Sopra i rovi della vita
Brillano stille rosse
Sono dolore che non si lava
Rubino sangue.
Ma nonostante le tue ferite
Ci sono nuvole
Che possono guarire.
Cavalcano il cielo dei sogni
E ti portano via.
Trattengono lacrime
E vibrano intense,
Le spinge il vento del nuovo,
Le gonfia, le strappa, le sfilaccia
E come piuma innalza
Il tuo cuore di bambagia
Ti offre possibilità.
Nettare di cielo, t'imbeve
E la terra è così lontana.
Brillano stille rosse
Sono dolore che non si lava
Rubino sangue.
Ma nonostante le tue ferite
Ci sono nuvole
Che possono guarire.
Cavalcano il cielo dei sogni
E ti portano via.
Trattengono lacrime
E vibrano intense,
Le spinge il vento del nuovo,
Le gonfia, le strappa, le sfilaccia
E come piuma innalza
Il tuo cuore di bambagia
Ti offre possibilità.
Nettare di cielo, t'imbeve
E la terra è così lontana.
2 commenti
Nei posti dove non arriva la luce,
fa freddo
un freddo interno,
profondo.
Nel buio non si vede
la strada,
solo una distesa informe
senza riferimento alcuno.
La speranza
di uscire
dal nulla assoluto
non é contemplata.
Ristagna l'inerzia
nella rassegnazione
di una condizione falsamente
subita,
non c'é interesse
nel cambiare prospettiva.
Dall'esterno sollecitazioni
a reagire da questa
condizione di chiusura alla vita.
Appelli caduti nel grande pozzo nero,
che assorbe energie e capacità di ragionare.
Bloccando esistenze
votate al disagio
che nasce dentro loro stessi.
Ritrovare la luce
é un faticoso viaggio
interiore,
fa freddo
un freddo interno,
profondo.
Nel buio non si vede
la strada,
solo una distesa informe
senza riferimento alcuno.
La speranza
di uscire
dal nulla assoluto
non é contemplata.
Ristagna l'inerzia
nella rassegnazione
di una condizione falsamente
subita,
non c'é interesse
nel cambiare prospettiva.
Dall'esterno sollecitazioni
a reagire da questa
condizione di chiusura alla vita.
Appelli caduti nel grande pozzo nero,
che assorbe energie e capacità di ragionare.
Bloccando esistenze
votate al disagio
che nasce dentro loro stessi.
Ritrovare la luce
é un faticoso viaggio
interiore,
che deve essere intrapreso
sforzando la propria volontà assopita
ad aggrapparsi
ad una mano tesa
da coloro
che hanno la capacità
di far riemergere dalle tenebre.
sforzando la propria volontà assopita
ad aggrapparsi
ad una mano tesa
da coloro
che hanno la capacità
di far riemergere dalle tenebre.
Questa notte ho gridato t’amo al cielo,
ed il vento se l’è portato via con se,
allorché son qui che prego,
perché lo porti a te.
Per amore un piccolo piacere gli chiedo
che ti faccia pervenire due piccole parole,
ma dal profondo significato per il mio cuore.
L’amore non ha barriere né confini,
quindi in questo confido
che il messaggio t’arrivi.
Perché lo sai, la lontananza fa molto male,
alimenta la solitudine,
così ti cerco per non soffrire,
tu mio alimento non farmi morire.
Quindi questa notte non lasciarmi gridare ti amo al vento,
torna da me e mi renderai
l’uomo di più felice di questo tempo.
ed il vento se l’è portato via con se,
allorché son qui che prego,
perché lo porti a te.
Per amore un piccolo piacere gli chiedo
che ti faccia pervenire due piccole parole,
ma dal profondo significato per il mio cuore.
L’amore non ha barriere né confini,
quindi in questo confido
che il messaggio t’arrivi.
Perché lo sai, la lontananza fa molto male,
alimenta la solitudine,
così ti cerco per non soffrire,
tu mio alimento non farmi morire.
Quindi questa notte non lasciarmi gridare ti amo al vento,
torna da me e mi renderai
l’uomo di più felice di questo tempo.
C'era il capomastro con il vigile
e un signore con la cravatta rossa
e un loden verde vicino a ++++++
per terra morto.
Era disteso a braccia aperte
con la faccia verso l'alto
come un cristo sulla croce.
Dagli ampi gesti che faceva
il capomastro con le mani
pareva che ++++++
fosse piovuto giù dal cielo
e non dal quinto piano
della palazzina in costruzione.
