Attraversami l’anima
come il raggio del tempo,
come un deserto di parole,
come eclissi d’un girasole
e poi incendiami d’aurore
e non nevicheranno stelle,
né petali di vento e silenzio,
solo storie d’amore perdute
fra i battiti impuniti del cuore.
Lacrime di mare ad aprile,
il cielo sconfina nei miei occhi
e tu stringiti ai miei pensieri
come rondini in volo
al passaporto di una nuvola
e poi attraversami l’anima
e sarai tutto ciò
che illuminerà il mio infinito.
come il raggio del tempo,
come un deserto di parole,
come eclissi d’un girasole
e poi incendiami d’aurore
e non nevicheranno stelle,
né petali di vento e silenzio,
solo storie d’amore perdute
fra i battiti impuniti del cuore.
Lacrime di mare ad aprile,
il cielo sconfina nei miei occhi
e tu stringiti ai miei pensieri
come rondini in volo
al passaporto di una nuvola
e poi attraversami l’anima
e sarai tutto ciò
che illuminerà il mio infinito.
3 commenti
Il tempo per i vivi
non s’arresta ai giorni già vissuti
ma conduce spesso
alla bellezza delle cose.
A volte, invece
avvia a bere l’amaro calice
donato dal graffio della vita
che resta inciso
nella pena e nell’amarezza
degli accadimenti
con il giro rabbuiato
di una spirale
che conduce alla soglia
di una nebulosa.
E’ Sensazione di nuovo,
profondo respiro di fresco.
Un fiorito giardino
si incastona nell’anima,
profumi netti e distinti
di gelsomino, limoni e prati irrorati.
Tripudio
di aromi nuovi,
nel tiepido tramonto
che il sole pacato regala.
Scivolano tra gli effluvi della sera
le finzioni di donna e di mamma ilare
e i silenti ed antichi tormenti,
acquattati e profondi, si destano,
mentre la luce lentamente spira.
Malinconica anima di donna
la sua essenza propaga
ad inondare il cuore,
nel mentre gli occhi, perle umide,
racchiudono storie di giorni migliori
e come alambicchi
distillano gocce di miele
al gusto d’amore,
che si posano quiete
sul sorriso di un figlio,
e pur tra i pizzi di un generoso seno.
Lassù frattanto, tra la trama
di una nuvola sfilacciata,
la luna nascente
accarezza d’argento i pensieri.

Nei tuo occhi, leggo quello che provi e senti per me.
Nei tuoi c' è l' ardore e tutto l' amore che mi dai, che senti.
Io sempre e solo tua, infinito è il nostro sentimento, io ti amo davvero tanto.
Nei tuoi occhi, c' è la passione, tutta l' emozione che sentiamo.
Nei tuoi occhi, vivo e vedo tutto quello che tu sei per me.
Era bello lasciarsi andare
galleggiare in un mare virtuale
sospesa tra il nulla ed il reale,
confetti bianchi per non pensare
dormire sotto le coperte rifugio dal mondo strano
arrabbiato con me, chissà perchè ….
Decisi di stare al gioco
quella signora sembrava persona per bene
sussurrava con voce suadente
che la cattiveria era in me,
potevo esorcizzarla con riti pagani
Negarmi dovevo il cibo, sorseggiare come Bacco
vino a volontà, dava forza e sorriso
tatuarmi la pelle con lame taglienti
lasciar piangere le ferite depurarmi dal sangue infetto
Un'altra figura mi venne a trovare
in una notte di lacrime sazia
splendeva di luce propria, due ali sulla schiena
sognavo? ma vidi le mie braccia ferite
sentii soprattutto il cuore dolere
il senso di colpa mi crollo sulle spalle
macigno pesante quasi mi schiacciò
Quella signora non era per bene
un urlo uscì dal petto
cominciai la salita, fu dura e scosciesa
giorni, mesi e anni e vinsi la guerra
ripresi in mano la vita
orgogliosa di essere donna,
grata di essere moglie e madre
forte per non vergognarmi
di quel grido d'aiuto lanciato nella notte
E sento la stanchezza della memoria nel vuoto
improvviso di te, il rigurgito dei pensieri,
i sentieri senza sbocco, quel pezzo di cuore
che manca e il naufragio del talento.
Poi, se riappari, al diradarsi delle nebbie,
col disco del sole in alta definizione, giallo
estremo, allora cambia il senso di me.
