E' lei, la semplicità, che non mette in difficoltà
è lei che d'innanzi a una parola in più
fa risplendere volti che pensano di non avere un futuro
che possono vederlo soltanto in un miraggio
Lei è la vita, con le sue doti gentili che si appresta
a ridare speranza alle genti scoraggiate
da un ingorgo di fiumi che si intrecciano
fermando un cammino spaventato
e abbandonato, da quelli che molta strada fanno
e non varcano un respiro nella terra bisognosa
è lei che d'innanzi a una parola in più
fa risplendere volti che pensano di non avere un futuro
che possono vederlo soltanto in un miraggio
Lei è la vita, con le sue doti gentili che si appresta
a ridare speranza alle genti scoraggiate
da un ingorgo di fiumi che si intrecciano
fermando un cammino spaventato
e abbandonato, da quelli che molta strada fanno
e non varcano un respiro nella terra bisognosa
1 commento
Acepsut rapito dall'amore per la bellissima Akenafis
s'abbandona nella perdizione per lei.
Irraggiungibile come una Dea per il sacerdote diviene ossessione d'amore.
Nei suoi scritti egli così declama.
Prima lettera d'amore:
“Labirinti di perversione
tu che in me sei ossessione.
Trancio serpenti ingoiando occhi.
Scruta il falco nella notte,
il fiume dei morti ribolle d' anime.
Passi inconsistenti appaiono.
Labbra infuocate nel destino del suono.
Sfioro turgide emozioni,
sigillo in tombe mere passioni.
Re del trapassato pensiero,
manovro le membra dell'uomo.
Osservo le fattezze tue.
Nelle trasparenze m'immergo
per morire rinascendo.
Siano notti nella lussuria del dio Amos,
siano effluvi della disciplina di Sefor.
Siano corpi privi di sembianze,
nel contorcersi dell'essenza del peccato.
Io sono nel sibilo del vento
che attraversa le tue vesti,
io sono acqua che nelle tue forme si compiace,
freddo come il mondo che non esiste,
caldo come l'anfora del divino nettare.
Io sono privo d'inizio,
senza orizzonti finiti.
Io sono tramonto sul Nilo.
Io sono luce delle parole,
io sono freccia persa
nella valle del fremito,
nei sentieri della tua pelle di luna,
nell'arco delle infinite perdizioni.
Io sono Acepsut signore del silenzio,
padrone dei vasi sacri,
custode dei segreti dell'immortalità,
io sono tutto e nulla,
sono in ogni dove e in nessun luogo.
Sono quello che sono,
schiavo dei tuoi occhi di smeraldo,
oh mia regina Akenafis”
Seconda lettera d'amore:
Io sono,
quello che sono.
Oh Akenafis.
Signore del mondo dell'oltre,
padrone delle tenebre di Assurbal.
Tra rive di reconditi perché mi ritrovai
e cascate di nubi
sorte dove non erano tentazioni.
Io che del corpo tralasciai discipline
per essere empio e poco.
Cercai il colmo
d'un bicchiere vuoto.
Come fiori d'un deserto
assaggiai il corso del sapere
avidamente affamato,
digiuno dell'universale moto.
Seppi di te,
oh dea,
amante di perdute reminiscenze.
Da te venni a imparare
turgide carezze nel bagno del peccato.
Bevvi da infuocati seni,
l'arte della incoscienza
perdendomi nel tempio di Oniro.
Io che vissi morendo,
fui vita quando morte colse
il senso del nonsenso.
Quando l'abbandono nel tuo flessuoso velluto
mi rese avido di te.
D'avorio e mirra vestii le mie mani,
d'oro furono i gemiti,
di mosto e miele
fu il succo dell'amore.
Ventagli di spezie adornarono il pulsare,
onde del mare s'infransero nella calma d'obliate lagune,
scrosci di tempeste mi inebriarono del tuo amplesso.
Fui tutto in un momento.
Fui esistenza,
spegnendomi in quel momento.
Mai più vissi,
mai più compresi.
Lasciai la foresta delle gocce di lussuria,
lasciai il tramonto sui tuoi occhi d'argilla pura,
mi specchiai nel regno del mirto in fiore.
