e ci sei autunno
fra le purpuree vigne
di braccia al cielo tese
-semi di gioie erranti-
e splenda in te l'oblio
un manto a farti veste
e gioia nel pigiar di te l'immenso ed oltre
e l'otre in me risacca
rosee labbra in chiusa
e voli
e venti
graffi
soffitti di te e di rose
Raccontami la vita di chicchi dolci e austeri
e chetami le onde che fan dell'alma un'alga
-che già son canto in foglia-
finito, passato così come il tempo
del nostro amore.
Se mai ci sia stato un tempo
Il tempo di un nostro possibile amore.
Game over, love over ,
giorni svaniti, sbiaditi,
in una nullità di parole, MAI dette.
Gioco di frasi scontate
La spesa da fare, la cena, il lavoro.
Scene da un video games obsoleto
di una vita vissuta in un tempo sbagliato.
Game over, è tempo di decidere ,
clicca su arresta, seleziona chiudi,
sei offline.
E’ tempo di vivere.
l'angoscia colma il vuoto,
profumo di vita
inonda l'inconscio
inconsapevole del pericolo,
vengo in pace,
vengo a voi fratelli,
fuggo dall'amara consolazione
di lasciare una guerra,
di trovare accoglienza.
L'assordante silenzio
nella notte scura,
viaggio nell'ombra
scomoda
d'un angusto pertugio
nascosto a gli occhi
di chi non vuol vedere.
Predico silenzioso
la mia verita',
foglia morta,
debole,
straziato dalla fame,
mi aggrappo alla preghiera
insieme a i miei fratelli,
simili e diversi
ma come me, come te,
come voi
esseri umani.
aquiloni sul mar del ricordo,
terrazza è il mio petto
di nuvole e dardi,
ala d’un tramonto
che fu grano del respiro,
meridiano d’anima,
sinossi del mattino.
Come apostrofo di sale
m’addiziono ai tuoi occhi
in un cieco maestrale d’astri
e stringo questo cielo senza nome,
carezzo un temporale di margherite
in questa assonanza di vento e dolore.
e le stagioni si inseguono senza tregua
Il tempo non mi regala un attimo
e io devo inseguirlo sempre con il fiato corto
Che palle! E tutto grigio e non mi posso tuffate
in un dipinto e diventare arcobaleno
C’è solo rumore ed io non posso
ascoltare il silenzio della musica
Che palle! Qua è già tutto scritto ed io
non posso attraversare l’infinito
Devo stare tutto il giorno sull’attenti
quando vorrei danzare sulle ali del vento
Non posso bere dalle tue parole
Non posso mangiare dalle tue labbra
Entro in un bagno pubblico e leggo sul muro: “scemo chi legge”
E’ vero, forse sono solo una scema!
Con negli occhi il fumo delle sigarette
Fumate e bevute dall’ultimo demone di turno.
Fra le mani un cencio di parole stanche
E ombre di smorfie alle spalle. Nell’intimo
Di una rondine ferita, tu eri la mia gota
Fiorita da mille dei tuoi baci. E parole
Non dette nel timore di troppo dire,
Soffocavano i nostri stessi pensieri.
Ed erano i tuoi occhi di lutto, blu
Nel mimetico del viso, a incoraggiare
A vivere sul selciato come un galoppo
Di emozioni e lamenti. Se spenti
Fossero quei lumi mi perderei nel pozzo
Della luce dei fanali diafani, a rincorrere
Un ricordo di materia al sapore
Delle labbra tue di rosa. Spine, verdi
E rigide, si conficcano nel cuore
Ogni volta che mi guardi e non parli.
Nell’attimo, in cui un ponte di nubi
Oscurava i nostri stessi cammini, la tua mano
Apparve più bianca e un sapore di miele
Frusciò tra le labbra, puro desiderio.
E io non cantavo più, contavo ancora
Le margherite spente dal lutto della primavera.
Ed era un sospingersi al di là del monte niveo-
Nube in espansione- ad accalorare il viaggio
Verso le ceneri del mare in tempesta.
Sirene dai lunghi capelli avvinghiavano
Le nostre membra e i loro canti
Canti di antichi nomadi.
Nel sogno, correndo sul fil di ferro
Della passione, colpì lo zoccolo duro
Del mio essere animale, e un goccio
Tondo come di vetro scheggiò
Le mie mani arse da febbre. Oltre
Il baratro della finestra un gufo, nero
Scuro nell’intimo, gracchiò una frase scarna
E brividi di gelso fiorirono nella carne.
Sentendo me stesso perdersi tra viole di parto,
Mi attaccai a un violino e ne percossi una corda,
Un sol diesis colpì il mio occhio e l’oscurità della notte
Rapì i miei pensieri.

