Baciata dai mille soli
stretta tra oceani schiavi
a lambire coste
di vita o di morte
abbaglio di sabbie rosse
di fiumi e di fango
inquieti destini
di catene e di canti
galleggiavano i tristi legni
"Bolla Dum Diversas"
"Veritas Ipsa, Sublimis Deus"
"Uomini neri, uomini veri".
Hanno rigato volti insanguinati
e non sono ancora asciutte
quelle lacrime
aperte e infette le ferite
e tempo di eroi
dimenticati
L'AFRICA...A DIO.
stretta tra oceani schiavi
a lambire coste
di vita o di morte
abbaglio di sabbie rosse
di fiumi e di fango
inquieti destini
di catene e di canti
galleggiavano i tristi legni
"Bolla Dum Diversas"
"Veritas Ipsa, Sublimis Deus"
"Uomini neri, uomini veri".
Hanno rigato volti insanguinati
e non sono ancora asciutte
quelle lacrime
aperte e infette le ferite
e tempo di eroi
dimenticati
L'AFRICA...A DIO.
8 commenti
Nelle contrapposizioni d’aria
un sentire obliquo
-come asse d’anima inchiodata;
la tua forma abbozzata!
Nella passeggiata opaca
-separata
- e già lontana,
un' indiscreta aria
- troppo indolente
- troppo indolente
- di tonalità dell’ocra nel sorriso
-si!
d’autunno già appassito.
d’autunno già appassito.
S’ insinua- ricercata-
come una non felicità
come una tristezza vana
come malinconia che vuol strafare.
come malinconia che vuol strafare.
Cosa dirvi
del cuore quando duole?
Ormai sa rimanere
-solo-
e spensieratamente indifferente!

e spensieratamente indifferente!

Poesia è un alito di vento
che spira dall'animo
verso il firmamento,
quando incontra una stella
essa si espande:
davanti alla Bellezza
tutta si confonde.
È solo materia eterea
che cerca sensibil aurea
in cui spiegar le vele
per non dissolversi
in un effimero ricordo...
che spira dall'animo
verso il firmamento,
quando incontra una stella
essa si espande:
davanti alla Bellezza
tutta si confonde.
È solo materia eterea
che cerca sensibil aurea
in cui spiegar le vele
per non dissolversi
in un effimero ricordo...
Io scrivo.. quello che scrivo.
Semplicemente scrivo
con la mente.
Prendo foglio e penna,
finisce l' inchiostro
e allora scrivo
con l' evidenziatore.
Mi piace la simpatia
come una patatina fritta.
Che sia rustica, papricata,
salata come una frittata,
( o insalata)
sono gaggosa e mielosa,
o frizzosa come na ferrarelle.
Rido con gli occhi,
zeligo queste parole.
Come un quiz,
invento riga dopo riga,
mangiando i rigatoni.
Aggiungo sugo de buitoni,
preparando i maglioni.
Sta arrivando il freddo
e pe scaldarmi
devo sciarparmi,
assieme ad una bella maglia a v,
pronta per il party!
Semplicemente scrivo
con la mente.
Prendo foglio e penna,
finisce l' inchiostro
e allora scrivo
con l' evidenziatore.
Mi piace la simpatia
come una patatina fritta.
Che sia rustica, papricata,
salata come una frittata,
( o insalata)
sono gaggosa e mielosa,
o frizzosa come na ferrarelle.
Rido con gli occhi,
zeligo queste parole.
Come un quiz,
invento riga dopo riga,
mangiando i rigatoni.
Aggiungo sugo de buitoni,
preparando i maglioni.
Sta arrivando il freddo
e pe scaldarmi
devo sciarparmi,
assieme ad una bella maglia a v,
pronta per il party!
Ho di te
il fumo di una nuvoletta,
stretta e quasi retta,
fra le nocche
delle dita.
Ho di te
bocca
come lacca,
di nulla
alle mie labbra.
Aspiro e,
alla tua fonte,
ho di te
il sapore di niente.
Odio te,
il tuo evaporare
lentamente.