Non il conto delle forze - c’è un perché
se la corda del violino si spezza ed è in stallo
ogni progetto- vedo ancora cornici e gabbie
a chiuderci la visuale, sarà solo un momento,
oppure è questo che ci resta, un morso di dolore
che incide la carne, l’oggi uguale a ieri
solo per un istante col volto rivolto all’ignoto.
Ho attraversato i cortili
di molte vite
e indossato gli abiti leggeri
dei sognatori
per centomila primavere,
poi quelli pesanti dei viandanti
infreddoliti da infiniti inverni
Ho visto cieli sommersi
da azzurri oceanici di luce
ma anche da nebbie accecanti
mille raggi di sole sulle mie guance
ma altrettanti aghi d'acqua
e tutto si è compiuto
sul mio corpo, sulla mia carne
per le vie strette delle mie vene
negli specchi dei miei deja vu
riflessi antichi dentro nuove proiezioni
e ad ogni ritorno la pelle cangiante
muta colore come le miei iridi
ma il cuore conserva vaghe memorie
ripercorro tempi e stagioni
in apparenza soltanto perdute
vecchi veleni e fiori neonati
nella mia anima, spore di futuro
e l'assenzio dei giorni in cenere
gli occhi illuminati degli angeli addosso
e le grinfie dei demoni su di me
io nel nido dei loro conflitti
a metà tra l'accenno di un volo
e il salto di una caduta
I paradisi fallaci si ricordano di me
dorate illusioni drogate
gli inferi conoscono il mio nome
di molte vite
e indossato gli abiti leggeri
dei sognatori
per centomila primavere,
poi quelli pesanti dei viandanti
infreddoliti da infiniti inverni
Ho visto cieli sommersi
da azzurri oceanici di luce
ma anche da nebbie accecanti
mille raggi di sole sulle mie guance
ma altrettanti aghi d'acqua
e tutto si è compiuto
sul mio corpo, sulla mia carne
per le vie strette delle mie vene
negli specchi dei miei deja vu
riflessi antichi dentro nuove proiezioni
e ad ogni ritorno la pelle cangiante
muta colore come le miei iridi
ma il cuore conserva vaghe memorie
ripercorro tempi e stagioni
in apparenza soltanto perdute
vecchi veleni e fiori neonati
nella mia anima, spore di futuro
e l'assenzio dei giorni in cenere
gli occhi illuminati degli angeli addosso
e le grinfie dei demoni su di me
io nel nido dei loro conflitti
a metà tra l'accenno di un volo
e il salto di una caduta
I paradisi fallaci si ricordano di me
dorate illusioni drogate
gli inferi conoscono il mio nome
Devi guardare dentro il buio se vuoi conoscere la notte,
non specchiarti nelle stelle, perché brillano,
sono fredde e senza sentimento. ...
Se non hai ali non puoi volare e il cielo respirare,
come fa un uccello che sa dove andare.
Quando corri sbatti la faccia contro il vento,
lasci le parole dentro a un’eco;
saran libere come le libellule,
di danzar sui i fiori e i raggi di sole.
Non fomentare la rabbia,
lasciala riposare sul cuscino delle sconfitte
in compagnia dell’orgoglio.
Le guerre vivon di soldati e le armi di battaglie.
Le lepri fuggono all’abbaiar dei cani
per vivere una volta ancora un giorno in più.
Bussa sempre alla porta dell’amore se ci credi ancora,
l’apre a chi l’abbraccia con desiderio.
Sapeva di fuoco l’ultimo addio,
crudele era chi aveva sparato al serpente piumato,
sol perché aveva trovato gli scheletri tenuti nascosti nell’armadio,
i vestiti avevan intriso l’odore della notte.
non specchiarti nelle stelle, perché brillano,
sono fredde e senza sentimento. ...
Se non hai ali non puoi volare e il cielo respirare,
come fa un uccello che sa dove andare.
Quando corri sbatti la faccia contro il vento,
lasci le parole dentro a un’eco;
saran libere come le libellule,
di danzar sui i fiori e i raggi di sole.
Non fomentare la rabbia,
lasciala riposare sul cuscino delle sconfitte
in compagnia dell’orgoglio.
Le guerre vivon di soldati e le armi di battaglie.
