Viviamo con la frenesia dei tempi moderni
viviamo nell'epoca della tecnologia
utile si ma a volte troppo sfruttata
perdiamo “Dettagli” importanti
ormai dati per scontati
L'aria che respiriamo
il mare, l'erba verde dei prati
sono qui, li vediamo ma non li sentiamo
Osserviamo con gli occhi del cuore
udiamo con le orecchie dell'anima,
la maestosità delle montagne
guglie di abazzie naturali,
l'immensità del mare dai colori meravigliosi
cangianti all'alba ed al tramonto
due miracoli di Madre Natura
Questo mare che col cielo si fonde
in uno spettacolo teatrale
le onde col suo rumorreggiare
sono musica di sottofondo
Le stelle allietano la notte buia
la luna galeotta per cuori innamorati
che fantastici doni ci ha fatto Dio
diamo loro l'importanza dovuta ... sempre
Il sorriso di un bambino
quanta tenerezza reca
alla scoperta di una conchiglia
tra la sabbia sorpreso da quell'oggetto
sì bello e nuovo per un piccolo uomo
che al mondo si affaccia
Lasciamo fluire il bambino che in noi vive
stupiamoci ancora di tutte le bellezze del mondo
sono infinite, nessun uomo avrebbe potuto crearle
curiamole con amore ci appartengono …
i doni non si disprezzano … mai ….
2 commenti
Le lacrime sono spiedini di morte che colano
sono uova decadenti che si mangiano da sole
sono anime spente che bruciano
sono chili depravati che avanzano
sono femminee menzogne senza seni
sono la distruzione che assale il viso
che chiede a tutti e a nessuno il motivo di tanto cadere.
Rido,
poi si piange...
Miserie della condizione incutono,
riducono.
Sembrerebbe un simpatico teatrino
di farse e comparse.
Cambi canale sperando in una commedia di Goldoni.
Ecco il copione da recitare,
lo leggo, rifletto me stesso nello specchio del camerino.
Son attore seduto in platea.
Dal loggione improperi sui protagonisti,
anche gli spettatori son antagonisti.
Cicoria e verdura fresca,
ortaggi e nascosti disagi.
Urla un tale dal palco reale.
“Guardate le tette di quella bionda niente male”
E Socrate beve ancora la cicuta,
dall'isola di Montecristo intanto i conti non tornano più.
Platone piange anche lui il maestro
e s'accascia sulla poltrona accanto a un tipo maldestro.
Sul decoro del soffitto
s'intravede penzolar dal capestro
un'essenza d'un corpo in affitto.
La maschera offre patate fritte
e l'odore di pesce lesso inonda il luogo.
Cambia scena e finisce l'atto.
Nascosti nel retro due figuranti compiono l'atto.
Ansima il gobbo da Notre Dame e tutti sentono.
Il palco osceno non va in scena.
Vita in tre atti e nasci, vivi, muori.
Vai con la farsa mio caro alter ego,
mio stimato water senza eco.
Tiro lo scarico e inizia la programmazione alle otto in punto.
Applausi filosofici e cor compunto.
Non sono sofista degli stucchi
magari mago con cento trucchi.
La magia finisce sempre prima della notte.
La notte ognuno posa la maschera sul letto.
Solo piange l'animo i suoi nomi,
poi il giorno consola
e la virtù non è più sola.
Veste l'abito il teatro
va in scena la finzione
oltre la speranza d'umana perdizione.
“Come attori seduti in platea mettiamo in scena la vita degli altri... la nostra applaude seduta
e quando cala il sipario e le luci si spengono sei tu solo davanti a te a raccogliere i miei avanzi”
poi si piange...
Miserie della condizione incutono,
riducono.
Sembrerebbe un simpatico teatrino
di farse e comparse.
Cambi canale sperando in una commedia di Goldoni.
Ecco il copione da recitare,
lo leggo, rifletto me stesso nello specchio del camerino.
Son attore seduto in platea.
Dal loggione improperi sui protagonisti,
anche gli spettatori son antagonisti.
Cicoria e verdura fresca,
ortaggi e nascosti disagi.
Urla un tale dal palco reale.
“Guardate le tette di quella bionda niente male”
E Socrate beve ancora la cicuta,
dall'isola di Montecristo intanto i conti non tornano più.
Platone piange anche lui il maestro
e s'accascia sulla poltrona accanto a un tipo maldestro.
Sul decoro del soffitto
s'intravede penzolar dal capestro
un'essenza d'un corpo in affitto.