Oh Regina tra le concupite!
C'è uno
che ritorna al Passato
dal Presente
ogni qualvolta
scrolli cenere
-e Venere-
dalla mente.
il fumo di una nuvoletta,
stretta e quasi retta,
fra le nocche
delle dita.
Ho di te
bocca
come lacca,
di nulla
alle mie labbra.
Aspiro e,
alla tua fonte,
ho di te
il sapore di niente.
Odio te,
il tuo evaporare
lentamente.
Oh Regina tra le concupite!
C'è uno
che ritorna al Passato
dal Presente
ogni qualvolta
scrolli cenere
-e Venere-
dalla mente.
Ode.
Posa da peregrino moto
oh Poeta 'l passo tuo,
d'eterno sonno
fe lacrimar monno.
Freddo tumulo or ti copre.
Non più fur chiare acque
che pel scriver tuo non s'intinge vita.
V'è d'intorno silente vociare
e L'Aura giammai più appare.
Giace in viridi campi
alma sin desiati lampi.
Volge 'l guardo indove finestra perpetra
trovanno bianca e solinga petra
e 'sì pioggia discenne
bagnando pendii ch'al cor s'apprende.
Versi custodisce
sentiero d'alberi e minuti arbusti
in umettosi toni d'un ciel che brunisce.
Passo spirito rimira
è malferma imago giace in spira.
Vestigia fue di vetusta dimora
e pianne colui sanza in loco ora.
Pensieri se n' vanno
lentuli e grevi a ghermir affanno
Oh Poeta scrivi ciò a cui non v'è diniego,
fa' aurora per me che te priego.
Tra l'alte fronne inchiostro non dura.
In pura beltade trasforma poetare,
pria che omo smetta d'amare
nel venir repente d'una giusta cura.
I colli.
“Un laghetto placido se ne sta ai piedi
dei Colli, nell'Eugano rifugio, che fu patria tua senile.
S'aggrappa sul monte la via,
in curve strette che all'arco del vecchio borgo conducono.
S'apre innanzi una rupestre chiesa.
Rocce scure la sorreggono ed essa ti guarda
ancor stupita di cotanta grazia.
Su vanno i viottoli, spensierati nelle siepi,
fin quando alla vista compare l'antica tua dimora.
Quanti passi avranno mosso le tue stanche membra
pria del meritato riposo.
Quanti pensieri in te nel lasciar a noi cotanta grazia”
L'animo.
“Lacrimò l'animo e
parve scesero stille a confondesse
con tenue pioggia, sull'erba scivolando pei scoscesi sentieri,
nell'osservare la tua ultima composizione,
profonda come la morte
che oramai accanto a te siede,
oh Grande Petrarca”.
Passeggiavo per il bosco
già brullo dell'autunno che avanza
schricciolio di foglie secche sotto i miei passi
profumo di tristezza intorno
Ed ecco una grotta buia e profonda
entrai senza paura stimolata dalla curiosità,
non era un gran che bel posticino
squittio di topi, ragnetele spesse come tende
ma non riuscivo a fermarmi
Lentamente notavo un lieve cambiamento
fiori di girasoli altissimi, margherite dai mille petali
funghi porcini con dei cappelli maestosi
rami di glicine emanavano la loro essenza
Più curiosa che mai, il cuore sorrideva
“ma dove sono? Forse sono morta e questo
è l'antro del Paradiso?”