Mezz'ora dopo un'auto nera
se l'è preso e a passo d'uomo
lo ha portato all'obitorio.
Poi, siccome era mattina
il capomastro con il vigile
e il signore incravattato
hanno fatto colazione
al bar tabacchi lì vicino:
tre cappuccini con la schiuma
tre brioches e un saluto
con un arrivederci in tribunale.
Io di quel giorno mi ricordo
il freddo cane e il cielo
incredibilmente azzurro e terso
con una fastidiosa lampadina dentro.
E il cantiere chiuso e sigillato
che con la brina e il sole
mi pareva un cimitero illuminato.
e un signore con la cravatta rossa
e un loden verde vicino a ++++++
per terra morto.
Era disteso a braccia aperte
con la faccia verso l'alto
come un cristo sulla croce.
Dagli ampi gesti che faceva
il capomastro con le mani
pareva che ++++++
fosse piovuto giù dal cielo
e non dal quinto piano
della palazzina in costruzione.
Mezz'ora dopo un'auto nera
se l'è preso e a passo d'uomo
lo ha portato all'obitorio.
Poi, siccome era mattina
il capomastro con il vigile
e il signore incravattato
hanno fatto colazione
al bar tabacchi lì vicino:
tre cappuccini con la schiuma
tre brioches e un saluto
con un arrivederci in tribunale.
Io di quel giorno mi ricordo
il freddo cane e il cielo
incredibilmente azzurro e terso
con una fastidiosa lampadina dentro.
E il cantiere chiuso e sigillato
che con la brina e il sole
mi pareva un cimitero illuminato.
Prima del sorgere del sole, l’oscurità
a proteggere l’intima assonanza
di baci a perdere. E quel nodo
alla gola che si è sciolto nell’abbraccio,
poi la danza delle mani e bocche
come vulcani al risveglio dopo la quiete.
E la sete che rimane - magnete
dell’attrazione-, vedo le ciocche
viola dei tuoi capelli e il laccio
che mi collega al tuo cuore- snodo
dell’aorta- poi ancora la stanza
che non c’è e… quell’isola che verrà.

a proteggere l’intima assonanza
di baci a perdere. E quel nodo
alla gola che si è sciolto nell’abbraccio,
poi la danza delle mani e bocche
come vulcani al risveglio dopo la quiete.
E la sete che rimane - magnete
dell’attrazione-, vedo le ciocche
viola dei tuoi capelli e il laccio
che mi collega al tuo cuore- snodo
dell’aorta- poi ancora la stanza
che non c’è e… quell’isola che verrà.

Impassibile mi rassegno
all'esodo
determinato dal desiderio,
desiderio di sopravvivere
un giorno ancora
nella terra libera
che mi asseconda malauguratamente.
Spalanca il mare
le fauci d'un pozzo
senza fondo,
l'orizzonte accoglie il mio destino
clandestino nella terra
di nessuno,
ambasciatore di sofferenza
stringo nel cuore
il mio rancore,
aggrappato alla speranza
vivo la vita che mi resta.
Sognatore senza memoria
calpestato
dalla dignita' di chi si indigna
ingiustamente,
giustamente
prendo il largo
con altri cento
disperati assalitori
del diritto a vivere.
Se sopravvivro' vivro'felice.
all'esodo
determinato dal desiderio,
desiderio di sopravvivere
un giorno ancora
nella terra libera
che mi asseconda malauguratamente.
Spalanca il mare
le fauci d'un pozzo
senza fondo,
l'orizzonte accoglie il mio destino
clandestino nella terra
di nessuno,
ambasciatore di sofferenza
stringo nel cuore
il mio rancore,
aggrappato alla speranza
vivo la vita che mi resta.
Sognatore senza memoria
calpestato
dalla dignita' di chi si indigna
ingiustamente,
giustamente
prendo il largo
con altri cento
disperati assalitori
del diritto a vivere.
Se sopravvivro' vivro'felice.
Il Poema
Canto il poema dell'amor e dell'essenza caduca.
Dell'essere che nel vagar dell'animo suo
segue il moto degli astri celesti,
a non tradir mai l'infinita forza che tutto muove.
REMINESCENZA.
Guardiano delle stelle
conduci l'anima mia per mano
tra quello che fu e il tempo che sarà.
VISIONI
Venne un caldo torrido
ed esso regalò alle notti
visionarie danze di lucenti astri.
Venne ad ascoltare i lamenti
di statue di ghiaccio che
si sciolsero al sorgere del sole.