La maschera offre patate fritte
e l'odore di pesce lesso inonda il luogo.
Cambia scena e finisce l'atto.
Nascosti nel retro due figuranti compiono l'atto.
Ansima il gobbo da Notre Dame e tutti sentono.
Il palco osceno non va in scena.
Vita in tre atti e nasci, vivi, muori.
Vai con la farsa mio caro alter ego,
mio stimato water senza eco.
Tiro lo scarico e inizia la programmazione alle otto in punto.
Applausi filosofici e cor compunto.
Non sono sofista degli stucchi
magari mago con cento trucchi.
La magia finisce sempre prima della notte.
La notte ognuno posa la maschera sul letto.
Solo piange l'animo i suoi nomi,
poi il giorno consola
e la virtù non è più sola.
Veste l'abito il teatro
va in scena la finzione
oltre la speranza d'umana perdizione.
“Come attori seduti in platea mettiamo in scena la vita degli altri... la nostra applaude seduta
e quando cala il sipario e le luci si spengono sei tu solo davanti a te a raccogliere i miei avanzi”
Stavo per parlare d’amore,
di quelle volte quando ci si innamora;
ma è il vento che mi ha disseminato i fogli
su un catrame bollente di strada spossata.
Forse sabbia scura, come pelle d’africa
che vorrebbe essere pensata.
Intontita fisso il rettilineo
di questo colpo al cuore
che è come farsi tutte le domande della sera
quando la vita di ogni vita
mi passa nel pensiero.
E’ non è sangue immortale
nè storia sentimentale.
Sono parole difficili da trovare
come le stagioni
quando tardano ad arrivare
per tutte quelle esistenze
davvero senza amore.
Gettate nel mondo
e visibili solo
per una remota insolenza.
Non fosse altro che per la voglia di esserci
anche da soli
anche senza un perchè o una clemenza.
Sono fin troppe
Sono fin troppe
le esistenze dalla pelle chiara
e dalla pelle scura
senza che possano
mai contaminare una loro carezza
con quella di un altro
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!


Io lo ascolto, ogni battito, ogni emozione è là scolpita.
Ogni sensazione è un ricordo, un' emozione.
Non si può giocare, con i sentimenti altrui, non si può non ascoltarlo.
Il cuore, io lo metto in ogni cosa, vivo di emozioni e di amore.
Nella vita ho amato solo due volte, due storie importanti.
I ricordi li ho cuciti, li ho tutti lì, come impressi su un pezzo di stoffa.
Il cuore, ora lo proteggo non è ancora pronto per innamorarsi.
Deve ancora capire, il nuovo amore come sarà, io rispetto le emozioni che ancora mi da.
Non puoi mentire, tradire il cuore lo sa, puoi rifarti una vita cercare di cambiare.
Io, lo ascolto non nego che mi piacerebbe riprovare , o meglio sentire ancora quel sentimento.
Il cuore, prima o poi lo troverà, per ora lo ascolto lo custodisco, in attesa di novità.
Il cuore, ogni battito ogni sentimento prova e conserva è delicato e degno di amore.
Per ritrovare, quella parola ma questa volta voglio sentire il vero ardore.
Quello speciale, quello che resta e dura davvero perché il mio cuore deve restare intero.
Epidermide fusa
sciolta, avvolta dal calore
nell'incendio della seta
La combustione estatica dei corpi
in dedali di vene pronte
la corsa folle del sangue
e la lingua è un bacio d'acqua e fuoco
all'assaggio della carne
Giochi di fiamma sulla pelle di cera
sciolta, avvolta dal calore
nell'incendio della seta
La combustione estatica dei corpi
in dedali di vene pronte
la corsa folle del sangue
e la lingua è un bacio d'acqua e fuoco
all'assaggio della carne
Giochi di fiamma sulla pelle di cera
Una nuova alba è giunta anche oggi
Sotto strati di nuvole chiare,
Respiro di cielo e foschia sono le immagini,
Che si fermano negli occhi.
Ho aspettato invano il tuo arrivo,
Lo cullato nella mano,
Lo portato nel mio cuore
Come fosse reliquia, lo cercato.
Ma nemmeno un rumore indistinto
È giunto al mio orecchio.
Tutto tace di te,
Tace il labbro,
Tacciono le pareti,
Tace l'aria necessaria al mio fiato .
La pienezza del tuo essere non si è svelata.
E rimango sulla nuda terra
A cercare il tuo odore di radici terrene
Per potermi far legare un'altra volta,
Tutti i miei frammenti sparsi
Sotto riflessi di luna.