Una voce gentile riempì la grotta
“non sei morta, vieni dammi la mano”
Vidi una donna rievocò alla mente la fata Turchina
mi condusse in un giardino da sogno,
laghetti dove galleggiavano ninfee immense
ricco di fiori ed alberi meravigliosi dai colori più strani
Uomini e donne lavorano i campi cantando
contenti del raccolto donato dalla terra
i frutti e gli ortaggi così buoni e belli parevan finti
insomma un mondo che non poteva essere vero
No, pensai se non son morta sto vacillando col cervello
la donna leggendo il mio pensiero disse:
“Cara questo mondo esiste è dentro di noi,
bisogna volerlo però, tutti uniti un solo cuore, una sola mente
ci si prende per mano facendo un gran girotondo
amando il prossimo come noi stessi
la tristezza volerà via, la cattiveria sparirà …
Questo paese si chiama AMORE
nome più bello e vero non c'è”


Congiunti alla letterale prole,
vestali del di voi sposalizio
che fu consacrato in quel trascorso
ideale per viverlo
con lucciconi e sorrisi
e in cui si era nei vermigli d'autunno
che con le peculiari nuance
hanno delineato il vincolo nuziale,
ripercorrerete il calle della sacra navata
in memoria del vissuto cammino
e col piglio proteso ai lungi orizzonti
ove v'incamminerete insieme...
vestali del di voi sposalizio
che fu consacrato in quel trascorso
ideale per viverlo
con lucciconi e sorrisi
e in cui si era nei vermigli d'autunno
che con le peculiari nuance
hanno delineato il vincolo nuziale,
ripercorrerete il calle della sacra navata
in memoria del vissuto cammino
e col piglio proteso ai lungi orizzonti
ove v'incamminerete insieme...
Giacché mai,
pensavo d’esser qui
a guardar la vita mia...
persa tra i sogni svaniti,
ad inseguir la sorte
che il destino mi ha donato
al mio primo vagito.
Amor e perdono,
alimento dell’anima,
compagna d’avventura,
coraggiosa e devota,
sostegno di tutti i giorni
passati e futuri.
Palese è l’essere vivo,
nonostante tutt'al più ci si nasconda
tra le ombre dell’ignoto,
attore che con arte recita l’incantesimo,
atto esistenziale,
versando vino per ubriacare l’io
che si ribella alla consuetudine.
Non Dio o re, sinonimo di padrone,
ma Dei che si servono del tempo,
campo di fittizia gloria,
patria del giacché mai,
siam qui che viviamo,
per conoscere noi stessi.
pensavo d’esser qui
a guardar la vita mia...
persa tra i sogni svaniti,
ad inseguir la sorte
che il destino mi ha donato
al mio primo vagito.
Amor e perdono,
alimento dell’anima,
compagna d’avventura,
coraggiosa e devota,
sostegno di tutti i giorni
passati e futuri.
Palese è l’essere vivo,
nonostante tutt'al più ci si nasconda
tra le ombre dell’ignoto,
attore che con arte recita l’incantesimo,
atto esistenziale,
versando vino per ubriacare l’io
che si ribella alla consuetudine.
Non Dio o re, sinonimo di padrone,
ma Dei che si servono del tempo,
campo di fittizia gloria,
patria del giacché mai,
siam qui che viviamo,
per conoscere noi stessi.
Assale
Come nebbia compatta
Nostalgia di te.
S'insinua negli anfratti, nelle crepe
Copre i battiti di un cuore rallentato,
S'infossa nell'anima e scoppia.
Mille schegge feriscono
Ma non fanno male, solo torpore.
Plasmo i pensieri
E come martello sull'incudine
Battono le tempie
Scandendo il tuo nome.
Rintocchi di ricordi portano lontano,
Sopra l'eco di risate e parole.
Nuda e povera di baci
La mia bocca ti reclama.
Nel silenzio delle ore
Ora tutto tace e piove
Sopra il tuo pensiero.
Come nebbia compatta
Nostalgia di te.
S'insinua negli anfratti, nelle crepe
Copre i battiti di un cuore rallentato,
S'infossa nell'anima e scoppia.
Mille schegge feriscono
Ma non fanno male, solo torpore.
Plasmo i pensieri
E come martello sull'incudine
Battono le tempie
Scandendo il tuo nome.
Rintocchi di ricordi portano lontano,
Sopra l'eco di risate e parole.
Nuda e povera di baci
La mia bocca ti reclama.
Nel silenzio delle ore
Ora tutto tace e piove
Sopra il tuo pensiero.
Un’altra stagione da scoprire, foglie morte
sul selciato, il declino della luce al tramonto
del sole d’autunno, la fase calante della luna.