Le lepri fuggono all’abbaiar dei cani
per vivere una volta ancora un giorno in più.
Bussa sempre alla porta dell’amore se ci credi ancora,
l’apre a chi l’abbraccia con desiderio.
Sapeva di fuoco l’ultimo addio,
crudele era chi aveva sparato al serpente piumato,
sol perché aveva trovato gli scheletri tenuti nascosti nell’armadio,
i vestiti avevan intriso l’odore della notte.
Rami sterili ricoperti di ghiaccio
Sull'inverno crudo
Sono braccia protese.
Soffia la tormenta, e ricopre di fine manto
Il duro strato della terra.
Si addormenta....
Sotto bucaneve candidi al risveglio,
Tripudio di colori e fiori,
Verde germinano le piante
Quando ride la primavera,
Tra ronzii e lieti canti,
E del caldo tiepido vento dell'estate
Che rianima i cuori,
L'opulenza e il calore assolato
Desta i sensi.
Poi , per perdersi
Sui suadenti caldi toni
Di un autunno stemperato,
Di pastelli e uve asprigne.
Si ricopre con le foglie
Su un corpo nudo,
Che aspetta il ritorno
Di un bacio di nuova brina.
Sull'inverno crudo
Sono braccia protese.
Soffia la tormenta, e ricopre di fine manto
Il duro strato della terra.
Si addormenta....
Sotto bucaneve candidi al risveglio,
Tripudio di colori e fiori,
Verde germinano le piante
Quando ride la primavera,
Tra ronzii e lieti canti,
E del caldo tiepido vento dell'estate
Che rianima i cuori,
L'opulenza e il calore assolato
Desta i sensi.
Poi , per perdersi
Sui suadenti caldi toni
Di un autunno stemperato,
Di pastelli e uve asprigne.
Si ricopre con le foglie
Su un corpo nudo,
Che aspetta il ritorno
Di un bacio di nuova brina.
Lodi in divisa
nell 'attesa dei tempi
vedono occhi
non cercare perdono
ma questo nero
e' oltre il silenzio del cielo
E sara' porpora l'Ascesi
in queste mani tremanti
resta a dar gioia questo freddo
in un pianto distratto
Divide il merito in ogni vagare
la materia e' ora doni di cera
nella scala che attende solenne
quel fiato lontano !
nell 'attesa dei tempi
vedono occhi
non cercare perdono
ma questo nero
e' oltre il silenzio del cielo
E sara' porpora l'Ascesi
in queste mani tremanti
resta a dar gioia questo freddo
in un pianto distratto
Divide il merito in ogni vagare
la materia e' ora doni di cera
nella scala che attende solenne
quel fiato lontano !
Sapientemente aspetto
in mezzo al vuoto delle cose
che arrivi quel momento
in cui tutto cambia e si rinnova.
La luce densa diviene sottile oscurità
e l'aria ferma ed afosa
una lieve e piacevole brezza.
La stanchezza mia
in forza si tramuta
mentre mi rialzo dalla polvere.
Il cuore si gonfia di passione
accelerando la sua corsa.
Divento movimento
mentre tutto intorno si blocca.
Divengo ora la luce
ed insieme ombra
percorro veloce
la superficie delle cose
dando al mondo
una nuova prospettiva.
Scompongo la realtà
in poliedriche varianti
e piego la gravità
con la delicatezza
di una carezza.
Scambiando posto
al cielo ed al mare
disinibisco l'animo
dei sogni infranti,
ne faccio miei fedeli compagni.
Poi come fratelli d'armi
partiamo alla carica,
puntando le lance d'argento
contro la gelida corazza della ragione.
Lo scontro sarà epico
ed il combattimento spietato.
Ma alla fine sarò comunque libero.
Ed ammirerò dall'alto
il nuovo mondo da me creato.
Galleggia casta come la neve
Immondo il cranio
Boicottando l'esistenza al limite della trascienza
L'esuberanza della morte agita la chiave
Il silenzio tra le zampe di uccello
gli steli delle piante.
Inganno il sorgere delle colline,
un frastuono d'anima monacale arde
verso il cielo scolorito delle rughe.
La vecchiaia ha la voce di un gatto
dal mare
Annegato.
I suoi zoccoli masticano la brezza
E nel puzzo di morte adagio le mie rose arenate.
L'arsura della fame
fredda come una febbre
E' midollo,
Una lastra di cemento armato
indigesto come il mondo!