Divenni fiore
dell'oscurità
per esser preda
d'un convulso esistere.
Divenni lacrima per bagnare il tuo viso.
Divenni sole per prosciugare la tua sete.
Divenni effimera sospensione d' acque di rugiada
per acquietare i tuoi sensi.
Divenni emisfero di luce
per illuminare il tuo lato oscuro,
Infine divenni ombra per ghermire le tue sembianze
e custodirle nel mio paradiso dei sensi.
Terza lettera
Acepsut s'abbandona a se stesso nella dolcezza dell'amore impossibile:
“Trascorro il tempo
sospeso tra il crepuscolo che abbraccia il mare
e le tue labbra rosso fuoco.
Intreccio le onde
con i tuoi capelli scuri come profonde acque.
Freme l'aria,
scossa da fulmini e tuoni.
Freme la tempesta che sferza il cuore.
Solco le acque senza timore
per giungere da te,
mia regina.
Spargerò d'ambrosia il sentiero degli dei.
Trasformerò in oro i calici in cui berrai
il nettare dell'amore.
Riempirò le otri di novello succo.
Miele sarò per i tuoi sensi.
Sarà amore a far germogliare aridi deserti,
sarà amore,
per sempre scritto sulle pietre dei templi,
che al vento offrono passioni e desideri”.
Quarta lettera
Acepsut s'addormenta nel desiderio e la sua passione diviene amore puro:
Dolce miele,
delizia della mia lussuria,
di te mi nutro in ozio
saziando l'insaziabile,
estinguendo il pulsante tremare del desiderio.
Tu che sei rovente sabbia del mio crogiolo,
lascia che io ti assapori fino all'ultimo lembo,
lascia che io stenda le mie mani sul tuo inebriante
profumo.
Lascia che il notturno gemere svegli l'universo
dal suo oscuro torpore,
lascia che io sia quello che sono:
l'amante tuo.
Amore se mai accarezzerò
il colore della vita,
ascolta le frasi scolpite nella mia pazzia.
Ascolta il torrente di solitudine
che scorre nel mio cuore.
Ascolta il lamento del mare
che sussurra nenie dimenticate.
Oceani confusi
oltre l'orizzonte danzano nella libidine.
Laggiù l'eco s'inchina al tuo splendore.
Laggiù la profondità dei tuoi movimenti
innalza le onde delle nostre paure.
Ultimo atto.
Acepsut si sveglia del sonno onirico e nel tormento assoluto
decide di suicidarsi con il veleno:
Ancora una volta
attraverserò le più remote regioni dell'impossibile,
per stringere a me l'origine del peccato.
Tu che fosti mio peccato
tu che silente ascoltasti il mio ultimo “ti amo”,
cantato per te.
Ascolta ora il mio ultimo respiro oh mia regina Akenafis.
s'abbandona nella perdizione per lei.
Irraggiungibile come una Dea per il sacerdote diviene ossessione d'amore.
Nei suoi scritti egli così declama.
Prima lettera d'amore:
“Labirinti di perversione
tu che in me sei ossessione.
Trancio serpenti ingoiando occhi.
Scruta il falco nella notte,
il fiume dei morti ribolle d' anime.
Passi inconsistenti appaiono.
Labbra infuocate nel destino del suono.
Sfioro turgide emozioni,
sigillo in tombe mere passioni.
Re del trapassato pensiero,
manovro le membra dell'uomo.
Osservo le fattezze tue.
Nelle trasparenze m'immergo
per morire rinascendo.
Siano notti nella lussuria del dio Amos,
siano effluvi della disciplina di Sefor.
Siano corpi privi di sembianze,
nel contorcersi dell'essenza del peccato.
Io sono nel sibilo del vento
che attraversa le tue vesti,
io sono acqua che nelle tue forme si compiace,
freddo come il mondo che non esiste,
caldo come l'anfora del divino nettare.
Io sono privo d'inizio,
senza orizzonti finiti.
Io sono tramonto sul Nilo.
Io sono luce delle parole,
io sono freccia persa
nella valle del fremito,
nei sentieri della tua pelle di luna,
nell'arco delle infinite perdizioni.