Col tempo che resiste, se ne scordiamo l’esistenza
a volte, è perché il controcanto della passione
è più forte. Inizierà così un nuovo romanzo
(appendice scritta alle parole in erba), dalla pelle
che trattiene il calore e dei tuoi umori in ebollizione,
la perfezione non esiste, ma ci sono devianze
che sono come stanze in penombra che anticipano il futuro.
E già puoi vedere più di una breccia nel muro,
la corteccia dell’albero in crescita ha le sembianze
di cometa: puoi notarla di notte di fianco alle stelle
del destino. Il postino delle galassie dell’età del bronzo
ha consegnato il messaggio, certificato dalla canzone
in rima baciata scritta nei giardini fioriti della Provenza:
danza con me su queste note, per entrare nella cruna
dell’ago dell’eternità. Ora puoi tenere il conto
dei giorni, di quelli che ci concederà in dono la sorte.
Custodisciti anima nel silenzio
e intreccerò per te ghirlande
di gelsomini, profumate e bianche.
All'imbrunire aspetterò la luna
e del suo volto ti farò dono.
Godrò del tuo tacere nei giorni
che ancora mi separano dal cielo.
Mai, vorrò ascoltare il dolce canto
in questo luogo, dove tutto è vano.
e intreccerò per te ghirlande
di gelsomini, profumate e bianche.
All'imbrunire aspetterò la luna
e del suo volto ti farò dono.
Godrò del tuo tacere nei giorni
che ancora mi separano dal cielo.
Mai, vorrò ascoltare il dolce canto
in questo luogo, dove tutto è vano.
Dal centro di un intera stagione
da quando l’usura del tuo tempo
ha rovinato le mie labbra,
taciturna,
testarda la mia lingua si è rifiutate di ripetere
la parola amore;
perché certa che un giorno sarebbe ritornata ai tuoi occhi.
Ma ora durante questo esilio dalle tue labbra
debbo nascondermi o fuggire
dal suono di altre labbra che parlano d’amore:
perché non oso svegliare
il mio canto d’amore per altra “dea”;
perché voglio stordire il grido
di chiamare per nome altra donna.
Certo un giorno ritorneranno a correre
le mie parole lungo le labbra tue
e potranno ripetere la parola “amore” ai tuoi occhi;
ma per ora ammutolisco ancora le mie labbra;
zittisco il suono della mia lingua,
così il mio cuore comprenderà l'assenza del silenzio.
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlare d’amore ai tuoi occhi.
seppur ora tu
donna mi fai male in tutto il mio corpo:
poiché non c’è trasparenza che provocha più dolore
di un verso d’amore soffocato
dalla donna che non desidera più
sollievo dalla tua voce...
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlar d’amore ai tuoi occhi.
da quando l’usura del tuo tempo
ha rovinato le mie labbra,
taciturna,
testarda la mia lingua si è rifiutate di ripetere
la parola amore;
perché certa che un giorno sarebbe ritornata ai tuoi occhi.
Ma ora durante questo esilio dalle tue labbra
debbo nascondermi o fuggire
dal suono di altre labbra che parlano d’amore:
perché non oso svegliare
il mio canto d’amore per altra “dea”;
perché voglio stordire il grido
di chiamare per nome altra donna.
Certo un giorno ritorneranno a correre
le mie parole lungo le labbra tue
e potranno ripetere la parola “amore” ai tuoi occhi;
ma per ora ammutolisco ancora le mie labbra;
zittisco il suono della mia lingua,
così il mio cuore comprenderà l'assenza del silenzio.
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlare d’amore ai tuoi occhi.
seppur ora tu
donna mi fai male in tutto il mio corpo:
poiché non c’è trasparenza che provocha più dolore
di un verso d’amore soffocato
dalla donna che non desidera più
sollievo dalla tua voce...
Ma son certo che verrà tempo in cui
le mie parole ritorneranno a parlar d’amore ai tuoi occhi.