Venne a incontrare giovani passioni
e ingenui sogni nel nascere del sentimento.
Bussò alla porta d'un immaginario
amore.
Dormì al canto delle lucciole,
si spense in un solo giorno lasciando
in pegno una scia incantata di ricordi.
SOGNI
“Sognai ancora orchidee nere
racchiuse in anfore d'argento.
Osservai mille altre volte
svanir le tentazioni
che i tuoi occhi suscitarono in me.
Sognai nella solitaria notte,
sognai d'una stirpe d' eroi.
Sognai il nome d'una mano
che scagliò nelle viscere dei vasi
di terracotta i resti di filamentose ragnatele.
Sognai il calore d'una carezza,
sprigionato da parvenze imprigionate in esili burattini.
Nell'etere ricoperto di aghi spezzati
trovai un pozza d' acqua riempita da menzogne.
Vissi un giorno,
perso per sempre in un diario blu.
Vissi e mi persi in un anfiteatro dove
rappresentavano la vita.
Sognai ancora,
in un lungo attimo della pioggia che calpestò
le briciole del tuo cuore.
Sognai luoghi incendiati dal fuoco,
sprigionato da matite impolverate.
Sognai immagini,
inventate dalla tragedia
di maschere dipinte dal sangue,
imbrattate dagli stolti.
Sognai un'irreale esistenza,
dove il tuo amore oscillava
appeso ai rami della speranza”
ASTRI
Tutto si concesse al vuoto andare
del moto degli astri.
Il buio d'una stanza racchiuse i ricordi,
mentre le note d'un assurdo dolore
trafissero quel poco di vita che rimaneva.
Un piccolo fiore visse dentro un sogno,
l'azzurro d'una rosa attraversò il fiume rosso
delle lacrime e si fermò ad ascoltare stralci di poesie.
Se le rocce avessero il colore dei sentimenti
si bagnerebbero di fine pazzia.
Le onde dei mari che mille volte bagnarono i volti
si sciolsero al cospetto di versi perduti per sempre.
Vidi l'acqua d'un ruscello tornare indietro.
Vidi i sassi sorridere alla tristezza che
il tempo disegnò sui cuori.
Vidi pensieri manovrare i nostri fili a piacimento.
Vidi gli occhi gettati in terra come pezzi di carta.
Infinite arcane orchidee dal misterioso senso
volarono nello spirito,
concessero la forza per rompere le statue scolpite dall'ipocrisia,
di chi si divertì a sfregiare i sentimenti,
di chi forgiò con la cera inutili
monumenti all'idiozia quotidiana.
RICORDI
“Quando il velluto che ricoprì
bambole di latta perse il colore,
quando tutto questo rimase solo
un lontano ricordo.
Quando, sepolte negli spenti sguardi delle conchiglie,
ascoltai le lacrime delle lucciole che
dormivano sui fondali della morte,
nell'eterna perdizione dei tuoi occhi,
trovai il coraggio di rincorrere ancora una volta
i giardini delle nostre paure...”
VERITA'
E in essi mi persi nuovamente a cercar la verità dell'essere.
A cercar ragione nuova che l'animo inducesse in migliori
pensieri.
Volsi di nuovo lo sguardo indietro come un uomo
che al contrario va nell'inseguire l'anima sua.
SGUARDI
“Strano,
cosa?
Si perse nel tempo lo sguardo.
Furono ricordi.
Anni trascorsi in un attimo.
In un attimo trascorsero tutti gli anni vissuti.
Passò l'esistenza, visse non sapendo di vivere.
Bussai alle porte dell'universo.
Alcun fato mi rispose.
Una voce poi sussurrò che quello non era il mio posto.
Strano fu il sentimento,
strana la vita.
Fiumi di passioni m'osservarono immobili
senza ch'io mai me ne rendessi conto.
Eppure loro erano li da sempre.
Percorsi strade,
viottoli.
Percorsi il tuo sorriso,
rubai il tuo volto
e nelle vicende mie furono ricordi imbevuti
dalle lacrime tue.
Granelli di sabbia soffiati via dal vento.
Aspettai appoggiato a un muro.
Aspettai cosa, non so.
Aspettai che tornassero a me quegli occhi
di cristallo che amavo tanto”
DIAMANTI
Cuor mio, che alzasti gli occhi sul futuro,
socchiudendoli sul tempo lontano,
cantami la parodia della vita.
Se pur una ne esiste ancora.
Or che gli eroi son morti,
or che conservar il ricordo
più non lenisce le pene.