Io sono Acepsut signore del silenzio,
padrone dei vasi sacri,
custode dei segreti dell'immortalità,
io sono tutto e nulla,
sono in ogni dove e in nessun luogo.
Sono quello che sono,
schiavo dei tuoi occhi di smeraldo,
oh mia regina Akenafis”
Seconda lettera d'amore:
Io sono,
quello che sono.
Oh Akenafis.
Signore del mondo dell'oltre,
padrone delle tenebre di Assurbal.
Tra rive di reconditi perché mi ritrovai
e cascate di nubi
sorte dove non erano tentazioni.
Io che del corpo tralasciai discipline
per essere empio e poco.
Cercai il colmo
d'un bicchiere vuoto.
Come fiori d'un deserto
assaggiai il corso del sapere
avidamente affamato,
digiuno dell'universale moto.
Seppi di te,
oh dea,
amante di perdute reminiscenze.
Da te venni a imparare
turgide carezze nel bagno del peccato.
Bevvi da infuocati seni,
l'arte della incoscienza
perdendomi nel tempio di Oniro.
Io che vissi morendo,
fui vita quando morte colse
il senso del nonsenso.
Quando l'abbandono nel tuo flessuoso velluto
mi rese avido di te.
D'avorio e mirra vestii le mie mani,
d'oro furono i gemiti,
di mosto e miele
fu il succo dell'amore.
Ventagli di spezie adornarono il pulsare,
onde del mare s'infransero nella calma d'obliate lagune,
scrosci di tempeste mi inebriarono del tuo amplesso.
Fui tutto in un momento.
Fui esistenza,
spegnendomi in quel momento.
Mai più vissi,
mai più compresi.
Lasciai la foresta delle gocce di lussuria,
lasciai il tramonto sui tuoi occhi d'argilla pura,
mi specchiai nel regno del mirto in fiore.
Divenni fiore
dell'oscurità
per esser preda
d'un convulso esistere.
Divenni lacrima per bagnare il tuo viso.
Divenni sole per prosciugare la tua sete.
Divenni effimera sospensione d' acque di rugiada
per acquietare i tuoi sensi.
Divenni emisfero di luce
per illuminare il tuo lato oscuro,
Infine divenni ombra per ghermire le tue sembianze
e custodirle nel mio paradiso dei sensi.
Terza lettera
Acepsut s'abbandona a se stesso nella dolcezza dell'amore impossibile:
“Trascorro il tempo
sospeso tra il crepuscolo che abbraccia il mare
e le tue labbra rosso fuoco.
Intreccio le onde
con i tuoi capelli scuri come profonde acque.
Freme l'aria,
scossa da fulmini e tuoni.
Freme la tempesta che sferza il cuore.
Solco le acque senza timore
per giungere da te,
mia regina.
Spargerò d'ambrosia il sentiero degli dei.
Trasformerò in oro i calici in cui berrai
il nettare dell'amore.
Riempirò le otri di novello succo.
Miele sarò per i tuoi sensi.
Sarà amore a far germogliare aridi deserti,
sarà amore,
per sempre scritto sulle pietre dei templi,
che al vento offrono passioni e desideri”.
Quarta lettera
Acepsut s'addormenta nel desiderio e la sua passione diviene amore puro:
Dolce miele,
delizia della mia lussuria,
di te mi nutro in ozio
saziando l'insaziabile,
estinguendo il pulsante tremare del desiderio.
Tu che sei rovente sabbia del mio crogiolo,
lascia che io ti assapori fino all'ultimo lembo,
lascia che io stenda le mie mani sul tuo inebriante
profumo.
Lascia che il notturno gemere svegli l'universo
dal suo oscuro torpore,
lascia che io sia quello che sono:
l'amante tuo.
Amore se mai accarezzerò
il colore della vita,
ascolta le frasi scolpite nella mia pazzia.
Ascolta il torrente di solitudine
che scorre nel mio cuore.
Ascolta il lamento del mare
che sussurra nenie dimenticate.
Oceani confusi
oltre l'orizzonte danzano nella libidine.