Osservo l’assenza del tuo sguardo
smarrito in orizzonti sconosciuti
e ti parlo.
Non smetto di parlarti
cercando di spezzare la corazza
che m’impedisce di giungere a te,
nel tuo mondo
popolato di vuoto e di mistero.
Vorrei sondarlo tenendoti per mano,
nel tremore del tuo corpo
riuscire a comprenderlo
per donarti giusto conforto.
Escogiterei giusti piaceri
per riaccendere la luce del tuo volto
riportando equilibrio e speranza
perdute in una vita non vissuta
sfuggita e insoddisfatta
nell’incanto d’un pensiero
intrappolato
nel gorgo del letargo.
del presente dal color bipolare,
nero come tenebre dell'inferno
e rosso come la fiamma speranza.
Le voci altrui provo a non udire
nel mio animo perlustro il coraggio
per il cammin dai sentieri anonimi,
un bivio di mete incerte o traguardi.
Un angelo che decora , regala la sua protezione.
Oggi il cielo di amore si è riempito ,
l' azzurro ammira stupito.
Questa nuvola nuova che dona al paesaggio .
Un nuovo messaggio un nuovo inizio.
Nel cielo e nella sua unicità ritroviamo, ammiriamo.
Questo dono speciale ed originale.

Mi rivedo su una spiaggia
e le stelle
hanno una luce speciale.
In questa notte di magia
Mi appare un angelo...
Non aver paura
danza con me
cambierà.
Sono la tua guida,
Appare un orologio,
L'angelo non c' è più ,

stringersi un'altra volta
in un giorno lontano,
lontano nel tempo,
quando saremo vecchi,
vecchi e ancora noi.
Riconoscersi
nel suono della propria voce,
più roca e bassa
per via degli anni.
Riconoscersi
in un gesto solo.
Tu coi capelli ancora biondi.
Negli occhi, vivi,
luci di candele
danzanti.
Io, sempre io.
Chissà come saremo,
chissà...
Chissà se queste mani
avranno ancora
l'audacia di abbracciarsi forte.
O di lasciarsi andare per sempre.
Ancor prima del rumoreggiare
del fulmine che lascia traccia
nel tessuto della notte,
per le vie,
per le linee,
lungo le siepi,
affinché la mia casa sia piena
e possa assaggiare il mio cibo,
io voglio gridarlo
che t’amo.
E voglio gridarlo
sgambettando in avanti.
agitando le gambe,
stando sdraiato,
seduto, appeso ai fiori…
come se fossi matto o un folle
che crede d’aver colorato il cielo.
E voglio gridarlo buttando fuori tutto il fiato
nel correre con il vento
a chi arriva primo a strappare
il profumo dal tuo petto.
E voglio gridarlo cadendo più giù
della pioggia sui tuoi capelli,
lungo il tuo viso scendendo
sul tuo seno…voglio gridarlo
fino nei fondali e agli abissi
e gridarlo a coralli
e stelle marine
e gridare che oltre
il cielo di sale del mare,
oltre, vi sono altre stelle
che s’infiammano
a cui gridare che t’amo.
E voglio gridarlo che t’amo
alle superficie sbilenche,
alle pareti scolorite,
alle strade fuori squadra,
ai percorsi inclinati,
ai passaggi,
ai varchi pendenti,
io chiedo di valicare
per poterlo gridarlo che t’amo.
Perché voglio gridarlo che t’amo
alle finestre allargate ove filtra il sole;
alle porte spalancate della luna
ai muri non più muri del cielo
ai ponti allungati oltre il margine…
ciò che separa il mio petto dalla tua anima
io chiedo di passare
d’attraversare
per poter
un giorno ancora
e un altro ancora
gridarlo anche a Dio
che t’amo dolce amore mio.
Per la mia sorte
-Tifosa incallita e forte!
- Che sia
In ogni fibra della terra
-Senza prudenza alcuna

de fanne ‘na magnata so bramoso.
Ne magnerbbe tanti, a più non posso
contro ‘a depressione c’ho addosso.
Dovunque vada cerco d’assaggià
quelle che sono ‘e specialità.
I bussolai a Venezia,
er panpepato in Umbria,
baci de dama a Biella
ne magno ‘na scodella.
‘A Lombardia briccona
me sforna ‘a brisolona,
Sicula è la cassata
nun l’ho dimenticata.
Poi vengo giù da te
pe prendemme er caffè
c’a Napoli sanno fa,
vojo dimenticà !
‘Nte trovo c’arrimini
sei ova pe ‘mpastà
a base der babà ?
A te lo posso dì
si t’amo devi capì
che devo fare diete
per corpa der diabete.
Pure se io rinuncio
‘o zucchero me piace
quello che me dai tu
addorcisce morto più.
Sei tu er mio babà
te vojo assaporà.