Vorrei conservar frasi come uno splendente
diamante, ma la consuetudine della
vicinanza sua offuscherebbe l'esistenza stessa.
Cantami allora di ciò che sarà,
dimmi sincero guardiano delle mie stelle
dov'è il giardino delle orchidee nere
ch'io ancor cerco.
Canto il poema dell'amor e dell'essenza caduca.
Dell'essere che nel vagar dell'animo suo
segue il moto degli astri celesti,
a non tradir mai l'infinita forza che tutto muove.
REMINESCENZA.
Guardiano delle stelle
conduci l'anima mia per mano
tra quello che fu e il tempo che sarà.
VISIONI
Venne un caldo torrido
ed esso regalò alle notti
visionarie danze di lucenti astri.
Venne ad ascoltare i lamenti
di statue di ghiaccio che
si sciolsero al sorgere del sole.
Venne a incontrare giovani passioni
e ingenui sogni nel nascere del sentimento.
Bussò alla porta d'un immaginario
amore.
Dormì al canto delle lucciole,
si spense in un solo giorno lasciando
in pegno una scia incantata di ricordi.
SOGNI
“Sognai ancora orchidee nere
racchiuse in anfore d'argento.
Osservai mille altre volte
svanir le tentazioni
che i tuoi occhi suscitarono in me.
Sognai nella solitaria notte,
sognai d'una stirpe d' eroi.
Sognai il nome d'una mano
che scagliò nelle viscere dei vasi
di terracotta i resti di filamentose ragnatele.
Sognai il calore d'una carezza,
sprigionato da parvenze imprigionate in esili burattini.
Nell'etere ricoperto di aghi spezzati
trovai un pozza d' acqua riempita da menzogne.
Vissi un giorno,
perso per sempre in un diario blu.
Vissi e mi persi in un anfiteatro dove
rappresentavano la vita.
Sognai ancora,
in un lungo attimo della pioggia che calpestò
le briciole del tuo cuore.
Sognai luoghi incendiati dal fuoco,
sprigionato da matite impolverate.
Sognai immagini,
inventate dalla tragedia
di maschere dipinte dal sangue,
imbrattate dagli stolti.
Sognai un'irreale esistenza,
dove il tuo amore oscillava
appeso ai rami della speranza”
ASTRI
Tutto si concesse al vuoto andare
del moto degli astri.
Il buio d'una stanza racchiuse i ricordi,
mentre le note d'un assurdo dolore
trafissero quel poco di vita che rimaneva.
Un piccolo fiore visse dentro un sogno,
l'azzurro d'una rosa attraversò il fiume rosso
delle lacrime e si fermò ad ascoltare stralci di poesie.
Se le rocce avessero il colore dei sentimenti
si bagnerebbero di fine pazzia.
Le onde dei mari che mille volte bagnarono i volti
si sciolsero al cospetto di versi perduti per sempre.
Vidi l'acqua d'un ruscello tornare indietro.
Vidi i sassi sorridere alla tristezza che
il tempo disegnò sui cuori.
Vidi pensieri manovrare i nostri fili a piacimento.
Vidi gli occhi gettati in terra come pezzi di carta.
Infinite arcane orchidee dal misterioso senso
volarono nello spirito,
concessero la forza per rompere le statue scolpite dall'ipocrisia,
di chi si divertì a sfregiare i sentimenti,
di chi forgiò con la cera inutili
monumenti all'idiozia quotidiana.
RICORDI
“Quando il velluto che ricoprì
bambole di latta perse il colore,
quando tutto questo rimase solo
un lontano ricordo.
Quando, sepolte negli spenti sguardi delle conchiglie,
ascoltai le lacrime delle lucciole che
dormivano sui fondali della morte,
nell'eterna perdizione dei tuoi occhi,
trovai il coraggio di rincorrere ancora una volta
i giardini delle nostre paure...”
VERITA'
E in essi mi persi nuovamente a cercar la verità dell'essere.
A cercar ragione nuova che l'animo inducesse in migliori
pensieri.
Volsi di nuovo lo sguardo indietro come un uomo
che al contrario va nell'inseguire l'anima sua.
SGUARDI
“Strano,
cosa?
Si perse nel tempo lo sguardo.
Furono ricordi.
Anni trascorsi in un attimo.
In un attimo trascorsero tutti gli anni vissuti.
Passò l'esistenza, visse non sapendo di vivere.
Bussai alle porte dell'universo.
Alcun fato mi rispose.
Una voce poi sussurrò che quello non era il mio posto.