Laggiù l'eco s'inchina al tuo splendore.
Laggiù la profondità dei tuoi movimenti
innalza le onde delle nostre paure.
Ultimo atto.
Acepsut si sveglia del sonno onirico e nel tormento assoluto
decide di suicidarsi con il veleno:
Ancora una volta
attraverserò le più remote regioni dell'impossibile,
per stringere a me l'origine del peccato.
Tu che fosti mio peccato
tu che silente ascoltasti il mio ultimo “ti amo”,
cantato per te.
Ascolta ora il mio ultimo respiro oh mia regina Akenafis.
Per i tuoi occhi neri
lucenti come more di rovo
in un mare di latte
soffierò sul tuo collo
collane di vetro
e coprirò le tue spalle
con uno scialle di baci.
Sarò sulle torri del seno
un maggiolino operoso
come un'ape sul fiore.
Sarò pioggia e tempesta
vento e sabbia
di un caldo deserto
sul tuo morbido ventre.
Artiglierò con le mani
i tuoi fianchi
per non cadere dal cielo.
Cercherò come un orso goloso
negli anfratti e nei boschi
tutto il miele nascosto.
Sarò sacerdote pagano
legato a colonne del tempio
del dio del piacere.
Sarò luna piena curiosa nel cielo
per vedere i tuoi occhi
affogare nel mare di latte
in un lungo appagante respiro.
lucenti come more di rovo
in un mare di latte
soffierò sul tuo collo
collane di vetro
e coprirò le tue spalle
con uno scialle di baci.
Sarò sulle torri del seno
un maggiolino operoso
come un'ape sul fiore.
Sarò pioggia e tempesta
vento e sabbia
di un caldo deserto
sul tuo morbido ventre.
Artiglierò con le mani
i tuoi fianchi
per non cadere dal cielo.
Cercherò come un orso goloso
negli anfratti e nei boschi
tutto il miele nascosto.
Sarò sacerdote pagano
legato a colonne del tempio
del dio del piacere.
Sarò luna piena curiosa nel cielo
per vedere i tuoi occhi
affogare nel mare di latte
in un lungo appagante respiro.
Nel nulla mi muovo
Sospesa..
Delicata e fragile vibro,
Piena di speranza che il mio oggi
Possa fiorire di nuovo
Come tappeto a festa.
Il mio passo possa calpestare
Terra soffice e
Nell'acqua immergermi con purezza.
Senza sterili grida
Che si contraggono nel cuore come serpi
Sento il calore di una mano
E da lei assorbo linfa.
Ho lasciato vento nuovo
A baciarmi i capelli
Vago...
Ma ho già visto
Nei miei sogni la mia meta.
Sospesa..
Delicata e fragile vibro,
Piena di speranza che il mio oggi
Possa fiorire di nuovo
Come tappeto a festa.
Il mio passo possa calpestare
Terra soffice e
Nell'acqua immergermi con purezza.
Senza sterili grida
Che si contraggono nel cuore come serpi
Sento il calore di una mano
E da lei assorbo linfa.
Ho lasciato vento nuovo
A baciarmi i capelli
Vago...
Ma ho già visto
Nei miei sogni la mia meta.
Il fiume scorre, l'acqua a disperdersi
perderai le gocce, ma mai il flusso
no, il fiume non lo dimenticherai
nè la sua sorgente per quanto antica,
ti tornerà sempre un'onda nel cuore
a smuoverti come un piccolo brivido
e tutto passa e va via ,per sua natura
soggetto al cambiamento costante
ma un filo sottile lega ogni tempo
ed ogni cosa, innegabilmente
sottile ma non fragile ,se non all'apparire,
ed è ciò che mi strugge il cuore
e mi fa credere ai possibili "per sempre"
L'immutabile potere del ricordo
perderai le gocce, ma mai il flusso
no, il fiume non lo dimenticherai
nè la sua sorgente per quanto antica,
ti tornerà sempre un'onda nel cuore
a smuoverti come un piccolo brivido
e tutto passa e va via ,per sua natura
soggetto al cambiamento costante
ma un filo sottile lega ogni tempo
ed ogni cosa, innegabilmente
sottile ma non fragile ,se non all'apparire,
ed è ciò che mi strugge il cuore
e mi fa credere ai possibili "per sempre"
L'immutabile potere del ricordo
Se mi commuovo
di fronte a così tanta poesia
è perchè troppo profonda
risulta la percezione
malinconica e triste,
vissuta nella fatica
del suo compassato disagio,
nella stanchezza della propria
quotidiana esistenza.