Sotto strati di nuvole chiare,
Respiro di cielo e foschia sono le immagini,
Che si fermano negli occhi.
Ho aspettato invano il tuo arrivo,
Lo cullato nella mano,
Lo portato nel mio cuore
Come fosse reliquia, lo cercato.
Ma nemmeno un rumore indistinto
È giunto al mio orecchio.
Tutto tace di te,
Tace il labbro,
Tacciono le pareti,
Tace l'aria necessaria al mio fiato .
La pienezza del tuo essere non si è svelata.
E rimango sulla nuda terra
A cercare il tuo odore di radici terrene
Per potermi far legare un'altra volta,
Tutti i miei frammenti sparsi
Sotto riflessi di luna.
E dopo aver guidato tutta la notte
per inseguire il mio cuore,
mi son fermato una mattina su di una collina
a guardar sorgere il sole
mentre sta asciugando la rugiada su di un fiore,
la notte lentamente muore.
I miei occhi erano fermi e le ciglia
non facevano nessun rumore,
lasciavo che
le lacrime scendessero in fondo al cuore,
la mia mente mi diceva
è solo pioggia che lava via il dolore.
Io continuo a inseguir un sogno
che ha il tuo nome,
anche se ora non sei qui con me,
l’ho gridato al sole: mi manchi amore.
per inseguire il mio cuore,
mi son fermato una mattina su di una collina
a guardar sorgere il sole
mentre sta asciugando la rugiada su di un fiore,
la notte lentamente muore.
I miei occhi erano fermi e le ciglia
non facevano nessun rumore,
lasciavo che
le lacrime scendessero in fondo al cuore,
la mia mente mi diceva
è solo pioggia che lava via il dolore.
Io continuo a inseguir un sogno
che ha il tuo nome,
anche se ora non sei qui con me,
l’ho gridato al sole: mi manchi amore.
Va contro il malinteso volontario
che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero[1] e stato stazionario[2]
- arresto all’antro[3] con afflato mistico.
E’ il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.
che taccia d’anelare anacronistico
crescita zero[1] e stato stazionario[2]
- arresto all’antro[3] con afflato mistico.
E’ il mondo che precipita al sudario!
Se è cieco il vico al calcolo balistico
stallo di retroguardia è necessario
per un futuro in testa[4] - e sillogistico.
Dismisurata corsa al materiale
crudele sfida il tempo e la memoria
spazio al cemento e al circolo caudale.
Decrescita felice erta agonale
sotto la china morde come noria
l’ultima scoria al rivolo esiziale.
Schhh!
Zitta!
No, non muoverti...
Ti voglio così:
immobile e silenziosa.
Perché tu sei grande
o sono io piccolo?
Immobile e silenziosa
come il Gelbison
che veglia su di me.
Immobile e silenziosa:
nella mia mente
la tua essenza,
nel silenzio
il tuo ricordo.
Zitta!
No, non muoverti...
Ti voglio così:
immobile e silenziosa.
Perché tu sei grande
o sono io piccolo?
Immobile e silenziosa
come il Gelbison
che veglia su di me.
Immobile e silenziosa:
nella mia mente
la tua essenza,
nel silenzio
il tuo ricordo.
Dove puoi fuggir al dolor,
quando il mal stringe il cuore
e i ricordi nutron la solitudine....
La speranza si disperde
tra le urlate fantasie dell’incomprensione
che fan traslocar i sogni in altri mondi.
Inerme e muto, guardi scorrere il tempo,
immobile, seduto su di una sedia,
non trepidan più le membra,
nulla più sa consolar la sorte.
Dall’infelicità ti lasci bramare
che indomita sè presa la tua mente,
intrappolandoti in un triste pianto.
Ritrovandoti orfano delle consuete gesta,
nell’aver perduto l’amore,
tutto diventa legato al caso.
quando il mal stringe il cuore
e i ricordi nutron la solitudine....
La speranza si disperde
tra le urlate fantasie dell’incomprensione
che fan traslocar i sogni in altri mondi.
Inerme e muto, guardi scorrere il tempo,
immobile, seduto su di una sedia,
non trepidan più le membra,
nulla più sa consolar la sorte.
Dall’infelicità ti lasci bramare
che indomita sè presa la tua mente,
intrappolandoti in un triste pianto.
Ritrovandoti orfano delle consuete gesta,
nell’aver perduto l’amore,
tutto diventa legato al caso.