Strano fu il sentimento,
strana la vita.
Fiumi di passioni m'osservarono immobili
senza ch'io mai me ne rendessi conto.
Eppure loro erano li da sempre.
Percorsi strade,
viottoli.
Percorsi il tuo sorriso,
rubai il tuo volto
e nelle vicende mie furono ricordi imbevuti
dalle lacrime tue.
Granelli di sabbia soffiati via dal vento.
Aspettai appoggiato a un muro.
Aspettai cosa, non so.
Aspettai che tornassero a me quegli occhi
di cristallo che amavo tanto”
DIAMANTI
Cuor mio, che alzasti gli occhi sul futuro,
socchiudendoli sul tempo lontano,
cantami la parodia della vita.
Se pur una ne esiste ancora.
Or che gli eroi son morti,
or che conservar il ricordo
più non lenisce le pene.
Vorrei conservar frasi come uno splendente
diamante, ma la consuetudine della
vicinanza sua offuscherebbe l'esistenza stessa.
Cantami allora di ciò che sarà,
dimmi sincero guardiano delle mie stelle
dov'è il giardino delle orchidee nere
ch'io ancor cerco.
Se pur mi nascondessi
sulla montagna più alta della terra
o nel più profondo mare
non potrei mai non pensarti
mi raggiungerebbe ovunque
il pensiero di te che sei parte di me
il nostro destino deciso da sempre
Se pur mi trasformassi in statua di sale
disubbideresti anche Dio ... resteresti con me
Impossibile lasciarsi alle spalle
anche in frammento grande come un granello di sabbbia
ciò che tu eri per me perchè eri tutto acnhe di più
Quanto forte ti voglio ….
nelle notti buie quando il silenzio si fa eterno
quando chiamo il tuo nome
non vi è risposta ma sento la tua presenza
Non mi basta, non ancora … non più
Vorrei maledire questa vita che ha rubato l'anima tua
lasciando tra le mie braccia il tuo corpo esanime
ed una miriade di ricordi quanto sono le stelle in cielo
Quante parole rimaste nel vento
nei tuoi ultimi mesi di vita
ci amavamo con gli occhi, con un sorriso
forse avrei poturo fare ancora di più per te
per questo fortissimamente ti vorrei ancora
Uomo, rispetta la tua donna, la donna degli altri
e tutte le donne che incontri, perchè da una donna sei nato.
Una meravigliosa mamma ti ha dato nutrimento
prima ancora che tu nascessi, spartendo con te il suo cibo.
Una donna, per un lungo periodo di tempo ha avuto dentro di se
due cuori e un pezzetto lo ha consegnato a te, affinchè tu lo facessi crescere colmo di gioia e non di odio.
Una donna ti ha dato i suoi amorevoli occhi per permetterti di guardarti intorno e di capire e aiutare chi ha bisogno di te: non fingere di non vedere.
Una donna ti ha disegnato la bocca per farti baciare, ridere, scherzare: non usare le tue labbra per mordere.
Una donna ti ha fornito di mani per farti accarezzare: non adoperarle per colpire.
Una donna ti ha dato i piedi per permetterti di arrivare in cima ai tuoi
ambiziosi progetti: non adoperarli per calpestare.
Una donna ti ha dato le orecchie per farti ascoltare i pianti e le urla di chi ha bisogno del tuo aiuto: non assecondare chi urla e ti impreca contro.
Uomo rispetta la tua donna e accetta i suoi i preziosi regali: perchè se lei non ti avesse dato i suoi occhi, il suo cuore, i suoi piedi, tu non guarderesti, non ameresti, non andresti da nessuna parte e non saresti mai nato...
e tutte le donne che incontri, perchè da una donna sei nato.
Una meravigliosa mamma ti ha dato nutrimento
prima ancora che tu nascessi, spartendo con te il suo cibo.
Una donna, per un lungo periodo di tempo ha avuto dentro di se
due cuori e un pezzetto lo ha consegnato a te, affinchè tu lo facessi crescere colmo di gioia e non di odio.
Una donna ti ha dato i suoi amorevoli occhi per permetterti di guardarti intorno e di capire e aiutare chi ha bisogno di te: non fingere di non vedere.
Una donna ti ha disegnato la bocca per farti baciare, ridere, scherzare: non usare le tue labbra per mordere.
Una donna ti ha fornito di mani per farti accarezzare: non adoperarle per colpire.
Una donna ti ha dato i piedi per permetterti di arrivare in cima ai tuoi
ambiziosi progetti: non adoperarli per calpestare.