E non è vero che la sofferenza
si offre per fare grandi i poeti,
lui sarebbe stato immenso lo stesso.
Dove è adesso,
ovunque esso sia,
queste inadeguate
inopportune parole
non saranno mai sufficienti.
Voglio credere avrà trovato la pace,
la stessa che riusciva a trasmettere
dal basso della sua condizione.
E allora gli dico riposa
perchè possa essere sempre
e in eterno scrivere ancora.
di fronte a così tanta poesia
è perchè troppo profonda
risulta la percezione
malinconica e triste,
vissuta nella fatica
del suo compassato disagio,
nella stanchezza della propria
quotidiana esistenza.
E non è vero che la sofferenza
si offre per fare grandi i poeti,
lui sarebbe stato immenso lo stesso.
Dove è adesso,
ovunque esso sia,
queste inadeguate
inopportune parole
non saranno mai sufficienti.
Voglio credere avrà trovato la pace,
la stessa che riusciva a trasmettere
dal basso della sua condizione.
E allora gli dico riposa
perchè possa essere sempre
e in eterno scrivere ancora.
Camicie non sapete quante siete
Soprabiti non sapete quanti siete
Paltò non sapete quanti siete
Impermeabili non sapete quanti siete
Da dove venite
Dai ferri da stiro
Dai ferri da stiro
Dopo qualche spruzzo d'acqua
Ricordate mai le pacifiche fontane
Piene di carpe rosse?

Quel maestrale di lacrime
sulla tua bocca confusa
raggomitola un temporale di sé,
raggio di sole appassito
sulle cicatrici di un cuore sfinito
ed un vigneto di stelle riflesse
snocciola settimane d’inverno
fra le corrispondenze del mio tempo.
Il sonaglio del silenzio
smarrisce il crepuscolo di un fiore
in un mosaico di nuvole vuote:
stringimi al calore dei tuoi occhi
nei colori ritrovati della notte.
sulla tua bocca confusa
raggomitola un temporale di sé,
raggio di sole appassito
sulle cicatrici di un cuore sfinito
ed un vigneto di stelle riflesse
snocciola settimane d’inverno
fra le corrispondenze del mio tempo.
Il sonaglio del silenzio
smarrisce il crepuscolo di un fiore
in un mosaico di nuvole vuote:
stringimi al calore dei tuoi occhi
nei colori ritrovati della notte.
Vamos, adelante, a buscar la estrellas
Gridava il vecchio sciamano messicano,
esortando i giovani guerrieri
che danzavano intorno a un falò!
Le stelle questa... notte vi stanno a guardare
e a loro la vostra anima dovete donare.
Guerrieri voi siete e la paura nel sangue non avete.
Le armi che luccicano questa notte,
non sono fatte per donare la morte.
Vi sono state date per provare il vostro ardore
e saggiar la forza del vostro cuore.
Agli dei vi siete votati
e loro in vostro onore,
questa notte con gli occhi delle stelle
vi stanno a guardare.
Danzate fino all’alba senza sosta,
questa notte è speciale
è quella del rituale,
dove ogni guerriero diventa immortale.
Gridava il vecchio sciamano messicano,
esortando i giovani guerrieri
che danzavano intorno a un falò!
Le stelle questa... notte vi stanno a guardare
e a loro la vostra anima dovete donare.
Guerrieri voi siete e la paura nel sangue non avete.
Le armi che luccicano questa notte,
non sono fatte per donare la morte.
Vi sono state date per provare il vostro ardore
e saggiar la forza del vostro cuore.
Agli dei vi siete votati
e loro in vostro onore,
questa notte con gli occhi delle stelle
vi stanno a guardare.
