannoloni,
Pensi a loro e alle lor recenti emozioni,
Avranno perso un caro di recente,
Che era diventato ahime' incontinente.
Sono lì che ora cedono il testimone,
Ad altre persone che maneggiano un pannolone,
Che spesso è precursore di una vita che sta per finire,
Con lo scopo del dolor altrui cercar di lenire.
Quei pacchi che occupavano tanto spazio,
In altra casa che della vita sta pagando dazio,
Rimarrà un angolo vuoto sotto il letto senza rumore,
Che ad ogni ramazzata riaprirà il dolore.
Pinze da bucato colorate,
in fila tra fili sui poggioli,
tra panni, mutande e pantaloni,
mollette dondolanti nella via
oziando nel vento del mattino
mordono lo spago in balconcino
tra canottiere, fazzoletti e tovaglioli
mollette si diverton tra i lenzuoli
il destino di molletta è il cestino,
assorta ripensa al suo calzino
una molla tra rebbi interconnessi,
mollette tra le chiome dei cipressi.
Non conoscevo i tuoi fiori
né il tempo e luogo della fioritura.
Come di un’altra latitudine,
di bosco antico, di reale giardino.
.
Sospeso fin dopo alle lacrime
e forse anche oltre e più
non li colsi per amore
e li in quel punto rimasi
intorno ad un semplice sempre.
Ognuno con la valigia extraterrestre
Tragitti persi tra un batterio e un virus
Camminano o sono fermi?
Se c’è un ponte nessuno vede il fiume
Se una pietra si butta giù dall’ Olympus
Qual è la meraviglia?
Di tanto in tanto un megafono segnala un criminale
Un granito sorride con gli occhi di ghiaccio
Le telecamere messe in tilt da un vibrione
Soffia il vento e i sassi sembrano temere qualcosa
Nascondendo il viso, le impronte, il corpo in cappelli di ferro.
…
Alla costellazione del carrarmato succede quella dell’F-16.
Buoni gli auspici se nasce un missile a lungo raggio.
Farà il Pivot in una squadra dell’NBA
Ah, il tubetto del dentifricio in culo al Saturno V!
Tutto un montare di schiuma e immergersi nel palato
Mancanza d’auto compensata dal groviglio d’autostrade
gratis e senza cartelloni pubblicitari agli autogrill.
Sole, piccolo e cianotico con il cordone intorno al collo.
E così ride la pentola, che va propagandando spaghetti tra le stelle dell’Orsa.
…
Al rientro nell’ euclideo, righe e compassi sparano traiettorie
Soltanto l’atterraggio appare disturbato dal non essere
Fiore all’occhiello della gravità.
Disegno briciole di luce
ed un quaderno di margherite
mi sporca il cuore
d’eterna speranza
fra giochi di cielo
che mi scaldano d’esistere.
Nei silenzi di una timida sera
stralcio pensieri e meridiani,
rammendo gomitoli d’echi
a baciarmi l’anima stanca,
spettino i miei dividendi
in orizzonti di cristallo
per non ferire ancora
la tua assenza che mi manca.
non ride di cuore.
Non si commuove
davanti a un tramonto,
non trema per amore,
non sbaglia
per troppa passione.
La perfezione non consola,
non perdona, non lotta.
Io invece sono viva.
Con le mie crepe, le mie ferite,
i miei angoli e la mia luce.
E proprio per questo
sono bellissima, vera, umana.
Non devo essere perfetta
per meritare amore.
Devo solo essere me stessa.
E chi saprà accogliermi
tutta, così come sono,
sarà un uomo fortunato.
Non sono perfetta? E meno male!
di un’autentica amica,
è come il primo raggio di sole
che danza con grazia
tra le onde crespe
di un mare appena placato,
portando con sé la promessa
di un’alba serena nel suo azzurro
dopo il tumulto dell’inquietudine.
Il suo caldo bagliore,
fiamma di una scintilla d’oro
tra le giovani foglie,
fonde ogni ombra
di malinconia e tristezza,
come neve che si scioglie
sotto il primo tepore primaverile.
Riscalda quel terreno fertile
che si battezza amicizia,
quel curato giardino segreto
dove germogliano fiori
dai mille colori e forme senza parole,
nei nodi delle avventure,
veri e propri gioielli della natura:
la tenerezza, la gioia e la dolcezza.
In questo eden, la spensieratezza
e la comprensione fioriscono
come rose eterne di cristallo,
annodate silenziosamente
da una garza invisibile d’empatia,
forgiata nel fuoco del tempo.
Rincuora l’anima
come una dolce, antica melodia,
restituendo e ristabilendo
un vasto firmamento blu della notte,
nelle mani del fato che racconta
la serenità che regna sovrana, impavida e trionfante,
come faro luminoso
che guida il cuore
verso porti di pace e armonia,
nelle rughe delle pagine trascritte
con la mano dell’onda
della nostra vita condivisa negli anni.
Sonettino classico con le rime incrociate nelle quartine e alternate nelle terzine sullo schema ABBA ABBA CDC DCD, tutti endecasillabi canonici a maiore per la solennità di questo sfogo, anche se inutile come me.
«Io spendo la mia vita sol per voi
e in cambio non mi date proprio niente!»¹…
il mantra quotidiano ricorrente
ch’è il fulcro del parlare tra di noi.
Della mia mente seguo i corridoi
nella rassegnazione più silente
ché d’inutilità son ben cosciente,
n’ho pieni tracimanti i serbatoi!
Statistiche ricordano che il pranzo
del promemoria aumenta la frequenza
e attendo, che sarebbe proprio ganzo,
che eutanasia in Italia abbia accoglienza,
magari mutuàbile, ch’avanzo
richiesta ed il sistema ha convenienza²!
¹: a questo giro la scintilla è stata l’arrivo della frutta in tavola prima che avesse finito di masticare; ma nel corso del tempo le scintille possono essere altre;
²: nel senso che nel mio caso il Sistema Sanitario Nazionale, sobbarcandosi i costi per la mia eutanasia, realizzerebbe un grosso risparmio rispetto a quanto costo da vivo (o da sopravvivente).
23/06/2025