Mi hai corteggiata come certi pipistrelli
e poi
Schiantata per un neo.
Entrai nella tua bibbia
Onorai le tue statue da Babbuino Sacro
Bevvi il fluido della leccornia, ma
Retrocedendo nel tempo
i punti tirano sai?
Un mare lontano lontano muore al mio orecchio
S'imbianca e inghiotte
Opache stelle senza vita!
La morte ferisce l'attenzione dei multipli
Pregna di esaltazioni petrolifere vedo sdoppiarsi due me _-
Ho partorito lo svantaggio di essere con te in te e senza di te
Nel gesso di quell'atroce
Ho creduto di essere immortale
E ora che ho perso
Sono stanca del peso di queste valigie
La mia è stata una vita sbattezzata alla morte, ma
Come diva al tramonto lei mi ha vinta
Ed è attivo il processo!
In una stanza senza porte nutro la decomposizione
La muffa in alto come spirale sul nulla
Voglio solo che la morte mi accordi come una corda
Freccia del non-esistere.
Di corrente d'aria
Gelata arriva alle ginocchia
Oh vacuità mortale!
Sanguisughe succhiano ingorde i miei alluci.
Adesso sono alga!
Adesso sono alga.
Immondo il cranio
Boicottando l'esistenza al limite della trascienza
L'esuberanza della morte agita la chiave
Il silenzio tra le zampe di uccello
gli steli delle piante.
Inganno il sorgere delle colline,
un frastuono d'anima monacale arde
verso il cielo scolorito delle rughe.
La vecchiaia ha la voce di un gatto
dal mare
Annegato.
I suoi zoccoli masticano la brezza
E nel puzzo di morte adagio le mie rose arenate.
L'arsura della fame
fredda come una febbre
E' midollo,
Una lastra di cemento armato
indigesto come il mondo!
Mi hai corteggiata come certi pipistrelli
e poi
Schiantata per un neo.
Entrai nella tua bibbia
Onorai le tue statue da Babbuino Sacro
Bevvi il fluido della leccornia, ma
Retrocedendo nel tempo
i punti tirano sai?
Un mare lontano lontano muore al mio orecchio
S'imbianca e inghiotte
Opache stelle senza vita!
La morte ferisce l'attenzione dei multipli
Pregna di esaltazioni petrolifere vedo sdoppiarsi due me _-
- una che sta li, con me
- _ una che sta qui, con te.
Ho partorito lo svantaggio di essere con te in te e senza di te
Nel gesso di quell'atroce
Ho creduto di essere immortale
E ora che ho perso
Sono stanca del peso di queste valigie
La mia è stata una vita sbattezzata alla morte, ma
Come diva al tramonto lei mi ha vinta
Ed è attivo il processo!
In una stanza senza porte nutro la decomposizione
La muffa in alto come spirale sul nulla
Voglio solo che la morte mi accordi come una corda
Freccia del non-esistere.
Di corrente d'aria
Gelata arriva alle ginocchia
Oh vacuità mortale!
Sanguisughe succhiano ingorde i miei alluci.
Adesso sono alga!
Adesso sono alga.
Il silenzio ha senso
se hai il profumo del tè delle cinque,
nei petali dei fiori secchi come segnalibro:
il tuo ritratto in una poesia.
Se i pensieri fossero droni
volerebbero sopra queste case senza facciata,
sopra il chiosco senza licenza che sai,
sopra le grida dei venditori ambulanti…
mi vieni in mente così,
abusivamente,
senza permesso,
in ogni gesto pleonastico,
anche quando tutto sembra fermo
perchè oramai ogni cosa ha il tuo tempo.
Versami nello stampo di un autunno in foglie reduci di vita indossata nei tempi
come vestiti vecchi d'anno ma nuovi di stagione col profumo
di funghi - spugne di spazi - che ribollono all'autunno
Segnami la faccia d'Arlecchino in fasce che morde
questi tozzi di vivere lasciati ai tronchi e a giunchi infermi
come vestiti vecchi d'anno ma nuovi di stagione col profumo
di funghi - spugne di spazi - che ribollono all'autunno
Segnami la faccia d'Arlecchino in fasce che morde
questi tozzi di vivere lasciati ai tronchi e a giunchi infermi