Danzate fino all’alba senza sosta,
questa notte è speciale
è quella del rituale,
dove ogni guerriero diventa immortale.
Questo giorno d’autunno
ha nell’aria il sentore
dei rami frondosi
e di rossa fragranza di foglie
che il vento smuove
oltre i vetri della finestra.
Mentre io giro per la stanza
in me
è rimasto il segno della notte:
l’amore che sfugge all’udito
ma impregna l’anima
di quella sazietà di ore,
di quello stringersi le mani
in un’ignota emozione che alberga
come nella fragranza di una rosa
a suggellare l’unione.
Siamo immersi
in un’orbita segreta
illuminata
da pianeti congiunti in brividi
che divengono ritmo e silenzio
nell’aura che ci contiene.
Io vivo la serena consapevolezza
della precarietà legata alla mia vita.
Mi alzo presto, all'alba, tutte le mattine
ma vado a letto troppo tardi e dormo poco.
Vorrei potermi dedicare a mille cose:
spazi miei, soltanto miei...
Ma il tempo mi è nemico.
Mi dico spesso: "Da domani cambio tutto"
e mi è successo di pensarci seriamente.
Ho fatto un calcolo sommando la mia vita
ed ho scoperto che è in ritardo anticipato.
Ma come posso progettare qualche cosa
se ovunque vado perdo e cado?
State frenandomi.
State fregandomi.
La città è grande e non tiene conto di me.
Brucia ossigeno e anime e le sporca di fuliggine.
Vorrei fidarmi della gente per le strade.
Vorrei recarmi alla stazione per tornare.
E invece resto qua bloccato dalla città
nel lento traffico che uccide i desideri
come un semaforo a fermare i miei pensieri.
Vorrei ossigeno anch'io...
Morire sì, ma a modo mio.
A sedici anni andavo a Como con la moto
Vedere il lago mi aiutava a meditare
Stavo seduto sulle rive ad ascoltarmi
Guardavo l'acqua accarezzare le mie sponde.
E immaginavo i relitti in fondo al lago:
scheletri invisibili.
E sono ancora lì...
Io sono ancora qui.
La follia è grande: coinvolge tutta la città.
Brucia ossigeno e anime e ci uccide di pazzia.
Vorrei sedermi e respirare la mia gente
Vorrei imparare a vivere semplicemente.
E invece spreco ossigeno a fumare sigarette
E passa il tempo ed anche io invecchierò
beffardamente con la bombola d'ossigeno.
della precarietà legata alla mia vita.
Mi alzo presto, all'alba, tutte le mattine
ma vado a letto troppo tardi e dormo poco.
Vorrei potermi dedicare a mille cose:
spazi miei, soltanto miei...
Ma il tempo mi è nemico.
Mi dico spesso: "Da domani cambio tutto"
e mi è successo di pensarci seriamente.
Ho fatto un calcolo sommando la mia vita
ed ho scoperto che è in ritardo anticipato.
Ma come posso progettare qualche cosa
se ovunque vado perdo e cado?
State frenandomi.
State fregandomi.
La città è grande e non tiene conto di me.
Brucia ossigeno e anime e le sporca di fuliggine.
Vorrei fidarmi della gente per le strade.
Vorrei recarmi alla stazione per tornare.
E invece resto qua bloccato dalla città
nel lento traffico che uccide i desideri
come un semaforo a fermare i miei pensieri.
Vorrei ossigeno anch'io...
Morire sì, ma a modo mio.
A sedici anni andavo a Como con la moto
Vedere il lago mi aiutava a meditare
Stavo seduto sulle rive ad ascoltarmi
Guardavo l'acqua accarezzare le mie sponde.
E immaginavo i relitti in fondo al lago:
scheletri invisibili.
E sono ancora lì...
Io sono ancora qui.
La follia è grande: coinvolge tutta la città.
Brucia ossigeno e anime e ci uccide di pazzia.
Vorrei sedermi e respirare la mia gente
Vorrei imparare a vivere semplicemente.
E invece spreco ossigeno a fumare sigarette
E passa il tempo ed anche io invecchierò
beffardamente con la bombola d'ossigeno.