Una donna ti ha dato le orecchie per farti ascoltare i pianti e le urla di chi ha bisogno del tuo aiuto: non assecondare chi urla e ti impreca contro.
Uomo rispetta la tua donna e accetta i suoi i preziosi regali: perchè se lei non ti avesse dato i suoi occhi, il suo cuore, i suoi piedi, tu non guarderesti, non ameresti, non andresti da nessuna parte e non saresti mai nato...
Amori consumati contro i muri,
tra l’indifferenza della gente,
versan lacrime
che diventano schiave della mente,...
le catturano con le mani,
per poi gettarle tristemente
in fronte al domani.
Una vita con poco vissuto,
un conflitto mai sconfitto
di tante cose mai dette,
ma soffocate nella grida di dolore,
segreti nascosti per paura
di soffrire per un no
che non vorresti mai sentirti dire,
il nostro amore sta per finire.
Sogni cancellati su di un cielo
che sembra diventare sempre più nero,
un errore infinito
quello di non credere in te stesso
perché sulle labbra resti solo
il sapore del sesso.
Un amore però sa sempre crescere,
anche tra le ansie e il batticuore,
fatto di stupide gelosie
che alimentano scontri,
dove urli un’infinità di bugie.
Ma alla fine incontrerai quell’amore
che ti mette con le spalle al muro
e ti bacerai tra l’indifferenza della gente,
vivendo la tua vita con l’amore
maturato dentro il cuore
e non quello perseverato dalla mente.
tra l’indifferenza della gente,
versan lacrime
che diventano schiave della mente,...
le catturano con le mani,
per poi gettarle tristemente
in fronte al domani.
Una vita con poco vissuto,
un conflitto mai sconfitto
di tante cose mai dette,
ma soffocate nella grida di dolore,
segreti nascosti per paura
di soffrire per un no
che non vorresti mai sentirti dire,
il nostro amore sta per finire.
Sogni cancellati su di un cielo
che sembra diventare sempre più nero,
un errore infinito
quello di non credere in te stesso
perché sulle labbra resti solo
il sapore del sesso.
Un amore però sa sempre crescere,
anche tra le ansie e il batticuore,
fatto di stupide gelosie
che alimentano scontri,
dove urli un’infinità di bugie.
Ma alla fine incontrerai quell’amore
che ti mette con le spalle al muro
e ti bacerai tra l’indifferenza della gente,
vivendo la tua vita con l’amore
maturato dentro il cuore
e non quello perseverato dalla mente.
Riflessi sul muro di un raggio di sole
Strappa giochi di luce
Nel mattino solitario
Mi ritrovo da sola.
Quasi immersa nel nulla
Di una via senza sbocchi, senza tocchi
A decidere della vita da respirare
Circondata da moltitudini di persone
Affrettate nel passo
Perse dietro ad un suono, io chi sono?
Solo un anima piccola
Ma che ha tanto da dire
Sollevata da un sorriso
Che s'accende come riso.
Vaga il mio sguardo e si riempie di sole
Vaga...
Sa' che ancora c'è amore.
Strappa giochi di luce
Nel mattino solitario
Mi ritrovo da sola.
Quasi immersa nel nulla
Di una via senza sbocchi, senza tocchi
A decidere della vita da respirare
Circondata da moltitudini di persone
Affrettate nel passo
Perse dietro ad un suono, io chi sono?
Solo un anima piccola
Ma che ha tanto da dire
Sollevata da un sorriso
Che s'accende come riso.
Vaga il mio sguardo e si riempie di sole
Vaga...
Sa' che ancora c'è amore.
Avevo da bambino
un grande amico.
Abitava in un castello
dentro lo specchio
di un armadio vecchio
con Capitan Uncino
Paperino e Nembo Kid.
Un giorno mi fu detto
da qualcuno per dispetto
che l'amico nello specchio
ero io stesso riflesso.
Di allora ricordo ancora
lo stupore immenso
il dispiacere muto
e l'amico nello specchio
che con me da quel momento
non fu più lo stesso.
un grande amico.
Abitava in un castello
dentro lo specchio
di un armadio vecchio
con Capitan Uncino
Paperino e Nembo Kid.
Un giorno mi fu detto
da qualcuno per dispetto
che l'amico nello specchio
ero io stesso riflesso.
Di allora ricordo ancora
lo stupore immenso
il dispiacere muto
e l'amico nello specchio
che con me da quel momento
non fu più lo stesso.









